Nel mirino Matteo Allegro, imprenditore di 31 anni che opera nel settore del noleggio dei videogiochi. Sigilli ad alcune società commerciali, depositi bancari, appartamenti, auto di lusso e appezzamenti di terreno
CALTANISSETTA. Beni per sette milioni di euro, di sospetta provenienza illecita, sono stati sequestrati dalla squadra mobile di Caltanissetta alla famiglia di un imprenditore nisseno che opera nel settore del noleggio di videogiochi e slot-machine.
Il provvedimento, eseguito su ordine della sezione misure di prevenzione del Tribunale nisseno, nell'ambito di una operazione denominata "Les jeux sont faits", ha permesso di apporre i sigilli ad alcune società commerciali, depositi bancari, appartamenti, auto di lusso e appezzamenti di terreno.
Appartengono all'imprenditore MATTEO ALLEGRO, 31 anni, ad alcuni suoi familiari, SALVATORE ALLEGRO di 55, LUIGI ALLEGRO di 28, FRANCESCA MARIA VULLO (moglie di Matteo Allegro) di 28 anni e STEFANIA IONESCU (moglie di Luigi Allegro) 26 anni, romena, nonché MARCO ANGOTTI (dipendente di Matteo Allegro) di 30 anni, e GIUSEPPA MOSCA, 50 anni.
Sono accusati, a vario titolo, di illecita concorrenza, peculato e frode informatica. Matteo e Salvatore Allegro e Marco Angotti sono indagati anche di associazione mafiosa perché ritenuti vicini a "Cosa Nostra". Con ruoli differenti, avrebbero messo in piedi un sofisticato sistema informatico che riusciva a sottrarre ingenti risorse ai Monopoli di Stato, attraverso software per il gioco d'azzardo e telecomandi che servivano a cambiare la schermata nei videogiochi all'arrivo delle forze dell'ordine. Matteo Allegro e Marco Angotti, furono arrestati lo scorso 15 marzo.
Questo blog di notorietà internazionale, per protesta contro uno “Stato Latitante” non verrà aggiornato.
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giovedì 13 ottobre 2011
martedì 5 aprile 2011
Caltanissetta, le mani della mafia su appalti e forniture
Materiale edile, rifiuti e sale scommesse, oltre che il dominio assoluto sui lavori. Sono questi gli affari che ruotavano intorno al clan Vallone, storica cellula nel Nisseno di Cosa NostraCALTANISSETTA. Appalti e forniture di materiale edile ma anche rifiuti e sale scommesse. Sono gli affari attorno ai quali ruotava l'interesse della mafia del Vallone, storica cellula di Cosa Nostra della provincia nissena un tempo guidata da boss del calibro di don Calogero Vizzini, Giuseppe "Piddu" Madonia o Mimì Vaccaro. Tra i 28 arrestati dell'operazione "Gran Vallone" figura anche un imprenditore, Giuseppe Modica, che la Procura nissena ritiene una sorta di "assessore ai lavori pubblici di Cosa Nostra".
L'inchiesta è partita proprio dai suoi rapporti con alcuni componenti del clan di Campofranco. In manette anche un presunto fiancheggiatore di Bernardo Provenzano, Maurizio Carrubba, ritenuto affiliato alla famiglia mafiosa di Campofranco, autista dell'Ato Ambiente Cl1, la società che gestisce il servizio dei rifiuti. Nella richiesta di arresto firmata dalla Procura è ritenuto l'"amico Cl" indicato nei pizzini di Provenzano. Il clan avrebbe messo le mani, tra l'altro, nell'assegnazione degli appalti per il termovalorizzatore di Casteltermini-Campofranco, nei lavori per la realizzazione di alcuni parchi eolici a Vicari, nelle opere connesse alla velocizzazione della linea ferroviaria Agrigento-Palermo, nella realizzazione di un ascensore sul Monte San Paolino di Sutera, in uno stabilimento per la produzione di pannelli fotovoltaici e di un termovalorizzatore a Casteltermini, nell'Agrigentino. Di quest'ultimo appalto ha parlato con i magistrati della Procura anche il pentito agrigentino Maurizio Di Gati.
martedì 18 gennaio 2011
Caltanissetta, Scarpinato: magistrati e imprese uniti contro la mafia
Incontro tra il procuratore generale e il presidente della Camera di Commercio nissena, Antonello Montante. Patto per combattere insieme la criminalità. "Una rivoluzione culturale"CALTANISSETTA. Un patto tra magistrati e imprenditori per combattere insieme la mafia. È il risultato dell’incontro di ieri mattina tra il procuratore generale di Caltanissetta, Roberto Scarpinato e i vertici della Camera di Commercio nissena, presieduta da Antonello Montante.
Scarpinato, in particolare, ha parlato di una “rivoluzione culturale”, compiuta dagli imprenditori nisseni che sono riusciti a rompere “l’acquiescenza con il potere mafioso”. «Occorre che vi sia un canale di comunicazione permanente tra magistratura e imprenditoria – ha aggiunto Scarpinato - per ragionare sulle priorità territoriali, per vedere assieme cosa blocca lo sviluppo economico e quali sono i grumi criminali che occorre eliminare». Nel sottolineare ciò che finora è stato fatto, il procuratore ha affermato che «sia Confindustria che Camera di Commercio hanno innovato la cultura di questa provincia, rompendo una consuetudine di convivenza con la mafia e iniziando una nuova stagione».
Il presidente degli industriali nisseni, Montante, ha sottolineato la necessità di continuare ad affermare la lotta alla criminalità e a tutte le mafie, ponendo l’attenzione sulla mancanza di una classe politica in grado di aiutare le richieste del mondo imprenditoriale. «Non c’è una classe politica capace di rappresentarci – ha detto – dobbiamo segnare un inversione di tendenza perché l’economia detti le regola e non la politica imponga clientelismo e favoritismi».
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