mercoledì 10 ottobre 2012

NON PER SOLDI… MA PER DENARO!




di Gaspare Serra

 
“I ladri di beni privati passano la vita in carcere e in catene, quelli di beni pubblici nelle ricchezze e negli onori..”

(Marco Porcio Catone)


LA POLITICA?

IL “MESTIERE” PIÙ ANTICO DEL MONDO…

 “Cosa vorresti fare da grande?”

Chi di noi, almeno una volta nella vita, non ha avuto posta questa domanda?

In altri tempi, le risposte più comuni erano anche le più banali: “il medico!”, rispondevano i più filantropi; “il prete!”, i più introversi; “il poliziotto!”, i più audaci; finanche “lo spazzino!”, i più estroversi…

Oggi, per le nuove generazioni cresciute a “pane e televisione”, le aspirazioni più ambite sono piuttosto cambiate: i figli -dalla vita bassa (e mutande alte!)- del “consumismo sfrenato” e della globalizzazione selvaggia, perso ogni briciolo di genuinità, sognano di fare “il calciatore”, illusi dalle prospettive di facili guadagni; di diventare “veline”, abbagliati dai lustrini e paillettes del palcoscenico; di divenire “cantanti”, attratti dalla prospettive di bucare lo schermo inseguendo la scorciatoia d’un reality…

 Perché questa premessa “sociologica” parlando di un tema brutalmente politico: il costo dei parlamentari?

Perché, ritornando alle aspirazioni dei giovani del domani, c’è da scommettere che presto la professione più ambita diverrà quella politica!

Quale altra attività “rende molto” in termini di guadagni e visibilità e “richiede poco” in termini di capacità e competenza???

Un tempo l’immagine poco “in” del politico - generalmente visto come un personaggio grigio, noioso, riservato…- costituiva una naturale barriera tra i giovani e la politica.

Ma come non cambiare idea ripensando alle serate “allegre” dei nostri Presidenti del Consiglio, ai divertimenti “sfrenati” dei nostri consiglieri regionali o ai festini “dissoluti” cui non di rado incappano i nostri politici?!

 “Non Per Soldi… Ma Per Denaro” era il titolo d’un celebre film del 1966.

Quale altro slogan descriverebbe meglio le motivazioni, gli stimoli, le ambizioni che spingono oggi i vari “Fiorito d’Italia” ad avvicinarsi alla politica?!

Unica differenza?

La pellicola americana era una commedia, mentre la trama che la politica italiana ha scritto negli anni appare una “tragicommedia dell’assurdo”: una storia -scritta a più mani e senza “happy end!”- caricata da ripetuti flashback (il ritorno sulla scena di personaggi che si credevano d’un pezzo finiti…), travagliata da infiniti scandali (viaggi pagati, case affittate o appartamenti comprati “a propria insaputa”!) e alleggerita dalla frivolezza di esotici “Bunga Bunga” o stravaganti favole che narrano di nipoti egiziane!

IL PARADOSSO ITALIANO?

STIPENDI “PIÙ BASSI” D’EUROPA E PARLAMENTARI “PIÙ PAGATI” DEL MONDO!

Quanto (ci) costano gli stipendi dei parlamentari?

La domanda pare alquanto retorica: “troppo!”, risponderebbe qualsiasi uomo della strada…

Ma, analizzando i costi della politica, il passaggio da una retorica un po’ qualunquista a una motivata “indignazione” si fa immediato!

Confrontando i guadagni dei nostri parlamentari con lo stipendio medio degli italiani, il risultato che ne viene fuori è “impressionante” (fonte L’Espresso, 05/03/2012): in nessun Paese europeo la distanza tra onorevoli e cittadini è così ampia!

 Quanto ampia?

·                     In Spagna un parlamentare guadagna mediamente 2,1 volte di più di un comune cittadino;

·                     in Belgio e Olanda 2,7 volte di più;

·                     in Francia 4,8 volte di più;

·                     in Germania 3,4 volte di più.

E in Italia?

Nel nostro Paese, evidentemente il “Regno di Bengodi” per la politica, un parlamentare  guadagna fino a “6,8 volte di più” rispetto a un elettore (lo stipendio di quest’ultimo, difatti, si attesta in media sui 19.250 euro l’anno, secondo le dichiarazioni dei redditi 2011; sui 23.000 euro, secondo il Rapporto Eurostat 2012).

In buona sostanza, il guadagno “mensile” di un parlamentare è pari allo stipendio “annuale” di un suo elettore medio!

Come non chiamare “Casta” una politica siffatta?!

 E non finisce qui!


Secondo un’inchiesta di Openpolis, i nostri deputati sono pagati “509 euro” l’ora (lavorando, in media, solo 1 giorno su 6 a settimana, ossia 80 giorni l’anno), mentre i senatori “863 euro” l’ora (dedicando solo 50 giorni l’anno ai lavori parlamentari).


Un parlamentare, in un’ora di lavoro, guadagna quanto la maggior parte del suo elettorato percepisce in un intero mese!

E’ come se gli eletti lavorassero quanto un lavoratore stagionale, ricevendo però una paga -e che paga!- per tutto l’anno!

Cosa mantengono di “onorevole” i nostri parlamentari se non il titolo???

COME TOLLERARE CHE L’ITALIA SI COLLOCHI ALL’ULTIMO POSTO IN EUROPA PER LE RETRIBUZIONI DEI LAVORATORI ED AL PRIMO PER I COMPENSI DEI POLITICI?!

LO SCANDALO ITALIANO?

DA NOI I PARLAMENTARI PIÙ “CARI” D’EUROPA!

 La media Ue delle indennità dei membri delle Camere Basse si attesta sui 54.000 euro lordi annui (4.500 euro mensili).

L’indennità di un deputato italiano, invece, pur al netto dei tagli degli ultimi anni e senza considerare diarie, rimborsi e benefit vari, ammonta a “10.435 euro” lordi al mese (“125.220 euro” l’anno!).

Com’è possibile che un parlamentare italiano guadagni “più del doppio” della media europea?

Solo nel 2011, la spesa per gli stipendi e i benefit dei nostri onorevoli è ammontata a 245.165.000 euro (con un aumento del 9,10% rispetto al 2001, pari a 20,5 milioni di euro in più).

Fin quando potremmo permetterci “il lusso” di una classe politica così onerosa?!

 Qualche utile confronto può evidenziare meglio d’ogni altro commento le sproporzioni del “caso Italia” (fonte Linkiesta.it):

·                     negli Usa un deputato percepisce un’indennità annua di 115.000 euro lordi;

·                     in Canada 107.000 euro;

·                     in Irlanda al massimo 102.000 euro;

·                     in Australia 93.000 euro;

·                     in Olanda 91.000 euro;

·                     in Germania 85.000 euro;

·                     in Francia 84.000 euro;

·                     in Norvegia 79.000 euro;

·                     in Nuova Zelanda 71.000 euro;

·                     in Gran Bretagna 70.000 euro;

·                     in Svezia 70.000 euro;

·                     in Spagna addirittura “37.000” euro (lordi ed annui, s’intende!).

Un deputato italiano svolge le stesse funzioni di un collega iberico e vive in un Paese non molto dissimile dalla Spagna.

Perché mai dovrebbe costare alla collettività “più del triplo”?!

 Ma quanto guadagna, esattamente, un parlamentare italiano?

I nostri deputati e senatori, al netto di ogni ostentato taglio (?), beneficiano di:
1)       una “INDENNITÀ DI FUNZIONE” (prevista dall’articolo 69 della Costituzione e regolata dalla  legge n.1261 del 1965), pari alla Camera a 10.435 euro lordi al mese (circa 5.000 euro netti) ed al Senato a 10.385 euro lordi (5.300 euro netti);
 
2)       una “INDENNITÀ DI CARICA” per ogni ulteriore incarico assunto (ad esempio, la presidenza -o vicepresidenza- di un gruppo politico o di una commissione);

3)       una “DIARIA” (disciplinata sempre dalla legge n.1261 del 1965), ossia un rimborso forfettario delle spese di soggiorno a Roma (in realtà, spettante anche ai residenti nella Capitale!), pari, sia a Montecitorio che a Palazzo Madama, a 3.503 euro “netti” al mese;
 
4)       un “RIMBORSO (forfettario) DELLE SPESE PER L’ESERCIZIO DEL MANDATO”, con cui si dovrebbero pagare i portaborse (peccato che solo un onorevole su tre se ne avvale e, per di più, spesso questi sono pagati male e in nero!), pari per i deputati a 3.690 euro “netti” mensili, per i senatori a 2.090 euro;
 
5)       un “RIMBORSO (trimestrale) DELLE SPESE DI TRASPORTO E VIAGGIO”, pari alla Camera (a seconda che la distanza tra il luogo di residenza del deputato e l’aeroporto più vicino per raggiungere la Capitale superi i 100 Km) da 3.323 a 3.995 euro netti, ossia da 1.107 fino a 1.331 euro al mese; al Senato tale voce è stata sostituita dal “RIMBORSO (forfettario) DELLE SPESE GENERALI”, pari a 1.650 euro netti al mese;
 
6)       un “RIMBORSO (annuale) DELLE SPESE TELEFONICHE”, pari a Montecitorio a 3.098 euro l’anno,  ossia 258 euro “netti” al mese; al Senato tale voce rientra nel “rimborso delle spese generali”;
 
7)       una “ASSISTENZA SANITARIA INTEGRATIVA (obbligatoria)”, che, sia alla Camera che al Senato, garantisce tariffe agevolate e rimborsi per le prestazioni sanitarie dei parlamentari e dei loro familiari (conviventi more uxorio compresi!); al Senato è anche presente un ambulatorio con pronto soccorso h24, con un medico e quattro infermieri sempre disponibili, che (ci) costa “700.000 euro” l’anno; alla Camera il costo dell’assistenza sanitaria integrativa, solo nel 2011, è ammontato a “10 milioni” di euro (di cui 3 milioni solo per spese odontoiatriche ed altrettanti per interventi in cliniche private!);
 
8)       “TESSERE SPECIALI PER VIAGGIARE GRATUITAMENTE” su strade, ferrovie, navi ed aerei per tutto il territorio nazionale (di queste beneficiano non solo i parlamentari in carica ma anche chiunque sia stato eletto almeno una volta alla Camera e per dieci anni dal termine del mandato!);
9)       ulteriori “PRIVILEGI” (ad esempio, gli ex presidenti delle Camere godono di segreterie personali, auto blu e uffici riservati in Parlamento: fino al 2011 ne usufruivano “a vita”, dal 2012 “solo” per i dieci anni successivi la cessazione del mandato);

10)   un “ASSEGNO DI FINE MANDATO” (o di solidarietà), ovverosia una sorta di “Tfr parlamentare”, pari, sia per i deputati che per i senatori, all’80% dell’importo mensile lordo dell’indennità per ogni anno di mandato effettivo (o frazione non inferiore ai sei mesi); alla Camera, l’assegno ammonta a 46.814 euro dopo un solo mandato e fino a 140.443 euro dopo tre legislature;

11)   e un “VITALIZIO PARLAMENTARE”: se è vero che questa voce è stata recentemente abolita e sostituita da una comune pensione contributiva (almeno per tutti coloro eletti dopo il 1° gennaio 2012), è altrettanto vero che ne continueranno a beneficiare gli ex membri del Parlamento e tutti i parlamentari attualmente in carica!

 Facendo le dovute somme -e non considerando eventuali indennità di carica, assegni di fine mandato, vitalizi e benefit non monetizzabili-, un semplice parlamentare può arrivare a intascare mensilmente “19.217 euro” alla Camera e “17.628 euro” al Senato!

E’ facile dimostrare, allora, che i parlamentari italiani non solo percepiscono gli stipendi e i vitalizi più alti ma beneficiano anche di tutta una serie di privilegi “unici” rispetti ai propri colleghi europei!

 
Qualche esempio (fonti: “Rapporto Giovannini”; studio riservato del Servizio per le competenze parlamentari della Camera)?

·                     In Francia i membri dell’Assemblée nationale (577) percepiscono un’indennità di 7.100 euro lordi al mese, non beneficiano di alcuna diaria (al massimo di residence a tariffa agevolata o di prestiti di 76.000 euro al 2% per comprarsi un appartamento) e non hanno alcun assegno di fine mandato (solo un sussidio di reinserimento, di cui si beneficia se disoccupati e per tre anni al massimo);

·                     in Germania i membri del Bundestag (620) intascano un’indennità di 7.668 euro lordi mensili, beneficiano di un contributo per le spese di segreteria e rappresentanza di 1.000 euro (importo massimo) e non hanno nessun assegno di fine mandato (solo un’indennità provvisoria, di cui usufruiscono per 18 mesi);

·                     in Gran Bretagna i membri della House of Commons (650) incassano un’indennità di 6.350 euro lordi al mese, come diaria possono richiedere un rimborso massimo mensile di 1.922 euro e non hanno alcun assegno di fine mandato (al termine della legislatura, possono solo chiedere un rimborso di 47.000 euro per spese connesse all’esercizio delle loro funzioni);

·                     in Olanda i deputati guadagnano 8.500 euro d’indennità lorda al mese, beneficiano di una diaria di 1.600 euro (importo massimo) e di un contributo per le spese di segreteria e rappresentanza di 203 euro;

·                     in Austria riscuotono 8.100 euro d’indennità mensile, non godono di alcuna diaria e beneficiano di un contributo per le spese di segreteria e rappresentanza di 480 euro;

·                     in Belgio intascano 7.300 euro lordi al mese, non godono di alcuna diaria e percepiscono un contributo per le spese di segreteria e rappresentanza di 1.800 euro;

·                     in Grecia percepiscono un’indennità di 5.700 euro lordi mensili;

·                     in Portogallo ricevono un’indennità di 3.400 euro lordi al mese;

·                     in Spagna guadagnano soli 2.800 euro d’indennità lorda mensile e ricevono una diaria di 1.800 euro (soli 870 euro se residenti a Madrid);

·                     a Strasburgo, dal 2009, tutti i membri del Parlamento europeo (736) percepiscono uno stipendio base di 7.655 euro lordi al mese.

 Un’indagine de Il sole 24 ore ha svelato i nomi dei politici che ci sono costati di più negli ultimi anni.

Eccone alcuni:

·                     Beppe Pisanu (Pdl), in 40 anni di onorata carriera parlamentare (come onorevole o senatore), ha guadagnato oltre “5,5 milioni” di euro;

·                     Giorgio La Malfa (gruppo Misto), in altrettanti anni, 5,4 milioni;

·                     Mario Tassone (Udc), in 36 anni, 4,9 milioni;

·                     Francesco Colucci (Pdl), in 35 anni, 4,8 milioni;

·                     Filippo Berselli (Pdl), Altero Matteoli (Pdl), Pier Ferdinando Casini (Udc) e Gianfranco Fini (Fli), in 31 anni, hanno incassato rispettivamente 4,2 milioni di euro;

·                     Carlo Vizzini (gruppo Misto), Domenico Nania (Pdl), Francesco Pontone (Pdl), Anna Finocchiaro (Pd), Livia Turco (Pd), Teresio Delfino (Udc) e Luigi Grillo (Pdl), in 27 anni, hanno ricevuto 3,6 milioni di euro a testa;

·                     Giuseppe Calderisi (Pdl) e Calogero Mannino (Udc), in 26 anni, hanno accumulato 3,5 milioni di euro l’uno;

·                     mentre Massimo D’Alema (Pd), in “soli” 25 anni, 3,4 milioni di euro.

Le fortune politiche di appena 18 tra i più noti politici italiani ci sono costate, in conclusione, “77,8 milioni” di euro!

Quante vite dovrebbe vivere un operaio o un impiegato per ambire a simili guadagni?!

 Solo i cinque senatori a vita che oggi siedono in Parlamento (“di diritto”, come Ciampi in qualità di ex Presidente della Repubblica; o “di nomina presidenziale”, come Mario Monti) ci costano “600.000 euro” l’anno a testa!

Stipendi d’oro di cui beneficiano personaggi, pur se di prestigio:

·                     “non eletti” -contrariamente ai propri colleghi parlamentari-;

·                     con un incarico “a vita” -come nelle migliori democrazie!-;

·                     e “improduttivi”, risultando -per ovvie ragioni anagrafiche- tra i membri del Parlamento più assenteisti: alcuni, veri e propri “desaparecidos”, scomparendo dalla scena pubblica dopo la loro elezione!

Ha ancora senso, allora, mantenere in vita questa figura???

 Solo nel 2011:

·                     su un costo complessivo di funzionamento del Senato di 603.100.000 euro, la spesa per gli stipendi dei senatori è assommata a “71.225.000 euro”;

·                     su un bilancio di 1.070.994.520 euro della Camera, il costo degli stipendi dei deputati è ammontato a “167.050.000 euro”;

·                     le pensioni dei parlamentari sono costate “79.200.000 euro” al Senato e 138.200.000 euro” alla Camera;

·                     ogni seduta parlamentare è costata “3.332.044 euro” al Senato (essendosene svolte 181 in tutto il 2011) e “7.046.017 euro” alla Camera (essendosene tenute solo 151);

·                     il Parlamento italiano è costato più dei parlamenti di Francia, Germania, Inghilterra e Spagna messi insieme (fonte Libero, 30/01/2012);

·                     e la Camera ed il Senato italiani, insieme, sono costati circa “100 milioni di euro in più” rispetto al Congresso ed al Senato americani (fonte Corriere della Sera, 18/07/2011).

Come ultima chicca, aggiungiamo pure che, mentre ogni italiano spende “27,15 euro” l’anno per mantenere il proprio Parlamento (fonte La Stampa, 30/01/2012):

·                     in Francia ogni cittadino spende 8,11 euro (tre volte meno);

·                     negli Usa 5,10 euro (cinque volte e mezzo meno).

·                     in Inghilterra 4,18 euro (quasi sette volte meno);

·                     in Spagna soli 2,14 euro (dieci volte meno!).

 Occorre assumere nuovi superconsulenti al Governo o chiedere ulteriori suggerimenti agli utenti del web per scoprire dove si annidano le più robuste “sacche di spreco” di denaro pubblico in Italia???

IL COSTO “EXTRAEUROPEO” DEI NOSTRI EURONOREVOLI

 Un europarlamentare italiano, per svolgere la sua attività a Strasburgo, percepisce un’indennità di funzione di “11.190” euro lordi mensili, pari a oltre “134.000” euro l’anno.

Voce d’entrata a cui ulteriormente sommare (fonte La Repubblica):

·                     un gettone di presenza, di “306 euro” per ogni partecipazione alle sedute dell’Europarlamento;

·                     una diaria di soggiorno, di “9.000 euro” mensili (pari a 290 euro al giorno);

·                     un rimborso spese di viaggio, dal 2009 non più forfettario ma correlato alle spese sostenute e documentabili;

·                     un rimborso spese di assistenza parlamentare, di 17.570 euro al mese;

·                     una indennità di segreteria, di 4.200 euro mensili.

 

Cifre “impressionanti”, ma che risultano “inaccettabili” al confronto con le indennità percepite dagli altri euronorevoli (fonte “Times”):

·                     un europarlamentare austriaco percepiva, fino al luglio 2009, soli 106.583 euro lordi l’anno;

·                     un olandese 86.125 euro;

·                     un tedesco 84.108 euro;

·                     un irlandese 82.065 euro;

·                     un inglese 81.600 euro;

·                     un belga 72.017 euro;

·                     un danese 69.264 euro;

·                     un greco 68.575 euro;

·                     un lussemburghese 66.432 euro;

·                     un francese 62.779 euro;

·                     un finlandese 59.640 euro;

·                     uno svedese 57.000 euro;

·                     uno sloveno 50.400 euro;

·                     un cipriota 48.960 euro;

·                     un portoghese 41.387 euro;

·                     uno spagnolo 35.051 euro;

·                     uno slovacco 25.920 euro;

·                     un ceco 24.180 euro;

·                     un estone 23.064 euro;

·                     un maltese 15.768 euro;

·                     un lituano 14.196 euro;

·                     un lettone 12.900 euro;

·                     un ungherese 9.132 euro;

·                     un polacco addirittura 7.369,70 euro (sempre lordi, sempre all’anno, s’intende!).

 Forse gli europarlamentari italiani “eccellono” su tutti gli altri per la loro operosa partecipazione ai lavori del Parlamento di Strasburgo?

Tutt’altro!

I nostri eurodeputati risultano “i meno presenti”: una volta su tre rimangono a casa, mentre i finlandesi hanno un tasso di presenze del 90%, i tedeschi di poco inferiore e così pure gli  europarlamentari di altre nazionalità (fonte l’Espresso).

Come giustificare, allora, una simile maggiorazione nella loro retribuzione?

 Forse i nostri euronorevoli, pur se assenteisti, si distinguono dagli altri per il loro rendimento?

Niente affatto!

Gli europarlamentari italiani eccellono, casomai, per tassi “scandalosamente bassi” di produttività: su 78 nostri parlamentari in Europa, 61 non hanno mai presentato una relazione e 17 non si sono mai scomodati nemmeno d’aprir bocca in Aula!

Euronorevoli “assenteisti e fannulloni”: perché, allora, premiarli con gli stipendi più alti di Strasburgo?!

 Forse il “mestiere” dell’europarlamentare è giudicato alla pari di un lavoro “usurante”?

Forse allontanarsi dal Bel Paese per qualche giorno a settimana è ritenuto una fatica insostenibile, enormemente maggiore che staccarsi dalla fredda Germania o dalla povera Polonia???

O forse, pensando alla gente che “realmente” lavora col sudore in fronte per sbarcare faticosamente il lunario, è un’offesa anche solo considerare un “mestiere” l’attività politica?!

 Non sappiamo se anche negli scranni più alti di Strasburgo qualcuno si sarà posto gli stessi interrogativi.

Quel che è certo è che il Parlamento europeo, adottando il nuovo Statuto parlamentare (luglio 2009), è intervenuto sulle ingiustificate diversità di trattamento economico degli europarlamentari:

1.                   equiparando l’indennità degli europarlamentari, a prescindere dalle loro nazionalità, a “7.655 euro” lordi mensili (spesa a carico del bilancio del Parlamento europeo, non più dei parlamenti nazionali);

2.                   e sostituendo il rimborso generico e forfettario delle spese con un rimborso delle sole spese giustificate e documentate.

 “Arcano” risolto, dunque?
Macché!

L’equiparazione degli “euro-stipendi”, in realtà, poteva essere soggetta a deroga: prerogativa che il nostro Paese non ha perso tempo ad esercitare!

Gli europarlamentari italiani, pertanto, continuano a beneficiare di un trattamento retributivo equiparato non a quello dei loro colleghi di Strasburgo ma a quello dei loro colleghi di Montecitorio!

Il “quantum in più” percepito dai nostri euronorevoli, ovviamente, non è a carico del Parlamento europeo, bensì del nostro Parlamento nazionale…

Nessuno scrupolo, però: tanto “paga sempre Pantalone” (ovvero noi cittadini!).

 
TANTO PER RIDERE:

I “TAGLI” AGLI STIPENDI DEI PARLAMENTARI…


Tra i primi impegni che si è assunto il governo Monti vi è stato quello di ridurre i costi della politica.

A tal fine, si è dato mandato alla cd. “Commissione Giovannini” di parametrare gli stipendi dei politici italiani entro la media europea.

Il risultato, ancora una volta, è stato gattopardesco: si è “deciso di non decidere”!

La Commissione, difatti, ha gettato la spugna, dichiarandosi impossibilitata a completare il proprio lavoro, sia per mancanza di tempo sufficiente, sia per la difficoltà di comparare costi di assetti istituzionali diversi.

Nella relazione conclusiva, però, la Commissione non ha potuto fare a meno di riconoscere ciò che già risultava evidente anche all’uomo della strada: i parlamentari italiani sono i più pagati d’Europa!


Perché, a questo punto, il Parlamento non si è mosso autonomamente per ridurre le proprie spese (non limitandosi a “ritocchi minimali” o a tagli “marginali”)?

Perché, all’estrema velocità con cui si aumentano le tasse per “far cassa”, corrisponde una snervante lentezza nell’operare tagli ai costi della politica (che fine ha fatto, ad esempio, il tanto sbandierato dimezzamento del numero dei parlamentari)???

E per quale stramba ragione i parlamentari italiani vanterebbero il diritto “esclusivo” di veder parametrata la propria retribuzione alla media dei sei paesi più ricchi d’Europa (pur non disponendo affatto il nostro Paese degli stipendi tedeschi o del Pil francese)?!


A ognuna di queste obiezioni, la politica risponde, infastidita, sempre alla stessa maniera: “Questa è demagogia!”, “ci siamo messi a dieta…”, “abbiamo già stretto la cinghia!”

Ma quanto è stata effettivamente stretta la cinghia?

Quanto la politica, per lungo tempo “famelica e ingorda”, potrebbe ulteriormente dimagrire?


Qualche “dimagrimento”, in effetti, c’è stato.

Eccone il risultato:

PRIMO:

L’indennità di funzione:

·                     nel 2006 (ex legge finanziaria) è stata ridotta del 10%;

·                     nel 2008 (ex legge finanziaria) ne sono stati sospesi gli adeguamenti retributivi per 5 anni (misura prorogata fino a tutto il 2013);

·                     nel 2011 (ex decreto legge n.138) è stata ulteriormente ridotta, ma “solo” per il triennio 2011/2013, nella misura del 10% per la parte eccedente i 90.000 euro e del 20% per la parte eccedente i 150.000 euro lordi annui (riduzione raddoppiata per i parlamentari che svolgono un’attività lavorativa per la quale percepiscono un reddito uguale o superiore al 15% dell’indennità parlamentare);

·                     nel 2012 (con deliberazioni degli Uffici di Presidenza della Camera, 30 gennaio 2012, e del Senato, 31 gennaio 2012), è stata decurtata di 1.300 euro “lordi” al mese.

SECONDO:

La diaria, con deliberazioni degli Uffici di Presidenza della Camera (27 luglio 2010) e del Senato (25 novembre 2010), è stata:

·                     ridotta a 3.503 euro al mese (rispetto ai 4.000 euro precedenti);

·                     e soggetta a ulteriori decurtazioni per ogni assenza dei parlamentari dai lavori parlamentari.


TERZO:

Il rimborso delle spese per l’esercizio del mandato, nel 2012:

·                     alla Camera (con deliberazioni dell’Ufficio di Presidenza del luglio 2010 e gennaio 2012) è stato ridotto di 500 euro (portandolo a 3.690 euro netti al mese) e corrisposto solo per il 50% forfetariamente (per il restante 50% a titolo di rimborso per specifiche categorie di spese documentate);

·                     al Senato, invece, è stato ridotto a 2.090 euro e erogato a titolo di rimborso delle spese effettivamente sostenute.

QUARTO:

I vitalizi parlamentari:

·                     nel 2007 sono stati ridotti e si è raddoppiato il periodo minimo di mandato richiesto per maturarne il diritto (da 2 anni e 6 mesi a 5 anni);

·                     dal 1° gennaio 2012 (con deliberazioni degli Uffici di Presidenza della Camera, 14 dicembre 2011 e 30 gennaio 2012, e del Senato, 31 gennaio 2012), sono stati aboliti e sostituiti da una pensione contributiva.


SVELATO “L’ARCANO”:

L’INGANNO DEI “FINTI TAGLI” AI COSTI DELLA POLITICA!


Se dei tagli ci sono effettivamente stati, restano comunque delle “sconcertanti verità”:

 
PRIMO:

Come spiegare il fatto che, nonostante i “pesanti” (?) sacrifici cui si è sottoposta la politica:

·                     i parlamentari italiani restano i più pagati d’Europa;

·                     il divario tra la retribuzione media di un lavoratore e di un suo eletto resta incolmabile;

·                     e Montecitorio risparmierà soli “150 milioni” di euro in tre anni (il “5%” del suo costo generale!), mentre Palazzo Madama appena “4 milioni” di euro rispetto al 2011 (su una dotazione di “542 milioni” per il 2012)?

 
SECONDO:

I presidenti Fini e Schifani hanno pomposamente enfatizzato la recente scelta dei parlamentari di ridursi lo stipendio di 1.300 euro.

Ma come non ricordare che:

·                     i 1.300 euro indicano un importo “lordo” (il taglio effettivo è ammontato a soli “700 euro”);

·                     mentre la busta paga netta di deputati e senatori è rimasta “invariata” (essendo stato contestualmente abolito l’obbligo per i parlamentari di versare i contributi previdenziali, guarda caso pari a 700 euro al mese)?

 
TERZO:

Tutti ripetono, ad ogni piè sospinto, che i vitalizi sono stati aboliti.

Ma, pur col nuovo sistema contributivo, a un parlamentare sono sufficienti:

·                     5 anni di mandato” per maturare il diritto alla pensione (non 35, come per qualsiasi comune cittadino);

·                     e60 anni d’età” per ricevere il primo assegno, dopo aver ricoperto appena due mandati (non 66 anni, come per ogni altro elettore).

L’abolizione dei vitalizi, poi:

·                     non ha intaccato di 1 solo euro i “2.308” vitalizi già maturati (il nuovo calcolo contributivo si applicherà solo a coloro eletti dalla prossima legislatura);

·                     e non ha cancellato l’assegno di fine mandato, l’ultimo generoso regalo concesso a chi di tutto avrebbe bisogno fuorché di assistenza per reinserirsi nel mondo del lavoro!


QUARTO:

Oltre l’inganno, anche la beffa!


Mentre l’Italia “sta morendo di speranza”, si scopre che il magro e supertecnico governo Monti ci costa in stipendi quasi “il doppio” rispetto al pletorico governo politico Berlusconi: 4,8 milioni di euro, a fronte di 2,8 milioni (fonte Il Giornale).


Mentre i 23 ministri, i 3 viceministri e i 38 sottosegretari del Cavaliere guadagnavano tra i 40 e i 50.000 euro l’anno, grazie ad una legge del 1997 del governo Prodi, i nuovi supertitolati ministri, non percependo alcuna indennità parlamentare, godono di stipendi di “132.000 euro” lordi annui!

Senza considerare il premier Monti, che, cumulando anche la carica di senatore a vita, in un anno intasca circa “300.000 euro” (fonte Il Giornale).

 

PER UNA POLITICA AL SERVIZIO DEI CITTADINI

(E NON UNO STATO AL SERVIZIO DELLA POLITICA!)

 
PRIMO:

PERCHÉ NON DIMEZZARE IL NUMERO DEI PARLAMENTARI?

Se negli Usa (Paese esteso 30 volte l’Italia e con una popolazione quadrupla) il Senato federale è composto da 50 membri e il Congresso da 435, perché mai in Italia non basterebbero 315 deputati e 157 senatori?!

 
SECONDO:

PERCHÉ’ NON ABOLIRE LA FIGURA DEI SENATORI A VITA?

Come giustificare una carica tanto inutile quanto antistorica, ovvero gli unici parlamentari “non eletti” -come nelle migliori democrazie- e “a vita”-come solo i papi e i restanti monarchi nel mondo-?!


TERZO:

PERCHÉ NON ABOLIRE TUTTI GLI EMOLUMENTI a vario titolo DEI PARLAMENTARI (diaria, rimborsi, contributi, assegni di fine mandato, benefit vari…), SOSTITUENDOLI CON UN’UNICA INDENNITÀ’ DI FUNZIONE, DALL’IMPORTO MASSIMO DI “5.000 EURO” NETTI MENSILI?

Perché un compenso “più che doppio” rispetto alla media della retribuzione di qualsiasi comune cittadino non sarebbe sufficiente a garantire ai nostri eletti un minimo di sussistenza economica e autonomia politica?!

 
QUARTO:

PERCHÉ NON CONCEDERE L’INDENNITÀ PARLAMENTARE SOLO A CHI RINUNCIA, per il corso della legislatura, AD ESERCITARE QUALSIASI ALTRA PROFESSIONE?

Perché retribuire allo stesso modo quei politici che si pongono a tempo pieno “al servizio” della Nazione e quelli che riservano alla politica solo il tempo libero che gli residua dalle loro private professioni?

E PERCHÉ NON RICONOSCERE A QUEI PARLAMENTARI CHE SCEGLIEREBBERO comunque DI SVOLGERE ALTRE ATTIVITÀ professionali solo UN “CONTRIBUTO SPESE”, DALL’AMMONTARE MASSIMO DI “1.000” EURO MENSILI?

 
QUINTO:

PERCHÉ NON ABOLIRE LE “DOPPIE INDENNITÀ”, ovvero la possibilità per i parlamentari che assumono contestualmente altre cariche di cumulare più emolumenti (ad esempio, nel caso di parlamentari-sottosegretari, deputati-ministri, premier-senatori…)?

 

SESTO:

PERCHÉ NON TAGLIARE I “VITALIZI D’ORO” (2.308 i vitalizi parlamentari ad oggi erogati, 3.385 quelli regionali), PONENDO UN TETTO MASSIMO DI “3.000 EURO” MENSILI?

“I diritti acquisiti non si toccano!”, ripetono in coro i nostri eletti…

Com’è possibile, allora, che solo i politici vantino tali diritti?

Perché lo stesso principio non è valso per i pensionati o gli esodati, duramente penalizzati dalla Riforma Fornero?

Perché tale diritto non lo vanterebbero i pubblici impiegati, per i quali, se la situazione finanziaria lo imponesse, si prospetta la cancellazione delle tredicesime?

Com’è possibile che nel ‘92 si è potuto addirittura intaccare il conto corrente degli Italiani, mentre oggi non si può nemmeno chiedere un sacrificio in più ai contribuenti più abbienti?

 
“Quando si chiedono sacrifici alla gente che lavora, ci vuole un grande consenso, una grande credibilità politica e la capacità di colpire esosi e intollerabili privilegi”

(Enrico Berlinguer)

 

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“PANTA REI”



 

Riferimenti facebook:

“L’ANTI-CASTA”



 

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martedì 9 ottobre 2012

“Tangenti per le colonie dei bambini”


Milano, arrestato funzionario Comune

Patrizio Mercadante in manette con altre due persone. Avrebbe preso una mazzetta da 100 mila euro. Le accuse sono di corruzione e turbativa d’asta
 
 
milano
Lucravano perfino sulle vacanze dei bambini in colonia. La tangente correva per gli appalti alle società che dovevano fornire servizi e case dove il comune di Milano manda i bambini che non possono permettersi altre vacanze. In manette stamattina è finito Patrizio Marcadante, direttore del settore Minori del Comune e funzionario dell’assessorato alla Famiglia dal 2009 all’aprile 2011 (attualmente alla direzione centrale della zona 7) che, incredibilmente, aveva ricevuto dalla passata giunta, come «uomo di fiducia dell’assessore Mariolina Moioli», il potere di firma per un gran numero di appalti. È accusato di corruzione per diverse mazzette, quantificate al momento in 100 mila euro in relazione ad appalti per 38 milioni di euro per la gestione delle colonie estive.

Vendita di campi gioco per i bambini

Tra le operazioni “sospette” da lui portate a termine, la vendita delle case vacanze di Recco e di Malcesine nonchè terreni di Loano e Pietra Ligure, in modo che le case vacanze adiacenti dei bambini «venissero private dell’area destinata ad attività ginniche e del gioco all’aperto». Insomma, all’apparenza un personaggio senza scrupoli. Oltre al funzionario, agli arresti domiciliari, sono finiti Dario Zambelli, titolare di una società di viaggi, Antonio Picheca, avvocato e segretario generale dell’istituto dei Ciechi di Milano, e Giulia Pezzoli, collaboratrice di fiducia di Mercadante. I reati vanno dalla corruzione, alla truffa, alla turbativa d’asta, al falso. La Guardia di Finanza sta ancora eseguendo una cinquantina di perquisizioni.

Una simpatica cena tra amici
Tra gli episodi contestati, anche una cena da 13 mila euro per festeggiare il 6 giugno del 2011 la nomina a commissario straordinario della Fondazione Pini dell’avvocato Picheca, definita da alcuni partecipanti «una simpatica cena tra amici» e intitolata «La tavola dell’arte». I soldi spesi rientravano nel finanziamento ottenuto dal comune per un concorso dedicato ai bambini «uno sguardo sulla città». La cena, risulta da un rapporto della Gdf «fu particolarmente raffinata e costosa, atteso che per una trentina di invitati venne disposto un servizio catering per un valore di circa 4.000 euro e furono altresì disposti eleganti biglietti d’invito, accompagnati da cofanetti realizzati a mano contenenti cioccolatini (euro 2.838,66). Inoltre fu realizzato un impianto di illuminazione dal valore di 4.634 euro e noleggiato un pianoforte per 400 euro». Prosegue il giudice: «Simili esborsi per l’allestimento della cena in oggetto non sono risultati in alcun modo correlati alla promozione del progetto “Uno sguardo sulla città”, di cui nessuno degli invitati sentiti ha riferito di aver sentito parlare....Evidentemente dunque si trattava di una cena organizzata per consolidare una rete di rapporti con diverse personalità nel mondo imprenditoriale e pubblico milanese, nonchè con alcuni alti magistrati del circondario....»

La campagna elettorale della Moioli
Il dirigente comunale Mercadante, viene descritto negli atti che hanno portato alla sua cattura, come un personaggio molto vicino all’ex Assessore Moioli e dipinto da altri dirigenti del comune come «incapace» di indirizzare i funzionari del suo settore. In compenso, Marcadante, il cui stipendio annuo ammontava a 102 mila euro (tangenti escluse) era molto preoccupato di crearsi «la cerchia», come emerge dalle intercettazioni. Ovvero «una rete di conoscenze tra le persone fidate che possano, all’occorrenza, reciprocamente aiutarmi attraverso scambio di favori», scrive il gip Vicidomini. Bergamasco di nascita, come il suo ex assessore di cui, sostengono i Pm, si sarebbe occupato anche «delle spese per la campagna elettorale», Mercadante in particolare «ha consentito all’imprenditore bergamasco Zambelli Dario una straordinaria affermazione nelle gare d’appalto bandite dal Comune di Milano con riferimento al settore delle vacanze per minori...». Ma non solo. Scrive il giudice: « Da alcune conversazioni e colloqui intercettati sono emerse situazioni e rapporti di dubbia legittimità in ordine al procedimento amministrativo adottato con riferimento ad alcune gare d’appalto». In particolare Zambelli, la cui attività imprenditoriale «appare fortemente legata al sindacato Cisl», nelle telefonate fa riferimento a «talune gare indette dalla Scuola di Magistratura di Bergamo e dal Comune di Brescia». Sempre il Mercadante, invece, risulta «aver veicolato in favore della fondazione Adolfo Pini, di cui era commissario straordinario Picheca Antonio, consistenti importi di denaro pubblico a titolo di un finanziamento di un progetto che non giustificava le spese sostenute, ricevendo in contropartita somme di denaro a lui destinate a titolo personale, con evidente danno per la Pubblica Amministrazione».

Pronto a distruggere le prove
Secondo il gip, l’arresto di Mercadante, «protagonista assoluto dell’indagine», appare la misura più idonea per «la pluralità e la gravità dei fatti contestati». Inoltre «solo la misura di massimo rigore, infatti, può consentire la salvaguardia delle esigenze cautelari, avendo il Mercadante dimostrata la spiccata propensione ad alterare le possibili prove a suo carico, contraffacendo senza scrupoli documenti di varia natura».

PAOLO COLONNELLO

L'hinterland cosentino era l'«eldorado della prostituzione»


Case chiuse anche attorno al campus

Secondo la ricostruzione degli inquirenti le ragazze arrivavano da altre città perché trovavano un'organizzazione che le assisteva in ogni dettaglio, con pacchetti "tutto incluso" che comprendevano appartamenti, inserzioni e persino gli autisti. Undici le persone coinvolte nel blitz: c'è anche un ex maresciallo dei carabinieri

COSENZA - L'hinterland cosentino era «l'eldorado della prostituzione». Il giudice per le indagini preliminari lo scrive nell'ordinanza che ha portato all'arresto tra Cosenza, Rende e Montalto Uffugo di sette persone - tre delle quali ai domiciliari - e a obblighi restrittivi per altre quattro. Sono tutti accusati di aver messo in piedi quello che gli inqurenti definiscono «un modello organizzativo all'avanguardia e ben noto a livello nazionale» nell'assistenza alle prostitute. Addirittura, secondo il giudice, «meretrici di ogni categoria giungevano da altre città, avendo trovato in questa organizzazione un punto di riferimento». E ancora: «le case chiuse erano ben note nel circuito ed assicuravano alle prostitute un avviamento già consolidato».
IN CITTA' E ATTORNO AL CAMPUS - Strategiche le posizioni scelte per ospitare le case di appuntamenti. Alcune di esse erano in pieno centro a Cosenza, come quella che si trovava in via Lazio, tra un noto hotel di via Panebianco e la zona del tribunale. Moltissime, però, lambivano il campus universitario di Arcavacata: ce n'erano in contrada Vermicelli e soprattutto in contrada Rocchi e poi nel borgo di Arcavacata. Altre, invece, si trovavano nella parte nuova di Rende, in via Volta o in via Verdi: quest'ultima, in particolare, nei pressi di un noto locale della movida studentesca.
TUTTO COMPRESO - Alle prostitute - tutte extracomunitarie - che si rivolgevano all'organizzazione guidata secondo l'accusa da Mario Franco e Massimiliano Ercole (quest'ultimo è un ex maresciallo dei carabinieri), non venivano messi a disposizione solo gli appartamenti. Secondo la ricostruzione emersa dalle indagini condotte da polizia e carabinieri era disponibile infatti una serie di «servizi accessori e strumentali»: le donne venivano contattate, qualcuno le andava a prendere alla stazione o in aeroporto per poi accompagnarle a casa, poi le accompagnavano persino a fare la spesa o a procurarsi abbigliamento. Ovviamente veniva fornito l'occorrente per svolgere l'attività specifica, dalle lenzuola ai preservativi, venivano effettuate le ricariche telefoniche e si offriva anche consulenza per aggirare eventuali controlli da parte delle forze dell'ordine.
Dalle dichiarazioni a verbale emerge una formula che viene definita «assolutamente originale»: «Franco Mario era solito dividere le donne che facevano le prostitute in due categorie: quelle di classe e quelle per disperazione. Le prostitute di classe venivano messe nell'appartamento in via Lazio perché là si pagava 525 euro a settimana per ogni ragazza. ... Le prostitute per disperazione pagavano invece 70-50 euro al giorno ogni donna».
Ciascuna donna aveva poi la possibilità di chiedere di cambiare domicilio se quello assegnato non risultava di suo gradimento. Ma alla fine le forze dell'ordine sono riuscite a intercettare l'organizzazione. E stamattina sono scattate le manette.
 
di ANDREA GUALTIERI

Blitz anti-mafia nel Nisseno Ventuno arresti nella notte

Coinvolti anche un sostituto commissario di polizia, un assistente capo delle guardie carcerarie, due marescialli della guardia di finanza e un vigile urbano. Sono accusati di corruzione, concussione e frode informatica per una truffa contro l'erario attraverso videogiochi taroccati e controllati dalla criminalità
 
 
CALTANISSETTA. Ventuno persone, tra cui un sostituto commissario di polizia, un assistente capo delle guardie carcerarie, due marescialli della guardia di finanza e un vigile urbano (finiti tutti in carcere) sono state arrestate, su ordine del gip di Caltanissetta, perché ritenute responsabili, a vario titolo, di corruzione, concussione e frode informatica per una enorme truffa contro l'erario compiuta attraverso videogiochi taroccati e controllati dalla mafia.
A capo della presunta organizzazione dal giro d'affari milionario sarebbero tre fratelli imprenditori, Matteo, Salvatore e Luigi Allegro, arrestati, come la guardia carceraria, anche con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Avrebbero monopolizzato il settore dei videogiochi, imponendo i propri apparecchi ad esercenti e circoli ricreativi. Secondo le indagini, bastava un telecomando o un codice segreto per trasformarli in slot-machine o videopoker, eludendo il fisco, acquisendo incassi in nero e abbassando l'ammontare della vincita a discapito degli stessi giocatori. L'operazione della squadra mobile, denominata 'Le jeux sont faits 2', è stata disposta dal gip Maria Carmela Giannazzo, che, accogliendo le richieste della Dda, ha emesso 19 ordinanze di custodia cautelare in carcere, due agli arresti domiciliari e 21 provvedimenti di interdizione dall' esercizio dell'attività di impresa a bar e circoli ricreativi ritenuti coinvolti nell'inchiesta. Altri militari della Guardia di finanza e alcuni dipendenti civili del ministero dell'Interno sono stati raggiunti da informazione di garanzia per corruzione, concorso in peculato e frode informatica. Analogo invito a comparire è stato emesso nei confronti di alcuni funzionari di banca per il reato di riciclaggio, in quanto secondo l'accusa omettevano sistematicamente le segnalazioni dovute per operazioni sospette.
Beni per un valore complessivo di 5 milioni di euro sono stati già sequestrati alla famiglia Allegro. "L'alto livello di penetrazione raggiunto da Matteo Allegro e dai suoi complici negli apparati di sicurezza preposti al controllo delle attività di gioco legale, sarebbe - secondo il capo della squadra mobile, Giovanni Giudice - la diretta conseguenza della potenzialità criminogena delle attività connesse comunque al gioco, ed alle scommesse, che movimentando enormi capitali spesso in contanti, costituiscono terreno da arare per le organizzazioni criminali stanziate su un territorio".

Traffico di oro dall’Oriente, a Palermo scatta il blitz anti-contrabbando

Operazione della guardia di finanza all’aeroporto Falcone-Borsellino. Sequestrati più di 500 oggetti di pregio per un valore di oltre 200 mila euro

 
 
PALERMO. Nuova operazione anticontrabbando della Guardia di Finanza dello scalo aeroportuale "Falcone-Borsellino" di Palermo, con la collaborazione dell'Agenzia delle Dogane. Le Fiamme Gialle, nel corso dei controlli dei passeggeri in arrivo, hanno scoperto un traffico di oro e preziosi da Singapore sequestrando più di 500 oggetti preziosi orientali in oro di elevatissimo pregio e manifattura, per un peso netto di oltre 3 chilogrammi ed un presumibile valore commerciale di oltre 200 mila euro. L'operazione è sfociata nella denuncia per contrabbando di una persona di origine cingalese di 54 anni.
Il trafficante, residente a Palermo da 25 anni e che svolgeva ufficialmente la professione di domestico, è stato sottoposto ad accertamenti dopo essere giunto a Palermo dall'aeroporto "Changi" di Singapore con scalo all'aeroporto parigino "Charles De Gaulle". Nel caso specifico, il cingalese é stato controllato perché risultava avere effettuato negli ultimi mesi frequenti viaggi in oriente, con scali insoliti in altri Paesi europei. L'ingente carico di preziosi in oro da 22 carati, verosimilmente destinato alla commercializzazione illecita, era nascosto all'interno dei bagagli personali, abilmente celato tra souvenir, bigiotteria ed indumenti.
Un sequestro analogo era stato effettuato dai finanzieri in servizio presso l'Aeroporto "Falcone - Borsellino" alla fine dello scorso anno. Anche in quell'occasione il trafficante era un cingalese, di 44 anni, residente a Palermo da diverso tempo, sorpreso con oggetti preziosi orientali in oro di elevatissimo pregio.

venerdì 5 ottobre 2012

Casalesi, prete coraggio inchioda i signori del pizzo

CASERTA - Prima, fino al 7 dicembre dell’anno scorso, pagavano e tacevano. Pagavano tangenti da decine di migliaia di euro, percentuale fissa sull’importo dei lavori aggiudicati o sul fatturato presunto del bar, della salumeria, del ristorante. Dopo, dopo l’arresto di Michele Zagaria , hanno continuato a pagare: quanto e più di prima, a rate piccole ma continue, fino al saldo dell’importo pattuito con il capoclan e poi oltre, fino a soddisfare le necessità di quanti erano in carcere e avevano bisogno dei soldi per gli avvocati e la famiglia.

La differenza tra il prima e il dopo è una voce dal pulpito, quella di don Vittorio Cumerlato, che alla metà di giugno aveva tuonato: «Qui a Casapesenna è tutto come prima, questo paese non cambierà mai», spiegando poi alla polizia che si stava riferendo alle estorsioni subite da alcuni suoi fedeli. I quali, ed è questa la grande novità, non si sono precipitati a denunciare il ricatto ma alla prima richiesta di chiarimenti hanno confermato e spiegato modalità di pagamento e i retroscena del vecchio accordo, facendo i nomi dei mandanti e degli esattori.

Non è ancora la rivoluzione delle coscienze ma la prova della crepa vistosa che si è aperta nella barriera di calcestruzzo fortificato che ha garantito per anni l’impunità alla camorra casalese e al clan Zagaria. Cambiamento raccontato nell’ordinanza di custodia cautelare e nel decreto di fermo che ieri mattina hanno portato in carcere, con l’accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso, sette persone del giro stretto di Michele Zagaria: i suoi esattori di ieri e di oggi, che hanno agito in nome e per conto di fiduciari detenuti al 41 bis.

I provvedimenti cautalari portano la firma del gip Maria Vittoria Foschini e dei pm Catello Maresca, Marco Del Gaudio e Cesare Sirignano, che hanno coordinato le velocissime indagini della Squadra mobile di Caserta. I destinatari sono Michele Barone e Michele Fontana, già detenuti al carcere duro; Giorgio Pagano, Renato Piccolo, Costantino Diana, Francesco Sabatino e Antonio Aquilone, tornato in libertà alcuni giorni fa.

Tra le vittime delle estorsioni figura un imprenditore di Casapesenna che negli scorsi anni si era aggiudicato l’appalto per la realizzazione di un complesso residenziale da 50 villette a Castelmorrone, nel Casertano, per un importo di 6 milioni di euro.

Gli estorsori di Zagaria gli avevano imposto una tangente da 35mila euro di cui due tranche, per complessivi 20mila euro, erano state versate prima della cattura del boss. L’altra vittima è un ristoratore di San marcellino al quale era stato chiesto il pagamento di tremila euro, suddivise in tre rate - come da consolidata prassi camorrista - a Natale, Pasqua e Ferragosto.
 
di Rosaria Capacchione

Reggio, studenti in piazza contro lo scioglimento del Comune per mafia


reggio calabria
All’inizio dell’anno, il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri aveva inviato la commissione d’accesso a Reggio Calabria per accertare la situazione del Comune . E la commissione prefettizia ha concluso i suoi lavori indicando esplicitamente, secondo indiscrezioni, la scelta per lo scioglimento del medesimo per infiltrazione mafiosa. Ora spetta al ministro Cancellieri portare in Consiglio dei ministri la richiesta, una volta fatta propria.

Nel frattempo, a Reggio Calabria, gli studenti hanno deciso di scendere in piazza per scioperare “in difesa della città”. Contro la presenza di elementi mafiosi in Comune? No, contro il rischio di scioglimento del consiglio comunale per infiltrazione mafiosa. Reggio Calabria ormai è una città sull’orlo di una drammatica crisi di nervi. Uomini delle istituzioni, si fa per dire, che incitano alla ribellione se il governo dovesse decidere per lo scioglimento. Lo sciopero è fallito, per la scarsa partecipazione, ma le diverse decine di studenti che erano scesi in piazza sono stati comunque ricevuti in pompa magna dal sindaco. A guidare il fronte è l’ex sindaco oggi governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti. Con lui gran parte del Pdl e dello schieramento di centro destra. Ma anche le “sigle” dell’antimafia locale si sono schierate contro lo scioglimento del consiglio comunale, sottoscrivendo un appello di un professore che ha raccolto più di cinquecento firme.


guido ruotolo

Ciancimino, perquisizioni in corso "Stavano per far sparire il tesoretto"


Di nuovo nei guai il figlio Massimo  per una discarica in Romania
  
roma
Il tesoro di Vito Ciancimino - la più grande discarica di rifiuti d’Europa, alla periferia di Bucarest, Romania, valore 115 milioni di euro - stava per prendere un’altra volta il largo, per evitare di finire sotto sequestro. Il procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone ha firmato una decina di decreti di perquisizione nei confronti di imprenditori prestanomi, del figlio di don Vito, Massimo Ciancimino ipotizzando nei loro confronti l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio.

Da stamani sono in corso una decina di perquisizioni. Gli uomini del Noe dei carabinieri di Roma, del colonnello “Ultimo” (Sergio De Caprio) e del capitano Rajola sono andati anche a Palermo, a casa di Massimo Ciancimino. Il sospetto degli investigatori è che «la Ecorec Sa», proprietaria della discarica di Glina (Bucarest), «sia ancora nella disponibilità di Massimo Ciancimino», benché i prestanomi, «stiano tentando di vendere la società per capitalizzare i proventi e, verosimilmente, disperderne le tracce, salvandoli dall’azione giudiziaria. Tale vendita, e le conseguenti trattative sembrerebbero prossime a una conclusione».

guido ruotolo
 

giovedì 4 ottobre 2012

Casalesi, sei arresti all'alba. Il boss imponeva il pizzo anche dal carcere


CASERTA - Operazione contro il clan dei Casalesi della Squadra Mobile di Caserta coordinata dalla Procura Antimafia di Napoli: in esecuzione sei ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettanti affiliati al gruppo Zagaria della cosca di Casal di Principe.

Le accuse vanno dall'associazione a delinquere di stampo mafioso all'estorsione aggravata.

Le indagini che hanno portato all' operazione "Thunderball" hanno evidenziato come l'arresto del boss Michele Zagaria non avesse fermato le attività estorsive nei confronti di imprenditori e commercianti: a loro gli emissari hanno sempre ribadito che «nulla era cambiato» e che «dovevano mantenere gli impegni assunti con l'organizzazione», riferendosi al pagamento del "pizzo".

La polizia ha anche accertato che gli affiliati hanno continuato a eseguire le direttive impartite dai boss malgrado fosse in regime di carcere duro. Il frutto delle estorsioni veniva utilizzato per il pagamento degli stipendi e delle spese legali ai familiari dei detenuti.

Vibo, più di cento lavoravano in nero per una ditta

Il procuratore: «Come ai tempi dei servi della gleba»

Il maxisequestro operato dalla guardia di finanza ha colpito i beni dei familiari del capoclan Lo Bianco. Accertata un'evasione fiscale da 20 milioni di euro. E nella società edile erano impiegati 108 in nero e 28 irregolari. Spagnuolo: «Gli esponenti di questa famiglia sono i più grossi evasori censiti nella provincia»

VIBO VALENTIA - Ammonta a tre milioni il valore dei beni sequestrati stamani dalla Guardia di finanza su disposizione della Procura della Repubblica. Destinatarie del provvedimento di urgenza due persone, rispettivamente amministratore e rappresentante legale di una ditta. Il modus operandi è sempre lo stesso: un'impresa costituita in sostituzione di un'altra dichiarata fallita per celare l'evasione fiscale da 20 milioni di euro. E anche questa volta è stato svelato da una articolata indagine del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza che ha portato al sequestro di beni milionari a carico di due persone, marito e moglie. Quest'ultima figlia di Carmelo Lo Bianco, alias “Sicarro”, capo dell'omonimo clan vibonese. “Free Tax”, cioè senza tassazione, l'inchiesta coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica di Vibo, Michele Sirgiovanni, attraverso la quale si è pervenuti ad apporre i sigilli a beni di proprietà di Rosario Lo Bianco e Maria Elena Lo Bianco nei cui confronti si configura il reato di evasione fiscale.

I militari hanno eseguito una verifica fiscale nei confronti della “Elle Erre Costruzioni Srl” operante nel settore dell'edilizia nel corso della quale è stata scoperta una consistente evasione alle imposte sui redditi (20 milioni di euro di elementi positivi non dichiarati) con conseguente denuncia dei titolari, e accertato l'impiego di 108 lavoratori in nero e 28 lavoratori irregolari. Nel segnalare il rappresentante legale e l'amministratore di fatto della Elle Erre Srl, per i reati di natura fiscale, la Finanza ha richiesto alla magistratura l'emissione di un provvedimento di sequestro finalizzato alla confisca per un valore ammontante ad oltre 3 milioni di euro, ossia l'equivalente dell'imposta evasa, a salvaguardia dell'erario. Dalle indagini eseguite dal Nucleo di Polizia Tributaria, sarebbe emerso che i titolari avevano già creato una nuova società, la “Dsc Costruzioni Srl”, operante nello stesso settore della società verificata dove far confluire sia il patrimonio che il personale dipendente della società “Elle Erre Costruzioni Srl” al fine di svuotare la società e non pagare i creditori (tra cui l'Erario stesso) prima che venisse posta in fallimento, cosa poi realmente avvenuta alla fine del 2011, e proseguire poi, come se nulla fosse, con la nuova azienda. Tra i beni sequestrati una villa lussuosa, nove fabbricati, un terreno edificabile, un capannone industriale, i beni della Dsc e della individuale “La Pavone”, autocarri, autovetture di gran lusso e, infine, le disponibilità finanziarie giacenti nei conti correnti dei titolari e delle imprese riconducibili ai due indagati.

I dettagli dell'operazione scattata all'alba di ieri mattina sono stati illustrati in conferenza stampa dal procuratore capo Mario Spagnuolo, dal sostituto Sirgiovanni, dal tenente colonnello Di Nunno e dal colonnello a Paolo Valle che hanno evidenziato l'importanza dei sequestri effettuati. Un lavoro, come ha specificato Spagnuolo che rappresenta il prosieguo di tante operazioni andate a buon fine e che non sarà di certo l'ultimo in quanto si sta già lavorando su altri filoni «in un territorio in cui non si pagano le tasse e ci si pensa di arricchirsi illegalmente. Tutto ciò non è ammissibile. La legge c'è e deve essere rispettata. E noi operiamo in tal senso. Non a caso siamo la prima procura in Calabria che consegue i maggiori risultati in questo specifico settore».

Il magistrato ha, poi, voluto fare un'analisi sociologica del caso evidenziando che «se si consente a queste persone di operare in simili modi, allora esse sono destinate a conquistare il mercato. “Nomen omen” - ha aggiunto - l'identità di questi soggetti parla chiaro in quanto fanno parte di un contesto ben definito. Ed è anche per questo che abbiamo trasmesso gli atti alla Dda. D'altronde, i Lo Bianco rappresentano i più grossi evasori censiti nella provincia che impediscono ad imprenditori seri di poter competere, intorbidiscono il mercato portando all'impoverimento del tessuto sociale, utilizzando operai mal pagati e insoddisfatti, quasi neanche fossimo al tempo dei servi della gleba».

di GIANLUCA PRESTIA

I pm intercettano boss, inchiesta sul voto in Sicilia


Cosa nostra piomba sulle elezioni regionali nell’Isola. Ma questa volta in cambio dei voti ai politici i mafiosi chiederebbero "impegni precisi". Lo ha rivelato l'avvocato generale dello Stato, Ignazio De Francisci, che fino a tre giorni fa era procuratore aggiunto a Palermo
 
 
PALERMO. La mafia piomba sulle elezioni regionali in Sicilia. Ma questa volta in cambio dei voti ai politici i boss chiedono "impegni precisi". Lo ha rivelato l'avvocato generale dello Stato, Ignazio De Francisci, che fino a tre giorni fa era procuratore aggiunto a Palermo. L'ex pm ha detto che la Procura sta indagando.
De Francisci ha parlato del ruolo della mafia alle prossime regionali durante la Festa della legalità a Palermo. In particolare, l'ex pm ha fatto riferimento a due mafiosi intercettati, che parlando delle elezioni dicono: «I discorsi si devono fare chiari». La mafia «i voti - dice De Francisci - non li dà più per simpatia, antipatia e mai per ideologia, ma solo in cambio di impegni precisi».

Mafia, sequestrati beni a prestanome di Riina e Brusca

Nel mirino della guardia di finanza il patrimonio di oltre 10 milioni di un imprenditore agricolo palermitano di 62 anni, considerato vicino al mandamento mafioso di San Giuseppe Jato
 
PALERMO. Un ingente patrimonio e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di oltre 10 milioni di euro, sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza di Palermo ad un imprenditore agricolo palermitano di 62 anni, considerato "vicino" al mandamento mafioso di San Giuseppe Jato. Già condannato negli anni '80 ad otto anni di reclusione per un vasto traffico di sostanze stupefacenti tra la Sicilia ed il Piemonte nel quale risultarono coinvolti anche esponenti di Cosa Nostra, alla fine degli anni '90 l'imprenditore aveva subito un primo sequestro di beni perché ritenuto prestanome dei boss Salvatore Riina e Giovanni Brusca.
L'ultimo provvedimento emesso dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, su proposta della Procura, trova fondamento nelle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia secondo i quali era proprio Giovanni Brusca ad incassare di fatto gli ingenti profitti dell'imprenditore, nonché negli accertamenti patrimoniali svolti dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Palermo. Gli investigatori hanno dimostrato come gli investimenti effettuati negli anni dall'imprenditore e dai suoi familiari fossero incongruenti rispetto ai redditi dichiarati ed alle attività svolte. Inoltre alcune cessioni di terreni sarebbero state in realtà effettuate solo "sulla carta", al fine di eludere le indagini patrimoniali. Il provvedimento di sequestro "per equivalente", vale a dire in misura pari al valore dei beni e delle disponibilità sottratte al procedimento di misure di prevenzione, riguarda due imprese agricole, 70 terreni, 12 unità immobiliari e diversi fabbricati rurali e magazzini.

Cassazione: «Danno esistenziale da mafia»

Cassazione: «Danno esistenziale da mafia»
Boss condannati a risarcire Comune e cittadini

L'amministarzione di Agrigento si era costituita parte civile. I giudici hanno riconosciuto un pregiudizio per «le attività sane e legali presenti nel territorio»


 
 
AGRIGENTO – La Cassazione, condannando in via definitiva sette esponenti di spicco di Cosa nostra ad Agrigento, ha riconosciuto il danno all'immagine subito dal Comune che si era costituito parte civile con il patrocinio dell'avvocato Francesco Gibilaro. Ha riconosciuto inoltre, che l'attività criminale ha avuto la conseguenza di estromettere, marginalizzare le attività sane e legali presenti nel territorio, come anche impedire che nuove attività, proposte da imprenditori «esterni», potessero insediarsi e svilupparsi nel territorio di Agrigento. Ciò con evidenti e conseguenti ricadute drammatiche sull'economia.

DANNO ESISTENZIALE - In questo senso è stata riconosciuta, sia al Comune di Agrigento sia ai suoi cittadini la sussistenza di un danno esistenziale, ma ha anche riconosciuto il danno al Comune in quanto tale leso nella sua immagine, credibilità e prestigio. Nei processi in cui si è divisa l'operazione «Camaleonte» il Comune ha già ottenuto, complessivamente, una provvisionale di quasi 100.000 euro, su un danno richiesto di 2,5 milioni che andrà liquidato in sede civile.

CONDANNE PER 81 ANNI DI CARCERE - Nella sentenza con la quale riconosce il danno al Comune e ai cittadini di Agrigento, la Cassazione conferma la condanna d'Appello per un totale di 81 anni di carcere per 7 imputati, al termine del secondo troncone del processo scaturito dall'operazione antimafia denominata «Camaleonte». Queste le condanne: 28 anni di reclusione (pena calcolata in continuazione con altre due precedenti condanne) all'ex numero uno di Cosa Nostra Agrigentina Giuseppe Falsone, di Campobello di Licata; 9 anni e 4 mesi a Stefano Morreale, di Favara; 8 anni a Francesco La Rocca e Pietro Giudicello, di Caltagirone; 13 anni a Pasquale Alaimo, di Favara; 9 ad Antonino Vaccaro, di Favara ; 6 anni ad Ignazio Musso, di Palermo. Il blitz «Camaleonte», del 6 marzo del 2007, permise, grazie alle confessioni del pentito Maurizio Di Gati, di arrestare 21 persone. Il troncone abbreviato si è concluso con altre 11 condanne definitive.
IL SINDACO: «SODDISFATTI» - Soddisfazione per la sentenza della Cassazione è stata manifestata dal sindaco di Agrigento, Marco Zambuto: «È un fatto di significativa importanza il diritto riconosciuto ad un comune italiano, come rappresentante dei suoi cittadini, all'indennizzo per i danni causati dalla mafia. La sentenza della Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale, che segna una svolta nei rapporti tra le istituzioni e premia la scelta del Comune di Agrigento di schierarsi a difesa dell'integrità della sua gente». Con il riconoscimento del "danno esistenziale"», continua Zambuto, «al Comune di Agrigento e ai suoi cittadini viene offerta la possibilità di potersi finalmente affrancare dai gravi danni procurati da chi, con il suo comportamento criminoso, ha violato l'immagine della nostra città, condizionando il presente ed il futuro della sua gente».

lunedì 1 ottobre 2012

Arrestateli tutti

Pisana, così venivano triplicati i costi ecco l'elenco degli sprechi


ROMA - Nel Regno di Bengodi non si è mai badato a spese. Già nel 2006 quando Franco Fiorito era semplicemente sindaco di Anagni e non ancora il Batman della Pisana, l’allora assessore alla Piccola e media impresa Francesco De Angelis, oggi parlamentare europeo Pd, volle dotarsi di uno studio «più idoneo e adeguato in considerazione delle particolari esigenze di rappresentanza» presso la nuova sede di via del Tintoretto. Furono consultate 5 ditte, l’offerta più economica si aggirò intorno ai 23 mila euro e fu quello il prezzo d’acquisto. Va da sé che una famiglia media italiana un salotto se lo cambia se tutto va bene una volta ogni dieci anni e con la formula delle 36 comode rate. Ma che volete che siano poche decine di migliaia di euro per la Regione Lazio?

Rinnovamento. Sofà, étagère, scrivanie. Poltrone innanzitutto. Da occupare più a lungo possibile. Per poi cambiarle in nome del rinnovamento (degli arredi, appunto). De Angelis non è certo l’unico ex assessore al quale all’epoca sia stato rifatto lo studio. E in molti di questi casi si ripeteva una stessa procedura. La direzione regionale bandiva la gara per arredare gli uffici per un importo modesto e a vincere era sempre la stessa azienda. Ed ecco che con successive delibere nel giro di pochi mesi la commessa cresceva, lievitava da 20 mila a 73 mila euro come niente fosse. Nel giro di pochi mesi si è arrivati così a stanziare per mobili e arredi, tramite 25 affidamenti diversi, ben 550 mila euro. Il sospetto è che in questo modo, cioè frazionando l’appalto, si sia voluta aggirare la procedura obbligatoria per una gara di rilevanza comunitaria.

Il finanziere. La vicenda venne a galla circa un anno e mezzo fa, quando alla Pisana approdò Raffaele Marra, ex finanziere chiamato alla Direzione del personale dalla Polverini, che pochi giorni fa lo ha confermato in extremis prima di dimettersi. Chiamato a gestire la dismissione del patrimonio, Marra mise in atto un vero e proprio repulisti. Da capo dipartimento al Comune di Roma aveva già scoperchiato la pentola bollente dei residence per l’emergenza abitativa.

Buoni-pasto. Atterrato in Regione, l’ex finanziere 4 lauree e due specializzazioni iniziò a scartabellare tra le carte. Dopo la chicca dei mobili ne scoprì altre. Ad esempio che una dirigente del settore Formazione giustificava le proprie assenze in sede adducendo riunioni e corsi ai quali in base ai controlli non avrebbe mai partecipato. La dirigente, tra l’altro, era risultata al lavoro anche il 22, il 24 e il 26 agosto quando l’Area che dirigeva era chiusa per ferie. La contestazione è sfociata in un’azione disciplinare, fino al licenziamento, salvo ricorso dell’interessata al Tribunale del lavoro con relativa richiesta di reintegro. Tra le accuse rivolte alla dirigente c’è anche quella di aver indebitamente percepito i buoni-pasto arrecando un danno erariale all’ente locale.

Carriera lampo. Diverso è il caso di Valentina Mazzarella, un medico che nel 2000 fu trasferito dal Cnr alla Asl Rm/B. Ebbene, la Mazzarella, secondo le verifiche del direttore del Personale, sarebbe stata inquadrata con lo stipendio e i gradi di dirigente pur essendo solo una ricercatrice del III livello professionale, «senza alcuna corrispondenza con le qualifiche relative ai contratti collettivi del comparto sanità». In pratica la neo-assunta sarebbe stata promossa dalla sera alla mattina. Il provvedimento porta la firma dell’allora direttore generale della Asl Rm/B Cosimo Speziale, condannato a 4 anni di carcere dopo patteggiamento per lo scandalo legato a Lady Asl. Stabilì che il trattamento economico della dottoressa Mazzarella passasse dai 36 mila euro previsti al 31 dicembre 2000 ai circa 71 mila del 1° gennaio 2001. Il doppio.

La bibliotecaria. Si fa presto a dire uno, dieci, cento Fiorito. Si rischia di fare di tutta un’erba un fascio. L’arraffa arraffa parte da lontano ma non si può generalizzare e accusare mezza Regione Lazio. É un fatto però che negli ultimi anni alla Pisana si sia visto di tutto. Ad esempio che il capo del Servizio Biblioteca, Roberta Bernardeschi, segretaria regionale del Direr, la potente federazione dei dirigenti, pur avendo nel 2009 in organico solo 3 sottoposti, guadagnasse qualcosa come 7.547 euro al mese. E che circa un anno dopo, al momento di andare in pensione, quando i suoi dipendenti erano diventati 17, ne uscisse con un trattamento di fine rapporto pari a 455 mila euro.
La Direr è nota per aver imbracciato più volte l’arma dei ricorsi al Tar per contestare nella sostanza e nel merito lo spoil system, la pratica degli incarichi esterni. Uno di questi ovviamente ha riguardato quello conferito a Marra impugnato e vinto al Tar prima che Polverini rimettesse l’ex finanziere al suo posto.

Aspettando Batman. Molto più terra terra difetta di trasparenza anche la cosiddetta manutenzione straordinaria: due cancelli acquistati per sostituire quelli vecchi all’ingresso della storica Villa Pamphili sono stati ordinati, pagati oltre 20 mila euro e mai installati. La ditta che avrebbe dovuto fornirli li aveva soltanto riverniciati. Risultato: altra azione disciplinare, altro dirigente nei guai, l’Area tecnica azzerata. E non era ancora arrivato Batman.

di Claudio Marincola

Torre del Greco, blitz contro i clan


21 arresti per racket e tentati omicidi

ERCOLANO - Duro colpo ai clan di camorra nel Napoletano: in nottata i carabinieri della Compagnia di Torre del Greco hanno eseguito 21 ordinanze di custodia cautelare in carcere (di cui 13 notificate a persone già detenute) nei confronti di presunti affiliati ai clan Ascione - Papale e Iacomino - Birra , in lotta per il predominio degli affari illeciti a Ercolano, e ritenuti responsabili a vario titolo di associazione di tipo mafioso, estorsione, tentati omicidi e violazione alla legge sulle armi aggravati dal metodo mafioso. Nel corso di indagini - coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli - i carabinieri che avevano iniziato le investigazioni dopo denuncia sporta da vittime di estorsione, hanno individuato il ruolo dei soggetti di spicco delle strutture associative e accertato l'alleanza tra gli Ascione - Papale e i Lago di Pianura; una alleanza finalizzata a procacciare armi e killer da impiegare nella lotta con il clan Iacomino-Birra, identificando gli autori di due tentati omicidi avvenuti negli anni scorsi a Ercolano e Torre del Greco.

Operazione contro gang di pusher


26 arresti tra Salerno e Valle dell'Irno

SALERNO,- Ventisei ordinanze di custodia cautelare, 6 in carcere e 20 ai domiciliari, sono state eseguite all'alba dalla polizia che ha smantellato un'organizzazione criminale dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti nel territorio salernitano. La vasta operazione antidroga è stata eseguita dagli agenti della Squadra mobile della questura di Salerno che hanno operato assieme ai colleghi della mobile di Napoli, eseguendo le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del tribunale di Salerno su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia. A vario titolo gli indagati dovranno rispondere di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti e spaccio. L'organizzazione criminale egemone nel capoluogo e nei comuni della Valle dell'Irno, importava lo stupefacente attraverso consolidati rapporti con fornitori napoletani. In pratica, cocaina, eroina e droghe sintetiche venivano acquistate nei territori del napoletano, dove stamani sono finiti in carcere tre esponenti della malavita organizzata nel territorio orientale del capoluogo regionale.

Due arresti a Torino per l'agguato in cui è stato ucciso un calabrese

Si tratta di due uomini di 32 e 42 anni. Ritrovata anche l'Alfa Romeo usata per compiere il delitto. Decisivo il racconto di un testimone oculare e degli abitanti della zona che hanno aiutato a individuare la vettura. Domenico Galea aveva 64 anni e proveniva da Siderno



TORINO - Sono stati arrestati i due presunti assassini di Domenico Galea, 64 anni, di Siderno (Reggio Calabria), il pregiudicato ucciso a colpi di pistola sabato sera a Torino. I carabinieri del Comando Provinciale di Torino hanno arrestato due italiani, di 32 e 42 anni, con l’accusa di omicidio. Il delitto è avvenuta in strada attorno alle 21.30.È stata ritrovata l’auto, un’Alfa Romeo Mito di colore grigio, utilizzata per compiere l’omicidio.
Galea è stato vittima di un’esecuzione con due colpi di pistola alla testa sparati da vicino. Era noto per reati relativi allo spaccio di stupefacenti. Non appena sceso dall’auto, in via Alagna, dove abitava con la moglie che lo aspettava a casa, è stato affiancato da un’Alfa Mito grigia con due persone a bordo. Il passeggero ha aperto la portiera, è balzato fuori e da pochi metri gli ha scaricato addosso cinque colpi con una pistola semiautomatica calibro 9. Solo due – ha stabilito poi il medico legale – sono andati a segno, alla testa. Galea è stramazzato in una pozza di sangue tra un cassonetto della spazzatura e una vettura parcheggiata ai bordi della strada. Poi il killer è risalito sulla Mito che è ripartita sgommando e facendo perdere le tracce.
Le indagini si sono subito indirizzate verso l’individuazione delle persone che avevano rapporti con lui, mentre sul commando che gli ha sparato restano aperte le ipotesi che possano essere state le persone con cui aveva avuto dissidi o anche sicari inviati da queste ultime. I carabinieri hanno scandagliato la vita di Galea e sono arrivati a una rosa di persone che stanno cercando, al momento soltanto per interrogarle. Non vi è ancora alcun ricercato, nè persone sospettate.
Nel corso della notte tra sabato e domenica, invece, è stato sentito il solo testimone del delitto; l’uomo ha chiamato il 112 con il telefonino mentre assisteva alla scena. La dinamica dell’assassinio, così, è stata ricostruita completamente. Il numero di targa dell'Alfa Romeo è stato invece ricostruito sentendo i residenti nella zona e visionando i filmati degli impianti di sorveglianza dislocati nei paraggi.

Agguato a Seminara: un morto e un ferito


La vittima era un bracciante incensurato

Ancora sangue nella Piana di Gioia Tauro. Sotto il fuoco dei killer è caduto in una zona di campagna un uomo di 51 ann. Un secondo individuo, di nazionalità bulgara, è rimasto ferito. Per il delitto è stata usata una lupara ma sono ancora oscuri la dinamica e il movente della vicenda

SEMINARA (RC) - Ancora sangue nella Piana di Gioia Tauro. Stavolta le armi da fuoco si sono fatte sentire a Seminara. E a cadere sotto i colpi è stato un uomo. Una seconda persona è rimasta invece ferita. Sul posto gli uomini delle forze dell'ordine stanno effettuando i primi rilievi.
La vittima dell'agguato è risultata essere Domenico Ianni, 51 anni, bracciante agricolo senza alcun precedente penale. La persona ferita, invece è E. Z., di nazionalità bulgara. I due sono stati raggiunti da colpi di lupara mentre si trovavano in una località di campagna in contrada Vizzoli. Il ferito è stato portato nell’ospedale di Reggio Calabria dove si trova ricoverato in gravi condizioni.

di MICHELE ALBANESE

Delitto di Seminara, la 'ndrangheta non c'entra In due sotto torchio, c'è un noto professionista

Le indagini si stanno concentrando su una pista che escluderebbe la criminalità organizzata: interrogate a lungo due persone imparentate tra loro, avrebbero avuto scontri per ragioni patrimoniali con Domenico Ianni, il bracciante agricolo incensurato ucciso sabato. Lotta ancora con la morte il bulgaro che era con lui

SEMINARA - Mentre l’operaio bulgaro unico testimone della sparatoria lotta tra la vita e la morte presso gli ospedali Riuniti di Reggio Calabria dove è stato ricoverato, continuano le indagini dei carabinieri per fare luce sull’agguato che sabato nel primo pomeriggio ha causato la morte del bracciante agricolo incensurato Domenico Ianni di 42 anni.
Indagini, quelle condotte dai carabinieri della Compagnia di Palmi e coordinate dal Procuratore della Repubblica di Palmi Giuseppe Creazzo e dal sostituto Enzo Bucarelli che sin da subito avevano imboccato una pista che potrebbe rivelarsi quella giusta. Non si tratterebbe di un delitto di 'ndrangheta. Sotto torchio ci sono due soggetti di Seminara nei confronti dei quali non è escluso che nella giornata di oggi vengano emessi altrettanti decreti di fermo. Si tratterebbe di due soggetti imparentati tra loro che con la vittima avrebbero avuto scontri per interessi patrimoniali. L’identità dei due soggetti in attesa dei riscontri investigativi non sono stati resi noti, ma si sa che tra essi ci sarebbe anche un noto professionista ma anche un operaio di del luogo.

Maresciallo dei carabinieri indagato per mafia


Avrebbe favorito la cosca Pesce di Rosarno

Si tratta dell'ex comandante della stazione, Alfonso Frisina. Il sottufficiale ha scoperto la sua posizione nel corso del processo contro boss e gregari della 'ndrina, dove era stato chiamato dalla difesa di un altro militare dell'Arma accusato di concorso esterno. I due figli lavoravano per imprese sospette


ROSARNO (Reggio Calabria) - L'ex comandante della caserma dei carabinieri di Rosarno, il maresciallo Alfonso Frisina, è indagato dalla Dda di Reggio Calabria per favoreggiamento aggravato dall’articolo 7 per avere favorito la cosca di 'ndrangheta Pesce di Rosarno. Il sottufficiale lo ha scoperto oggi, durante il processo ai presunti boss e gregari della cosca, chiamato a testimoniare dalla difesa dell’ex carabiniere Carmelo Luciano, imputato nel processo per concorso esterno in associazione mafiosa. Prima che il maresciallo iniziasse a parlare, il pm della Dda reggina, Alessandra Cerreti, si è alzata ed ha comunicato al tribunale che il militare è indagato. Dopo la nomina di un difensore d’ufficio, Frisina, comandante della caserma di Rosarno sino al '99 e poi in servizio a Gioia Tauro, ha deciso di rispondere alle domande. Nel corso dell’interrogatorio, rispondendo alle domande del pm, è emerso che uno dei figli del maresciallo ha lavorato sino a due anni fa, prima di essere posto in cassa integrazione, alle dipendenze di una società di trasporto merce che secondo l’accusa è da sempre in mano ai Pesce, mentre l’altro figlio lavora in un’altra società sequestrata dalla magistratura perchè ritenuta, di fatto, di proprietà di un’altra cosca, quella dei Commisso. Il pm ha anche fatto notare all’indagato che non poteva dire di avere arrestato esponenti della cosca Pesce perchè le operazioni sono state condotte dai carabinieri del Ros ed i militari dei comandi territoriali sono stati impiegati a supporto nella fase operativa, ma non nel corso delle indagini.
La pentita Giuseppina Pesce, figlia del boss Salvatore, aveva già sostenuto che Frisina era vicino alla sua famiglia ed anche Giuseppe Pesce, in una intercettazione, parla del sottufficiale come di una persona alla quale ha fatto dei favori. L’Arma dei carabinieri, non appena appresa la notizia che il sottufficiale era stato iscritto nel registro degli indagati, nell’aprile scorso, lo ha sottoposto ad un trasferimento d’ufficio disciplinare a Rogliano, nel cosentino. Prima della conclusione dell’udienza, ha preso la parola il boss Antonino Pesce che ha fatto dichiarazioni spontanee per dire che «Frisina è il mio peggior nemico, ha arrestato i miei familiari e mi ha rovinato la vita». Poi rispondendo ad una domanda del Tribunale ha sostenuto: «sono contento che sia indagato, è l’unica cosa buona fatta dal pm Cerreti». Il processo è stato aggiornato a mercoledì prossimo.

Il vizio delle donne e la strana ambizione: «Dovevo fare il mafioso»

L'intercettazione tra il giudice Giancarlo Giusti e il boss Giulio Lampada

REGGIO CALABRIA - La polizia giudiziaria ieri mattina gli ha rivoltato l’ufficio al Tribunale di Palmi. Ma Giancarlo Giusti, indagato nell’operazione della Procura di Milano, era già nei guai prima. L’ufficio di Giusti, che opera principalmente nella sezione distaccata di Cinquefrondi, è stata perquisita dalla Mobile di Reggio Calabria. Secondo l’accusa, il giudice sarebbe stato corrotto da Giulio Giuseppe Lampada, che è finito in carcere per associazione mafiosa ed altri reati. Per il giudice di Palmi il clan organizzava viaggi nel nord Italia e incontri con alcune escort. Una ventina di fine settimana di piacere al Nord, in cui gli venivano messe a disposizione prostitute con le quali avrebbe intrattenuto rapporti in un hotel della zona del quartiere San Siro. L’inchiesta che scoperchia qualche figura della “zona grigia” che protegge, favorisce, aiuta o in qualche modo è amica della ‘ndrangheta tra Milano e Reggio Calabria allinea numerosi episodi, e ovviamente si avvale di alcune intercettazioni telefoniche e ambientali.
Eccone una che riguarda proprio Giancarlo Giusti, invitato a Milano, all’hotel Brun. La toga non paga mai. Per lui il conto è saldato da un boss del calibro di Giulio Lampada, per una spesa totale di 27mila euro. Senza parlare di quanto costavano le ragazze, tutte identificate. C’era la ceca Jana, quarantenne, le russe Zhanna 36 anni, ballerina al Rayto de Oro, a La Tour, al Venus, e altri night di Milano e del nord, ed Elena, 41 anni, la kazaca Olga, 34 anni, e la slovena Denisa, 27 anni. Giusti, per telefono, si lascia andare: «... Dovevo fare il mafioso, non il giudice...»
Giusti e Lampada sono ovviamente in ottimi rapporti, il magistrato gli dice che arriva a Milano «la settimana che entra o la prossima... Dipende dal cugino del tuo caro amico medico!... di Giglio!! no?!», e Giglio sta per Vincenzo, il collega magistrato, presidente del tribunale per le misure di prevenzione del tribunale di Reggio Calabria, come conferma lo stesso Lampada. Parlando del “medico”, che si chiama pure lui Vincenzo Giglio.
Ecco uno stralcio delle intercettazioni:
LAMPADA (riferendosi al magistrato Vincenzo Giglio): «...Del nostro Presidente, dobbiamo dire!!... Il Presidente delle misure di prevenzione di tutta Reggio Calabria! Sai che dobbiamo fare?.....»
GIUSTI: «... che facciamo, che facciamo??».
LAMPADA: «lo convochiamo qualche giorno su a Milano e lo invitiamo... come la vedi tu?».
GIUSTI: «... minchia!! guarda!! dobbiamo parlarne col medico!!!...(ride)...».
LAMPADA: «Non dirgli nulla che ti ho detto che è un mese che non ci sentiamo!».
GIUSTI: «... Tu ancora non hai capito chi sono io... sono una tomba, peggio di.. ma io dovevo fare il mafioso, non il Giudice... però l’idea di portarci il Presidente a Milano non è male, sai?!... Lo vorrei vedere di fronte ad una steccona!!».

di GIUSEPPE BALDESSARRO

Mafia, smantellata la cosca della "Stidda"


Arrestate cinque persone ritenute tra capi e luogotenenti. Sequestrati 2 kalashnikov, 4 pistole, un fucile da caccia e varie munizioni


RAGUSA. Il presunto vertice di una pericolosa cosca della 'Stidda', l'organizzazione criminale che in alcune zone della Sicilia si contrappone a Cosa Nostra, è stato smantellato questa notte dai carabinieri del Comando provinciale di Ragusa.
Cinque persone, ritenute tra capi e luogotenenti, sono state arrestate su ordine della Direzione Distrettuale Antimafia di Catania con l'accusa di associazione mafiosa, estorsione e tentata estorsione aggravate ai danni di imprenditori del luogo e detenzione di armi comuni e da guerra e munizioni. Tutti gli arrestati sono di Comiso e Ragusa.
Nel corso dellìoperazione, denominata in codice Chimera, sono stati sequestrati 2 kalashnikov, 4 pistole, un fucile da caccia e numerose munizioni di vario calibro che secondo le indagini la cosca aveva acquistato in Calabria.
I dettagli dell'operazione saranno resi noti in una conferenza stampa che si terrà oggi, alle ore 10:30, nel Comando Provinciale Carabinieri di Ragusa.

Arriva la "soffiata", sequestrati settanta chili di hashish


Una telefonata anonima, con la "solita" voce napoletana, ha permesso l'arresto di Carmine Auricchio, 30 anni, fermato in via Mariano Stabile con il grosso carico di sostanze stupefacenti. E' la nona segnalazione misteriosa che arriva in Questura

PALERMO. Una nuova soffiata «napoletana» giunta alla questura di Palermo ha consentito, venerdì scorso, l'arresto di Carmine Auricchio, 30 anni, napoletano fermato in via Mariano Stabile nel capoluogo siciliano su un auto in cui sono stati trovati 70 kg di hashish. La polizia dice che l'operazione è avvenuta dopo la «nona precisa segnalazione anonima, giunta telefonicamente il giorno prima in Questura, con cui un uomo di mezza età e dal marcato accento campano dopo essersi fatto 'riconoscerè suggeriva ai poliziotti di prestare attenzione ai movimenti di un'autovettura, di cui forniva la targa e il modello, che sarebbero avvenuti venerdì». L'uomo dice la polizia aveva già contattato la questura otto volte tra il 2011 e il 2012: fornendo indicazioni in base alle quali sono stati arrestati diversi trafficanti e sequestrati 30 Kg di hashish; 1 Kg di cocaina e 6 Kg di hashish; 40 Kg di hashish; 54 Kg di hashish; 2 quintali di hashish; mezzo quintale di hashish; e l'ottava volta, lo scorso 30 agosto, quando venne fermato un corriere con altro mezzo quintale di hashish.