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martedì 6 dicembre 2011

Falsi matrimoni italiane-marocchini, condanne a Palermo

Tre anni e 4 mesi per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina all'ottico Mirko Occhipinti. Hanno patteggiato la pena Veronica Giaconia, condannata un anno, e Rosa Cocuzza, un anno e otto mesi



PALERMO. Il gup di Palermo Riccardo Ricciardi ha condannato l'ottico palermitano, Mirko Occhipinti, a 3 anni e 4 mesi per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. L'uomo, difeso da Velio Sprio e Enrico Sanseverino, era accusato di essere a capo di un'organizzazione che pianificava matrimoni tra palermitane e marocchini, aventi pieni effetti civili e quindi sufficienti a far ottenere un permesso di soggiorno ai contraenti il matrimonio. Il pm Gaetano Paci aveva chiesto 12 anni.

Hanno patteggiato la pena, sempre per lo stesso reato, Veronica Giaconia, condannata un anno, e Rosa Cocuzza, un anno e otto mesi. Secondo le indagini, i marocchini pagavano circa diecimila euro a matrimonio, allo scopo di ottenere il permesso di soggiorno. Occhipinti e le donne furono arrestati lo scorso anno nell'operazione "Casablanca" che è stata la prima tranche dell'indagine che nei giorni scorsi ha portato all'arresto di altre 14 persone, tra cui c'é anche Samira Akkacha, moglie di Occhipinti.

venerdì 22 gennaio 2010

"Addio Pizzo", condanne a Palermo


"Addio Pizzo", condanne a Palermo
per 141 anni di carcere


Sentenza nella notte, in carcere
tredici dei 17 imputati alla sbarra
Trent'anni ai boss Lo Piccolo
PALERMO


Pene per 141 anni di carcere sono state inflitte a 13 dei 17 imputati del processo denominato «Addio Pizzo» di Palermo che ha visto alla sbarra boss e gregari del pizzo di San Lorenzo. La sentenza è stata emessa nella notte, dopo quattro giorni di Camera di consiglio, dai giudici della seconda sezione del Tribunale di Palermo presieduta da Bruno Fasciana. Assolti i due commercianti, Maurizio Buscemi e Salvatore Catalano, che avevano negato davanti ai giudici di avere pagato il pizzo a Cosa nostra. Per loro i pm avevano chiesto due anni ciascuno.



Le pene più pesanti sono state inflitte ai boss mafiosi Salvatore e Sandro Lo Piccolo: 30 anni a testa, quanti chiesti dalla Procura di Palermo alla fine della requisitoria. I magistrati della Dda che hanno rappresentato l’accusa nel processo, i pm Marcello Viola, Gaetano Paci, Francesco Del Bene e Annamaria Picozzi, del pool coordinato dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia, avevano chiesto complessivamente condanne ad oltre due secoli di carcere. Riconosciuti anche i danni alle associazioni antiracket di Palermo che si erano costituite parti civili: "Addio Pizzo", da cui prende il nome il processo, "Sos Impres", Comune e Provincia di Palermo e altri commercienti che avevano denunciato il pizzo.

I pm hanno contestato agli imputati circa 40 episodi estorsivi tra i quali quello ai danni dell’imprenditore Rodolfo Guajana che, nel 2008, subì un gravissimo attentato in cui andò distrutta la sede della sua ditta di ferramenta. Sono stati assolti Tommaso Contino, per il quale era stata chiesta la pena di 18 anni di reclusione, e Gaetano Fontana per il quale erano stati chiesti 12 anni. Queste le condanne: Luigi Giovanni Bonanno a 9 anni (per lui la Procura ne aveva chiesti 18); Francesco Paolo Di Piazza 12 anni; Massimo Giuseppe Troja, 16 anni; Vittorio Bonura a 9 anni e quattro mesi, Giuseppe Bruno, 3 anni e sei mesi; Antonino Ciminello 5 anni e 4 mesi; Rosolino Di Maio, 9 anni e 4 mesi; Stefano Fontana 4 anni; Giovan Battista Giacalone 9 anni e 4 mesi: Francesco Paolo Liga 3 anni.