venerdì 6 agosto 2010

Costa e Cassarà, il giorno del ricordo



Costa e Cassarà, il giorno del ricordo

Ieri ed oggi Palermo ricorda cinque vittime della barbarie mafiosa. Ieri, il ricordo di Nino Agostino e della moglie, Ida Castellucci, uccisi il 5 agosto 1989. La moglie era in attesa di un bimbo. L'agguato mortale scattò a Villagrazia di Carini. Le indagini sull'omicidio dell'agente non hanno ancora portato ad alcun risultato.
Oggi, invece, è il giorno della memoria per il procuratore Gaetano Costa, ucciso in via Cavour il 6 agosto 1980, e di Ninni Cassarà e Roberto Antiochia, trucidati in viale Croce Rossa esattamente cinque anni dopo. Tra le cerimonie in programma, oggi alle 10, è prevista una messa in suffragio di Costa nella chiesa di San Giovanni dei Napoletani, a piazza Marina, e deposizione di una corona di alloro in via Cavour. Prevista la presenza, tra gli altri, del presidente del Senato Renato Schifani. Alle 11.30, il sindaco di Palermo Diego Cammarata scoprirà la targa di intitolazione del Parco d'Orleans a Ninni Cassarà. La cerimonia di intitolazione del Parco d'Orleans seguirà le altre celebrazioni della mattinata.


Cassarà fu un vice questore aggiunto e vice dirigente della squadra mobile. Tra le numerose operazioni cui prese parte, molte delle quali insieme al commissario Giuseppe Montana, la nota operazione «Pizza Connection», in collaborazione con forze di polizia degli Stati Uniti. Cassarà fu uno stretto collaboratore di Giovanni Falcone e del «pool antimafia» della procura e le sue indagini contribuirono all'istruzione del primo maxiprocesso. Era sposato e padre di tre figli.
Costa fu assassinato dalla mafia il 6 agosto 1980, mentre sfogliava dei libri su una bancarella, sita in un marciapiede di via Cavour, a due passi da casa sua. Causa di quella spietata esecuzione, il fatto che egli avesse firmato personalmente dei mandati di cattura nei confronti del boss Rosario Spatola ed alcuni dei suoi uomini che altri suoi colleghi si erano rifiutato di firmare.

Due pentiti: "A Ficarazzi comandava Trapani"


Due pentiti: "A Ficarazzi comandava Trapani"

Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Andrea Bonaccorso e Santino Puleo che hanno portato agli arresti di ieri nel centro alle porte di Palermo


PALERMO. “Mi risulta che il reggente a Ficarazzi sia Giovanni Trapani. Conosco la circostanza per averla appresa da Pino Scaduto … A carico dello stesso mi risulta che si sia interessato tra l’altro di estorsioni …... In un’altra occasione il Trapani aveva preteso di entrare in società con un costruttore, ….. pretendendo il pagamento di una cifra per ciascuno degli appartamenti”. Parole di Andrea Bonaccorso, affiliato del clan Lo Piccolo e arrestato nel gennaio del 2008. Bonaccorso viene indicato come colui che condusse in moto Sandro Lo Piccolo sul luogo in cui venne assassinato Nicola Ingarao. Ora è un collaboratore di giustizia.
Viene poi chiarito che la somma pretesa corrispondeva a 3.000 euro ad appartamento, per un totale di circa 50-60 mila euro, trattandosi di due palazzine di appartamenti.
Nella circostanza, secondo quanto spiegano i carabinieri, proprio Bonaccorso si offrì di intermediare a favore del costruttore, vittima della richiesta estorsiva: l’intervento andò a buon fine nel senso che ci si accordò affinché il costruttore si limitasse a fare soltanto “un regalo” al Trapani.
Molto più articolate le dichiarazioni di Santino Puleo, un ex vetraio di Brancaccio. Sottoposto al fermo di indiziato di delitto da parte del pm, nel gennaio 2009, perché ritenuto responsabile del reato di tentata estorsione aggravata dalla finalità mafiosa in danno di un imprenditore, ha subito manifestato la propria volontà di collaborare con la giustizia, ammettendo la propria responsabilità per i fatti contestatigli.
Puleo ha spiegato di fare della famiglia mafiosa di Corso dei Mille, su mandato della quale svolgeva atti intimidatori e danneggiamenti finalizzati alle estorsioni e alle ritorsioni deliberate dall’associazione per imporre la sua supremazia sul territorio. Il collaboratore riferisce ai magistrati di “una riunione svoltasi a Bagheria durante la latitanza di Antonino Lo Nigro e di Stefano Marino, alla quale presero parte anche … il fabbro di Ficarazzi Atanasio Alcamo, …. la riunione si tenne nell’abitazione nella quale trascorreva la sua latitanza Stefano Marino…..”. Latitanza che secondo i militari dell'Arma venne gestita proprio da Alcamo.
“Si staglia – dicono i carabinieri - in maniera netta ed evidente il pieno inserimento di Atanasio Alcamo nel contesto della famiglia mafiosa di Ficarazzi, attese, peraltro, la notevole capacità operativa, il forte controllo del territorio nonché la spregiudicatezza dimostrate nella gestione di un latitante; inoltre proprio questa forma di disponibilità a fornire accoglienza e riparo ai latitanti, braccati dalle incessanti indagini delle forze dell’ordine, rappresenta il vero salto di qualità nell’organizzazione e conferma il moto ascensionale del quale è protagonista Alcamo in seno a Cosa Nostra, ritenuto affiliato fidato, leale e di spessore”.

'Ndrangheta, arrestato latitante a Sorianello


'Ndrangheta, arrestato latitante a Sorianello
era ricercato per estorsione


Era sfuggito alla cattura nel corso dell’operazione «lowcost» della Dda di Catanzaro compiuta nel marzo scorso

06/08/2010 I carabinieri della Compagnia di Serra San Bruno, diretti dal capitano Michele Monti e in collaborazione con il gruppo squadrone Cacciatori Calabria, hanno tratto in arresto un uomo di 42 anni, Vincenzo Bartone, che era riuscito a sfuggire alla cattura nel corso dell’operazione «lowcost» della Dda di Catanzaro avvenuta nel marzo scorso e culminata con l’arresto di altre quattro persone accusate a vario titolo di estorsioni ed usura aggravate dalle modalità mafiose. L’arresto è avvenuto questo pomeriggio intorno alle 17 a Sorianello, un comune del Vibonese, dove i militati dell’Arma lo hanno sorpreso in uno scantinato di proprietà della madre mentre stava riposando su una brandina.
L'uomo, visibilmente provato dalla latitanza, non ha opposto resistenza. Secondo quanto si è appreso, il Bartone si trovava in quel nascondiglio dalla sera prima, proveniente dal Nord Italia dove aveva passato gran parte della latitanza. Associato nel carcere di Vibo, dovrà rispondere di reati di estorsione ed usura aggravate dalle modalità mafiose perpetrata ai danni di un

Frane. Bertolaso a Catanzaro: "Sei milioni di euro


Frane. Bertolaso a Catanzaro: "Sei milioni di euro
per il dissesto idrogeologico"


Stamattina la presentazione del Piano d'interventi per il dissesto idrogeologico provocato dal maltempo del febbraio scorso a Catanzaro

06/08/2010 Sei milioni e mezzo di euro per dare risposta alle tre principali criticità provocate dai dissesti idrogeologici del febbraio scorso. Sono le risorse messe a disposizione dal Piano stralcio del presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti, in qualità di commissario delegato, e presentati a Catanzaro insieme al sottosegretario alla Protezione civile, Guido Bertolaso. Gli interventi, inseriti in un cronoprogramma generale stabilito dalla struttura di supporto al Commissario delegato, interessano il Comune di Catanzaro, che riceverà 2,5 milioni di euro a favore della frazione Ianò di Catanzaro colpita da un dissesto che comportò l’evacuazione di alcune centinaia di persone, con 27 nuclei che sono ancora impossibilitati a rientrare nelle loro abitazioni.
Altri 2,5 milioni di euro sono stati stanziati per il Comune di Maierato (Vibo Valentia) dove si verificò una frana di ampie dimensioni con evacuazione dell’intera popolazione (circa quattomila persone, 200 delle quali non ancora rientrate nelle loro case) e 1,5 milioni di euro per Gimigliano (Catanzaro) per il ripristino della funzionaluità del ponte sul fiume Corace.
«Oggi – ha detto il presidente Scopelliti – presentiamo un modello nuovo di gestione della cosa pubblica e di programmazione. Non interveniamo, come è accaduto in passato, con interventi a pioggia o elargizione di contributi, ma presentiamo un cronoprogramma che focalizza in maniera scrupolosa le emergenze e le priorità. L’obiettivo che ci siamo posti è quello di dare nei tempi previsti le risposte che i cittadini si attendono».
Scopelliti ha aggiunto che «qualora dovessero emergere difficoltà da parte degli amministratori nell’utilizzo delle risorse, siamo in grado di poter intervenire a supporto degli enti. Oggi mettiamo in campo un progetto fatto di interventi integrati da concretizzare in opere e fatti».
«Oggi si parte – ha detto Bertolaso – con questi tre interventi. Nei prossimi mesi ci occuperemo di tutti gli altri per i quali si sta lavorando nelle altre realtà della regione, sapendo che la Calabria è la regione che sul piano idrogeologico è tutta classificata a rischio. Il risultato di oggi è positivo. Nel corso delle settimane e dei mesi passati, neppure per un attimo ho trascurato di impegnarmi per questo obiettivo». Bertolaso è intervenuto anche in merito alla frana che ha colpito Cavallerizzo: «Entro la fine dell’anno apriremo la nuova Cavallerizzo di Cerzeto, nel territorio che cinque anni orsono ha subito quello che ha subito».
La frazione Cavallerizzo venne evacuata dopo la frana verificatasi la notte del 7 marzo del 2005. La nuova Cavallerizzo sta sorgendo in un’altra località del territorio comunale, dove sono quasi ultimati 264 nuovi alloggi.

I SINDACI DEI TERRITORI INTERESSATI

Il sindaco di Catanzaro, Rosario Olivo ha valutato «positivamente la notizia che dal prossimo mese di settembre saranno disponibili le risorse utili a dare il via alle azioni necessarie per ridurre il rischio idraulico e di frana nel quartiere Janò». Olivo ha chiesto che «si ponga sin da subito l’attenzione per far fronte alle azioni strutturali, quelle che potranno garantire la vera sicurezza del territorio. Il Sindaco, facendosi portavoce dell’istanza di un gruppo di famiglie ricevuta tramite l’arcivescovo Antonio Ciliberti, ha chiesto a Bertolaso la disponibilità di alcuni prefabbricati per accogliere chi è rimasto senza casa».
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Il sindaco di Maierato Sergio Rizzo, ha parlato di «primi interventi concreti dopo che per cinque mesi si è brancolato nel buio» mentre il primo cittadino di Gimigliano, Massimo Chiarella, ha riconosciuto l’impegno verso la sua realtà». Il sottosegretario alla Protezione civile Franco Torchia ha lanciato l’allarme sul dissesto idrogeologico in Calabria. «Sono stato in giro per la Calabria in questo periodo – ha detto Chiarella – e la situazione di Maierato pur nella sua eccezionalità non è una problematica isolata».

Grasso: "Servono più mezzi contro la mafia"


Grasso: "Servono più mezzi contro la mafia"

PALERMO - "Un prefetto disse nel 1982 che la mafia nel 2000 sarebbe stata sconfitta e fu vittima di sberleffi. Purtroppo non è solo un sistema militare ma è anche fatto di relazioni con parti della società che godono di questo sistema. La realtà è che nel 2010 siamo ancora alle prese con questo fenomeno. Naturalmente auspico che abbia ragione Berlusconi, certo se ci dessero più mezzi sarebbe meglio".

Lo ha detto il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, a Palermo per commemorare il vicequestore Ninni Cassarà e l'agente Roberto Antiochia uccisi 25 anni fa, commentando le dichiarazioni del premier Silvio Berlusconi che ha pronosticato la fine della criminalità organizzata in tempi brevissimi.

"Queste persone le porto sempre con me. Costa, Cassarà, Montana, Falcone e Borsellino sono sempre con me. È come se sei in trincea e ti muore un compagno", ha aggiunto Grasso.

"Nel piano antimafia ci sono delle cose positive, ma anche altre da correggere come l'autoriciclaggio che in Italia non è reato, come invece succede in molte parti d'Europa. Il problema dell'antimafia si inserisce comunque in una riforma del codice di procedura penale perchè abbiamo bisogno di processi rapidi", ha spiegato Grasso rispondendo a delle domande dei giornalisti sul piano straordinario antimafia approvato la settimana scorsa in Senato.

"Stiamo battendo la mafia"

ROMA - "I continui successi di Forze dell'Ordine e Magistratura che hanno fortemente indebolito la mafia siciliana, fino a fare intravedere la prossima fine dell'organizzazione, sono il giusto omaggio a quanti, prima di tutti, hanno creduto, fino all'estremo sacrificio, nella vittoria dello Stato su ogni forma di violenza, di sopruso, di omertà". Così il Presidente del Senato, Renato Schifani, nella ricorrenza del 25 Anniversario dell'uccisione del Vice Questore Aggiunto Antonino Cassarà e dell'Agente di Polizia Roberto Antiochia.

"Nel venticinquesimo Anniversario dell'assassinio di Antonino Cassarà e di Roberto Antiochia, uccisi il 6 agosto del 1985 - si legge nel messaggio di Schifani - desidero, a nome mio e dell'Assemblea di Palazzo Madama, ricordarne il sacrificio. I loro nomi sono per noi tutti esempio di mirabile attaccamento ai valori quotidiani e indispensabili della giustizia e del lavoro, pagati con il prezzo estremo della vita".

Prosegue Schifani: "Ninni Cassarà da siciliano convinto sostenitore della necessità di mettere la sua esperienza e la sua professionalità al servizio della giustizia, per contribuire ad estirpare la piaga della criminalità organizzata dal tessuto sano della terra di Sicilia, è stato fedele servitore dello Stato, uomo di straordinarie doti morali, investigatore tenace ed instancabile. Doti di altissimo profilo che lo avevano reso prezioso collaboratore di quei magistrati, tra tutti Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che all'epoca avevano intrapreso con coraggio e determinazione il difficile e impervio cammino della lotta alla mafia".

"Agli uomini della Polizia che hanno saputo sapientemente proseguire nel cammino tracciato da Ninni Cassarà e Roberto Antiochia ed a quanti credono negli ideali e nei principi che furono di Ninni Cassarà, va la mia commossa gratitudine. Ai familiari ai quali Ninni Cassarà ha trasmesso i veri valori dell'onestà e dell'integrità morale, va la mia commossa vicinanza".

Tutti i fedelissimi di Aiello


Tutti i fedelissimi di Aiello

Ecco i nomi di coloro che avevano formato una fitta maglia protettiva attorno al manager di Villa Santa Teresa. Tra le società intestate a terzi anche il Bagheria calcio


PALERMO. C'erano i marescialli Giorgio Riolo, Antonio Borzacchelli e Giuseppe Ciuro, il suo socio Aldo Carcione e l'ex governatore Totò Cuffaro. Poi c'era anche un'ulteriore rete composta da parenti, amici, fedelissimi e un ex capocantiere come Antonino Lo Buglio. Sono tutti gli uomini che, secondo i giudici di Palermo, proteggevano il manager di Villa Santa Teresa, Michele Aiello, cui la sezione misure di prevenzione del tribunale ha sequestrato un patrimonio da 500 milioni di euro.
I giudici hanno delineato il quadro di rapporti che Aiello aveva intrecciato con personaggi appartenenti alla mafia. Il tribunale si è affidato a perizie dalle quali è emerso anche come Aiello fosse il riferimento di società intestate a terzi, come nel caso del Bagheria calcio.
Maggiori dettagli sul Giornale di Sicilia in edicola oggi (6 agosto 2010).

giovedì 5 agosto 2010

Verità e giustizia per Nino e Ida Agostino!


Verità e giustizia per Nino e Ida Agostino!

La storia dell' agente di polizia, Nino Agostino, ucciso il 5 agosto del 1989 a Villagrazia di Carini, insieme alla moglie Ida Castellucci, incinta di cinque mesi di una bambina, è certamente una delle più drammatiche ed oscure vicende della storia di un' Italia retta, allora come adesso, da poteri deviati e da un' antistato che troppo spesso diviene Stato.
Sulla morte di Nino Agostino non è ancora stata fatta luce ed i suoi assassini, insieme ai mandanti, sono a tutt'oggi uomini liberi esattamente come qualsiasi altro onesto padre di famiglia. Sul fascicolo relativo alle indagini sul suo assassinio è stato apposto quello che non esitiamo a definire "il sigillo della vergogna" ovvero il Segreto di Stato.
Nino e Ida, quel giorno, si trovavano davanti alla villa di famiglia per partecipare al compleanno della sorella di Nino. Furono trivellati di colpi da due sicari in motocicletta sotto gli occhi dei genitori Vincenzo ed Augusta.
Suo padre, Vincenzo Agostino, un anziano uomo che ha percorso qualsiasi strada pur di ottenere giustizia da quello Stato per il quale suo figlio Nino ha consapevolmente sacrificato la vita, ha promesso di non tagliare più la propria barba bianca fino a che non otterrà quello che gli spetta; giustizia per suo figlio, per la sua famiglia, per la nuora Ida e per sua nipote mai nata.

Frode alla Ue, arrestati 5 imprenditori


Frode alla Ue, arrestati 5 imprenditori

Truffa all'UE, cinque imprenditori
della Piana di Gioia Tauro in manetteLe persone indagate nell’inchiesta sono, complessivamente, venti mentre gli arrestati sono cinque imprenditori del Reggino


05/08/2010 Operazione in varie regioni d'Italia dei militari del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Catanzaro, contro un’organizzazione criminale operante in Calabria e responsabile di aver frodato l’Unione Europea attraverso l’emissione e l'utilizzo di fatture false.
I militari hanno arrestato cinque imprenditori della piana di Gioia Tauro, che sono stati posti tutti ai domiciliari. Si tratta dei fratelli Vincenzo ed Antonio Oliveri, di 56 e 45 anni, il primo residente a Gioia Tauro ed il secondo a Giulianova (Teramo); Vincenzo Borgia (59), di Villa San Giovanni (Reggio Calabria); Salvatore Erminio Surdo (62), di Gioia Tauro, e Giuseppe Surdo (29), anch’egli residente a Giulianova. I reati contestati vanno dall’associazione per delinquere finalizzata alla truffa per il conseguimento indebito di ingenti contributi pubblici, al riciclaggio, alla frode fiscale.
Il patrimonio sequestrato comprende 14 aziende del settore della trasformazione olivicola. Per sette delle aziende il sequestro del patrimonio è totale, mentre per le altre sette è parziale. Oltre alla Calabria, le regioni in cui sono stati eseguiti i sequestri sono l’Abruzzo, la Sicilia e la Toscana. L’inchiesta è stata condotta dalla Procura della Repubblica di Palmi, che ha chiesto e ottenuto dal gip l’emissione delle ordinanze di custodia cautelare e il sequestro dei beni. Le persone indagate nell’inchiesta sono, complessivamente, venti.
L'operazione è stata denominata in codice «Aristeo» ed ha visto impiegati oltre 200 finanzieri tra le province di Catanzaro, Reggio Calabria, Teramo, Pescara, Catania, Lucca e Roma, per dare esecuzione anche ad un decreto di sequestro preventivo di opifici industriali, strutture turistico-alberghiere, immobili e quote societarie, nonchè per svolgere anche perquisizioni, sequestri di documentazione e notifiche di informazioni di garanzia.
Si tratta – secondo gli inquirenti – della più importante operazione finora svolta in Italia nel settore delle frodi ai danni dello Stato e dell’Unione Europea. Gli inquirenti serebbero riusciti ad individuare ed a neutralizzare una pericolosa consorteria criminale ideata e promossa da diversi imprenditori originari o residenti nella piana di Gioia Tauro che, nel corso degli anni, pur avendo «collezionato» su tutto il territorio nazionale numerose segnalazioni all’autorità giudiziaria da parte di diverse forze di polizia, continuavano a perpetrare rilevanti delitti di natura patrimoniale e fiscale.
L’indagine è stata avviata nell’ottobre 2007 grazie ad una attività di intelligence svolta dalla sezione frodi comunitarie del nucleo di polizia tributaria di Catanzaro nei confronti della «S.i.m. s.r.l.» e della «I.c.o. s.r.l.» volta a verificare la legittima percezione di milionari contributi pubblici per la realizzazione di specifici programmi di investimento in Calabria.
Le indagini, coordinate dal procuratore della repubblica presso il tribunale di P almi, Giuseppe Creazzo e dal sostituto procuratore Stefano Musolino, sono state estese nei confronti di ulteriori soggetti economici direttamente riconducibili all’organizzazione che, nel corso degli anni, avrebbe creato un vero e proprio «impero economico» attraverso l’avvio e la gestione di numerose attività in Calabria, in Abruzzo, in Puglia ed in Sicilia – grazie alla concessione di ingenti contributi pubblici in base alla legge 488/92, pari complessivamente a 85 milioni 851.852,33 euro.
I principali strumenti illeciti utilizzati saebbero stati o stati la sovrafatturazione dei costi ed il fittizio apporto di «mezzi propri» da parte dei soci. Lo sviluppo degli accertamenti avrebbe consentito di fare emergere l’esistenza di una vera e propria consorteria criminale particolarmente specializzata nell’organizzare truffe finalizzate all’indebito conseguimento di pubbliche contribuzioni.
Attraverso un collaudato sistema basato su soggetti economici creati ad hoc – fra i quali si collocano, come semplici episodi di un più vasto progetto illecito, proprio la «S.i.m. s.r.l.» e la «I.c.o. s.r.l.» - sarebbe stato realizzato il disegno fraudolento finalizzato all’indebita percezione di cospicue risorse pubbliche grazie alla legge 488/92.
Ulteriori accertamenti sono stati asvolti nei confronti della «Olearia Jonica s.r.l.», della «Abruzzo impianti s.r.l.» e della «Oliveri Vincenzo s.r.l.», società beneficiarie di contributi pubblici destinati alla realizzazione di singoli programmi di investimento a Caltagirone (Ct), Mosciano Sant'Angelo (Te) ed Borgia (Cz). Gli accertamenti eseguiti avrebbero permesso di riscontrare come l’organizzazione criminale individuata abbia posto in essere articolate transazioni finanziarie sia in Italia che all’estero, attraverso diversi soggetti economici e persone fisiche compiacenti.
L’esito delle indagini – tutt'ora in fase di svolgimento con riguardo alle ulteriori società riconducibili al «gruppo Oliveri» beneficiarie di contributi pubblici – ha permesso sinora di segnalare alla magistratura 19 persone fisiche e 7 soggetti giuridici, nonchè di accertare oltre all’indebito beneficio di pubbliche provvidenze, l'emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per oltre 35 milioni di euro.

Arrestato camorrista a Bruxelles


Arrestato camorrista a Bruxelles
Era tra i 100 ricercati più pericolosi


Vittorio Pirozzi del clan Mariano era latitante dal 2003

BRUXELLES

Vittorio Pirozzi, trafficante internazionale di droga, è stato arrestato a Bruxelles dagli agenti della Sezione Catturandi della Questura di Napoli e dell’ Interpol. L'uomo, appartenente al clan Mariano fino agli inizi degli anni Novanta, controllava la zona dei quartieri spagnoli del centro storico di Napoli. Il ricercato deve scontare una pena di 15 anni di reclusione. Latitante dal 2003, figurava nell’elenco dei 100 ricercati più pericolosi del ministero dell’Interno. In attesa delle pratiche di estradizione, Pirozzi è rinchiuso nel cercere di Bruxelles.

«La cattura di Vittorio Pirozzi è un altro grande successo dello Stato contro la camorra, che si
aggiunge ai numerosi sinora conseguiti». Lo ha affermato il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, che si è complimentato con il Capo della Polizia, Antonio Manganelli, per l’operazione che ha portato all’arresto del boss.

Congratulazioni anche da parte del ministro della Giustizia Angelino Alfano, che in mattinata ha dichiarato : «La squadra-Stato è determinata a non dare tregua alle mafie, impegnandosi in prima linea nella cattura dei latitanti. Il Governo e il Parlamento contribuiscono operativamente a questo impegno, come dimostra anche la recente approvazione del codice antimafia». «Il mio ringraziamento - ha concluso il Guardasigilli- va agli uomini della magistratura partenopea e alla sezione Catturandi della questura di Napoli, che, assieme all’Interpol, sono a servizio dello Stato per garantire sicurezza ai cittadini e salvaguardare, nel nostro Paese, i principi di legalità e giustizia».

Il pizzo si paga con le fatture: 8 arresti nel palermitano


Il pizzo si paga con le fatture: 8 arresti nel palermitano

Blitz dei carabinieri, che hanno decapitato la cosca di Ficarazzi. L'indagine ha documentato il conflitto tra il "reggente" della famiglia e un boss emergente che avrebbe tentato di assumere il controllo del territorio

PALERMO. Per dissimulare il pagamento del pizzo alcuni imprenditori emettevano regolari fatture, pagando perfino l'Iva, per servizi e forniture mai resi. Lo hanno scoperto i carabinieri del Comando Provinciale di Palermo che stanno eseguendo otto provvedimenti cautelari, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, con l'accusa di associazione a delinquere di tipo mafioso, estorsione, danneggiamento e traffico di stupefacenti.
L'operazione, denominata in codice "Iron man", ha decapitato il vertice delle famiglie mafiose di Ficarazzi, un paese dell'hinterland palermitano. L'indagine ha documentato il conflitto tra il "reggente" della cosca di Ficarazzi e un boss emergente che avrebbe tentato di assumere il controllo del territorio e la gestione del racket delle estorsioni. Un imprenditore che avrebbe cercato di ribellarsi sarebbe stato picchiato selvaggiamente; altri suoi colleghi pagavano invece regolarmente il pizzo, attraverso l'escamotage delle false fatture.

Confiscato il patrimonio di Aiello


Confiscato il patrimonio di Aiello

Beni per 500 milioni dell'ingegnere siciliano della sanità passano allo Stato. L'imprenditore di Bagheria avrebbe gestito denaro della mafia


Palermo. Confiscati beni per 500 milioni di euro a Michele Aiello, l'imprenditore di Bagheria condannato in primo e secondo grado. Secondo quanto emerso dall'inchiesta Talpe, Aiello avrebbe gestito denaro della mafia. La difesa, rappresentata dall'avvocato Sergio Monaco, preannuncia il ricorso. L'obiettivo è anche quello di dimostrare la leicità degli averi di Aiello.

Il patrimonio dell'"ingegnere della sanità", che adesso passa allo Stato, è sterminato. Raggruppa immobili, aziende edili, società, appartamenti, ville.

Maggiori dettagli e approfondimenti nel servizio pubblicato sul Giornale di Sicilia oggi in edicola

Strage di Capaci, la Procura indaga sulla sesta vittima


Strage di Capaci, la Procura
indaga sulla sesta vittima


Donna morta nel marzo ’92,
non fu suicidio
Era amica di Gioè
Il pm: forse fu eliminata


RICCARDO ARENA

PALERMO

Era una donna religiosa, serena, viveva con la madre e non aveva alcun motivo di uccidersi. E nemmeno di essere uccisa. Eppure Maria Rosaria Maisano, 35 anni, originaria di un paese del Palermitano, Piana degli Albanesi, finì carbonizzata dentro la sua vecchia A112. Era il 9 marzo del 1992 e l'inspiegabile «disgrazia» avvenne a Isola delle Femmine, al confine con il territorio del Comune di Capaci. In una stradina che, in linea d'aria, è a non più di trecento metri dal luogo della strage Falcone.

Questo vecchio caso, archiviato per due volte a Palermo, prima come suicidio e poi come omicidio commesso da ignoti, è stato rispolverato a Caltanissetta, dove c'è la Procura che indaga sui tanti aspetti irrisolti delle stragi del 1992. Perché, fra le altre cose, Maria Rosaria conosceva bene Antonino Gioè, uno degli autori della strage in cui furono uccisi il giudice Giovanni Falcone, la moglie, Francesca Morvillo, e tre agenti di scorta.

Anche se può sembrare paradossale, Gioè, mafioso doc e uomo dei mille misteri, ritenuto al centro di intrecci e contatti con uomini dei Servizi, morto suicida in cella, a Rebibbia, nel giugno del ‘93, frequentava un gruppo del Rinnovamento nello Spirito. Lo stesso movimento religioso cui aderiva Maria Rosaria Maisano. I due erano di paesi vicini, di Piana lei, di Altofonte lui, e, poco tempo prima che la donna morisse, si erano incontrati a casa dei familiari della donna.
Nel marzo del 1992 Gioè lavorò proprio nella zona in cui la Maisano fu trovata morta: si occupava della pulizia dei sottopassi e dei cunicoli dell'autostrada, per conto della ditta Di Matteo, sub-appaltatrice dei lavori, e che li gestì fino al 31 marzo di quell'anno. Il mafioso sfruttò il lavoro per cercare il punto giusto: in uno di quei cunicoli fu piazzato infatti, con uno skate board, l'esplosivo della strage.

Il pm nisseno Gabriele Paci, sollecitato da un'istanza della famiglia, ha riaperto il fascicolo ed è andato a fare un primo sopralluogo sul luogo in cui la A112 della Maisano fu ritrovata, in via Passaggio delle Rose, una zona di villette che in marzo è quasi del tutto disabitata. Il posto ideale per liberarsi di qualcuno che magari ha visto troppo.

Gioè è l'uomo che involontariamente, un anno dopo la morte della Maisano, nel marzo del 1993, a Palermo, diede agli inquirenti la strada per risalire agli autori della strage. L'uomo viveva in un appartamento di via Ughetti, a pochi passi dall'ospedale Civico. Lì la Dia aveva piazzato le microspie e gli investigatori lo ascoltarono mentre diceva a un altro mafioso di Altofonte, Gioacchino La Barbera, una frase rimasta famosa: «Dduocu, unni ci fici l'attentatuni (là, dove feci il grande attentato)». Furono arrestati entrambi: Gioè tre mesi dopo preferì uccidersi, La Barbera parlò e da quel momento si fece luce sull'«attentatuni».

La mattina del 9 marzo del 1992 Maria Rosaria Maisano andò a Capaci, per fare visitare il proprio gatto da un veterinario. Non trovò il medico e tornò indietro. La strada che doveva percorrere era quella in cui lavorava Gioè. Il suo cadavere fu ritrovato nell’auto ancora in fiamme, disteso sul sedile reclinato della A112. Posizione innaturale per un suicida, ideale per una persona stordita.

Le condizioni del cadavere erano tali che l'autopsia non chiarì se fosse stata colpita. Un anno e mezzo dopo la morte della donna, spuntò una relazione di servizio di due carabinieri, che affermarono di avere salvato, nel 1988, la Maisano da un tentativo di suicidio in mare, accompagnandola poi alla Guardia medica.

Di questa visita da parte dei sanitari non c'è traccia alcuna. Un depistaggio, per i familiari. Ora a Caltanissetta cercheranno di capirne di più.

Reggio, omicidio al rione Ravagnese



Reggio, omicidio al rione RavagneseIl fatto è accaduto la scorsa notte, intorno alle 21:30. La vittima aveva precedenti per droga

04/08/2010 Omicidio, la scorsa notte, al rione Ravagnese di Reggio Calabria. Un giovane di 26 anni, Eduardo Bruciafreddo, è stato assassinato con tre colpi di pistola. Il giovane era noto alle forze dell’ordine per reati legati alla droga.
Bruciafreddo, secondo le ricostruzioni degli inquirenti, era da poco rientrato in casa, intorno alle 21:30, quando uno sconosciuto ha bussato alla porta della sua abitazione e poi ha sparato contro la vittima. Subito dopo si è dileguato facendo perdere le sue tracce. Sul luogo dell’omicidio sono intervenuti gli agenti della squadra mobile di Reggio Calabria che hanno avviato le indagini. Gli investigatori, almeno per il momento, ipotizzano che il delitto sia maturato nell’ambito della criminalità locale.

Il Consiglio dei Ministri ha sciolto il consiglio comunale di Nicotera

Il Consiglio dei ministri nella seduta odierna su proposta del Ministro dell'Interno ha disposto lo scioglimento del consiglio comunale di Nicotera per infiltrazioni mafiose


04/08/2010 Su proposta del ministro dell’interno, il Consiglio dei ministri ha deciso lo scioglimento del Consiglio comunale di Nicotera (Vibo Valentia), «nel quale sono state accertate forme di condizionamento da parte della criminalità organizzata». Il Consiglio ha anche deliberato l’annullamento straordinario della norma recentemente introdotta nello statuto comunale di Caulonia (Reggio Calabria) che estende l’elettorato attivo e passivo ai cittadini apolidi ed a quelli stranieri legalmente soggiornanti in Italia e residenti nel comune.

Sequestrati oltre 60 natanti dalla Guardia Costiera


Sequestrati oltre 60 natanti dalla Guardia Costiera

La Guardia costiera di Vibo Marina ha proceduto al sequestro di un'area demaniale di 2.800 metri quadrati di spiaggia a Nicotera marina dove sono state altresì sequestrate 61 imbarcazioni

04/08/2010 Il personale della Guardia Costiera di Vibo Valentia ha sequestrato un’area demaniale di 2.800 metri quadrati di spiaggia a Nicotera Marina, nel vibonese. Nell’area erano state sistemate 64 imbarcazioni da diporto, 9 moto d’acqua e 15 carrelli per il trasporto stradale che sono stati tutti sequestrati. Il Provvedimento è stato emesso dal sostituto procuratore della Repubblica di Vibo Valentia, Fabrizio Garofalo. Le indagini sono iniziate a luglio scorso dopo le numerose segnalazioni, pervenute tramite il numero blu (1530), alla Sala Operativa della Guardia Costiera di Vibo Valentia Marina, nelle quali venivano denunciate pericolose evoluzioni di numerose moto d’acqua nella fascia dei 150 metri riservata ai bagnanti, nelle acque del litorale di Nicotera Marina. Battuta a tappeto l'intera costa da Tropea a Nicotera è stata individuata l’area all’interno del quale si trovavano i natanti. Dagli accertamenti è emerso che gli occupanti dell’area non erano in possesso di alcuna autorizzazione per l’attività svolta.

Mafia, pentito Spatuzza riconosciuto "attendibile"


Mafia, pentito Spatuzza riconosciuto "attendibile"

Il gup ha riconosciuto per la prima volta, in una sentenza, la credibilità del collaboratore di giustizia che sta rivoluzionando la verità sulle stragi del '92-'93

PALERMO. Il gup Daniela Troja riconosce, per la prima volta in una sentenza, "l'attendibilità intrinseca" e la "credibilità soggettivà" del pentito di mafia Gaspare Spatuzza. Le motivazioni riguardano la condanna a 30 anni di carcere di tre imputati (Benedetto Capizzi, Cosimo lo Nigro e Cristofaro Cannella) nel processo per l'uccisione di Giuseppe Di Matteo, figlio del collaboratore Santino assassinato a 13 anni nel '93.


A Spatuzza era stata negata la protezione perche' aveva parlato di stragi e rapporti tra mafia e politica oltre i 180 giorni previsti dalla legge. "Le dichiarazioni rese dal pentito - scrive il giudice come riporta il Giornale di Sicilia - appaiono dotate del requisito dell'attendibilità, essendo sicuramente spontanee e sostanzialmente coerenti".

mercoledì 4 agosto 2010

Alfano: svolta storica. Approvato il codice antimafia


Alfano: svolta storica. Approvato il codice antimafia

“Oggi è un grande giorno per la lotta alla mafia. Si completa, infatti, il percorso avviato a Reggio Calabria, quando il Consiglio dei Ministri ha varato il Piano Straordinario contro le mafie, ha approvato il decreto relativo all’Agenzia per i beni confiscati e presentato il testo che, oggi, giunge all’approvazione del Senato”. Lo afferma il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, in riferimento all’approvazione in Senato del ddl riguardante il piano straordinario contro le mafie.

“Il Parlamento – continua il Guardasigilli – ha così definitivamente delegato il Governo a redigere il codice antimafia nel quale, per la prima volta nel nostro ordinamento, la legislazione di contrasto alla mafia verrà riunita in un unico testo normativo. Anche attraverso questa importantissima raccolta di leggi, che coordina ed armonizza tutta la normativa vigente, il Governo Berlusconi dimostra di mettere al centro del proprio programma la lotta ad ogni forma di criminalità mafiosa”.

“Sono onorato - conclude Alfano – di essere stato incaricato dal Parlamento, attraverso la legge di delega, del compito di scrivere, con i decreti attuativi, un codice antimafia che non ha precedenti nella nostra storia, poiché fino ad oggi la legislazione antimafia ed in materia di misure di prevenzione è stata frammentaria e disordinata. Il codice darà finalmente ordine e maggiore efficacia alle leggi e fornirà, ai magistrati ed alle Forze dell’ordine, strumenti più incisivi ed armi più affilate”.

Chiesero pizzo ad agenzia pompe funebri


Chiesero pizzo ad agenzia pompe funebri
Arrestati dopo sette giorni a Napoli


NAPOLI (3 agosto) - Una settimana fa erano entrati nella sede di un'agenzia di pompe funebri chiedendo una tangente di 5000 euro: in caso di mancato pagamento il titolare avrebbe fatto bene a chiudere la saracinesca e cessare l'attività.
Ora gli agenti della sezione antiestorsione della squadra mobile della Questura di Napoli hanno sottoposto a fermo di indiziato di delitto due persone, già note alle forze dell'ordine. Si tratta di Saverio Di Gennaro, di 39 anni e Giorgio Emanuele Basile, di 21 anni, entrambi originari del quartiere Bagnoli. Nei loro confronti l'accusa di tentata estorsione continuata e aggravata dall'articolo 7 della legge 203/1991, aggravante specifica prevista per chi delinquere con metodo mafioso.

In seguito all'attività investigativa effettuata, i poliziotti, dopo aver individuato gli autori del tentativo di estorsione ed essere rimasti in appostamento all'interno dell'esercizio commerciale per un giorno, sono intervenuti sottoponendo a fermo i due che la polizia considera

martedì 3 agosto 2010

Lotta alle mafie


Lotta alle mafie

03.08.2010
Maroni: «Il progetto di sconfiggere definitivamente la criminalità organizzata nei prossimi tre anni può davvero essere raggiunto»

Il Senato ha approvato all'unanimità il Piano straordinario di contrasto alle mafie. Entro un anno sarà varato il Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nasce la stazione appaltante in ambito regionale, prevista la tracciabilità dei flussi finanziari


L'Aula del Senato ha approvato all'unanimità il Piano straordinario di contrasto alle mafie. L'opposizione aveva annunciato la propria posizione a favore del Piano dopo l'accoglimento di un ordine del giorno da parte del governo. Il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha assicurato, prendendo la parola in Aula, che «entro il termine previsto, il 30 novembre, il governo manterrà gli impegni presi con l'ordine del giorno».

«Credo debba essere riconosciuto al governo - ha dichiarato Maroni - il merito di aver accolto i suggerimenti e i contributi forniti dall'opposizione al disegno di legge. Nell'ordine del giorno finale - ha proseguito il ministro dell'Interno - che il governo ha accolto, ci sono degli impegni precisi che io ribadisco saranno mantenuti nei termini temporali previsti. Sono misure rilevanti che non abbiamo potuto inserire ora nel provvedimento per mancanza di tempo».

«Oggi siamo di fronte a un voto unanime, importante, che dà forza all'azione dello Stato. Il progetto di sconfiggere definitivamente la criminalità organizzata entro questa legislatura - ha concluso Maroni - ovvero nei prossimi tre anni, può davvero essere raggiunto».

Il Piano straordinario contro le mafie è stato approvato all'unanimità nel maggio scorso dalla Camera. Il ddl a firma Maroni-Alfano delega il governo ad adottare, entro un anno dalla data di entrata in vigore della legge, un decreto legislativo con il Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione. Per gli appalti vengono introdotte misure di tracciabilità dei flussi finanziari (con bonifico bancario o postale) per le procedure di assegnazione di lavori, servizi e forniture pubbliche contro le infiltrazioni criminali e si prevede l'istituzione di una o più stazione appaltante in ambito regionale, in modo da assicurare trasparenza, economicità e prevenire il rischio di penetrazioni mafiose. Modifiche anche per la disciplina dei ricorsi alla revoca dei programmi di protezione, con nuove disposizioni sulle misure per i testimoni di giustizia.

Ci saranno più controlli per i condannati: le loro posizioni fiscali e patrimoniali verranno monitorate e oltre il superamento di determinate soglie scatterà la confisca dei beni in caso di violazione dell'obbligo di comunicazione delle variazioni patrimoniali

Tangenti a L'Aquila, indagati in aula


Tangenti a L'Aquila, indagati in aula

Al via gli interrogatori: l'accusa
per i 5 coinvolti è di corruzione
ROMA
Sono iniziati alle 9.30 davanti al Gip del Tribunale dell’Aquila, Giuseppe Grieco, gli interrogatori per le cinque persone coinvolte nei fatti di corruzione, legati alla ricostruzione post-sisma. Al Palazzo di giustizia di Bazzano si sono presentati Ezio Stati, ex consigliere regionale Dc e attuale esponente di spicco del Pdl - agli arresti nel carcere dell’Aquila; l’ex deputato di Fi Vincenzo Angeloni, medico odontoiatra di Avezzano (detenuto a Regina Coeli) e Sabatino Stornelli, amministratore delegato di Selex service management, società di Finmeccanica, al quale è stato imposto l’obbligo di dimora nel comune di Roma.

Presenti anche Daniela Stati, figlia di Ezio, e assessore dimissionario alla Protezione civile regionale, e il suo compagno Marco Buzzelli, attualmente agli arresti domiciliari. Tutti loro dovranno confrontarsi con l’accusa di corruzione. Appena arrivato, Ezio Stati ha salutato sua figlia scherzosamente con «assessore».

Il primo interrogato nell’ inchiesta sulle presunte tangenti per i lavori nella ricostruzione post terremoto è l’ex deputato di An poi passato a Fi Vincenzo Angeloni, che è sotto torchio da circa due ore davanti al Gup, Marco Billi (e non Giuseppe Grieco, che ha firmato i provvedimenti). Angeloni è assistito dall’avvocato Antonio Milo che difende anche l’ex consigliere regionale di Fi Ezio Stati e la figlia Daniela, assessore regionale dimissionario per essere stata interdetta dai pubblici uffici.

Gli altri indagati nell’ambito dell’inchiesta della procura della Repubblica dell’Aquila stanno attendendo nel tribunale dell’Aquila il loro turno. Oltre che di Ezio Stati e di Angeloni, entrambi in carcere, c’è Marco Bozzelli, compagno della Stati (ai domiciliari) e Sabatino Stornelli, amministratore delegato di Selex Service Management, società di Finmeccanica (obbligo di dimora a Roma).

Grasso, Messina Denaro non è il capo della mafia


Grasso, Messina Denaro non è il capo della mafia

È il pensiero del procuratore nazionale Antimafia che ha ricordato come Cosa Nostra sia un'organizzazione "che vede nella commissione provinciale di Palermo l'organismo direttivo"


CORTINA D'AMPEZZO. "Non considero Matteo Messina Denaro attuale capo di Cosa nostra": è il pensiero del procuratore Antimafia Pietro Grasso, il quale ha ricordato che Cosa Nostra è un'organizzazione mafiosa "che vede nella commissione provinciale di Palermo l'organismo direttivo".
Con l'arresto di Lo Piccolo, Provenzano e Riina, ha ricordato Grasso, "non esiste più un vertice. C'é stato un tentativo dei 'reggenti' di costituire una sorte di commissione formale di quella che c'é in carcere ma è stata neutralizzata. Il fatto che ci sia un elemento di spicco latitante - ho proseguito Grasso -, non significa attribuire a quest'ultimo un ruolo di capo dell'organizzazione. Tranne che lo abbiamo attribuito e noi non ne sappiamo nulla". "Messina Denaro è l'ultimo latitante di spicco rimasto ancora in libertà, ha partecipato e deliberato la strategia stragista del '92-'93, è la persona più importante di Cosa nostra. Detto questo mi fermo" ha concluso.
A proposito di Gaspare Spatuzza, Grasso ha detto che "è un falso giornalistico e mediatico il fatto che non sia stato creduto".
Il magistrato ha sottolineato che Spatuzza è credibile. "Dopo tanti anni, una persona che si sente macerata nella coscienza da un serie di verità di cui è portatore, ha voluto parlare. Sono stato il primo ad ascoltarlo - ha ricordato Grasso - mi ha detto 'Non posso più sopportare che ci siano tanti innocenti condannati e colpevoli che sono rimasti a piede libero, nemmeno sfiorati dalle indagini’".
Grasso ha ricordato che Spatuzza è sempre "stato fermato dalla famiglia, per preservarla da possibili ritorsioni, perché continuavano a vivere a Brancaccio. Finalmente ha trovato il coraggio di dire 'Anche se la famiglia non mi segue non mi interessa niente. Abbandono mia moglie e mio figlio e voglio dire la verità’". Il procuratore antimafia ha spiegato che Spatuzza ha fornito elementi di riscontro "talmente concreti da non poter dubitare che non siano attendibili".
Grasso ha ricordato che Spatuzza gli aveva riferito che quando rubò l'auto che poi usò per la strage di via D'Amelio aveva un problema ai freni, e per questo la portò dal meccanico. "Riscontrammo, nella perizia sull'auto – ha raccontato Grasso - che i ferodi erano nuovi. Solo lui lo sapeva e per questo è credibile. Inoltre Spatuzza ha riferito una frase che gli aveva riferito Giuseppe Graviano: l'unico che può smentire è solo quello che gliela ha detta".

'Ndrangheta, sequestro di beni alla cosca Alvaro


'Ndrangheta, sequestro di beni alla cosca Alvaro
per dieci milioni di euro


Nuova puntata dell’operazione «Matrioska»: la Guardia di Finanza di Reggio Calabria sequestra beni della cosca Alvaro di Sinopoli

03/08/2010 Operazione della Guardia di Finanza questa mattina, in provincia di Reggio Calabria, per l’esecuzione di un sequestro di beni per un valore di dieci milioni di euro ritenuti riconducibili a presunti esponenti della cosca della 'ndrangheta Alvaro, di Sinopoli. Il sequestro è stato disposto dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della Dda. I beni oggetto del provvedimento sono quattro ville nel comune di Melicuccà.
Il sequestro di beni, eseguito dal Nucleo di polizia tributaria di Reggio Calabria, rappresenta il seguito dell’operazione "Matrioska", che il 12 maggio scorso portò all’esecuzione di un analogo provvedimento sempre contro la cosca Alvaro, alla quale nel solo 2010 sono stati sottratti beni per un valore complessivo di trenta milioni di euro. I beni oggetto del sequestro sono di proprietà del nucleo familiare di Domenico Alvaro, 77 anni, condannato in primo grado a tre anni di reclusione per avere favorito la latitanza del boss Carmine Alvaro, 57 anni, considerato il capo della cosca. L’ingente patrimonio immobiliare, riferisce la Guardia di finanza, abilmente occultato in zone difficilmente accessibili e mai catastalmente dichiarato, è stato individuato dai finanzieri attraverso il controllo economico del territorio, effettuato anche attraverso sorvoli con velivoli in dotazione al Corpo. Due delle unità immobiliari erano già state occupate dai familiari di Domenico Alvaro, mentre le altre due sono in avanzata fase di ultimazione.
L'ingente patrimonio immobiliare, abilmente occultato in zone difficilmente accessibili e mai dichiarato al catasto, è stato individuato dai finanzieri attraverso il controllo del territorio utilizzando anche con elicotteri.

Verona, droga sintetica come profumo


Verona, droga sintetica come profumo
Ha effetto-hashish ma può uccidere


VERONA (2 agosto) - Le nuove frontiere della lotta alla droga hanno sigle come JWH-018 e JWH-073, si presentano come profumi per ambiente, ma in realtà sono sostanze stupefacenti sintetiche «costruite» in laboratorio, capaci di causare effetti analoghi a quelli di hascisc e marijuana, a volte mortali.

Da poco tempo sono state inserite nelle tabelle degli stupefacenti da parte del Ministero della Salute, e subito hanno fatto la loro comparsa in provincia di Verona, in uno «smart shop» di Villafranca, sequestrato dalla Polizia al termine di una serie di accertamenti che hanno coinvolto il Dipartimento nazionale per le politiche antidroga (Dpa), l'Ulss e l'Istituto di medicina legale di Verona.

L'esercizio commerciale sequestrato è il «Freedom stop», individuato dalla Squadra Mobile della Questura come luogo di acquisto delle sostanze, soprattutto da parte di minori. Il prezzo di quelli che erano venduti come «incensi» variava tra 15 e 35 euro. Il titolare, S.G., 50 anni, è stato denunciato per detenzione ai fini di spaccio e spaccio continuato di sostanze stupefacenti, aggravati dalla vendita a minorenni.

A febbraio erano scattate le segnalazioni del sistema di allerta del Dpa attraverso il centro operativo nazionale, che ha sede a Verona, dopo sei casi di intossicazione acuta registrati a Milano e in Veneto, quattro a Venezia e uno a Portogruaro (Venezia). Tutti casi correlati al consumo di «n-Joy» e «Spice», miscele aromatiche vendute via internet e negli smart shop. Un secondo allerta ad aprile, dopo una serie di sequestri ravvicinati di mefedrone, causa di una ventina di decessi in Europa.

Da qui i controlli a tappeto, che hanno portato alla scoperta del negozio di Villafranca dove venivano vendute le due sostanze mascherate da profumi per ambiente. Il Questore di Verona, Vincenzo Stingone, ha ricordato oggi che «la droga non dà personalità, la distrugge. È la vera emergenza» e ha invitato a «cercare di riempire di contenuti i 'vuotì dei giovani». Per il capo del Dpa, Giovanni Serpelloni, il sequestro dei due nuovi cannabinoidi sintetici «contribuisce a togliere dal mercato sostanze estremamente dannose per la salute, in particolare la salute dei giovani».

In un'altra operazione, la Squadra Mobile di Brindisi ha sequestrato notevoli quantità di hascisc, eroina e cocaina, con la notifica di nove ordinanze di custodia cautelare, emesse su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. Il gruppo di trafficanti operava nella zona nord della provincia di Brindisi, con atti di violenza e lesioni ai tossicodipendenti che non riuscivano a pagare le dosi di droga.

Strage di Bologna, il governo non c'è


Strage di Bologna, il governo non c'è
Giovanardi: qui c'è odio, non dolore


Familiari vittime: non odio, ma pretesa di verità. Opposizione:
governo vergognoso. Napolitano: si indaghi su complicità


ROMA (2 agosto) - A trent’anni dal 2 agosto 1980, quando una bomba esplose nella sala d’aspetto della stazione di Bologna provocando 85 morti e 200 feriti, l'Italia ricorda le vittime. Ma sono ancora tanti i misteri che avvolgono la strage. Ed è polemica per l'assenza, per la prima volta, del governo alle celebrazioni.

«La trasmissione della memoria di quel tragico fatto e di tutti quelli che in quegli anni hanno insanguinato l'Italia non costituisce solo un doveroso omaggio alle vittime di allora, ma impegna anche i magistrati e tutte le istituzioni a contribuire con ogni ulteriore possibile sforzo a colmare persistenti lacune e ambiguità sulle trame e le complicità sottese a quel terribile episodio». È quanto scrive il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel messaggio invito oggi all'associazione dei famigliari delle vittime della strage di Bologna.

«Credo che il governo abbia fatto molto male a non esserci» ha detto il segretario Pd Pier Luigi Bersani. «È una cosa molto, molto triste, speravo che all'ultimo momento ci ripensassero» ha aggiunto, dopo essersi unito al corteo delle commemorazioni a Bologna. Per il leader del Pd si tratta di «una cosa che non può essere accettata, perché è chiaro che ci sono dei problemi come il segreto di Stato o il tema dei risarcimenti alle vittime, ma un governo deve affrontare queste situazioni e deve guardare la gente negli occhi: non si può governare solo con gli applausi. L'assenza dell'esecutivo non è giustificabile, perché il governo deve andare dove ci sono i problemi, sennò che governo è?».

«Mi pare fosse difficile fischiare il rappresentante dei familiari delle vittime, francamente mi sarebbe sembrata una cosa molto curiosa» dice Bersani a proposito del fatto che la cerimonia si sia svolta senza le tradizionali contestazioni. Bersani ha anche definito «sacrosante» le richieste dell'associazione dei parenti delle vittime sul segreto di Stato.

«L'assenza del governo a Bologna è grave e assordante così come lo è il suo silenzio - dice il portavoce Idv, Leoluca Orlando - È una vergogna nazionale. Bisogna togliere il segreto di Stato. La proposta di proroga dei termini temporali dello stesso e l'assenza del governo oggi a Bologna, costituiscono un segnale allarmante ed inquietante».

Giovanardi: il governo ha fatto bene a non partecipare. «Ogni anno a Bologna si è riproposto il triste spettacolo di una piazza che invece di ricordo e dolore ha espresso odio e livore per coloro che ritiene avversari politici - dice il sottosegretario Carlo Giovanardi - La strage, che colpì cittadini inermi di tutte le età e di tutti i partiti, sin dai funerali del 6 agosto, a cui partecipai come neo eletto consigliere regionale dell'Emilia Romagna, fu strumentalizzata per creare una bolgia di insulti e sputi nei confronti del governo di allora, che colpirono particolarmente Craxi e Cossiga. Bene ha fatto quest'anno il governo a non partecipare ad un rito che per troppi non è un momento di ricordo e commemorazione delle vittime di quella tragedia».

Pd: vergognose le parole di Giovanardi. «L'assenza del governo alla commemorazione del trentennale della strage di Bologna è un oltraggio e le parole usate per giustificare questa scelta una vergogna - dice Emanuele Fiano, responsabile Sicurezza del Pd - Le affermazioni di Carlo Giovanardi sono lo specchio della miseria morale di una maggioranza e di un governo che hanno rinunciato a rappresentare il Paese nel giorno in cui si commemora uno degli episodi più drammatici della sua storia recente. Ritenere fazioso chi, dopo 30 anni, chiede di conoscere la verità è immorale e dividere il Paese in fazioni è frutto di cattiva coscienza. Il dovere della politica è quello di ricordare e di agire per accertare la verità e non dividere. Chi ha a cuore la verità e la democrazia accetta i fischi e le contestazioni se in gioco ci sono i valori su cui è fondato il nostro Paese».

Idv: Giovanardi insulta le vittime. «Quelle di Giovanardi sono affermazioni ignobili - dice il portavoce dell'Idv, Leoluca Orlando - Un vero e proprio insulto alla memoria delle 85 vittime innocenti e al dolore dei parenti. Il governo si dissoci. Oggi si svolta una cerimonia commossa, composta, senza livore e odio. Se avesse avuto gli attributi, l'irresponsabileGiovanardi, invece di nascondersi come i suoi colleghi, avrebbe dovuto essere presente oggi a Bologna. Invece, lui, il ministro La Russa il suo governo, si sono contraddistinti per le offese e per la totale assenza».

Pdci: governo ha scritto brutta pagina. «Oggi il governo ha scritto una gran brutta pagina - dice Pino Sgobio, dell'ufficio politico del Pdci-Fds - L'assenza del governo fa il paio con le affermazioni indegne di Giovanardi, che con le sue offese ha macchiato una giornata di ricordo e di ricerca della verità. Il governo, che ha preferito scappare dalla gente, farebbe bene a scusarsi con i familiari delle vittime e con il Paese intero».

Associazione familiari vittime: non c'è odio, ma pretesa di avere giustizia. «Non ci muove l'odio ma il senso di dignità perché senza esigenza di memoria e pretesa di giustizia non vi è vita collettiva che abbia un senso e un valore» ha detto Paolo Bolognesi, presidente dell'Associazione dei famigliari delle vittime del 2 agosto. Bolognesi ha poi ricordato: «Nel rivedicare i nostri diritti abbiamo evitato di sentirci e farci sentire vittime, ci siamo sempre comportati come cittadini che chiedono cose a loro dovute. La nostra è stata ed è una lunga battaglia: contro il tempo che passa; contro i silenzi e le menzogne; contro i tentativi di delegittimazione ancora in corso; contro chi pensa di difendere i carnefici e non le vittime; contro chi vuole farci dimenticare, abbassare la testa; a questo proposito quest'anno abbiamo assistito a un triste tentativo di immiserire la manifestazione che è in corso ora, quasi che molti politici si fossero stancati dei cittadini che scendono in piazza per ricordare e pretendere giustizia».

Rosi Mauro: verità coperta da velo di trame. «Dopo 30 anni non possiamo dimenticare, lo dobbiamo innanzitutto alle vittime prima di tutto e alle loro famiglie che ancora soffrono e si chiedono il perché. Trenta anni sono tanti, ma troppo pochi perché la verità è coperta dal velo delle trame di quegli anni - dice in un messaggio la vicepresidente del Senato Rosi Mauro, parlamentare della Lega Nord - Noi ricordiamo il 2 agosto 1980 con emozione e la speranza di squarciare quel velo di ipocrisia».

Il trentennale della strage è stato contrassegnato, come e più dei precedenti anniversari, dalle polemiche. Alla vigilia della commemorazione è infatti arrivata la notizia dell'assenza, per la prima volta, di rappresentanti di governo alle commemorazioni, iniziate con Giovanni Spadolini nell'81 e arrivate fino al minisro Sandro Bondi nel 2009.

Oggi a rappresentare l'esecutivo è stato il prefetto di Bologna Angelo Tranfaglia, per altro in una cerimonia a Palazzo d'Accursio, sede del Comune, e non in piazza come avveniva di solito gli anni scorsi. Qualche settimana fa fu dato l'annuncio che, per evitare i fischi che da anni si succedevano contro le autorità di governo nel loro discorso, le istituzioni non sarebbero state presenti sul palco del piazzale antistante la stazione.

Alle 10.25, l'ora della strage, il minuto di silenzio. Un silenzio totale ha fatto da sottofondo alla lettura dei nomi delle 85 vittime della strage di Bologna fatta da Rossella Zuffa e Camilla Andreini, due ragazze nate nel 1980. Dal 2001 il momento che precedeva il fischio delle 10.25, che ricorda lo scoppio, era pressocchè sempre stato accolto da fischi all'indirizzo del rappresentante del Governo. Il corteo, molto partecipato (piazza Medaglie d'Oro non è riuscita a contenerlo tutto), è stato accolto da applausi di cittadini durante tutto il tragitto. Un lungo applauso di oltre due minuti anche alla fine della lettura dei nomi, poi i tre fischi di locomotori hanno preceduto il tradizionale minuto di silenzio, a sua volta concluso con un lungo applauso.

Terremoto Abruzzo, tangenti: 4 arresti


Terremoto Abruzzo, tangenti: 4 arresti
Interdetta assessore Protezione civile


Pm: volevano speculare su ricostruzione. Si dimette Daniela
Stati. Arrestati il padre, ex deputato FI, e il suo compagno


L'AQUILA (2 agosto) - Un'inchiesta nata dai rifiuti ne ha generato un'altra che, grazie alle intercettazioni, ha portato all'arresto di quattro persone e all'interdizione dell'assessore regionale alla protezione civile e ai rifiuti dell'Abruzzo, Daniela Stati (Pdl), che si è dovuta dimettere. Secondo l'accusa, tutti e cinque - indagati per corruzione - avrebbero agito «al fine di ottenere il vantaggio di essere inseriti nella lista di beneficiari per fatti e atti connessi alla ricostruzione post sisma del 6 aprile 2009». «Una delle brutte storie del nostro Paese dove non si applicano le leggi che si fanno», l'ha definita il procuratore Rossini.

A mettere nei guai quella che qualcuno definisce “la combriccola marsicana” gli agenti della Mobile di Pescara: indagando sul settore dei rifiuti, tra cui l'ipotesi di realizzare a Lanciano un termovalorizzatore (il piano regionale ne prevede tre, senza specificare dove) - intercettano alcune telefonate in cui compaiono, tra gli altri, la Stati, il padre e Angeloni. Informano, quindi, la Procura dell'Aquila, perchè nel capoluogo hanno sede gli assessorati di cui la Stati ha la competenza.

Gli arrestati sono Vincenzo Angeloni, 58 anni, medico odontoiatra, ex esponente Udeur, poi deputato di An, poi di FI; Ezio Stati, padre di Daniela Stati, tesoriere e assessore regionale Dc, dal 2000 al 2002 capogruppo regionale di Fi, carica che dovette lasciare perché passò in giudicato una condanna a due anni e quattro mesi per falso, corruzione e turbativa d'asta, reati per i quali era stato arrestato nel 1992 nell'ambito dell'inchiesta sulla realizzazione della discarica comunale di Avezzano; Marco Buzzelli, compagno di Daniela Stati; Sabatino Stornelli, ex ad di Telespazio e attuale ad di Selex service management. Stornelli subentrò nella presidenza della squadra di calcio Valle del Giovenco (Lega Pro) a Vincenzo Angeloni. In seguito la Selex si aggiudicò i lavori per la messa in sicurezza dello stadio dei Marsi di Avezzano.

In carcere sono finiti solo Ezio Stati e Vincenzo Angeloni. Marco Buzzelli è ai domiciliari, mentre Sabatino Stornelli ha l'obbligo di dimora nel Comune di Roma. Daniela Stati è stata interdetta dai pubblici uffici. Nei mesi successivi al terremoto del 2009, propose di istituire ad Avezzano un Centro nazionale di Protezione civile nell'area dell'interporto dove già si era insediato il centro logistico per l'emergenza terremoto. Di questo progetto, che provocò polemiche, è in corso l'iter di valutazione.

Daniela Stati si dimette, terremoto in Giunta. Le dimissioni sono conseguenti all'interdizione disposta dalla magistratura. La vicenda sta determinato un terremoto politico nella Regione Abruzzo. Il presidente, Gianni Chiodi, dovrà procedere a un mini rimpasto forzato, sostituendo la Stati con un'altra donna, visto che lo statuto regionale impone la presenza di due donne nell'esecutivo. In tal senso, si apre una corsa all'assessorato alla quale non sarà estranea L'Aquila, che rivendica una rappresentanza in Giunta.

Procura: Stati e gli arrestati volevano speculare sulla ricostruzione. L'assessore Stati e le quattro persone arrestate stamani sarebbero implicate in un'attività illecita «al fine di ottenere il vantaggio di essere inseriti nella lista di beneficiari per fatti e atti connessi alla ricostruzione post sisma del 6 aprile 2009», afferma il procuratore della Repubblica dell'Aquila, Alfredo Rossini.

«Prove incontestabili di corruzione». «La richiesta delle misure cautelari - dice Rossini - si è basata sull'accertamento di favori e utilità ricevute per aver compiuto attività contrarie ai compiti e ai doveri connessi alla funzione pubblica ricoperta. L'assunto accusatorio è sostenuto da uno scrupoloso lavoro di riscontro che non consente lettura dei fatti alternativa a quella proposta al giudice per le indagini preliminari dell'Aquila. Il quadro probatorio che emerge appare incontestabile, considerato che vi sono prove evidenti dei "doni" e delle utilità che i privati hanno corrisposto al pubblico ufficiale (Daniela Stati, ndr) e alle persone a lei vicine, al fine di ottenere il vantaggio di essere inseriti nella lista di beneficiari per fatti e atti connessi alla ricostruzione post sisma del 6 aprile 2009. Le indagini sono ancora in corso e allo stato degli atti non sono indagati altri soggetti con incarichi rilevanti nell'ambito regionale e della Protezione civile nazionale. La procura della Repubblica ha chiesto misure cautelari diversificate a seconda delle posizioni, dei ruoli e delle evidenze probatorie, sia per il buon proseguimento delle indagini, sia per la proporzionalità dell'intervento giuridico a garanzia degli stessi indagati».

Chiodi: solidarietà a Daniela Stati. «Solidarietà, convinzione dell'estraneità ai fatti e fiducia della magistratura» sono stati espressi dal presidente Chiodi all'assessore Daniela Stati. Chiodi ha assunto l'interim delle tre deleghe in attesa di scegliere il nuovo assessore.

Pd: Chiodi apra una fase di trasparenza. «Sulle vicende personali restiamo garantisti come sempre - dice in una nota il segretario regionale del Pd abruzzese, Silvio Paolucci - Ma i fatti contestati sono gravi e inquietanti: sulla ricostruzione è necessario voltare pagina per sgombrare il campo da sospetti e dubbi che si annidano sempre di più, settimana dopo settimana. La ricostruzione è sottoposta a commissariamento, ma è necessario che Chiodi apra una nuova fase basata sulla partecipazione, per garantire agli abruzzesi il diritto alla trasparenza assoluta. Così finora non è stato».

Idv: Chiodi riferisca domani in Consiglio. I consiglieri regionali abruzzesi dell'Idv esprimono profonda preoccupazione per il riemergere della questione morale in Abruzzo. «Le dimissioni di Daniela Stati da assessore regionale - si legge in una nota - confermano la gravità del quadro delle accuse e pertanto il presidente della Regione, Gianni Chiodi, ha il dovere politico e morale di riferire sull'accaduto domani stesso in Consiglio regionale».

«Non è stato mai previsto un impianto di termovalorizzazione a Lanciano, e non c'è mai stata una fase progettuale, né esiste un impianto. Sono al momento sorpreso per la natura degli arresti che sarebbero legati all'impianto consortile di rifiuti di Lanciano» aveva detto in mattinata il sindaco Filippo Paolini, presidente dell'assemblea dei 53 sindaci aderenti al Consorzio comprensoriale smaltimento rifiuti di Lanciano. «Di questo impianto, ribadisco, non ho mai sentito parlare, considerato che lo stesso Piano regionale rifiuti ha sempre escluso questa tipologia di impianto, sin dai tempi della precedente Giunta Del Turco. Di questa vicenda non so proprio cosa pensare, a meno che non sia legata ad altre questioni. Su Lanciano si è invece dibattuto in merito alla necessità di realizzare un impianto di biostabilizzazione, che è altra cosa, e consente di migliorare la qualità dei rifiuti che non vanno tal quali in discarica».

Agli arresti domiciliari per frode l'ex presidente di Confagricoltura Crotone


Agli arresti domiciliari per frode
l'ex presidente di Confagricoltura Crotone


Ammonterebbe a quasi nove milioni di euro, secondo l’accusa, la frode perpetrata in danno del bilancio nazionale e comunitario

02/08/2010 Il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza Crotone, sotto la direzione della locale Procura della Repubblica, ha sottoposto agli arresti domiciliari un noto imprenditore agricolo e produttore vitivinicolo crotonese, Nicola Cappa che ha occupato fino a pochi mesi fa la Presidenza provinciale della Confagricoltura.
Ammonterebbe a quasi nove milioni di euro, secondo l’accusa, la frode perpetrata in danno del bilancio nazionale e comunitario; altri cinque milioni di euro, pronti per essere erogati dalla Regione Calabria, sono stati bloccati a seguito del pronto intervento degli investigatori. Oltre che di tutti i complessi aziendali, grazie al provvedimento del Gip che ha disposto il sequestro preventivo per equivalente del profitto del reato, quantificato in circa 9 milioni di euro, sono stati sottratti alla disponibilità dell’imprenditore diversi beni di lusso tra i quali uno yacht (in foto) e diverse autovetture di grossa cilindrata.
Viene così a concretizzarsi l’indagine giudiziaria, partita a seguito di alcune segnalazioni di operazioni finanziarie sospette che vedevano coinvolto l’imprenditore e le numerose aziende direttamente o indirettamente allo stesso riconducibili. Secondo l’accusa l’indagato era riuscito a farsi assegnare dalla Regione Calabria un sostanzioso contributo, finanziato nell’ambito dei P.I.F. (Piani Integrati di Filiera), relativi al P.O.R. Calabria 2000-2006.
Le somme, da impiegare nell’acquisto di macchinari ed attrezzature destinate al potenziamento delle attività produttive, sarebbero state distratte per finalità estranee alle imprese, ed impiegate per fini personali come l’acquisto di beni di lusso. In realtà i mezzi aziendali erano sempre quelli, già acquistati anni prima grazie, peraltro, ad un precedente aiuto finanziario pubblico ed opportunamente riverniciati per simulare il carattere di «novità». In base alla contabilità, i macchinari e le attrezzature spesati da ultimo, sarebbero stati forniti ed installati da una società di Bisignano (CS), risultata di fatto inattiva. In realtà tale impresa era una cosiddetta «cartiera», costituita di fatto dallo stesso imprenditore tratto in arresto solo per poter emettere le fatture relative alle inesistenti operazioni di cessione dei macchinari e per riciclare i pagamenti simulati. Tuttavia, nonostante gli artifizi contabili, difficilmente poteva passare inosservato che i beni strumentali erano tutt'altro che nuovi. Per questa ragione risulta indagato anche il funzionario regionale che eseguì il collaudo e che attestò come le opere fosse state eseguite a regola d’arte e «corrispondevano a quelle approvate ed ammesse al sussidio».

lunedì 2 agosto 2010

Anfvm: no vittime della mafia di serie B


Anfvm: no vittime della mafia di serie B

Alessandria della Rocca,Giuseppe Ciminnisi nella qualità di vicepresidente dell’associazione nazionale “Familiari Vittime di Mafia”,

Egregio direttore, il sottoscritto Ciminnisi Giuseppe, nato l’11/01/1966 a San Giovanni Gemini ed ivi residente in via Pergolesi n. 1, quale vicepresidente dell’associazione nazionale “Familiari Vittime di Mafia”, in riferimento alle manifestazioni, organizzate in questi giorni dall’amministrazione comunale di Alessandria della Rocca della giornata della legalità intitolando la biblioteca comunale ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, La prego volere pubblicare la presente nelle pagine del suo giornale da sempre attento e sensibile alla crescita sociale e civile della nostra terra tanto martoriata dalla funesta piaga della criminalità organizzata.
Sedicente antimafioso, vedasi manifesti murali dell’amministrazione comunale di Alessandria della Rocca ancora ad oggi è sorda alle reiterate richieste avanzate dalla famiglia Carbone l’intitolazione di spazi pubblici a cittadini di Alessandria della Rocca incolpevolmente morti per mano della mafia. L’amministrazione comunale di Alessandria della Rocca presenta una realtà contraddittoria sotto il profilo della tensione ideale e civile. Testimonianza ne è l’ondivaga attenzione verso le vittime della violenza mafiosa. Incoerente risulta infatti, l’impegno dell’amministrazione comunale allorché intitola ai giudici vittime della mafia alcuni spazi pubblici mentre trascura suoi concittadini anch’essi vittime incolpevoli dell’efferatezza mafiosa.
L’antimafiosità deve essere esterofila? Deve riferirsi ad una sola categoria? Ha due pesi e due misure? Deve essere mera propaganda? Sia chiaro che il tributo di sangue versato dalla magistratura vada onorato sempre più e meglio,tuttavia pari dignità ed attenzione competono ai cittadini di Alessandria della Rocca morti ammazzati per mano della mafia. Il progresso civile ed economico di una comunità si persegue avvalendosi anche di talune iniziative dell’alto valore simbolico che unitamente a comportamenti e ad azioni amministrative coerenti e trasparenti, avvicinano i cittadini alle istituzioni e restituiscono una sana identità collettiva agli iniziali, e forse propagandistici discorsi di legalità antimafiosa ed agli autocelebrativi manifesti murali, il sindaco e la giunta del comune di Alessandria della Rocca hanno fatto seguire pavidi silenzi e blandizie pressoché omertose. Gli incontri avuti con le massime autorità comunali (sindaco e assessori) hanno lasciato la famiglia Carbone sconcertata per la non volontà dimostrata dagli amministratori a produrre iniziative volte alla giusta causa dell’antimafiosità. L’affrancamento delle nostre collettività dal marchio infamante della mafia passa, anche dal giusto riconoscimento da tributare ai figli di questa nostra comunità. A nome di tutta l’associazione nazionale “Familiari Vittime innocenti della Mafia” siamo vicini alla famiglia Carbone con la nostra stima e il nostro affetto, per l’impegno sempre dimostrato nelle iniziative della nostra associazione e perché solo chi ha subito l’efferatezza della violenza mafiosa e chi combatte ogni giorno la mafia può capire cos’è ed è titolato a portare il proprio contributo nelle manifestazioni.
Distinti saluti

Giuseppe Ciminnisi

Vicepresidente Associazione Nazionale

Familiari Vittime della Mafia

E’ morto Giovanni Moribondo


E’ morto Giovanni Moribondo

Giovane grande AMICO avrebbe compiuto 35 anni il prossimo 6 agosto

Dopo una lunga malattia, è morto Giovanni Moribondo, 35 anni il prossimo 6 agosto, molto conosciuto ad Agrigento, soprattutto per le battaglie in favore dei disabili.

Con grande coraggio ha combattuto contro un male incurabile, affrontando la sofferenza con grande spirito e senza abbandonare mai la speranza e la voglia di vivere.
Era solito frequentare la centrale via Atenea, dove è stato visto anche pochi giorni fa, e dove era solito incontrare gli amici.

Ieri improvvisamente si è sentito male ed è stato trasportato d’urgenza al San Giovanni di Dio, dove le sue condizioni si sono aggravate fino al decesso.
Quando, qualche anno fa, si è candidato per il Consiglio comunale lo ha fatto, anche quella volta, per portare avanti un impegno serio, finalizzato a risolvere i problemi dei disabili.

Era molto conosciuto in città per la sua voglia di vivere e per tutti era un grande esempio di gioia.
Esprimo a nome proprio e della mia famiglia sentite condoglianze ai familiari del caro Giovanni.

La perdita di un grande amico che lascerà un grande vuoto ciao Giovanni.

Angelo Vaccaro Notte

Droga a Milano, il verbale di Belen


Droga a Milano, il verbale di Belen

Il testo integrale della deposizione
Nuovi dettagli sulle dichiarazioni di Belen nell'ambito delle indagini sulla movida milanese che hanno portato all'arresto di cinque persone legate alle discoteche "Hollywood" e "The Club". Tgcom pubblica il testo integrale della deposizione della showgirl al pm di Milano Frank Di Maio. Ecco di seguito il documento in cui Belen parla di alcune colleghe, amici e del giro della droga vip milanese.

Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano

Il giomo 27 marzo 2007 alle ore 10.15, in Milano - Palazzo di Giustizia, piano 5°, stanza n, 460, avanti al Pubblico Ministero dott. DI MAIO FRANK - Sost. Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano, che procede personalmente alla redazione del presente verbale, alla presenza dell’ispettore Rossi Rinaldo, nonché alla presenza della dott.ssa Rossana Conte e della dott.ssa Nora Lisa Passoni della scuola di specializzazione per le professioni legali di Milano è comparsa Belen Maria Rodriguez
che, richieste delle generalità, ha così risposto: nata a Buenos Aires in Argentina, il 20/09/1984 (...) identificata mediante passaporto.

La suddetta, avvertita dell’obbligo di riferire ciò che sa in relazione ai fatti sul quale viene sentita, avvertita altresi delle conseguenze penali cui puo incorrere ex art. 371 bis c.p. nel caso in cui renda dichiarazioni false ovvero taccia, in tutto o in parte, ciò che sa sui fatti medesimi,

dichiara:

A.D.R.: lavoro per conto di Dario Mora detto Lele e quindi per l'agenzia LM Managment.

A.D.R.: conosco appena Alessia Fabiani perché ci ho lavorato una volta insieme in occasione della notte bianca a Reggio Calabria, credo prima di Natale 2006.

A.D.R.: conosco Francesca Lodo, abbiamo avuto un rapporto di amicizia che non si è protratto per oltre un mese.

A.D.R.: conosco Francesco Arca ed è un mio buono amico.

A.D.R.: conosco Pìetro Tavallini per averlo visto una volta sola al Billionaire in Sardegna ma non ci ho mai parlato.

A.D.R.: non conosco Walter Agostoni.

A.D.R.: frequento l’Hollywood un paio di volte al mese di domenica, ci vado in genere con il gruppo di Lele Mora. Faccio parte del tavolo all'interno del privè dell'Hollywood.

A.D.R.: ho fatto uso di cocaina insieme a Francesca Lodo, a casa sua, solo due volte nei primi giorni di gennaio 2007. In entrambe le occasioni la droga me l'ha data Francesca. Non so dove Francesca la prenda, ma sono certa del fatto che ne fa assai uso. Lei mi invitava spesso ed andare nei bagni dell'Hollywood, le domeniche sere in cui stavamo insieme con tutti i componenti del gruppo Mora, ma io non la seguivo perché temevo l'effetto della cocaina. Ripeto le uniche due volte che ho consumato droga è stata quando ero a casa di Francesca Lodo.

A.D.R: non ho mai ricevuto sostanza stupefacenti da Pietro Tavallini. Nè ho mai fatto uso di cocaina con Pietro Tavallini.

A questo punto attesa l'evidente discrasia tra le dichiarazioni della teste e il tenore degli atti e in particolare le dichiarazioni a firma di Francesca Lodo e Pietro Tavallini, il Pubblico Ministero rinnova l'avvertimento di dire tutta la verità e di non nascondere nulla quanto a sua conoscenza. La signora Rodriguez dichiara di essere confusa a causa di tutto il clamore sollevato dalla vicenda e chiede che il verbale venga sospeso in modo da darle la possibilità di concentrare i suoi ricordi. Il Pubblico Ministero, anche in considerazione del fatto che non è ancora pervenuta la trascrizione della fonoregistrazione dell'interrogatorio di Tavallini eseguito ieri, concede detta sospensione e dispone la prosecuzione di detta verbalizzazione alle ore 14.30.

A.D.R.: effettivamente conosco Pietro Tavallini anche perché l'ho visto almeno tre volte. Una di queste è stata a settembre 2006, ci troviamo io, Francesca Lodo e Pietro Tavallini. Anzi ricordo che c'era anche Nicolò Oddi e stavamo mangiando una pizza nell'appartamento di Francesca Lodo (...), quando arrivò Pietro che tutti chiamano Pietrino. Dato che lo conosco solo con il soprannome non sono stata precisa nella prima risposta. Ricordo che Pietrino ci propose di tirare tutti insieme e in particolare io ne consumai una riga, Francesca Lodo almeno 9, e lo stesso Pietro 4. Anche Oddi ne fece uso. L'altra volta è stato a casa di Francesca Lodo, ma eravamo solo io e Francesca e anche Nicolò Oddi. La droga ce la offrì Francesca Lodo, che la consumò con noi.

A.D.R.: io escludo, ma comunque non ricordo, di averne fatto uso all'interno dell'Hollywood.

A.D.R.: Nora Amile, che è mia amica, non fa uso di sostanze stupefacenti.

A.D.R.: quando Francesca Lodo fu interrogata dal PM di Potenza, credo a Roma, poi venne da me a Milano e disperata mi confessò che aveva rivelato al PM che faceva uso di cocaina e che aveva fatto una serie di nomi di persone dedite al consumo. Io le chiesi però se, con riguardo alla mia persona, avesse spiegato al magistrato che io l'avevo presa solo due volte e che non avevo certo il vizio. Francesca mi disse che avevamo tutti il telefono intercettato e che aveva messo nel mezzo anche me.

A.D.R: Tavallini aveva sempre la cocaina con sè e ne faceva uso insieme a Francesca Lodo all’interno del bagno del privé dell’Hollywood. Lo so perché, a parte una volta che li ho accompagnati, ma mi sono fermata nell'antibagno, le altre volte li ho visti entrare e la stessa Francesca Lodo mi diceva che avevano "pippato".

A.D.R.: Francesca Lodo non mi ha mai confessato se faceva uso di cocaina con altre persone. Ripeto la volta che io l’ho consumata insieme a Francesca Lodo c'erano anche, in un'occasione, Pietro Tavallìni e in tutte e due c'era anche Nicolò Godi.

A.D.R.: Francesca Lodo mi disse che la droga gliela procurava Pietro Tavallini.

A.D.R.: che io sappia era sempre Francesca Lodo che si faceva regalare la cocaina da Pietro Tavallini.

A.D.R.: conosco bene Francesco Arca, anzi siamo amici anche perché andiamo sempre a pranzo da Lele Mora e facciamo insieme il tour del Billionaire. Io non ho mai visto
Francesco Arca consumare cocaina, posso però dire che Francesca Lodo mi disse che anche Francesco Arca tirava qualche riga di cocaina cosi come Cristiano Angelucci e Salvatore Angelucci.

A.D.R.: non conosco Fernanda Lessa.

A.D.R.: la sera in cui Francesca Lodo e Pietro Tavallini si infilarono· nel bagno del privè dell’Hollywood per consumare la cocaina, era una domenica e ci trovavamo tutti al solito tavolo di Dario Mora detto Lele, ad eccezione di Pietrino. Ricordo che avevamo tutti esagerato con l’alcool ma sono certa del fatto che pur essendo andata in bagno quella volta io non avevo assunto sostanza stupefacente. Come sempre quella sere c’era Lele Mora con il gruppo delle persone gestite dalla LM Management. Non ricordo esattamente quali erano tuttavia le singole persone presenti.

A.D.R.: conosco Agostoni Walter sotto il nome di Walterino per averlo visto insieme a Pietrino. Di Walter Agostoni non so nulla.

A.D.R: (...) fa uso di sostanze stupefacenti, ossia di cocaina. Io non l'ho mai vista consumare cocaina, però all'interno dell’agenzia di Lele Mora circola questa voce e in questi termini ne riferisco

A.D.R: capita spesso di mangiare tutti insieme a pranzo, noi artisti che lavoriamo alle dipendenze della LM Managment, a casa di Dario Mora. Questo è il motivo per cui sono a conoscenza di questi fatti.

l.c.s.in data 27/03/2007 alle ore 16.20

Belen Maria Rodriguez