Visualizzazione post con etichetta Fisco. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Fisco. Mostra tutti i post

giovedì 3 maggio 2012

Fisco, scoperti 4 miliardi di redditi evasi

Iva non pagata per oltre mezzo miliardo

Nei primi quattro mesi del 2012 la Guardia di Finanza ha denunciato oltre 2mila persone per false fatturazioni, omessa dichiarazione e distruzione della contabilità

ROMA - Nei primi quattro mesi del 2012 la Guardia di Finanza ha scoperto oltre 4 miliardi di redditi evasi attraverso le false fatturazioni, l'omessa dichiarazione e la distruzione della contabilità. Le frodi fiscali scoperte hanno portato alla denuncia di oltre duemila persone.

I dati. Complessivamente sono 2.226 le persone denunciate all'autorità giudiziaria. Dalle indagini degli uomini delle Fiamme Gialle è emerso che nel 27% dei casi avevano utilizzato fatture false mentre nel 19% avevano emesso documenti falsi. Un altro 17% dei soggetti denunciati non ha presentato la dichiarazione dei rediti mentre un 14% ha nascosto o distrutto la contabilità.

Evasione dell'Iva. Oltre ai 4 miliardi di redditi - che vanno ad aggiungersi ai 6 già individuati e relativi agli oltre duemila evasori totali scoperti nel 2012 - è stata scoperta un'evasione dell'Iva per oltre mezzo miliardo. La Guardia di Finanza ha sequestrato per equivalente immobili, denaro, gioielli ed auto per un valore di 160 milioni.

giovedì 29 marzo 2012

Fisco, 12,7 miliardi dalla lotta all'evasione

Befera: continueranno i blitz stile Cortina. Il direttore dell'Agenzia: «Sono azioni ordinarie. Serve cambio di cultura. Maradona? Sono suo tifoso, bene se paga tasse»

ROMA - Un "tesoretto" di quasi 13 miliardi di euro: è il frutto della lotta all'evasione dello scorso anno. I blitz dell'Agenzia delle Entrate, a volte tacciati di eccessiva spettacolarizzazione, stanno dando il loro frutti, come ha illustrato il direttore generale Attilio Befera.

Il Fisco
ha incassato nel 2011, dalla lotta all'evasione, 12,7 miliardi di euro, il 15,5 per cento in più del 2010. L'Agenzia delle Entrate è «complessivamente cresciuta in tutti i suoi settori nonostante siano diminuite le risorse umane disponibili», secondo quanto affermato dallo stesso Befera.

Gli accertamenti. Nel 2011 l'amministrazione fiscale ha messo in campo 697 mila accertamenti, l'1,2% in meno rispetto ai quasi 706 mila del 2010. Nonostante la diminuzione dei controlli, la maggiore imposta accertata è cresciuta del 9,3% superando la quota di 30,4 miliardi contro i 27,8 registrati nel 2010. Le segnalazioni dell'Ufficio dell'Agenzia delle Entrate per il contrasto agli illeciti fiscali internazionali sono state nel 2011 267 e hanno scovato attività estere e trasferimenti non dichiarati per 7,853 miliardi.

I blitz. Continueranno i blitz dell'Agenzia delle Entrate in stile Cortina. «Non sono azioni speciali. Continueranno come azioni ordinarie», spiega Befera. Anche altre azioni dimostrative dello stesso tipo, che sono seguite a Cortina, «non sono azioni speciali e sono comunque in numero inferiore a quelli che fa la Guardia di finanza».

Per il 2012 «mi auguro risultati migliori» dalla lotta all'evasione «ma soprattutto un aumento della tax compliance, ovvero un miglioramento delle entrate in sede di dichiarazione dei redditi» con gli adempimenti spontanei. Befera ha sottolineato che tutto ciò indica che nel nostro Paese «la cultura sta cambiando»..

«Per il nuovo redditometro, prima di giugno verrà messo a disposizione il software. I tempi sono giusti», ha detto Befera, parlando del nuovo sistema alla base del calcolo delle imposte per i contribuenti.

Maradona. «Se viene a sanare le sue pendenze con il Fisco ben venga, io sono un suo tifoso», ha aggiunto sul caso Maradona, atteso per la prossima settimana per risolvere i suoi problemi con il Fisco.

mercoledì 22 febbraio 2012

Fisco, controlli in locali e negozi: boom di irregolarità nel Palermitano


Nel mirino della guardia di finanza 250 esercizi commerciali. Non rilascia lo scontrino il 94% dei venditori ambulanti e il 45% dei ristoratori sottoposti a verifiche. Scoperti anche 51 lavoratori in nero

 PALERMO. Una serie di controlli a tappeto della Guardia di Finanza in 250 tra locali e negozi della provincia di Palermo, ha consentito di scoprire una serie di irregolarità nella grande maggioranza degli esercizi commerciali.
In particolare, come ha reso noto il comandante provinciale della Guardia di Finanza generale Stefano Screpanti, è stata accertata la mancata emissione dello scontrino fiscale nel 94% di venditori ambulanti e nel 45% dei ristoranti sottoposti a verifiche, oltre alla scoperta di 51 persone che lavoravano 'in nero'. I militari delle Fiamme Gialle hanno contestato ai titolari multe per un valore complessivo di 800 mila euro.

I DETTAGLI DEL BLITZ. L'operazione della Gdf ha impiegato cento pattuglie. Controllate 254 attività commerciali e contestate sanzioni per circa 800 mila euro. Una parte consistente dei controlli ha riguardato il commercio ambulante abusivo, prevalentemente concentrato nei mercati rionali. Su 58 ambulanti controllati, in 55 casi sono state riscontrate irregolarità.
Sequestrati, inoltre, oltre 2.100 fra capi di abbigliamento, orologi, calzature, cover per cellulari, a carico di 8 venditori ambulanti abusivi, tutti denunciati. In 34 ristoranti, dei 77 controllati, sono state ravvisate irregolarità: in 31 per mancata emissione di ricevute. Su 63 negozi di vendita al dettaglio di generi alimentari, le irregolarità scoperte sono state 29.
Nei ristoranti controllati sono stati scoperti 51 lavoratori completamente in nero (44 italiani e 7 stranieri, fra cui uno senza permesso di soggiorno); altri 11 addetti in nero e 10 lavoratori irregolari (tutti italiani) sono stati scoperti nei negozi di generi alimentari. Tutti gli interventi sono stati effettuati in maniera mirata, verso obiettivi selezionati in base ad una preliminare analisi di rischio sviluppata dalla Fiamme Gialle, principalmente attraverso le banche dati a disposizione.
Queste operazioni straordinarie - che verranno eseguite anche nelle prossime settimane in diverse aree del capoluogo e in provincia e saranno estese anche ad altri settori economici. Nel solo mese di gennaio la Gdf ha rilevato a Palermo e provincia 276 violazioni su oltre 600 controlli riguardanti l'emissione di scontrini, pari al 40,64% (percentuale che sale al 74% nel capoluogo siciliano).

martedì 7 febbraio 2012

Fisco, negozianti nel mirino a Siracusa

"Il 50% non fa lo scontrino"


Le statistiche della guardia di finanza dopo i controlli effettuati dall'inizio dell'anno. Anche in provincia punte alte: ad Augusta il mancato rilascio riguarda il 30% dei commercianti, così come a Noto e Rosolini


SIRACUSA. La guardia di finanza di Siracusa, dopo i controlli effettuati dall'inizio dell'anno, ha scoperto che il 50% dei negozi controllati a Siracusa (100 esercenti) non ha rilasciato scontrini fiscali.

In provincia la statistica della Gdf, dopo i controlli, dice che nel comprensorio di Augusta, il 30% degli esercenti non ha rilasciato scontrino, nel comprensorio di Noto e Rosolini il 30%; nel comprensorio di Lentini, Carlentini e Francofonte, il 43%; nel comprensorio di Pachino e Portopalo, il 34%; nel comprensorio di Priolo e Melilli, il 25%.

lunedì 6 febbraio 2012

Fisco, nuovi blitz a Palermo: raffica di sequestri

Nel mirino della guardia di finanza imprese che operano nel campo della pubblicità. Recuperati oltre venti milioni

PALERMO. Continua l'azione congiunta del Dipartimento per la lotta alla criminalità economica della Procura di Palermo e del Comando Provinciale della Guardia di Finanza contro gli evasori, attraverso lo strumento del sequestro preventivo per equivalente finalizzato alla successiva confisca dei beni. Dal dicembre scorso sono state disposte ed eseguite complessivamente ben 14 misure cautelative per un valore di oltre 20 milioni di euro. Solo negli ultimi giorni sono finite nel mirino dei finanzieri due ditte individuali e tre società a responsabilità limitata, con sede a Palermo.

Nel primo caso il provvedimento ha riguardato una società operante nel settore della grafica pubblicitaria che si era "dimenticata" di segnalare al fisco gli oltre 5 milioni di euro di ricavi fatturati nel periodo 2005 - 2010. E' stato così sequestrato l'intero complesso dei beni aziendali della società, che nel frattempo era stata resa inoperativa, tra cui un furgone, diversi arredi, tre computer, un carrello elevatore ed altre attrezzature tecniche; all'amministratore, un palermitano di 62 anni, sono stati sequestrati una porzione di un immobile, tre autovetture ed un motociclo. Sempre nel campo della grafica pubblicitaria operavano anche le due ditte individuali i cui titolari, marito e moglie, pur avendo fornito le proprie prestazioni a note agenzie pubblicitarie ed a numerose imprese palermitane, sono risultati anch'essi evasori totali dal 2005 al 2010. E' stato accertato che i due si erano anche prestati ad emettere fatture gonfiate o relative a prestazioni totalmente inesistenti a favore dei clienti che avevano bisogno di far lievitare artificiosamente i costi di esercizio; circa 3 milioni di euro i ricavi non dichiarati al fisco. Nei loro confronti sono stati quindi sequestrati due appartamenti, tre garage, un furgone e tre motocicli, oltre a disponibilità finanziarie per circa 17 mila euro.

Altri due provvedimenti di sequestro hanno infine interessato un'altra coppia di imprenditori. La moglie, legale rappresentante di una società per la gestione del proprio patrimonio immobiliare, ed il marito, vero amministratore della società e di un'altra avente quale oggetto sociale lavori di costruzione e impiantistica. La prima aveva evaso le imposte omettendo la contabilizzazione di un'ingente plusvalenza (1,7 milioni di euro) derivante dalla vendita di terreni edificabili ed applicando illecitamente alla compravendita un'aliquota Iva ridotta; l'altra contabilizzando un acquisto fittizio di un altro terreno per un imponibile di 500 mila euro più Iva. Ai due coniugi sono stati sequestrati due appartamenti e due studi a Palermo, un fabbricato a Carini, numerosi appezzamenti di terreno e porzioni di immobili, un'autovettura, disponibilità finanziarie per oltre 20 mila euro e un piccolo 'tesoro' in gioielli trovato in una cassetta di sicurezza. Tutti i beni sono stati messi a disposizione del custode giudiziario che provvederà ad una stima analitica per poi eventualmente restituire agli interessati la parte eccedente il profitto del reato quantificato, comunque, in oltre 1 milione di euro.

lunedì 11 aprile 2011

Fisco, in Sicilia caccia agli evasori

Nel 2010 l'Agenzia delle Entrate ha svolto oltre 60 mila controlli per un totale di un miliardo e 38 mila euro. Incassati 517,2 milioni di euro, con un incremento del 18,4 % rispetto al 2009

PALERMO. Balzo in avanti nella lotta all'evasione fiscale in Sicilia. Nel 2010 l'Agenzia delle Entrate ha svolto oltre 60 mila controlli per un totale di un miliardo e 38 mila euro di maggiori imposte accertate e incassato 517,2 milioni di euro, con un incremento del 18,4 % rispetto al 2009. E' quanto emerso nel corso della conferenza stampa sui risultati raggiunti nella lotta all'evasione fiscale, che si è svolta presso la direzione regionale dell'Agenzia dell'entrate a Palermo. L'isola si colloca all'ottavo posto tra le regioni italiane nella lotta all'evasione fiscale.

In particolare nelle casse dell'erario sono entrati 312,6 milioni di euro (+ 26,5% rispetto al 2009) da attività di liquidazione, i restanti 204,6 milioni, invece, sono stati riscossi grazie ad attività di accertamento( + 7,8%). Nel 53% dei casi le somme ricosse (278,8 milioni) provengono da versamenti diretti dei contribuenti, controlli per i quali i contribuenti hanno scelto di pagare nell'immediato; il restante 47%, invece, è stato riscosso con l'invio di cartelle esattoriali. L'aumento rispetto al 2009 è stato del 21% per i versamenti diretti; del 15,5%, invece, nel caso di iscrizione a ruolo delle somme dovute.

La strategia anti-evasione è stata incentrata un'attenta analisi del territorio e dei soggetti da sottoporre a controllo ha permesso all'Agenzia delle Entrate siciliana di realizzare 60.272 accertamenti su imposte dirette, Iva e Irap, che hanno portato alla luce un miliardo e 38 mila euro di maggiore imposta accertata. I controlli hanno riguardato oltre 40mila persone fisiche, 19 mila imprese di piccole dimensioni (con un volume d'affari inferiore a 5mln di euro) e quasi mille imprese di medie dimensioni (con volume d'affari compreso tra 5 milioni e 100 milioni). Nella rete del Fisco sono finite anche 20 grandi aziende (volume d'affari superiore a 100 milioni di euro), di cui 15 hanno già regolarizzato la propria posizione fiscale.

Per il direttore regionale dell'Agenzia dell'Entrate Castrenze Giamportone "l'incremento del gettito rispetto allo scorso anno è dovuto a una migliore qualità di contrasto all'evasione fiscale. Per noi è diventato centrale l'obiettivo monetario, perché si tratta di somme che vanno definitivamente nelle casse dell'erario".

"Questi risultati ha aggiunto - sono frutto di azioni di controllo delle dichiarazione dei redditi e di accertamento, ma anche al cambiamento di mentalità da parte dei contribuenti". "L'Ufficio antifrode della direzione regionale - ha concluso - ha svolto un ruolo importante".

venerdì 4 febbraio 2011

Fisco, a Messina 179 milioni non dichiarati nel 2010

Il bilancio dell’attività della guardia di finanza. Scoperti anche 275 lavoratori in nero e 756 lavoratori irregolari


MESSINA. Le ispezioni della guardia di finanza hanno fatto scoprire 179 milioni di euro di redditi non dichiarati, 7 milioni di ritenute non versate e 50 milioni di iva evasa. I numeri sono contenuti nel bilancio dell'attività della Guardia di Finanza di Messina nel 2010 presentati stamani in una conferenza stampa.

Nel 2010 sono stati inoltre individuati 198 evasori totali e 11 evasori paratotali. Nel settore dell'edilizia residenziale, è stato scoperto un articolato sistema di frode che ha consentito ad un costruttore messinese di occultare al fisco redditi per circa 16 milioni di euro. Tra le operazioni più importanti del 2010, quella denominata 'Truck', che ha consentito di smantellare un'organizzazione che grazie ad un articolato sistema di emissione ed utilizzazione di fatture false ha evaso il fisco per 28 milioni di euro. Nella lotta alla criminalità sono stati inoltre sottoposti a sequestro beni nei confronti di esponenti dei clan per oltre due milioni di euro e confiscati beni per oltre 159 mila euro. Nel 2010 sono stati sequestrati poi 41 kg tra droghe pesanti e leggere e circa 175 tra piante e semi di canapa indiana. Undici le persone arrestate, ottanta quelle denunciate e 112 gli assuntori di droghe leggere segnalati al prefetto. Sono stati infine scoperti 275 lavoratori in nero e 756 lavoratori irregolari.


Pizzo, molotov contro un supermercato a Palermo


Nel mirino un punto vendita di via Pindemonte. Gravissimi i danni al locale. La polizia segue la pista del racket


PALERMO. La polizia indaga su un attentato subito da un supermercato in via Pindemonte, a Palermo. Due notti fa - ma al notizia si è appresa solo oggi - è stata gettata contro la porta d'ingresso del negozio una bottiglia piena di benzina cui era stato dato fuoco. Gravissimi i danni al locale. Gli inquirenti seguono la pista del racket delle estorsioni.

mercoledì 12 gennaio 2011

Fisco, i vip con i conti in Svizzera adesso tremano

Ora i vip con i conti correnti in Svizzera cominciano a tremare sul serio. Le agenzie di oggi riportano un elenco di 700 persone stilisti, attori, nobili e imprenditori indagati per aver portato i propri risparmi in Svizzera eludendo la normativa fiscale italiana.



I nomi più noti

Tra i nomi più conosciuti dal grande pubblico ci sono Elisabetta Gregoraci, Valentino Garavani, Renato Balestra, Stefania Sandrelli e Gianni Bulgari. Oltre al presidente della Confcommercio di Roma Cesare Pambianchi e alla principessa Fabrizia Aragona Pignatelli.

Leggi l'elenco dei primi nomi noti riportati dall'agenzia Ansa.

Scoperchiata la pentola
I nomi emersi oggi sono quelli degli indagati dalla Procura della Repubblica di Roma perché residenti nel Lazio. La lista di presunti invasori è, quindi, di gran lunga più lunga (si sa, ad esempio, che indagini sono in corso da mesi anche a Torino) e potrebbe riservare presto altre sorprese. Il procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani e il sostituto Paolo Ielo contestano a tutti le accuse di omesse o incomplete dichiarazioni dei redditi per qualche centinaia di milioni di euro. Anche se alcuni potrebbero farla franca, se mostreranno di aver fatto ricorso allo scudo fiscale per mettersi in regola.

Cosa è successo
I nomi emergono dalla cosiddetta "Lista Falcianì", che prende il nome da Hervé Falciani, tecnico informatico che l'aveva trafugata ai tempi in cui lavorava presso la banca Hsbc Private Bank di Ginevra. Dopo vari tentativi di vendere l'elenco, l'uomo era stato fermato a Nizza e aveva deciso di consegnarlo agli inquirenti per evitare ulteriori grattacapi. In lista figurano i nomi di 5.595 facoltosi cittadini (soprattutto lombardi, laziali e piemontesi) e 133 società italiane, titolari fino al 2006 di conti nella filiale ginevrina del colosso bancario. Accanto ai nomi delle aziende, figurano anche i paradisi fiscali in cui sono domiciliate e la data di costituzione.

Perché la Svizzera
La Svizzera è da sempre considerata la patria del segreto bancario, anche se questo status sta venendo meno negli ultimi mesi in seguito all'offensiva lanciata da vari governi nazionali e organismi internazionali contro i paradisi fiscali. Falciani ha dichiarato agli investigatori francesi che la Hsbc aveva creato una seconda struttura di server paralleli; la prima funzionava come in tutto il resto del mondo per seguire i normali movimenti bancari, mentre la seconda funzionava solo per registrare gli approdi riservati dei capitali. Una misura adottata per impedire la tracciabilità sulla provenienza dei capitali.

Fisco: lista Falciani, oltre 700 indagati

ROMA - Spuntano i nomi dei primi indagati, oltre 700, iscritti nel registro dalla Procura di Roma nell'ambito delle indagini sulla cosiddetta ''lista Falciani'', un elenco di vip italiani con i capitali in Svizzera stilata dall'omonimo ex dipendente della banca Hsbc (Londra: HSBA.L - notizie) in possesso del file. Tra gli indagati spiccano i nomi degli stilisti Valentino e Renato Balestra, dell'attrice Stefania Sandrelli e del gioielliere Gianni Bulgari, secondo quanto riferiscono questa mattina alcuni quotidiani, tra cui il Corriere della Sera, la Repubblica, il Messaggero e il Mattino. E' folta, tra gli indagati, la schiera degli stilisti, in cui compaiono anche Giuseppe Lancetti e Sandro Ferrone, ma non mancano attrici e soubrette, come Stefania Sandrelli (che avendo usufruito dello 'scudo' fiscale non dovrebbe essere piu' perseguibile) o Elisabetta Gregoraci, imprenditori come il presidente della Confcommercio di Roma, Cesare Pambianchi, o societa' come Telespazio, colosso specializzato in armamenti e sistemi di difesa. Moltissimi nomi pero', appartengono a perfetti sconosciuti ai piu': tra questi, i proprietari di alcuni negozi del centro della capitale con un cospicuo fatturato. E ancora, la principessa Fabrizia Aragona Pignatelli, Francesco D'Ovidio Lefebvre, Camilla Crociani, imparentata con Carlo di Borbone e figlia del noto uomo d'affari coinvolto nello scandalo Loockeed, gia' presidente della Finmeccanica (FMNG.EX - notizie) , morto in Messico nel 1980. Gli oltre 700 indagati dalla Procura della Repubblica di Roma hanno domicilio fiscale nel Lazio. Il procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani e il sostituto Paolo Ielo contestano a tutti le accuse di omesse o incomplete dichiarazioni dei redditi per qualche centinaia di milioni di euro. Nelle prossime settimane sara' verificata la loro posizione, soprattutto per accertare se abbiano gia' usufruito, o meno, dello 'scudo' fiscale. Qualcuno, poi, come il regista Sergio Leone, anch' egli in elenco, potrebbe risultare nel frattempo deceduto. La ''lista Falciani'', trafugata da un ex funzionario alla Hsbc e consegnata alle autorita' francesi dopo alcuni vani tentativi di vendita al miglior offerente, comprende, oltre a molti soggetti esteri, 5.595 cittadini e 133 societa' italiane, ed e' aggiornata alla fine del 2006. Il totale dei depositi occultati al fisco ammonta a 5 miliardi e mezzo di euro, tutti depositati presso la filiale di Ginevra della banca inglese Hsbc.

venerdì 26 novembre 2010

Fisco, Gdf Rimini scopre evasione di quasi 300 milioni

La Guardia di finanza di Rimini ha sgominato un'organizzazione criminale accusata di aver evaso al fisco quasi 300 milioni di euro attraverso una "frode carosello", in un'indagine che conta 17 indagati e una trentina di società coinvolte. Continua a leggere questa notizia


Una nota delle Fiamme gialle precisa che i reati ipotizzati sono quelli di associazione per delinquere, emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, omessa dichiarazione dei redditi, occultamento e distruzione di documenti contabili.

Nell'indagine -- nell'ambito della quale sono state effettuate una cinquantina di perquisizioni in tutta Italia -- sono coinvolti anche un commercialista e un consulente fiscale indagati per favoreggiamento personale "poiché per poter garantire profitti illeciti all'organizzazione stessa, hanno sempre rappresentato - in modo del tutto falso e costruito - un quadro finanziario delle aziende coinvolte nel carosello assolutamente impeccabile, ostacolando così le indagini in corso".

Tra le oltre trenta società coinvolte, 12 sono sammarinesi e l'evasione fiscale ammonta a 296 milioni di euro.

L'organizzazione -- ideata e guidata da un calabrese -- aveva basi logistiche nel territorio riminese, a Palmi e a San Marino ed "effettuava importanti scambi commerciali prevalentemente nel settore della telefonia acquistando partite di merce da società sammarinesi da rivendere su tutto il territorio nazionale movimentando, nel contempo, enormi quantità di denaro in violazione alla normativa antiriciclaggio".

Secondo la Guardia di finanza di Rimini, analizzando le movimentazioni di decine di conti correnti bancari, è stato possibile ricostruire i vari passaggi di denaro e scoprire come dietro le aziende sanmarinesi in realtà si nascondessero soggetti implicati a vario titolo nel sistema di frode.

"Per questi motivi, le istituzioni sanmarinesi hanno immediatamente revocato le licenze commerciali di alcune società coinvolte nell'ambito degli scambi commerciali oggetto di indagine", si legge nella nota.

La frode carosello è normalmente attuata tramite società fittiziamente interposte negli scambi commerciali fra imprese italiane e sammarinesi operanti principalmente nei settori dell'elettronica, telefonia mobile, elettrodomestici, abbigliamento, calzature, cartoleria e prodotti detersivi

venerdì 19 novembre 2010

Fisco, evasione per 19 milioni di euro:


Arrestato il pilota di rally Riccardo Errani

ROMA (19 novembre) - Una verifica fiscale ha messo nei guai il pilota di di Rally Riccardo Errani, arrestato per un'evasione di 19 milioni di euro. L'operazione, ribattezzata in codice "World cup rally" riguardava accertamenti fiscali da parte del Nucleo di Polizia Tributaria di Ancona sulla società World Cup Sas di Senigallia.


La società aveva un prestanome che non è stato in grado di giustificare prelievi quotidiani da 100mila euro in contanti, fatti da conti correnti bancari che erano intestati a lui. È così venuta alla luce l'organizzazione illegale facente capo a Errani che - benché nullatenente - avrebbe percepito in contanti compensi in evasione alle imposte per circa 19 milioni di euro. Il pilota nel periodo 1998-2010 avrebbe prodotto un fatturato attivo nei confronti degli sponsor, per interposte persone e società di comodo, pari a circa 34 milioni di euro. A suo carico il gip di Ancona ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere.

Ci sono anche una "maga" e un commercialista compiacente fra le otto persone denunciate a piede libero. Come l'arrestato, i suoi complici sono

indagati per concorso in associazione per delinquere finalizzata a commettere reati fiscali.

Riccardo Errani è stato squalificato dal Rally di Monza. Giovedì il pilota faentino non si era presentato alla punzonatura spiegando al telefono di essere indisposto per cui la sua Ford Mustang 500 è stata tolta dall'elenco dei partenti.

Intanto sono in corso sequestri preventivi finalizzati alla confisca per equivalente dell'intera scuderia di automezzi dell'Errani Team, del saldo attivo di conti correnti bancari in Italia e all'estero ritenuti nella disponibilità del pilota e di immobili ubicati a Rimini e Faenza ed intestati a società aventi sede nel Principato di Monaco.

Nei giorni scorsi guai fiscali avevano raggiunto anche Renato Zero, indagato per un'evasione da due milioni di euro. Il cantante si era difeso: «Sono estraneo, lo dimostrerò».

domenica 27 giugno 2010

Fisco, i furbetti di San Marino


Fisco, i furbetti di San Marino


San Marino l’impero dell’evasione fiscale dentro casa: spunta lista di 1200 nomi


Andavano tutti alla Smi Bank di San Marino, il paradiso degli evasori. 1200 i nomi che spuntano da una lista frutto di una rogatoria, datata 2009, del Pm romano Perla Lori, a cui la magistratura sammarinese ha detto sì. La Smi Bank stava saltando tre anni fa, ma viene salvata dalla San Marino Investment (Smi), a sua volta controllata dalla Anphora, del conte Enrico Maria Pasquini, ambasciatore sammarinese in Spagna e Malta, imparentato tramite la moglie con gli Agnelli, capo della barese Ferrotramviara Spa e probabilmente, stando alle indagini, mediatore della malavita organizzata nel riciclaggio; il Gruppo Anphora tramite la Smi dà luogo anche a una holding costituita da una finanziaria e da una società di leasing, e su tutto ciò punta la Procura romana, che ha indagato il conte Pasquini, controllore, diretto o indiretto, anche degli istituti di credito.

La lista di nomi spiega chiaramente quanto sia aperto il mercato dell’evasione sammarinese, ci sono salumieri, macellai, cantanti, imprenditori di ogni risma, azionisti Fiat, pasticcieri, titolari di supermarket. E certo fra tutti spicca il nome del cantante Adelmo Fornaciari, meglio noto come Zucchero, poi i Berloni, re delle cucine. Ma anche il presidente del Cesena Calcio, Igor Campedelli, o Adolfo Guzzini amministratore delegato della marchigiana Guzzini Spa; altro a.d. è quello della Teuco, Mauro Guzzini. Poi Sante Levoni, imprenditore e titolare della Alcar 1 che produce salumi. Ancora: Giancarlo Morbidelli, fondatore della casa motociclistica che porta il suo nome, Emer Borsari del gruppo Borsari, l’immobiliarista Walter Mainetti. Imprenditori edili come Massimo Pessina e Matteo Pelley, quest’ultimo ai vertici della fondazione Carispe. Evadevano dal conte Pasquini, tutti, per somme ancora da chiarire, ma di certo oscillanti su decine di milioni di euro.

Secondo la Gdf gli evasori portavano i soldi alla Smi e quest’ultima li restituiva puliti ai propri clienti. Le accuse per Pasquini e un’altra cinquantina di persone, sono di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, appropriazione indebita ed aggravata e attività abusiva d’intermediazione finanziaria.

Alcuni nomi della lista invece potrebbero aver già saldato, con la latta, il loro conto verso il fisco italiano, grazie al jolly governativo dello scudo fiscale, e rimpatriato così il loro nero, pagando un’accisa insignificante del 5%, e per di più anonimamente. Altri potrebbero aver fruito dei servizi della holding per scontare assegni postdatati, aprire leasing e godere totalmente di agevolazioni fiscali, frutto dell’intestazione fittizia del bene. Altri ancora avrebbero potuto reinvestire il denaro riciclato in azioni, sempre tramite intestazioni fiduciarie, godendo così di una tassazione sammarinese sulle rendite più bassa. Così è San Marino, un dedalo finanziario in black list, cui tal volta la magistratura sammarinese apre le porte.



San Marino. Fra i 1200 che sguazzavano nel paradiso dell'evasione fiscale


Sono tanti i nomi illustri presenti nella lista di conti correnti depositati a San Marino: anche se questo di per sé non rappresenta certamente un reato, l'attenzione mediatica di questi giorni si è concentrata tutta sul Titano e sulle ragioni di questi conti correnti depositati all'estero.

Ci sono il cantante Zucchero, C'è Giovanni Di Giorgi, consigliere regionale del Lazio del Pdl, Valter Mainetti, amministratore di "Sorgente" e immobiliarista", proprietario della galleria Alberto Sordi a Roma. E ancora Giuseppe Gazzoni Frascara, l'ex presidente del Bologna calcio, in lista insieme al figlio Tommaso. Poi il presidente del Cesena Calcio, Igor Campedelli.

E i "capitani" d'industria, Berloni e Guzzini, cinque componenti della famiglia Nasi, azionisti Fiat imparentati con gli Agnelli, Luigi De Simone Niquesa, figlio di Francesco, il re delle acque minerali (Uliveto e Rocchetta). E l'ex calciatore Lorenzo Marronaro, oggi procuratore.

ROGATORIA. La «lista che scotta» è il frutto di una rogatoria (la numero 85 del 2009), con la quale il pubblico ministero romano Perla Lori ha chiesto alle autorità sanmarinesi documenti relativi al Gruppo Anphora, controllore della Smi, quell’h olding, ipotizzando un maxi-riciclaggio di decine di milioni di euro che sarebbero sfuggiti al fisco italiano. Nell’elenco figurano imprenditori (come Antonio Berloni, la cui azienda produce cucine), cantanti (come Adelmo «Sugar» Fornaciari, in arte Zucchero), personaggi dell’ambiente sportivo (come il presidente del Cesena Igor Campedelli), ma pure artigiani e impiegati. Ora la Procura della Repubblica della capitale e l’Agenzia delle entrate li passeranno al setaccio. L’obiettivo di quest’analisi è capire chi abbia portato regolarmente i suoi soldi sul Titano; chi abbia regolarizzato la sua posizione denunciando. attraverso lo scudo fiscale, i capitali detenuti all’estero; chi infine possa essere definito evasore fiscale tout court.

I PADOVANI. Il più noto della lista è Roberto Rigodanzo, di Montegrotto, esponente del Partito Democratico delle Terme, già capogruppo Ds ad Abano. Ma certo sono pure molto conosciuti i fratelli Giampietro e Giorgina Garbo, che gestiscono in città l’i mmobiliare Edil Garbo. Della lista fa parte anche Ivano Baggio, nato a Loreggia, che il primo luglio 1959 festeggerà cinquantun anni, imprenditore edile, che costruisce alloggi un po’ in tutto il Padovano. «Non riesco davvero a capire - afferma al telefono Baggio - come sono finito in quest’elenco». Di Loreggia è pure Silvia Marangon. Di Terrassa Padovana è invece originario Vittorio Baraldo, che lunedì scorso ha compiuto 70 anni. A Rovolon, il 26 dicembre 1956, è nato Gianfranco Bellin, titolare di un’azienda agricola a Selvazzano. «Sì, credo di essere io, i dati anagrafici corrispondono - puntualizza Bellin - Non sapevo nulla di quest’e lenco, nessuno mi ha avvisato di niente. I soldi a San Marino? Mah, io fisicamente non ho portato alcunché sul Titano. Comunque lunedì (domani, ndr) chiederò informazioni al mio avvocato».


GLI ALTRI. Nella lista troviamo ancora Renzo Benetti, nato a Vigonza il 16 aprile 1948. E pure Carlo Borghesan, Padova, 17 aprile 1957. Sono nati nel capoluogo anche Alfonso Miotto, Michela Rigato, Fiorenza Rossi e Claudio Zuliani (che chiude la lista dei 1200). Nell’elenco figurano pure Gianluca Furlan di Borgoricco, Giuseppe Ferraro e Giorgio Giraldo (Vigodarzere), Vittorio Frison (Montagnana), Claudio Rossi, Maurizio Rossi e Giorgio Schiavon (Este), Walter Varotto (Cadoneghe), Gabriele Zanella (Cittadella). Tutti, almeno pare, titolari di un conto nella Repubblica più antica del mondo, che i collezionisti ben conoscono per i suoi francobolli e le sue monete.

mercoledì 19 maggio 2010

Fisco, i nomi di 7mila evasori


Fisco, i nomi di 7mila evasori
in mano alle finanza


In banca estera Sono italiani con conti all’estero. Su di loro gli accertamenti sono ancora in corso.




TORINO - La “black list” sottratta dal dipendente “traditore” alla filiale ginevrina dell’istituto britannico Hsbc, Hervé Falciani, potrebbe già essere nelle mani della Guardia di Finanza. Conterrebbe i nomi di 7mila presunti evasori italiani. La lista era stata richiesta, per rogatoria, dalla Procura di Torino ai colleghi di Cannes - dove l’ex informatico bancario era riparato per sfuggire a un mandato di cattura -: avrebbe dovuto entrarne in possesso attraverso i canali diplomatici. Ma, secondo indiscrezioni trapelate ieri e rivelate dall’Ansa, il documento sarebbe già all’esame delle Fiamme Gialle, che l’avrebbero avuta grazie a forme di collaborazione di polizia. Una notizia bomba smorzata però dalle dichiarazioni di Eric de Montgolfier, il procuratore nizzardo che indaga sui conti bancari in Svizzera della “lista Falciani”: la lista non conterrebbe né nomi di evasori né di titolari di conti correnti in Svizzera italiani.

La vicenda

L’elenco dei nomi dei presunti evasori (127 mila conti correnti, riconducibili a 80mila persone residenti in 180 Stati diversi: 7.094 gli italiani) era stato consegnato agli inquirenti transalpini da un ex dipendente di Hsbc, l’informatico 38enne Hervè Falciani, che spiegò il suo gesto con la volontà di smascherare un presunto giro di riciclaggio. La lista potrebbe aprire nuovi fronti di indagine per evasione fiscale e, forse, riesumare qualche vecchio procedimento grazie alla ricostruzione dei movimenti del “denaro sporco”. Un “caso fotocopia” era divampato nel 2008. All’epoca si indagò sui “tesoretti” custoditi da italiani in Liechtenstein. Da una lista di 400 nomi la procura di Torino ne evidenziò tre - per competenza territoriale - ma gli accertamenti non approdarono a nessuna incriminazione.