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martedì 9 novembre 2010

Truffa all'Inps, tre arresti a Reggio sequestrato patronato

Le tre persone arrestate dovranno rispondere di associazione a delinquere finalizzata al falso ed alla truffa in danno della sede Inps di Reggio

09/11/2010 Tre persone sono state poste agli arresti domiciliari da parte degli agenti del Compartimento della polizia postale e delle comunicazioni per la Calabria in esecuzione di un provvedimento restrittivo emesso dal gip del tribunale di Reggio Calabria.

Si tratta di Natalizia Critelli, 47 anni, ex dipendente dell’Inps, già arrestata nel febbraio di quest’anno; di Maria Isola, 27 anni, responsabile di un patronato Caf; e di Arcangelo Lucisano, 51 anni, bidello.

L'accusa per i tre è di associazione a delinquere finalizzata al falso ed alla truffa in danno della sede Inps di Reggio Calabria. La misura cautelare – come spiega la polizia postale – condensa gli sviluppi della pregressa attività della sezione investigativa della Polpost ed è successiva all’arresto della Critelli, già indagata per frode informatica, la quale «abusando della sua qualità di operatore di sistema aveva inserito false note di accredito somme in favore dell’Inps, creando, in tal modo, un’apparente provvista idonea ad occultare, sotto il profilo contabile, una serie di operazioni fraudolente volte a stornare ingenti somme di danaro, configurati quali 'rimborsì nell’ordine di diecimila euro ciascuno a favore di soggetti ad essa collegati, determinando così un danno di rilevante gravità all’ente che è stato quantificato in trecentomila euro circa». L’attività della polizia ha svelato uno scenario molto più ampio rispetto all’indagine iniziale. Il lavoro investigativo, infatti, ha posto in evidenza l’esistenza di una vera e propria organizzazione criminale dedita al reclutamento di soggetti che, sfruttando la proprie condizioni lavorative e dietro compensi di piccole somme, permettevano ai sodali di venire in possesso di danaro, illecitamente sottratto all’Inps. I riscontri investigativi hanno dimostrato altresì che Natalizia Critelli, nonostante i cambi di mansione, ha reiterato la sua condotta criminosa. Nel contesto dello stesso provvedimento, il gip ha disposto il sequestro preventivo del patronato Caf, di cui è responsabile Maria Isola, che - secondo gli inquirenti – «rappresentava un costante punto di riferimento per gli associati ed aveva la funzione di contattare e successivamente 'reclutare' i complici». A seguito di perquisizioni effettuate dalla stessa polizia è stata sequestrata una somma di danaro di quattromila e cinquecento euro.

venerdì 17 settembre 2010

Truffa all'Inps, 92 falsi braccianti denunciati nel Vibonese


Truffa all'Inps, 92 falsi braccianti
denunciati nel Vibonese


Grazie alle false attestazioni i 92 erano riusciti a percepire indebitamente i relativi emolumenti ai danni delle casse dello Stato

17/09/2010 Sono 92 le persone denunciate dai carabinieri della Stazione di Vibo Valentia con l'accusa di truffa aggravata ai danni dell’Inps. I militari hanno infatti scoperto che i 92 falsi braccianti agricoli, grazie anche alla connivenza di un noto patronato del capoluogo e di un imprenditore agricolo, avessero falsamente dichiarato all’Inps, tra gli anni 2008 e 2009, oltre 5100 giornate di lavoro agricolo che in realtà non avevano mai effettuato.
Grazie alle false attestazioni i 92 erano riusciti a percepire indebitamente i relativi emolumenti ai danni delle casse dello Stato, il tutto mentre nei giorni in cui avrebbero dovuto lavorare la terra, stavano svolgendo altre attività, anche a diverse decine di chilometri dai campi che dichiaravano di curare. Gli uomini dell’Arma hanno scoperto come i falsi braccianti fornivano all’istituto di previdenza delle false dichiarazioni circa le proprie giornate di lavoro agricolo, grazie alla connivenza dell’imprenditore agricolo che, falsamente, attestava che le persone stavano realmente lavorando per lui quando in realtà, nono solo non avevano mai visto i terreni che avrebbero dovuto coltivare, ma non sapevano nemmeno dove si trovassero.
Addirittura alcune delle fantomatiche coltivazioni, che i lavoratori avevano dichiarato di aver curato, erano in aree boscose o incolte sin dal medioevo. Altre ancora vedevano impiegate giornalmente decine di lavoratori con qualsiasi condizione atmosferica, ma che i terreni risultavano, alla prova dei fatti, completamente ricoperti di erbacce e senza la minima traccia di semina. I truffatori, forse convinti che nessuno avrebbe mai controllato, avevano tranquillamente fornito le loro false dichiarazioni senza minimamente preoccuparsi della loro verosimiglianza alla realtà, o di sapere se i terreni sui quali avrebbero dovuto trovarsi in quelle 5100 giornate erano coltivabili oppure no. Ora tutti dovranno rispondere di truffa aggravata e, al termine del procedimento penale che verrà istaurato dalla Procura della Repubblica di Vibo Valentia, dovranno restituire circa 1milione di euro illegittimamente incamerato ai danni delle casse dell’erario.
Con l’indagine di oggi salgono a oltre 500 le persone denunciate dagli uomini della Compagnia Carabinieri di Vibo Valentia in meno di un anno con l’accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato, mentre sono oltre 2.5 milioni di euro i danni all’erario accertati dagli investigatori.