domenica 18 settembre 2011

Via D'Amelio, Lari: depistaggio o clamoroso errore giudiziario

Strage di via D'Amelio, Palma: spero nella revisione del processo


PALERMO. "L'ipotesi del depistaggio delle indagini sulla strage di via D'Amelio è una delle possibili spiegazioni delle vicende relative all'uccisione di Paolo Borsellino dietro alle quali, viceversa, potrebbe esserci un clamoroso errore giudiziario". Lo ha detto il procuratore di Caltanissetta Sergio Lari commentando le notizie di stampa sulla istanza di revisione del processo, ormai definito con sentenza passata in giudicato, sull'eccidio del '92. "Noi - ha aggiunto - ci siamo comunque limitati a raccogliere elementi di prova utili e a fornire al giudice una chiave di lettura in sede dibattimentale".

Le indagini sulla strage, come ha puntualizzato lo stesso Lari, sono state coordinate dai procuratori aggiunti Amedeo Bertone e Domenico Gozzo e dai sostituti Nicolò Marino, Gabriele Paci e Stefano Luciani. Il procuratore ha inoltre precisato di non avere mai pronunciato la frase a lui attribuita da un quotidiano: "Siamo a un passo dalla verità, la magistratura sarà capace di reggerla, il problema è se c'é una politica capace di raccoglierla". "Questa frase non è mai stata pronunciata da me - ha spiegato - ma da un magistrato del mio ufficio a margine di un incontro avvenuto l'anno scorso con la commissione antimafia ed è stata chiarita e rettificata, quindi non ha senso riprenderla".

Infine il procuratore ha parlato di "notevoli imprecisioni, fatte dalla stampa sulla ricostruzione delle indagini su via D'Amelio". "Appena gli atti saranno pubblici - ha concluso - il quadro di cui l'opinione pubblica potrà disporre sarà finalmente più chiaro. Nel frattempo sarebbe più giusto agire con prudenza ed aspettare la discovery degli atti ed evitare, così, ricostruzioni imprecise e false".

Indagini su via D'Amelio, spuntano sei nomi


 Sempre più concreta l'ipotesi di un colossale depistaggio. Secondo i pm negli atti ci sono "tante falsità". Via ad un nuovo filone d'inchiesta


CALTANISSETTA. Sei i nomi al centro del nuovo filone d’indagine della procura di Caltanissetta sulla strage di via D’Amelio. Il nuovo troncone che dovrebbe sortire la revisione dei precedenti processi e che ha tratto linfa dalle dichiarazioni dei collaboranti Gaspare Spatuzza e Fabio Tranchina. Nomi, quelli degli indagati, che non sarebbero stati lambiti dalle precedenti inchieste sulla strage del 19 luglio del 1992 in cui sono stati uccisi il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della scorta. Una tranche legata a doppia mandata a quel filone che il procuratore di Caltanissetta, Sergio Lari, ha lapidariamente etichettato come «colossale depistaggio». Lo stesso che sarebbe alla base di sette condanne definitive all’ergastolo piovute sul capo d’innocenti dai precedenti processi, sull’onda della ”falsa verità” del pentito Vincenzo Scarantino.

Sullo sfondo l’altro dossier per concorso in calunnia che ha inglobato i nomi di tre funzionari dello Stato, ovvero l’attuale dirigente della squadra mobile di Trieste, Mario Bo, il questore di Bergamo, Vincenzo Ricciardi e Salvatore La Barbera ora dirigente della polizia postale di Milano, uomini del pool investigativo guidato da Arnaldo La Barbera morto nel 2002. Sospettati di avere suggerito il falso a Vincenzo Scarantino. «La loro posizione - ha spiegato il procuratore aggiunto Domenco Gozzo - è stata stralciata». Già è un aspetto, questo, estrapolato dal corposo dossier girato ora alla procura generale per la revisione dei processi, il ”Borsellino uno” e il ”Borsellino bis”. Scenario, quello sul depistaggio, che i magistrati stanno vagliando, mentre stanno pure valutando se i fatti non siano ormai prescritti.

La procura nissena ha già consegnato al procuratore generale, Roberto Scarpinato, qualcosa come un centinaio di faldoni che racchiudono nuove risultanze investigative per innescare quelle procedure che, secondo gli stessi magistrati nisseni «se la procura generale lo riterrà dovrebbero portare alla revisione del processo per la strage di via D’Amelio». E come ha chiarito il pm Nicolò Marino «la priorità è valutare l’errore giudiziario, l’elemento principe è il contrasto tra giudicati per avere più certezze sulle valutazioni dei pm». L’aggiunto» Domenico Gozzo ha confermato che la procura ha chiesto sia la «revisione sulla falsità degli atti che basata sulle nuove prove». E i magistrati nisseni avrebbero già per le mani altre dichiarazioni dei pentiti sulla strage di Capaci.

VINCENZO FALCI

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