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giovedì 10 febbraio 2011

Scacco matto, 15 condanne e 5 assoluzioni a Sciacca

Circa 170 anni di carcere per 20 imputati, accusati di mafia ed estorsione. Tra gli assolti sono l'ex consigliere comunale di Sciacca Domenico Sandullo

SCIACCA. Quindici condannati, complessivamente a 170 anni di carcere, e cinque assolti: sono le decisioni dal tribunale di Sciacca nei confronti dei 20 imputati, accusati di mafia ed estorsione, nel procedimento scaturito dall'operazione antimafia denominata "Scacco matto", del luglio 2008.

Gli assolti sono l'ex consigliere comunale di Sciacca DOMENICO SANDULLO, BIAGIO SMERAGLIA, ANTONINO MAGGIO, NICOLÒ DI MARTINO e ROSARIO CASCIO.




La pena più alta è quella inflitta a GIOVANNI DERELITTO, di Burgio, condannato a 15 anni di carcere; PASQUALE CIACCIO e GIUSEPPE LA ROCCA, di Menfi, sono stati condannati entrambi a 14 anni e 8 mesi, 13 anni e 4 mesi la condanna inflitta ad un altro menfitano, GIOVANNI CAMPO, 12 anni e 6 mesi di carcere per VITINO CASCIO, ANTONIO PERRICONE, FRANCESCO FONTANA e FILIPPO CAMPO, 12 anni per VITO BUCCERI di Menfi, 11 anni per MARIO DAVILLA e GIUSEPPE MONREALE, 10 anni e 6 mesi per GIUSEPPE FALSONE, 9 anni e 3 mesi per MICHELE DI LEO di Sciacca, 6 anni di carcere per TOMMASO MILITELLO e 4 anni per GIUSEPPE CLEMENTE.

sabato 20 novembre 2010

Scacco Matto

La Dda sequestra beni a Michele Di Leo

La Direzione investigativa antimafia di Palermo ha proceduto al sequestro di beni a danno di Michele Di Leo, saccense arrestato nell'ambito dell'operazione antimafia "Scacco matto". Si tratta di una casa in via Agliano e di alcuni conti correnti e libretti postali per poche decine di migliaia di euro intestati a Di Leo e alla sua famiglia. All'uomo, nel processo, viene contestato l'incendio all'auto di un imprenditore di Sciacca su mandato di Accursio Dimino, già condannato nell'ambito dello stesso procedimento penale.


Secondo l'accusa l'incendio all'auto dell'imprenditore sarebbe stato appiccato per estorcere denaro; la difesa di Di Leo ha invece dichiarato che la vicenda è da attribuire a dissidi personali e non a una vicenda di mafia.