venerdì 3 giugno 2011

Sarah uccisa in casa Misseri Ecco i dieci motivi

TARANTO - Nel chiedere al gip Martino Rosati una nuova ordinanza di custodia cautelare nei confronti Sabrina Misseri, indagata per omicidio volontario, sequestro di persona e concorso in soppressione di cadavere, e l’arresto per sua madre Cosima Serrano, indagata per gli stessi reati, il procuratore aggiunto Pietro Argentino e il sostituto Mariano Buccoliero hanno ripercorso - con quella che il gip Martino Rosati ha definito «certosina pazienza» - tutti i passi dell’indagine, individuando, come la Gazzetta è in grado di rivelare, ben dieci motivi per i quali l’omicidio è stato commesso nella casa della famiglia Misseri e non nel garage. Dieci motivi che paiono inchiodare, al netto dei prossimi sviluppi e in attesa dei prevedibili e annunciati ricorsi al tribunale del riesame da parte dei legali di Sabrina e Cosima, le due indagate e gli altri protagonisti della vicenda.

Ecco i 10 motivi.

PRIMO - Nel garage, al momento dell’arrivo di Sarah Scazzi in via Deledda, non c’era nessuno: i tre Misseri erano in casa. Coordinando le dichiarazioni agli inquirenti di Sabrina e della madre era possibile collocare Michele Misseri all’interno dell’abitazione in un orario circoscrivibile dalle 13.30 (arrivo di Cosima dal lavoro quando vedeva Michele in casa) a prima delle 14.40 circa (quando arrivava Mariangela, arrivo prima del quale Sabrina aveva chiesto al padre se avesse visto Sarah, e Cosima aveva collocato quest’ultimo sulla sdraio in cucina).

SECONDO - Volendo superare, e non si comprende come, il primo motivo, perché Sarah non aveva alcun valido motivo per entrare in quel luogo impervio, disordinato e buio quale era il garage dei Misseri. Eloquenti in tal senso le dichiarazioni di Emma Serrano, zia di Sarah: «Ho spesso parlato con Cosima di questa terribile vicenda e tutti abbiamo concordato che Sarah non sarebbe mai scesa nel garage nemmeno accompagnata …»

TERZO - Nel suo percorso naturale verso l’abitazione degli zii, Sarah incontra prima il cancelletto d’ingresso e poi il portone del garage e non c’è, almeno non emerge dagli atti, alcuna ragione perché una volta raggiunto il cancelletto di ingresso in casa, doveva proseguire verso il garage: cosa poteva farla desistere dall’entrare nel cancelletto per avventurarsi nel garage dove peraltro mai era scesa?

QUARTO - L’arma del delitto, una cintura piatta larga non più di 2,5 centimetri, come accertato in sede di esame autoptico, non poteva trovarsi, in garage, ma solo in casa. L’unica cintura esistente nel garage era quella trovata nell’auto Marbella di Misseri, utilizzata nei lavori in campagna. Un oggetto assolutamente incompatibile, considerata la larghezza dello stesso, con i segni lasciati sul collo di Sarah.

QUINTO - Se l’arma del delitto fosse stata nel garage, come doveva essere se l’omicidio fosse stato commesso in quel luogo, e quindi nella piena disponibilità di Michele Misseri, questi l’avrebbe fatta ritrovare come ha fatto con i diversi oggetti che aveva Sarah al momento dell’omicidio: dal cellulare, alle chiavi di casa dell’abitazione degli Scazzi che Sarah aveva al momento della morte. Mentre proprio l’arma del delitto non è stato in grado di far trovare. Il dato è importante perché ovviamente se l’arma del delitto fosse stata nella sua disponibilità, trovandosi nel garage, certamente l’avrebbe fatta ritrovare come faceva con tutti gli altri oggetti della 15enne.

SESTO - Sarah era attesa da Sabrina che ovviamente era in casa.

SETTIMO - La scena del crimine è stata completamente ripulita da ogni traccia probabilmente da Cosima, che non ha mai compiutamente spiegato cosa ha fatto nel pomeriggio del 26 agosto dalle 14 alle 16. Sarah frequentava abitualmente l’abitazione dei Misseri ed addirittura dalla mattina e fino alle 12-12.30 del 26 agosto era stata proprio in casa Misseri. Possibile che i carabinieri del Ris non abbiano trovato nemmeno una sua traccia, indipendentemente dal legame con l’omicidio?

OTTAVO - Perché il garage era chiuso all’arrivo di Sarah? È Cosima Serrano a dire che al suo arrivo dal lavoro il garage era chiuso. Conseguentemente poiché Cosima sosteneva che entrando in casa vedeva Michele in cucina almeno sino a quando andava a letto alle 14 circa (salvo forse a non vederlo più nelle dichiarazioni del 18 ottobre), che Sabrina sosteneva che quando era a letto con la madre, Michele era entrato in stanza ed aveva parlato con lei, che tale circostanza era collocabile dopo le 14 perché Cosima diceva di essere andata a letto intorno alle 14 e la visita in camera di Michele era collocata da Sabrina a circa 10 o 20 minuti prima del messaggio di Mariangela delle 14.23, era chiaro che all’arrivo di Sarah, avvenuto prima delle 14, nessuno ancora aveva aperto il garage

NONO - Il cellulare di Sarah, come rilevato dai carabinieri del Ros, risulta nell’abitazione dei Misseri alle 14.28 e poi veniva spostato, a omicidio compiuto, nel garage alle 14.42.

DECIMO - In una intercettazione ambientale effettuata nella sua autovettura, il 5 ottobre Michele Misseri dice «io non li credo», un frase che secondo gli inquirenti significa che l’omicidio è avvenuto in sua assenza. Cosima e Sabrina da lato avrebbero fatto pressioni su Michele, sfruttandone il timore (che aveva nei loro confronti), dall’altro hanno cercato in qualche modo di giustificarsi con lui con evidenti bugie sull’evento tragico che le vedeva coinvolte, per ottenerne l’aiuto assolutamente necessario nella circostanza. Pertanto, era evidente che con Sarah che era entrata in casa, con l’omicidio avvenuto in casa, se Michele fosse stato in casa in una stanza vicino a quella dove si era consumato l’omicidio, avrebbe avuto piena contezza di quanto accaduto e la frase «io non li credo» non l’avrebbe mai pronunciata.

 MIMMO MAZZA

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