venerdì 6 novembre 2009

PROCESSO AGORÀ


PROCESSO AGORÀ

Stop alle requisitorie
si attende la sentenza


c.v.) E’ attesa per la prossima settimana la sentenza del processo «Agorà» scaturito dall’omonima operazione della
Polizia che si sta svolgendo con il rito abbreviato davanti al Gup del Tribunale di Palermo Lorenzo Matassa.
Ieri si sono concluse le arringhe dei difensori degli imputati mentre per il 10 novembre ci saranno le repliche dei
pubblici ministeri Asaro e Micucci e, subito dopo la camera di consiglio, la sentenza. Durante la requisitoria i pubblici
ministeri hanno chiesto per 12 anni per Angelo Di Bella, 10 anni per Calogero Costanza e Gerlando Morreale, 9 anni
per Luigi Messana, 6 anni per Calogero Di Caro. Un anno di reclusione, invece è stato chiesto per Beniamino Di
Gati, fratello di Maurizio ex capomafia della provincia di Agrigento ed oggi collaboratore di giustizia così come Beniamino. Secondo l’accusa la realizzazione del centro commerciale
«Agorà» dalla fase della progettazione a quella della realizzazione sarebbe entrato nel mirino di Cosa nostra. I
boss tuttavia dovettero avere a che fare con la maxi retata «Alta mafia» che portò poi in carcere nel marzo del 2004,
ben 43 persone. Cosa nostra allora riuscì – sempre secondo la Direzione distrettuale Antimafia – a riciclare la propria strategia imprenditoriale, passando di mano sia il terreno su cui si stava realizzando il centro commerciale, sia le relative autorizzazioni, mantenendo tuttavia il controllo delle ditte cui erano stati affidati i singoli incarichi.
Secondo gli inquirenti, dunque, il centro commerciale sarebbe stato realizzato da imprese che facevano capo proprio ai soggetti coinvolti e alle loro imprese, riconducibili al super latitante di Campobello di Licata Giuseppe Falsone.

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