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venerdì 10 gennaio 2014

Roma, aiutò il clan Muto: in manette imprenditore

La lettera: «La 'ndrangheta è una scelta di vita»

Si tratta di un noto uomo d'affari calabrese, accusato di legami anche con la banda della Magliana e il clan Casamonica. Avrebbe effettuato investimenti per conto della cosca nel settore turistico. Nel suo computer una missiva nella quale scrive di fratellanza e mutuo soccorso nell'organizzazione criminale



I FINANZIERI del Comando provinciale di Roma hanno arrestato Pasquale Capano, noto imprenditore calabrese da anni residente nella capitale, accusato di legami con la 'ndrangheta e ambienti della malavita locale (banda della Magliana e clan Casamonica). Secondo gli investigatori, l'imprenditore - attraverso società intestate a prestanome - ha effettuato una serie di investimenti nel settore turistico immobiliare agevolando anche indirettamente il potente clan Muto di Cetraro, in provincia di Cosenza.

ARRESTATI ANCHE I FAMILIARI - Nel marzo 2013, il Gico del Nucleo di polizia tributaria, coordinato dalla Dda di Roma, aveva già sottoposto a sequestro preventivo un’importante azienda operante nel settore agricolo-zootecnico, in una nota località turistica lucana, di fatto riconducibile all’imprenditore. La nuova operazione, denominata "Hummer 2", ha portato all’arresto, oltre che del Capano, della moglie e del cognato (entrambi ai domiciliari) e rappresenta l’esito di un complesso iter giudiziario.
Durante le perquisizioni, nel suo pc è stata trovata una lettera indirizzata ad un pregiudicato, una vera e propria lezione di "codice mafioso" in cui si sottolinea come l’affiliazione 'ndranghetista sia "una scelta di vita" e non solo un’opportunità di business.

LA 'NDRINA PER IL "MUTUO SOCCORSO" - In particolare, i giudici del riesame, valorizzando le indagini delle Fiamme gialle e condividendo le motivazioni integrative della Dda, hanno sottolineato la forza probatoria della lettera in cui si spiega come l’essere 'ndranghetisti sia una scelta non più revocabile, che crea un vincolo di sangue ineludibile tra gli associati, chiamati sempre ad un mutuo soccorso anche e soprattutto nell’ipotesi di (prevedibili) "infortuni giudiziari".
«La prima cosa che mi è stata spiegata nelle prime frequentazioni di alcuni ambienti - si legge nel documento - è stata la differenza fra concetto di amicizia e fratellanza... infatti l’amicizia è espressione di una frequentazione abituale, la fratellanza rappresenta un legame». E ancora, «...è proprio su questo principio (fondamento della filosofia massonica) che è stato concepito il 'rituale iniziaticò di accettazione ed ingresso nella sacra famiglia e onorata società, radicato nella storia antica della nostra terra d’origine».

«Il tempo - scrive ancora Capano - ha dato ragione agli uomini d’onore di una volta, che consideravano l’onorata società pari alla sacra famiglia, non come opportunità affaristica ma come scelta di vita che imponeva regole basate sul principio dell’onorabilità e della fratellanza».
PERSINO IL PASSAPORTO DIPLOMATICO - Secondo le Fiamme gialle, «importanti collaboratori di giustizia» e «acquisizioni investigative pregresse» avevano già consentito di individuare in Capano un «soggetto vicino all’organizzazione 'ndranghetista, operativa nella zona di Roma. Capano si poteva muovere addirittura con un passaporto diplomatico; era in contatto con personaggi di spicco della criminalità romana quali Enrico Terribile, vicino al più noto Enrico Nicoletti, entrambi coinvolti in diverse indagini per usura ed estorsione; in affari e responsabile di specifiche condotte usuraie insieme a Luciano Casamonica, altro personaggio di spicco della mala capitolina».

mercoledì 27 novembre 2013

Roma, le adescava con finti colloqui lavoro Drogate e violentate almeno 10 donne



 
Roma, 27 nov. (Adnkronos) - Ha drogato e violentato almeno dieci donne che aveva adescato con la scusa di un colloquio di lavoro. L'uomo, che 11 anni fa si era spacciato per regista per mettere in atto lo stesso copione, è stato arrestato dai carabinieri della stazione di Roma Prati. In manette è finito un 61enne romano.
 
L'uomo adescava donne, in tutta l'Italia, tramite annunci on line nei quali prospettava la possibilità di lavorare come hostess. In realtà le vittime, 10 i casi accertati ma destinati ad aumentare, provenienti da città del nord, bisognose di guadagnare, una volte giunte nella Capitale hanno incontrato il falso agente in eleganti hotel e dopo una chiacchierata preliminare sono state drogate per poi essere violentate e derubate.

L'arrestato non è nuovo a questo tipo di reati: 11 anni fa si spacciò per regista a caccia di nuove promesse del mondo dello spettacolo per drogare, violentare e derubare ragazze in cerca di fama. Dopo aver trascorso diversi anni in carcere, l'impostore è tornato a colpire riciclandosi come agente di hostess. Oggi come allora è stato incastrato da una donna carabiniere che si è finta interessata all'annuncio, lo ha incontrato e lo ha ammanettato.

martedì 5 novembre 2013

Roma, il giallo della 28 enne morta


Gli inquirenti: “Precipitata in cortile”
Al vaglio degli investigatori l’ipotesi che la giovane sia caduta, per cause ancora da accertare, dalla sommità del palazzetto in cui abitava
Precipitata nel cortile del palazzo in cui abitava. È quasi una certezza per inquirenti ed investigatori che indagano sulla morte di Simona Riso, la ventottenne deceduta nell’ospedale San Giovanni dopo essere arrivata agonizzante e dopo aver denunciato una violenza sessuale che in realtà non c’è stata. La procura procede per omicidio volontario contro ignoti, dopo le risultanze dell’ autopsia e la denuncia dei familiari convinti che Simona sia stata uccisa. Ma il giallo resta.
La prima svolta nelle indagini, però, è arrivata oggi dopo il sopralluogo compiuto dal pm Attilio Pisani in via Urbisaglia nel cortile e nel palazzo dove la giovane, in un seminterrato, viveva e, conseguentemente, dopo la rilettura dei risultati autoptici. Ora i titolari degli accertamenti sono impegnati a stabilire le cause della caduta. Volontaria, accidentale o provocata da una spinta? Il terrazzo condominiale appare il luogo più probabile da dove Simona sarebbe precipitata, anche se in quel luogo non è stata trovata alcuna traccia al riguardo. Il mistero potrebbe essere svelato dagli accertamenti tecnici di laboratorio disposti dal procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani e dal sostituto Attilio Pisani.

Quello che appare ormai qualcosa di più di un’ipotesi è scaturita dalla compatibilità delle fratture e dei graffi riscontrati sul corpo di Simona con un eventuale impatto con gli arbusti del cortile.
Secondo gli inquirenti ed i carabinieri della compagnia Piazza Dante le circostanze della morte di Simona Riso sarebbero dunque circoscritte all’ambito in cui risiedeva e ad un arco di tempo che va dalle 4:45, ora in cui sentì la madre al telefono, e le 7, quando è stata trovata in fin di vita. Un ambito, quello che fa tramontare anche la possibilità che il corpo sia stata trascinata nel cortile, che sembra confermato anche dall’esame dei video delle telecamere a circuito chiuso della zona. Nessun movimento sospetto sarebbe emerso dalle immagini registrate.
Ora gli accertamenti, a partire dalla raccolta delle versioni dei vicini di casa e degli altri tre occupanti dell’appartamento nel seminterrato, si concentrano anche sui risultati delle varie consulenze tecniche disposte. Tra queste gli esami tossicologici, quelli delle urine e del sangue nonché delle tracce organiche trovate sulla maglietta indossata dalla giovane.

Al vaglio degli inquirenti di piazzale Clodio c’è anche l’assunzione di farmaci da parte di Simona, in particolare di un potente ansiolitico del quale, nell’appartamento, sono stati trovati una confezione e la relativa prescrizione. E sulla morte della giovane, originaria di San Calogero (Vibo Valentia) è intervenuta oggi la deputata calabrese Dalila Nesci (M5S) con un’interrogazione ai ministri della Giustizia, dell’Interno, della Difesa e della Salute. «Il decesso di Simona Riso - ha dichiarato - non può restare un mistero né essere impunito. Sia fatta subito giustizia».  

domenica 6 ottobre 2013

Roma, agenti arrestati per stupro. Una vittima: «Lui mi slacciava i pantaloni, per la paura non ho reagito»

Diciotto anni, costretta a più rapporti. «Chiusa nella stanza con lui fino all’alba» L’altra donna li ha inchiodati registrando «Mi sono opposta, ma temevo le ritorsioni»


 
di Sara Menafra
ROMA - Per non rovinarle la vita con una denuncia per detenzione di stupefacenti, il sostituto commissario Massimo Selva aveva chiesto qualcosa in cambio alla ragazza, poco più che diciottenne. Un rapporto sessuale consumato in fretta, dopo averla separata dagli amici e dal fidanzatino. Un anno dopo, sempre a giugno, altri due agenti di polizia dello stesso commissariato avrebbero abusato sessualmente di una prostituta detenuta ai domiciliari.

 IL COMMISSARIATO
Sono glacialmente simili le due ordinanze di custodia cautelare che ieri hanno portato ai domiciliari tre poliziotti tutti in servizio a San Basilio. Nella prima, il gip Tiziana Coccoluto spiega come la ragazza, appena diciottenne, che un anno fa ha subito la violenza in commissariato ci ha messo un po’ prima di decidersi a raccontare la notte passata nella stanza del sostituto commissario Selva che l’avrebbe obbligata a più rapporti sessuali: «Sono certa di aver percepito che la mia disponibilità - ha detto lei a verbale - ad essere accondiscendente alle sue richieste sarebbe stata apprezzata, lo avevo già percepito nel suo continuo rassicurarmi sul fatto che lui avrebbe potuto sistemare le cose, confermo di non essere riuscita in nessun modo a reagire, tranne il fatto di cercare di allontanarmi». La ragazza avrebbe acconsentito al rapporto «in virtù della situazione di evidente compromissione», precisa il gip: «Gli ho detto che preferivo rimanere in quegli uffici e che avrei atteso le conclusioni degli accertamenti - prosegue il verbale - ero spaventata e intimorita dal suo atteggiamento ho cercato di allontanarmi da lui ma, sempre da dietro, ha iniziato a slacciarmi i pantaloncini corti». Quindi, il sostituto commissario l’avrebbe costretta a restare con lui «fino alle prime ore del mattino».
AI DOMICILIARI

Più complessa la vicenda della prostituta agli arresti domiciliari. La donna ha registrato la violenza e proprio quel nastro ha convinto i pm ad ascoltarla più volte prima di credere alla sua versione dei fatti. A convincere il gip Anna Maria Fattori che la ragazza stesse dicendo la verità le altre tracce audio trovate sul registratore. In una, di due settimane prima la violenza vera e propria, i poliziotti avrebbero fatto pesanti ironie a sfondo sessuale e, anche se il nastro si interrompe, le avrebbero abbassato i pantaloni. Poi, il 2 giugno, la visita fuori programma: «I due erano in borghese ed ho notato che erano arrivati con un’auto di colore grigio scuro. Mi hanno detto che sarebbero tornati più tardi. Io all’inizio mi sono opposta ma ho avuto timore che potessi subire da loro ritorsioni».

lunedì 28 novembre 2011

Roma, arrestato il killer della casa di riposo

Che nega: "Sono innocente, mai fatto nulla"


L'infermiere Angelo Stazzi, attualmente in carcere perché accusato di un altro omicidio, deve rispondere dell'uccisione di sette anziani, cinque uomini e due donne. Tutti i delitti sono stati commessi dal gennaio all'ottobre 2009
 
C'è finalmente una svolta nelle indagini sul presunto serial killer di anziani, il cosiddetto angelo della morte di Roma. Gli agenti della squadra mobile capitolina, guidati da Vittorio Rizzi, hanno infatti notificato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere ad Angelo Stazzi, con l'accusa di aver ucciso 7 anziani, 5 uomini e due donne, dal gennaio all'ottobre 2009, nella casa di riposo Villa Alex, dove l'uomo lavorava come infermiere.

L'ordinanza di custodia cautelare è stata firmata dal gip di Tivoli Alfredo Bonagura, su richiesta del pm Gabriella Fazzi, sulla base delle indagini svolte dal team cold case della squadra mobile di Roma, specializzata nei delitti irrisolti, un'indagine nata dal caso dell'omicidio Dell'Unto.

L'ordinanza infatti è stata notificata all'infermiere 66enne nel carcere di Regina Coeli, dove l'uomo è recluso, dopo essere stato rinviato a giudizio, in attesa della sentenza della Corte di Assise di Roma, per l'omicidio di Maria Teresa Dell'Unto.

Infermiera del policlinico Gemelli, ex collega di Stazzi, la Dell'Unto era scomparsa nel 2001, un caso archiviato nel 2005, poi riaperto nel 2008 e risolto dalla squadra cold case capitolina nel 2009, che dopo otto anni ha ritrovato anche il corpo della donna, sepolto nel giardino di una vecchia abitazione di Stazzi a Montelibretti.

Dosi massicce di insulina per uccidere
I decessi dei quali è accusato riguarderebbero anziani quasi tutti malati. Dalle indagini sarebbe emerso che l'infermiere aveva un modus operandi preciso: iniettava farmaci per abbassare le difese immunitarie e poi somministrava massicce dosi di insulina che portavano alla morte.

Stazzi: "Ho sempre lavorato bene"
"Io non c'entro niente, ho sempre fatto bene il mio lavoro": così Angelo Stazzi, riferisce il suo avvocato Cristiano Pazienti che lo ha incontrato a Rebibbi. "Stazzi - dice l'avvocato - mi ha detto alcune cose ribattendo punto per punto l'ordinanza, e su questo baseremo la difesa e ha sottolineato 'non è assolutamente vero', così come aveva già fatto quando nacquero i primi sospetti mediatici".

"Ho letto l'ordinanza - spiega Pazienti che assiste Stazzi insieme a Cristiano Conte - siamo stati con il nostro assistito a Rebibbia tutto il pomeriggio. Lui logicamente nega ogni addebito. Rimaniamo esterrefatti, però siamo alle fasi finali del processo sull'omicidio Dell'Unto e arrivano queste accuse. Sarà sicuramente una coincidenza, credo nella buona fede della magistratura ma resto perplesso".

Il 14 e 15 dicembre infatti sono previste le udienze finali del procedimento davanti alla corte di Assise di Roma, per l'omicidio Dell'Unto. "E adesso che siamo prossimi ad una decisione viene fuori che è un serial killer - ha proseguito Pazienti - proprio ora, dal 2009, a supporto delle tesi accusatorie. E' stato sbattuto in prima pagina: si poteva aspettare la conclusione del processo, lui è già in carcere e io non vedo esigenze cautelari particolari come il pericolo di fuga o di recidiva".

Per quanto riguarda i passi successivi e il merito della vicenda, i legali aspettano di studiare gli atti e approfondire le accuse ma, fa notare il legale, "Stazzi si dichiara estraneo a queste accuse, ha sempre svolto il suo lavoro in modo professionale come è emerso anche nel processo. Si tratta di persone anziane che avevano da 86 a 99 anni: cercheremo anche di valutare con i nostri periti le cause dei decessi, per quello che è possibile, visto che è passato molto tempo. E per questo mi chiedo anche - conclude - come possano aver stabilito che sia Stazzi l'autore materiale di quelle morti". Stazzi "inizia anche ad essere stanco di queste accuse e sospetti. E' preoccupato per la sua famiglia, i figli, la compagna".

giovedì 27 ottobre 2011

Roma, catturato in una clinica il boss americano Rosario Gambino


ROMA - Gli agenti della Squadra Mobile della Questura di Roma hanno catturato il noto boss della mafia italo-americana Rosario Gambino. Gambino, 69 anni, è stato sorpreso all'interno di una clinica della Capitale, dove aveva chiesto alcuni accertamenti per problemi clinici.


A suo carico pendeva un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dalla Corte di Appello di Palermo in seguito alla sua recente scarcerazione dall'Istituto di Prevenzione di Parma.

Gambino è stato condannato nel 1983 a venti anni di reclusione per associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti.

Nell'ambito dell'operazione Pizza Connection Gambino fu condannato a 45 anni di detenzione negli Stati Uniti per un ingente traffico di eroina con un giro di affari annuo pari a circa 600 milioni di dollari.
Nel 1985 nell'ambito di un'indagine condotta dal giudice Giovanni Falcone, Rosario Gambino fu giudicato in contumacia.

mercoledì 28 settembre 2011

Roma, due imprenditori sequestrati e seviziati per giorni

Alla base del rapimento ci sarebbe un debito dei due con un pregiudicato dedito all'usura. Sul corpo segni di bruciature di sigaretta


Sequestrati per alcuni giorni, picchiati e seviziati. Un rapimento dai contorni oscuri che somiglia più a un avvertimento feroce o a una vendetta per un torto subito. È successo a due imprenditori romani, di 38 e 58 anni, nella zona tra la capitale e l’Infernetto. Costretti a prelevare denaro al bancomat, quindi portati da un notaio dove i malviventi, almeno due, hanno cercato di farsi intestare alcune quote societarie.


Questo è quello che emerge dal racconto dei due imprenditori, finiti in ospedale dopo essere riusciti ad allertare la polizia nella notte di martedì. Una deposizione confusa che inizia nel momento in cui i due vengono presi in ostaggio nella villetta dell’imprenditore più anziano. Dopo ci sono ore di terrore con i due che vengono sottoposti a vere e proprie torture fisiche. Secondo quanto si è appreso da fonti sanitarie sul corpo degli uomini ci sarebbero i segni di bruciature procurate da mozziconi di sigaretta.

Gli inquirenti stanno battendo una pista che porta ad un giro di usura. Pare che i due dovessero restituire una somma di 50 mila euro ad un pregiudicato appartenente al mondo del credito illegale. Uno dei due è un ex socio del Luneur, il lunapark della capitale. Gli inquirenti hanno già interrogato diverse persone che ruotano intorno al mondo dell’usura. Un fenomeno che il prefetto di Roma ha messo sotto la lente durante l’audizione in Commissione parlamentare Antimafia sulla situazione della criminalità nella capitale.

martedì 20 settembre 2011

Roma, blitz contro la microcriminalità

Risposta alla guerra tra bande,arrestate venticinque persone
Alemanno: segnale importante


ROMA
Prima risposta delle forze dell’ordine alla guerra tra bande di pusher che ha causato a Roma sparatorie, ferimenti e agguati, ben tre solo a settembre. Venticinque arresti sono stati compiuti da polizia e carabinieri in una maxi operazione scattata in sette zone teatro di agguati e ferimenti. Dei 25 arrestati, 19 sono pusher. I blitz sono scattati ieri sera dopo l’ultimo agguato avvenuto al Trullo dove un giovane è stato gambizzato.

Operazioni a macchia di leopardo in sette zone tutte interessate dagli agguati: San Lorenzo, Bastogi, Torbellamonaca, San Basilio, Villa Bonelli-Magliana, Tor Pignattara e Trullo. I 25 arrestati sono accusati, a vario titolo, di reati legati allo spaccio di stupefacenti, furti e rapine. Il piano d’azione è stato deciso nell’ambito di un vertice tenutosi domenica mattina tra il Questore Francesco Tagliente e il Comandante provinciale dei carabinieri Maurizio Mezzavilla, d’intesa con il Prefetto Giuseppe Pecoraro.

«Abbiamo registrato nella notte una importante operazione congiunta di polizia e carabinieri che, dopo aver compiuto un intervento nella zona di Tor Bella Monaca, sono ora passati a controllare tutti i quartieri a rischio; si tratta di un segnale importante». È quanto ha dichiarato il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, intervenuto questa mattina alla cerimonia per celebrare il 141mo anniversario della breccia di Porta Pia e di Roma Capitale.

«A Roma - ha sottolineato il sindaco commentando gli ultimi fatti di cronaca - c’è un fenomeno preoccupante di guerre tra bande e questo lo ha detto chiaramente il procuratore Giancarlo Capaldo. L’operazione delle forze dell’ordine di questa notte rappresenta un segnale importante perchè significa andare nei diversi quartieri di Roma, non solo per assicurare alla giustizia i colpevoli, ma anche per dare un segnale affinchè non ci siano bande che controllano il territorio. È necessaria la massima attenzione delle forze dell’ordine e della magistratura così come avvenuto questa notte. Ed è ciò che io chiedo da sempre».

lunedì 5 settembre 2011

Roma, arrestato il vandalo delle fontane

«Ho problemi, volevo attirare l'attenzione»

E' un romano di 52 anni, fermato stanotte in via dell'Anima. Ai carabinieri ha detto di essere rimasto sorpreso per il mancato intervento dei passanti. Alemanno: ora nessuna clemenza

ROMA - I carabinieri hanno arrestato questa notte l'uomo che due giorni fa ha danneggiato la Fontana del Moro di piazza Navona. Il vandalo avrebbe ammesso di aver colpito anche la Fontana di Trevi. Si tratta di un romano di 52 anni.

L'uomo è stato fermato in via dell'Anima, nel centro storico, dai carabinieri della stazione mobile di piazza Navona. I militari lo hanno riconosciuto per la corporatura e le scarpe con le suole bianche che indossava, le stesse visibili nei filmati delle telecamere di sicurezza che l'avevano ripreso durante i due raid vandalici di sabato. L'uomo, sprovvisto di documenti, ha detto di essere romano e di avere 52 anni. Ha ammesso di aver danneggiato sia la Fontana del Moro che quella di Trevi, contro la quale aveva tirato un sanpietrino senza però causare danni.

«Volevo attirare l'attenzione a causa di problemi personali che ho avuto per vicende con la magistratura. Ma sono rimasto sorpreso quando nessuno dei passanti mi ha fermato», ha detto l'uomo ai carabinieri. Dopo l'arresto il 52enne alternava momenti di lucidità a stati confusionali.

«Un grande plauso ai carabinieri che hanno individuato e fermato lo scellerato che ha danneggiato la Fontana del Moro - commenta il sidnaco Alemanno - Mi auguro adesso che a questo criminale venga data una punizione esemplare, senza scarcerazioni facili, perché per difendere il nostro patrimonio artistico è necessario, come ha detto il ministro della Cultura Galan, che sia evidente a tutti la gravità del reato. Chi colpisce un monumento artistico può essere capace di qualsiasi violenza e qualsiasi follia, quindi nessuna clemenza».

giovedì 14 luglio 2011

Roma, ultimo saluto al caporal maggiore Marchini

Si sono tenuti questo pomeriggio, 14 luglio alle 18, i funerali del caporal maggiore Roberto Marchini, il 28enne vittima di un’esplosione nel distretto di Bakwa in Afghanistan. La Basilica di Santa Maria degli Angeli ha pianto il parà morto in guerra: alle esequie erano presenti il presidente del Senato, Renato Schifani, il presidente della Camera, Gianfranco Fini, il sottosegretario alla presidenza, Gianni Letta, il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, e il ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta.

Mancava all’appello dell’autorità strette per compiangere la morte del soldato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che non ha preso parte alla cerimonia, rimanendo, invece, a Palazzo Grazioli. Marchini è la 40esima vittima italiana in Afghanistan: apparteneva all’Ottavo reggimento Genio Guastatori della Folgore di Legnano, è stato ucciso due giorni fa, il 12 luglio.

La bara vestita del tricolore è stata portata da sei commilitoni, dopo aver ricevuto gli onori militari: a conclusione del rito funebre, verrà trasportata a Caprarola dove sarà esposta fino a venerdì pomeriggio. Poi, il funerale privato si terrà nella chiesa di Santa Maria della Consolazione e verrà celebrato dal vescovo di Civita Castellana monsignor Romano Rossi.

Ad officiare la funzione pubblica è stato l’ordinario militare, Monsignor Vincenzo Pelvi che durante l’omelia ha adoperato parole commoventi nei confronti dell’eroe di guerra.

«Roberto resta messaggero di pace, discepolo di quella civiltà dell’amore, che rende possibile ciò che è giusto. L’amore lo ha chiamato in un deserto».

La salma del militare deceduto è arrivata questa mattina intorno alle 10.15 all’aeroporto di Ciampino, a bordo del C130 dell’Aeronautica militare. La camera ardente si è tenuta dalle ore 16 alle ore 17 nell’ospedale militare del Celio.

Margherita Micelli Ferrari

sabato 14 maggio 2011

Roma, tiene la fidanzata sospesa nel vuoto dal 13esimo piano e poi la violenta

.Roma, 14 mag. (Adnkronos) - Una ragazza di 25 anni è stata tenuta sospesa nel vuoto dal 13esimo piano dal fidanzato ubriaco che voleva spaventarla. L'uomo l'ha poi tenuta segregata, denudata, umiliata e violentata per oltre un giorno. Un 39enne romano è stato fermato per sequestro di persona, violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia.


E' stato solo dopo l'ennesimo episodio di violenza che la donna ha finalmente trovato la forza di denunciare il suo aguzzino.

Ricoverata e dimessa con alcuni giorni di prognosi al Policlinico Umberto I, ieri sera la giovane si è presentata presso gli uffici del commissariato San Basilio, diretto da Adriano Lauro, dove ha raccontato la sua storia.

Da circa 8 mesi aveva intrapreso la relazione sentimentale e fin dalle fasi iniziali del rapporto, l'uomo si era mostrato violento. Frequenti cambiamenti d'umore caratterizzati da minacce, aggressioni e costrizioni anche fisiche, continue telefonate, sempre più incalzanti, avevano finito per renderle la vita impossibile.

L'altro ieri la giovane ha provato ad andarsene da casa, portando via anche tutti i suoi effetti personali e chiedendo ospitalità a un'amica. Con lei è andata in un bar dove però è arrivato anche l'uomo che ha cominciato ad aggredire verbalmente la giovane. Obbligata a tornare a casa insieme a lui, la 25enne da quella sera è stata costretta a subire una serie interminabili di violenze psichiche e fisiche. Durante le quali, nel tentativo di difendersi, ha riportato numerose lesioni e contusioni in varie parti del corpo. Tenuta segregata e nuda, è stata costretta a subire per oltre un giorno le violenze finché l'uomo ha finalmente acconsentito a lasciarla andare. La donna ha deciso di presentarsi prima al pronto soccorso dell'Umberto I, dove è stata medicata e dimessa e, successivamente, alla polizia per denunciare quanto da lei subito.

L'uomo è stato rintracciato nell'abitazione della giovane, dove era tornato nel tentativo di convincere la donna a riappacificarsi con lui.

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martedì 3 maggio 2011

Roma,blitz antidroga: 38 arresti

Sequestrati beni per 5 milioni di euro

Maxi operazione dei carabinieri contro un gruppo di narcotrafficanti attivo a Roma. Trentotto le ordinanze di custodia cautelare eseguite al termine dell'indagine del Ros denominata "Orfeo". Le accuse contestate sono di traffico di stupefacenti, tentato omicidio e sequestro di persona, in relazione a numerosi fatti di sangue compiuti nell'ambito di una "guerra" tra bande. Sequestrati anche beni per un valore di 5 milioni di euro.


L'ordinanza di custodia cautelare in carcere, eseguita dai carabinieri, e' stata emessa dal gip su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia di Roma. I 38 destinatari del provvedimento sono indagati per associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, tentato omicidio e sequestro di persona, con l'aggravante del metodo mafioso (prevista dall'art. 7 del decreto legge 13 maggio 1991 n.152: ''Provvedimenti urgenti in tema di lotta alla criminalita' organizzata'').

Gli arresti, sottolineano gli investigatori, ''colpiscono un pericoloso sodalizio attivo nella Capitale e dedito all'approvvigionamento e alla distribuzione di ingenti quantitativi di cocaina, marijuana e hashish''. Nel corso delle indagini condotte dal Ros sono stati anche ricostruiti ''numerosi fatti di sangue riconducibili a violenti conflitti generati dai contrasti con gruppi concorrenti per il controllo del mercato della droga capitolino''.

venerdì 25 marzo 2011

Roma, arrestati 5 operatori finanziari: da vent'anni truffavano vip e aristocratici

Tra le vittime delle truffe Sabina Guzzanti, il padre Paolo, Massimo Ranieri, Stefano Desideri e molti nobili

ROMA - La Guardia di Finanza ha arrestato cinque operatori finanziari che da oltre vent'anni truffavano professionisti, vip e famiglie dell'aristocrazia romana ai quali promettevano interessi alti, anche fino al 10%, a fronte dei loro investimenti. I provvedimenti di custodia cautelare, emessi dal Gip Simonetta D'Alessandro su richiesta del procuratore aggiunto Nello Rossi e del sostituto Luca Tescaroli, riguardano Gianfranco Lade, Roberto Torregiani, Giampiero Castellacci di Villanova, Andrea e Raffaella Raspi.


I cinque sono accusati di aver creato una organizzazione che si occupava di raccogliere risparmi illecitamente, ossia senza avere i requisiti previsti dalla legge. Le vittime risiedevano sopratutto nel quartiere Parioli, mentre il gruppo che aveva la propria sede in via Bocca di Leone, nel centro storico. Nei loro confronti si ipotizzano i reati di associazione per delinquere di carattere transnazionale finalizzata ai reati di abusivismo finanziario, al compimento di reati di truffa e di appropriazione indebita. I soldi ottenuti dai risparmiatori, a cui promettevano rendimenti estremamente alti, venivano investiti in strumenti finanziari, attraverso società abusive del Regno Unito e irlandesi, tutte con lo stesso nome: Eim. L'associazione tra l'altro ha fornito dati falsi alla Consob, continuando ulteriormente la truffa e proponendo ai clienti la sottoscrizione di obbligazioni emesse da società lussemburghesi, riconducibili agli stessi membri dell'organizzazione, non rimborsate alla scadenza o a richiesta dei clienti medesimi. Le indagini, tuttora in corso anche attraverso rogatorie all'estero, hanno permesso di individuare circa 700 investitori, i cui risparmi sono stati trasferiti all'estero attraverso una complessa rete societaria, posta anche in Paesi off-shore, ed impiegati tra l'altro in fondi chiusi esteri, in particolare alle Bahamas.

Sabina Guzzanti, Massimo Ranieri, l'ex calciatore della Roma Stefano Desideri, la principessa Claudia Ruspoli, sono solo alcuni dei personaggi truffati dall'organizzazione. L'indagine è partita alle fine del 2009 sulla base di una trentina di denunce, presentate tra gli altri da Gloria Helen Von Euduck, Claudia Ruspoli, Maria Carla Clavet di Briga, Alessandro d'Aste Stella, Laura Balducci, Maria Grazia Balducci e Sandro Balducci. Alcuni dei clienti truffati, come Ranieri e Desideri, non hanno sporto querela, altri ancora, invece hanno deciso di rivolgersi ai magistrati. Singolare il caso di Sabina Guzzanti che, a fronte di 408 mila euro consegnati agli operatori, ne ha recuperati 380 mila, con una perdita di 28 mila euro. Il gruppo, secondo gli inquirenti, avrebbe conquistato la fiducia sul mercato con operazioni che effettivamente avevano portato un guadagno ai risparmiatori. Tra i clienti del gruppo anche Samantha De Grenet, Paolo Guzzanti, padre di Sabina, e l'avvocato Titta Madia.