giovedì 1 luglio 2010

'Ndrangheta, maxi-blitz a Milano


'Ndrangheta, maxi-blitz a Milano

Usura, arresti e perquisizioni

Vasta operazione della polizia a Milano contro un'organizzazione mafiosa ritenuta responsabile di un grosso giro di usura. Al blitz, che vede al centro delle indagini un'importante clan della 'ndrangheta che opera dagli anni Settanta nel capoluogo lombardo e nell'hinterland, sono stati impegnati oltre 250 agenti. Diversi gli arresti e le perquisizioni. Nell'ambito delle operazioni sono stati sequestrati beni per otto milioni di euro.

Quindici persone ritenute vicine al clan calabrese dei De Stefano sono state arrestate. Le accuse vanno dall'associazione a delinquere di stampo mafioso all'usura e intestazione fittizia di beni. Il clan oggetto dell'operazione avrebbe costituito un'organizzazione di tipo mafioso dedita all'usura ed alla conseguente acquisizione di numerosi immobili e società, poi intestati a prestanome.

Oltre alle ordinanze di custodia cautelare, infatti, gli agenti hanno eseguito oltre 70 perquisizioni ed il sequestro preventivo di immobili, conti correnti e quote di società. Secondo le accuse questi beni erano il provento di attività di usura che l'organizzazione criminale ha svolto negli ultimi anni nei confroni di imprenditori in difficoltà. Sedici le Questure d'Italia, oltre a quella milanese, sono state impegnate nell'operazione dopo due anni di indagini.



Milano, blitz anti-'ndrangheta. Maroni: a difesa Expo

Quindici arresti, perquisizioni e sequestri di immobili per un valore di circa otto milioni di euro sono il bilancio di un'operazione di polizia effettuata oggi contro un clan di 'ndrangheta attivo a Milano. Continua a leggere questa notizia

Secondo il ministro dell'Interno Roberto Maroni, si tratta della prima operazione mirata contro infiltrazioni nell'ambito dell'Expo.

Tra le persone arrestate nel corso dell'operazione, condotta dalle prime ore del mattino, molte fanno parte della famiglia Valle, legata al clan di 'ndrangheta calabrese dei De Stefano, attivo a Milano dagli anni Settanta e ritenuto responsabile di un grosso giro di usura e racket nel campo degli immobili.

Secondo gli inquirenti, gli arrestati si erano specializzati nei prestiti a usura a piccoli imprenditori in difficoltà per la crisi economica.

A capo dell'organizzazione, scrive il gip Giuseppe Gennari nell'ordinanza di custodia cautelare, c'era il 73enne Francesco Valle. Insieme ai figli Fortunato e Angela, si occupava di "erogare i prestiti in denaro alle vittime di usura, di concordare i tassi di interesse, di riscuotere gli interessi usurari attraverso attività di intimidazione, estorsive e violente; di effettuare gli investimenti in attività immobiliari, bar, ristoranti e di individuare i prestanome a cui intestare fittiziamente gli esercizi commerciali e le quote societarie".

Come riferito dalle forze dell'ordine, oltre 250 agenti hanno partecipato all'operazione, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, che ha portato all'esecuzione di oltre 70 perquisizioni, in seguito alle indagini della procura di Milano.

OPERAZIONE CONTRO INFILTRAZIONI EXPO

"Oggi è una giornata importante, perché si è effettuata una straordinaria operazione anti 'ndrangheta a Milano, la prima mirata contro le infiltrazioni nell'ambito dell'Expo", ha detto Maroni a Varese.

Il ministro leghista ha spiegato che "'il metodo di questi clan è di utilizzare l'usura per poi prendere a poco a poco società e negozi, infiltrandosi così nel tessuto sano dell'economia'', e ha aggiunto che queste attività risalgono ''agli anni '70 e a quel famigerato istituto del soggiorno obbligato al Nord, che la Lega per prima denunciò allora vedendo il rischio di infiltrazioni mafiose: oggi abbiamo la verifica di quell'allarme".

Per il pm Ilda Boccassini invece "non c'è nessun riferimento all'Expo né nelle intercettazioni né nelle ambientali".

Nell'ordinanza di custodia cautelare si legge però che l'associazione operava anche in una delle zone interessate all'Expo, e che ha avuto contatti con alcuni politici locali.

"La totale condivisione di interessi tra Adolfo Mandelli (un imprenditore attivo nel campo immobiliare, ndr) e i Valle emerge anche in data 23 gennaio 2009, quando Valle ha contattato Mandelli per avvisarlo di aver ottenuto dal Comune di Pero le licenze per aprire un 'mini casinò', una discoteca ed anche attività di ristorazione, in quanto in quella zona il Comune, in virtù del prossimo Expo, aveva intenzione di riqualificare l'area. Tutto ciò è avvenuto anche grazie all'amicizia con Davide Valia (assessore al Comune di Pero, ndr)", scrive il gip Gennari.

In una informativa della squadra mobile allegata agli atti di indagine, si legge inoltre che "l'attività investigativa ha messo in luce come il sodalizio Valle, grazie alle conoscenze di Fortunato Valle con amministratori pubblici locali... sia riuscito ad allargare la sua sfera di influenza interessandosi ad operazioni legate alle costruzioni immobiliari e alle acquisizioni di licenze per l'avvio di attività imprenditoriali".

"In particolare -- continua l'informativa -- nel comune di Limbiate e nella zona di Rho-Pero, area in forte espansione in previsione dell'Expo, Valia si prodiga per far ottenere a Fortunato Valle le autorizzazioni per l'avvio di esercizi pubblici e metterlo in contato con altre amministrazioni locali di altri comuni da lui conosciute per favorirlo nei suoi affari".

PM BOCCASSINI: DA CITTADINI MAI UNA DENUNCIA

L'organizzazione aveva come base una masseria equipaggiata come un bunker, dove i debitori venivano "intimiditi e picchiati", come scrive il gip nell'ordinanza.

L'associazione "legata alla potente cosca di 'ndrangheta dei De Stefano di Reggio Calabria, operante da anni sul territorio di Bareggio, Cisliano, Milano e province limitrofe, aveva stabilito la base logistica nella proprietà 'La Masseria', a Cisliano predisposta come bunker, munita di sofisticate apparecchiature di sicurezza (telecamere, sensori, impianti di allarme, etc.) in modo da impedire l'accesso a terzi e di prevenire qualunque intrusione da parte delle forze di polizia", si legge ancora nell'ordinanza.

Il pm Boccassini ha sottolineato con forza che in tutti questi anni "nessuno ha mai fatto una denuncia" contro l'organizzazione, che gestiva 34 società.

"Parte della cittadinanza milanese si comportava con questa organizzazione al pari di quello che succede a Locri, a Trapani o in Sicilia, nel senso che avevano il rispetto totale".

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