Bersani: «La crisi ora è certificata»
ROMA
Primo segnale ufficiale di sganciamento formale di Futuro e Libertà dalla maggioranza di Governo alla Camera, che fa registrare per tre volte il voto decisivo dei finiani insieme alle opposizioni, con l’effetto di modificare la mozione del centrodestra sul trattato di amicizia Italia-Libia che porta la firma di Silvio Berlusconi e Muammar Gheddafi. Ecco quindi che poco più di 48 ore dopo l’annuncio di Gianfranco Fini sul possibile ritiro della delegazione Fli al Governo in assenza di dimissioni del premier, e a poco meno di 48 ore dall’incontro fra Gianfranco Fini e Umberto Bossi, investito da Pdl e Lega di un mandato pieno per verificare le effettive chance che questa maggioranza superi la crisi politica in atto, i finiani lanciano il preciso segnale di voler dare seguito alla convention di Bastia Umbria, garantendo solo e soltanto l’approvazione parlamentare - come di fatto avviene nell’incontro odierno di maggioranza con il ministro dell’Economia Giulio Tremonti - della legge di stabilità, accogliendo il richiamo esplicito a tutela della finanziaria venuto dal Colle.
«Ora la crisi - commenta il leader Pd Pierluigi Bersani- è conclamata anche in Parlamento. E non può esserci un Berlusconi bis: dovrà nascere in governo di transizione. In ogni modo il crollo della maggioranza in Parlamento è anche merito nostro. L’opposizione in Parlamento sta svolgendo al meglio la propria funzione». L’arma che Fli imbraccia contro il Governo Berlusconi- assente Fini dalla presidenza d’aula perchè tutto il giorno in visita in Romania, mettendosi così al riparo da un possibile fuoco Pdl sul ruolo della presidenza - è l’emendamento del Radicale eletto nel Pd Matteo Mecacci che, in nome del rispetto delle Convenzioni Onu sui diritti degli uomini e dei migranti, chiede che il Trattato di amicizia con Gheddafi impegni Roma a far rispettare a Tripoli quei diritti per i clandestini che l’Italia respinge sulle coste libiche, e quindi «sollecita con forza le autorità di Tripoli affinchè ratifichino la convenzione dell’Onu sui rifugiti e riaprano l’ufficio Unhcr a Tripoli, quale premessa per continuare le politiche dei respingimenti dei migranti in Libia».
Tanto basta a Fli per dire sì a Mecacci insieme a Pd, Udc, Api, Mpa e alla fine anche Idv (di per sè contraria invece tout court al trattato). E tanto basta al Pdl per disconoscere la propria mozione modificata, ottenendo su questo il conforto del Governo per bocca del ministro Frattini che si precipita in aula alla Camera: «Politica estera ed immigrazione - tuona in aula il capogruppo Cicchitto- qua non c’entrano niente. Stiamo assistendo a un gioco delle 3 carte di politica interna». «Così -rincara Frattini, nonostante assicuri essere suo auspicio quello di ricomporre la maggioranza- si riaprono le portte ai clandestini». Ma il richiamo alla Bossi-Fini non modificano la posizione dei futuristi. Che insieme al Pd fa propria la mozione disconosciuta da maggioranza e governo. E insieme alle opposizioni la vota. Così come vota - e fa passare- la mozione del gruppo Udc. Che i finiani non riconoscano più alcun vincolo di maggioranza in Parlamento se non sul programma concordato a inizio legislatura da oggi è agli atti parlamentari.

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