Resta in prognosi riservata il giovane che ha incendiato l'ingresso dell'abitazione di un panettiere in un attentato di stampo estorsivo. Il ragazzo è ricoverato al Cannizzaro di Catania
GELA. E' ancora ricoverato in prognosi riservata nel Reparto Grandi Ustionati dell'Ospedale Cannizzaro di Catania, con ustioni sul 25% del corpo, il giovane di 16 anni che la notte tra sabato e domenica scorsi, è rimasto ustionato a Gela (Caltanissetta) dopo che avrebbe dato fuoco al portone dell'abitazione di un panettiere. Il ragazzo ha ustioni nelle braccia, nelle gambe e in parte del viso. Secondo gli inquirenti il giovane sarebbe rimasto gravemente ustionato mentre stava compiendo un attentato di stampo estorsivo. Il giovane, che è stato denunciato dai carabinieri per incendio doloso, inizialmente aveva raccontato ai militari di essere stato aggredito e cosparso di benzina da tre uomini che avrebbe poi tentato di bruciarlo vivo. Per la simulazione di reato, gli investigatori hanno deferito a piede libero, alla magistratura, il padre del minore, che avrebbe tentato di depistare le indagini. Subito dopo l'infortunio aveva cercato di accreditare la versione del figlio. La immagini registrate da tre telecamere del sistema di video sorveglianza nella zona dell'incendio doloso mostrano invece il ragazzo che viene investito da una improvvisa fiammata subito dopo avere appiccato il fuoco al portone con un accendino. Gli inquirenti ritengono che il giovane fosse un attentatore alle prime armi. Risulta infatti incensurato e di buona famiglia. il padre ha 48 anni, fa l'operaio ed è incensurato come il figlio.
Questo blog di notorietà internazionale, per protesta contro uno “Stato Latitante” non verrà aggiornato.
Visualizzazione post con etichetta Gela. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Gela. Mostra tutti i post
lunedì 10 ottobre 2011
lunedì 23 maggio 2011
Gela, si pente Carmelo Massimo Billizzi
C'è un nuovo collaboratore di giustizia: è ritenuto esponente di spicco del clan Emmanuello di Cosa Nostra nissena. La notizia al processo d'appello Munda Mundis

Gela – Si tratta di Carmelo Massimo Billizzi, 41 anni. La notizia si è appresa a Caltanissetta durante un’udienza del processo d’appello Munda Mundis al racket che per 10 anni, dal 1996 al 2006, ha taglieggiato le aziende appaltatrici del servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani di Gela.
Billizzi, che è uno degli imputati, ha comunicato alla Corte di avere cambiato avvocato e di avere affidato la propria difesa a uno dei legali che assistono i ‘pentiti’. La scelta è giunta nel giorno del diciannovesimo anniversario della strage di Capaci. Ritenuto a lungo luogotenente dello scomparso Daniele Emmanuello, Carmelo Billizzi, ha un nutrito curriculum penale ricco di incriminazioni e di condanne per estorsione, rapina, detenzione di armi e associazione mafiosa. Nella recente operazione antimafia Tetragona gli è stato notificato un ordine di custodia cautelare per presunti traffici illeciti tra Gela, la Liguria e la Lombardia dei clan Emmanuello e Rinzivillo. Nella sua nuova veste di ‘collaborante’ dovrebbe deporre il prossimo 15 giugno al processo d’appello Munda Mundis.
La scorsa settimana, a conclusione di una prima fase di complesse indagini svolte dalla Squadra Mobile della Questura di Caltanissetta e dalle Squadre Mobili di Varese e Genova e dal Commissariato Ps di Gela, era scattata un’articolata operazione di polizia giudiziaria, con l’esecuzione di sessantatre ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico di soggetti mafiosi appartenenti alla consorteria criminale mafiosa della stidda e di Cosa nostra gelese (gruppo Rinzivillo ed Emmanuello) che operavano tra il Nord Italia (Busto Arsizio-Varese e Genova) e Gela.
Accuse che vanno dal reato di associazione mafiosa, al traffico di sostanze stupefanti estorsione aggravata consumata.
Contestualmente agli arresti, richiesti dalla DDA, il Questore di Varese ha chiesto ed ottenuto dal Tribunale altre 6 misure di prevenzione a carico di esponenti della famiglia mafiosa gelese, legati al gruppo Rinzivillo.
63 le ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip del Tribunale di Caltanissetta, su richiesta della locale DDA, di cui 27 nei confronti di soggetti in libertà e 36 nei confronti di soggetti detenuti, tra questi, Billizzi Massimo Carmelo, in atto detenuto a Cuneo;
Le indagini, durate tre anni, sono riuscite a mettere a fuoco la complessa e variegata realtà della famiglia gelese di cosa nostra e le sue ramificazioni in Lombardia e Liguria (più precisamente nel Varesotto e a Genova), riconducibile alle due famiglie, da sempre antagoniste, Rinzivillo ed Emmanuello, entrambi facenti capo al boss Piddu Madonia, catturato nel 1992 in provincia di Vicenza ed attualmente detenuto.
Le indagini, hanno permesso di ricostruire l’organigramma ed i principali eventi criminali del sodalizio mafioso di cosa nostra di Gela.
Oltre agli esponenti di Cosa Nostra di Gela, tra gli arrestati vi sono anche 5 elementi della Stidda gelese, accusati di essere gli autori di alcune estorsioni in danno di imprenditori locali.
Billizzi, ritenuto esponente di spicco di Cosa Nostra nissena, potrebbe aiutare gli investigatori a far luce su episodi legati a Cosa nostra agrigentina.
gjm
giovedì 24 marzo 2011
Gela, operazione "Mystic River": sei arresti
L'indagine è scattata nel 2009 ed ha riguardato un gruppo di 24 persone (18 sono state denunciate a piede libero) ritenute appartenenti a un'organizzazione di trafficanti di droga
CALTANISSETTA. C'é anche il figlio di un vigile urbano tra le sei persone arrestate dalla polizia, a Gela, nell'ambito dell'operazione antidroga "Mystic River", eseguita la notte scorsa a Gela, in esecuzione di altrettanti ordini di custodia cautelare emessi dal gip del tribunale gelese, Veronica Vaccaro, su richiesta del pm, Vittorio Nessi. Si tratta di Domenico Trespoli, di 27 anni, gestore di un bar in via Tevere. Un suo fratello ne gestisce un altro in piazza Umberto, nel "salotto" di Gela, che originariamente fu chiamato "Bar Corleone" per poi cambiarlo in "Bar del Duomo", dopo le proteste del "sindaco antimafia", Rosario Crocetta, che considerò quel nome un'offesa e una provocazione. Domenico Trespoli avrebbe avuto un ruolo di spicco nell' organizzazione dei trafficanti di droga.
Gli altri cinque arrestati sono Vincenzo Savà, di 26 anni e Andrea Martines, di 25, associati alle carceri di Caltagirone, mentre ai "domiciliari" sono finiti Ignazio Adriano Tosto, di 20, Alessandro Emanuele Pellegrino, di 21, e Orazio Farruggia, di 38 anni, tutti di Gela. Dovranno rispondere di spaccio di stupefacenti. Trespoli e Savà sono inoltre accusati di danneggiamento, per l' incendio dell'automobile di un venditore ambulante, Angelo Verderame, nonché di detenzione e porto abusivo di pistola e spari in luogo pubblico, per i colpi esplosi a scopo intimidatorio contro l' autofurgone in sosta di un imprenditore, Vito Fraglica. L'indagine, denominata "Mystic River" è scattata nel 2009 ed ha riguardato un gruppo di 24 persone (18 sono state denunciate a piede libero) ritenute appartenenti a un'organizzazione di trafficanti "tra i quali - ha detto il questore di Caltanissetta, Filippo Nicastro - stanno emergendo le nuove leve della mafia gelese"
CALTANISSETTA. C'é anche il figlio di un vigile urbano tra le sei persone arrestate dalla polizia, a Gela, nell'ambito dell'operazione antidroga "Mystic River", eseguita la notte scorsa a Gela, in esecuzione di altrettanti ordini di custodia cautelare emessi dal gip del tribunale gelese, Veronica Vaccaro, su richiesta del pm, Vittorio Nessi. Si tratta di Domenico Trespoli, di 27 anni, gestore di un bar in via Tevere. Un suo fratello ne gestisce un altro in piazza Umberto, nel "salotto" di Gela, che originariamente fu chiamato "Bar Corleone" per poi cambiarlo in "Bar del Duomo", dopo le proteste del "sindaco antimafia", Rosario Crocetta, che considerò quel nome un'offesa e una provocazione. Domenico Trespoli avrebbe avuto un ruolo di spicco nell' organizzazione dei trafficanti di droga.
Gli altri cinque arrestati sono Vincenzo Savà, di 26 anni e Andrea Martines, di 25, associati alle carceri di Caltagirone, mentre ai "domiciliari" sono finiti Ignazio Adriano Tosto, di 20, Alessandro Emanuele Pellegrino, di 21, e Orazio Farruggia, di 38 anni, tutti di Gela. Dovranno rispondere di spaccio di stupefacenti. Trespoli e Savà sono inoltre accusati di danneggiamento, per l' incendio dell'automobile di un venditore ambulante, Angelo Verderame, nonché di detenzione e porto abusivo di pistola e spari in luogo pubblico, per i colpi esplosi a scopo intimidatorio contro l' autofurgone in sosta di un imprenditore, Vito Fraglica. L'indagine, denominata "Mystic River" è scattata nel 2009 ed ha riguardato un gruppo di 24 persone (18 sono state denunciate a piede libero) ritenute appartenenti a un'organizzazione di trafficanti "tra i quali - ha detto il questore di Caltanissetta, Filippo Nicastro - stanno emergendo le nuove leve della mafia gelese"
domenica 27 febbraio 2011
Gela, ritrovato il corpo del contadino disperso dopo un nubifragio
Dopo 25 giorni è venuto alla luce il cadavere di Nunzio Incardona, il bracciante di 40 anni di cui non si avevano notizie dal primo febbraioGELA. Ritrovato dopo 25 giorni a Gela il corpo senza vita di Nunzio Incardona, il contadino di 40 anni di cui non si avevano notizie dal primo febbraio, dopo un nubifragio abbattutosi sulle campagne a est della città.
Il corpo dell'uomo era coperto da fango e detriti, alla foce del torrente Valle Priolo, in contrada Bulala, quasi sulla spiaggia, a poche centinaia di metri dalle torce di sicurezza dello stabilimento petrolchimico dell'Eni. Sono stati alcuni cacciatori (impegnati nelle ricerche, insieme con i carabinieri e alla protezione civile) a notare una scarpa che fuoriusciva dal terriccio tra un cumulo di canne e arbusti trascinati dalla piena, dopo che un cane aveva fiutato la presenza del cadavere. Il luogo si trova poco più di un chilometro in linea d'aria da contrada Spina Santa, dove fu ritrovata l'automobile del contadino. Sono in corso le operazioni di recupero della salma.
La moglie, Grazia Granvillano, abbracciata ai due figli gemelli di sette anni, aveva rivolto, giovedì sera, un nuovo appello perché venissero intensificate le ricerche. Le associazioni dei cacciatori avevano subito aderito, annunciando una massiccia perlustrazione a partire da questa mattina, alle 7,30. Alle 10 il ritrovamento.
domenica 29 agosto 2010
Gela, scoperta piantagione con telecamere e pc: due arresti

Gela, scoperta piantagione con telecamere e pc: due arresti
In una zona nelle montagne di Riesi trovate più di mille piante coltivate per un potenziale valore di 900 mila euro. In manette due incensurati
GELA. Una piantagione di canapa indiana, dotata di un sistema di videosorveglianza con 5 telecamere e un hard disk che monitoravano tutti i punti di accesso all'area coltivata, è stata scoperta e sequestrata dai carabinieri del reparto territoriale di Gela, in una zona impervia delle montagne di Riesi. Più di mille le piante coltivate, giunte ormai a maturazione, del potenziale valore commerciale di 900 mila euro.
All'alba, i carabinieri hanno fatto scattare il loro blitz approfittato proprio del momento in cui gli addetti alla piantagione avevano abbandonato i monitor per dedicarsi alla raccolta e all'essiccazione del prodotto. Si tratta di due insospettabili incensurati, Daniele Fantauzza, di 28 anni, e Calogero Altovino, di 29, per i quali è scattato l'arresto in flagranza di reato. Sono accusati entrambi di produzione e coltivazione di sostanza stupefacente. Fantauzza disponeva anche di un porto d'armi e di due fucili da caccia, legalmente detenuti, che gli sono stati sequestrati.
sabato 12 giugno 2010
Gela, sequestrati beni per 4 mln a boss

Gela, sequestrati beni per 4 mln a boss
Al fisco risultava senza reddito e quasi in stato di indigenza; in realtà è un presunto boss mafioso di Gela, accusato da otto collaboratori di giustizia di riciclare i soldi della Stidda. La polizia, infatti, ha scoperto che è proprietario, con la sua famiglia, di beni illeciti per un valore di quattro milioni di euro: una villa, un terreno con capannoni industriali e un'azienda di trasporti. Tutti sequestrati dalla squadra anticrimine di Caltanissetta.
Sotto sequestro sono finiti una sua villa su tre piani con piscina e giardino, trentamila metri quadrati di terreno con capannoni industriali che affittava a imprese commerciali, un'azienda di trasporti e di vendita di bombole d'ossigeno per uso terapeutico, tre camion, due automobili, un carrello per imbarcazioni, due conto correnti, carte di credito, un libretto di risparmio e persino tre cavalli purosangue, di origini inglesi, che correvano in gare ufficiali negli ippodromi italiani.
Nel 2008 il presunto boss era stato arrestato con altre 13 persone perché coinvolto in due operazioni antimafia: quella della squadra mobile nissena, denominata "Mizar", e quella dei carabinieri, in codice "Messa in regola". Quando, il 23 dicembre del 1987, esplose a Gela la guerra tra cosa nostra e stidda, con l'uccisione dei boss stiddari Salvatore Lauretta e Orazio Coccomini ad opera degli uomini di Piddu Madonia, lui si sarebbe trovato nel luogo del duplice omicidio sfuggendo alla morte. Avrebbe poi ereditato la quota di affari illeciti dei due leader assassinati. La cosca gli avrebbe anche affidato il compito di gestire i proventi dei propri traffici e di erogare i compensi alle famiglie degli affiliati detenuti in carcere.
martedì 4 maggio 2010
Gela, condannati i clan che gestivano l’affaire rifiuti

Gela, condannati i clan che gestivano l’affaire rifiuti
GELA- Pene per complessivi 151 anni di carcere sono state inflitte dal tribunale di Gela al racket delle estorsioni che per 10 anni aveva sottoposto a taglieggiamento le imprese che gestivano l’appalto per la raccolta dei rifiuti solidi urbani della citta’.
La sentenza e’ stata emessa nel corso della notte dal collegio giudicante presieduto da Lirio Conti, a conclusione del processo denominato ‘Munda Mundis’. Un ‘pizzo’ da 18 mila euro mensili e assunzioni fittizie di ‘picciotti’, che Stidda e Cosa Nostra avevano imposto a ‘protezione’ delle ditte del settore.
Dieci gli imputati. Le condanne piu’ pesanti sono state inflitte a tre esponenti storici di Cosa Nostra Carmelo Fiorisi, Enrico Maganuco e Francesco Morteo. I primi due condannati a 30 anni, l’ultimo invece a 21 anni, tutti in continuazione con altre sentenze passate in giudicato.
Alcuni collaboratori di giustizia hanno tirato in ballo quattro imprenditori accusandoli di avere raggiunto un accordo con la malavita organizzata. Il tribunale ha deciso di trasmettere gli atti alla procura, segnalando anche la posizione dell’allora sindaco Franco Gallo (Ds) che (secondo la testimonianza del pentito Rosario Trubia, conduttore delle trattative tra mafia e aziende) avrebbe ricevuto 200 milioni di vecchie lire per aver favorito l’assegnazione dell’appalto all’associazione temporanea di imprese ‘ATI Econet’.
Il collegio giudicante ha accolto le richieste di Comune di Gela, Assindustria, associazione antiracket ‘Gaetano Giordano’ e Fai (Fondo antiracket italiano) che, con gli imprenditori, si erano costituiti parte civile al processo. Sara’ il tribunale civile a stabilire l’entita’ del risarcimento.
mercoledì 20 gennaio 2010
Gela, la mafia preparava nuovo attentato contro ex sindaco: 5 arresti

Gela, la mafia preparava nuovo attentato contro ex sindaco: 5 arresti
GELA (20 gennaio) - L'ex sindaco di Gela, Rosario Crocetta, è da lungo tempo nel mirino della mafia, per il forte impegno contro racket e usura e per i protocolli di legalità adottati negli appalti di opere pubbliche e nelle forniture comunali. Già nel 2003 la Stidda aveva deciso di ucciderlo, assoldando un killer lituano. Nel 2006, altra condanna a morte, stavolta di Cosa Nostra. Crocetta aveva licenziato la moglie di Daniele Emmanuello da dipendente del Comune e aveva respinto la domanda per le case popolari presentata dai genitori.
«Offese», queste, che il boss non gli perdonò mai, fino a quando non cadde sotto il fuoco della polizia, nel dicembre del 2007, a Enna, durante le operazioni della sua cattura. Anche nel 2009 fu sventato un piano per uccidere Crocetta. Le armi erano state fatte arrivare da Busto Arsizio, dove vive una folta colonia di gelesi.
La vendetta trasversale contro il giudice, Giovanbattista Tona, invece sarebbe stata decisa dalle cosche gelesi perchè il magistrato, in qualità di Gup in sede di giudizio abbreviato sta seguendo con il suo consueto impegno professionale una tranche importante del processo «Genesis» a carico di tutto il «gruppo di fuoco» del clan Emmanuello (durante gli anni di piombo della faida '88-'92) compresi i fratelli del boss, Davide e Alessandro Emmanuello.
Non sono state ancora rivelate le modalità degli agguati con i quali la mafia avrebbe dovuto colpire Crocetta e la cugina (scambiata per la sorella) del giudice Tona, che è vice direttore in una banca di Mussomeli. In questi giorni, sia all'ex sindaco, Rosario Crocetta, che al giudice, Giovanbattista Tona, sarebbe stata potenziata la scorta.
martedì 12 gennaio 2010
Gela, sgominato un traffico di droga

Gela, sgominato un traffico di droga
GELA (CALTANISSETTA) - Un'organizzazione di trafficanti di droga, che operava tra Gela e le province di Catania, Palermo, Mantova, Milano, Brescia e Frosinone, è stata sgominata dalla Guardia di Finanza, che ha eseguito 36 ordini di custodia cautelare emessi dal gip del tribunale di Caltanissetta, Andrea Catalano.
Sono tutti accusati di associazione mafiosa finalizzata al traffico di stupefacenti. I militari impegnati nel blitz in varie regioni italiane sono complessivamente 120. Grazie alle relazioni familiari degli indagati, spiegano gli investigatori, la banda poteva contare su un vasto tessuto organizzativo che disponeva di risorse finanziarie ingenti, di mezzi e di una struttura quasi aziendale con varie specializzazioni che andavano dall'importatore internazionale al trafficante all'ingrosso, al venditore al dettaglio, al pusher.
Al vertice dell'organizzazione familiare, che ha ispirato agli inquirenti il nome dell'operazione antidroga "Family Market", c'erano anche tre donne. In due anni di indagini (dal 2005 al 2007), coordinate dalla Dia di Caltanissetta, le "fiamme gialle" hanno sequestrato varie partite di droga, tra cui 250 grammi di eroina (in parte occultata in ovuli ingoiati dai pusher), numerosi automezzi usati dagli indagati nella loro attività e hanno approfondito gli accertamenti miranti alla confisca dei beni illecitamente acquisiti.
L'ELENCO DEGLI ARRESTATI. Le 36 persone arrestate sono: Luigi Agnello, 50 anni, di Catania; Aurelio Areddia, 38 anni, di Gela; Donata Evelina Barbagallo, 49 anni, di Gela; Fabio Berti, 35 anni, di Catania, detenuto nel carcere di Palmi in Calabria; Modesto Bilardo, 40 anni, di Piazza Armerina, già agli arresti domiciliari; Riccardo Bilardo, 37 anni, di Piazza Armerina; Crocifisso Di Gennaro, 29 anni, di Gela; Rosario Giacchi, 41 anni, di Gela; Alfio Di Marco, 40 anni, di Gela; Gianluca Fiore, 26 anni, di Catania; Giuseppe Giappone, 57 anni, di Palermo, già detenuto nel carcere del capoluogo isolano; Maurizio Giappone, 33 anni, di Palermo; Manuel Ieva, 29 anni, di Gela, già agli arresti domiciliari; Vincenzo Ieva, 26 anni, di Gela; Concetta Liardo, 38 anni, di Gela; Concetta Lucchese, 50 anni, di Gela; Salvatore Mendola, 54 anni, di Palermo già detenuto nel carcere di Erice; Luigi Mineo, 44 anni, di Aci Castello, già agli arresti domiciliari; Giovanni Palermo, 52 anni, di Gela; Benito Peritore, 35 anni, di Gela, già detenuto nel carcere di Caltagirone; Giacomo Peritore, 32 anni, di Gela, già detenuto a Caltagirone; Maurizio Peritore, 26 anni, di Gela, già sorvegliato speciale; Angelo Platania, 35 anni, di Catania, già affidato in prova ai servizi sociali; Davide Prados Ruiz, 26 anni, di Gela; Massimo Trainito, 36 anni, di Gela; Antonino Camiolo, 26 anni, di Gela; Paolo Gandini, 29 anni, di Castiglione delle Stiviere, Mantova; Eddine Salah Kahlouch, 29 anni, marocchino residente a Castiglione delle Stiviere; Luigi Nenna, 26 anni, di Torre del Greco (Napoli) residente a Castiglione delle Stiviere; Francesco Onofrio, 48 anni, di Marcedeusa (Catanzaro) residente a Castiglione delle Stiviere, già detenuto nel carcere di Frosinone; Leando Paterna, 30 anni, di Palermo residente a Castiglione delle Stiviere e detenuto a Bergamo; Ignazio Cocchiara, 34 anni, di Niscemi; Ezio Paterna, 25 anni, di Palermo residente a Montichiari (Brescia).
Sono stati invece sottoposti agli arresti domiciliari: Vincenzo Cannizzo, 32 anni, di Gela; Luciano Ieva, 56 anni, di Gela; Crocifissa Liardo, 28 anni, di Gela.
L'ordine restrittivo non è stato infine notificato ad Antonino Centauro, 50 anni, di Catania, perché si trova in Slovacchia, e a Valentina Liardo, 25 anni, di Gela, in quanto ha un figlio minorenne.
Iscriviti a:
Post (Atom)

