lunedì 4 maggio 2009

Giustizia,Anm:6,9 milioni procedimenti pendenti,verso bancarotta



Sono circa 6 milioni e 900mila i procedimenti pendenti accumulati dalla giustizia italiana, tra penale e civile, al 31 dicembre 2007.

E' il dato fornito dall'Associazione nazionale magistrati (Anm) che, alla vigilia della Giornata nazionale per la Giustizia che si terrà domani, lancia l'allarme sullo stato disastroso del settore che, a fronte di arretrati divenuti quasi incolmabili, è oggetto da parte del governo di tagli alle risorse umane e finanziarie.

"Il rischio a questo punto è la bancarotta del sistema giustizia", tuona il presidente dell'Anm Luca Palamara nel corso della conferenza stampa di presentazione dell'iniziativa, organizzata in collaborazione con i sindacati della magistratura amministrativa e militare, dell'avvocatura e degli operatori pubblici della giustizia.

"Per usare una metafora economica, la situazione è di insolvenza, siamo ormai prossimi al fallimento", aggiunge.

Le cifre snocciolate dall'Associazione dei magistrati, parlano di 1.492.090 procedimenti pendenti al dicembre 2007 nella giustizia penale, con un incremento del 50% rispetto al 1990, quando erano circa 750.000.

Ma il dato più preoccupante viene dal civile, dove al dicembre 2007 -- ultimo dato statistico disponibile -- i procedimenti pendenti erano ben 5.381.427, con un aumento del 129% rispetto ai 2.350.000 del 1990.

MONTAGNA DI ARRETRATI E DI AVVOCATI

Per smaltire questa "montagna" di arretrati, spiega l'Anm, servirebbero nel civile 16 mesi di lavoro a sopravvenienza zero (ossia senza l'apertura di nuovi procedimenti) e con una produttività di 4,2 milioni di definizioni annue. Nel penale, invece, "basterebbero" 13 mesi, sempre senza aprire nuovi processi, e con una produttività di 1,4 milioni di definizioni all'anno.

"E' evidente che le condizioni ipotizzate sono irrealizzabili, giacché la domanda di giustizia è in costante aumento, con sopravvenienze che nel civile parlano di 4,5 milioni di nuovi procedimenti annui e nel penale di 1,6 milioni", spiega Palamara.

C'è da tenere presente inoltre, ricorda l'Anm, che l'Italia, con i suoi 213.081 avvocati, secondo dati 2008 del Council of Bars and Law Societies of Europe, è il paese in Europa con il maggior numero di legali. Il 37% in più rispetto alla Spagna (dove sono 154.953), il 45% in più rispetto alla Germania (146.910) e il 346% in più rispetto alla Francia, paese peraltro molto simile al nostro come struttura giudiziaria, dove però esercitano appena 47.765 legali.

"Dei 213.000 avvocati italiani, 170.000 circa sono civilisti: se anche ognuno di loro presentasse in un anno appena 10 procedimenti, ci troveremmo comunque con una sopravvenienza di 1 milione e 700mila casi annui", continua l'Associazione dei giudici.

SERVONO RIFORME E RISORSE

Ma la questione, al di là di tutto, per l'Anm resta politica.

"Il dato dell'enorme mole di arretrato è strutturale, ed è partendo da questo dato che bisogna ragionare sul piano politico, senza continuare a scaricare le colpe oggi sui magistrati, domani sugli avvocati e sugli operatori della giustizia", spiega Palamara.

Se è vero infatti che l'enorme aumento dei procedimenti nel campo della giustizia civile corrisponde all'incremento dei diritti tutelabili che si accompagna allo sviluppo di ogni democrazia, è vero, altresì, fa notare, che questo governo, come i precedenti, parla di riforme a tutto campo ma nel frattempo taglia risorse umane e finanziarie alla giustizia.

A fronte di una domanda di giustizia crescente, in questi ultimi 11 anni, il numero dei dipendenti pubblici del settore giustizia è passato dai 53.000 del 1998 ai 42.000 odierni.

"E con i tagli previsti dal decreto Brunetta per la pubblica amministrazione, avremo riduzioni nel 2009 del 10% per il personale ordinario e del 15% per quello dirigenziale", aggiunge Antonino Nasone, segretario generale della Uilpa Uidag, fra i sindacati che hanno promosso l'iniziativa di domani cui parteciperà, tra gli altri, anche il guardasigilli Angelino Alfano.

Per non parlare del taglio delle risorse: 210 milioni di euro in meno nel 2009 (-22%), 250 milioni nel 2010 (-30%) e 440 milioni nel 2011 (-44%), continua Nasone.

"Chiediamo al ministro un'inversione di rotta, più risorse e nuove assunzioni", gli fa eco Pina Todisco, della direzione nazionale di Rdb-Cub pubblico impiego. "Lui parla di informatizzazione della giustizia, ma lo sa che su 40.000 operatori pubblici del settore, la maggior parte ha computer obsoleti e meno della metà un indirizzo di posta elettronica? E' con questi mezzi che dovremmo fare le notifiche degli atti online?".

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