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giovedì 18 novembre 2010

Attentati a Partinico, stretta nei controlli

Dopo la fiaccolata antimafia, la prefettura ha aumentato mezzi e uomini per pattugliare il paese, messo sotto assedio dalle intimidazioni contro gli imprenditori. Oggi al Tgs delle 13.50 il colonnello Teo Luzi farà il punto sull'emergenza criminalità



PARTINICO. Più controlli e più forze dell'ordine dispiegate a Partinico dopo la lunga catena d'intimidazioni mafiose delle ultime due settimane contro gli imprenditori del paese. La scorsa notte 15 auto di Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, hanno pattugliato il territorio in provincia di Palermo. Risultato: nessun incendio, un arresto e varie denunce. Ma l'aumento di volanti, gazzelle e posti di blocco è solo una prima conseguenze, in attesa che qualcuno si decida a rompere il muro dell'omertà che ancora persiste nel paese. Nessuno parla, le vittime degli attentati non sanno nulla e dicono di non aver mai ricevuto minacce. Recitano tutti lo stesso copione, perfino Giuseppe Bonomo, figlio di Giovanni, ex capomafia del paese, a cui gli hanno incendiato la macchina.

Ulteriori aggiornamenti verranno forniti dal comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Teo Luzi, che oggi alle 13.50 sarà ospite del Tgs. Sarà l'occasione per fare il

domenica 14 novembre 2010

Attentati a Partinico, Messineo: ecco perché

Il procuratore capo di Palermo: i clan vogliono ristabilire un’autorità unica, dando un segnale chiaro a tutti


PALERMO. Una lunga serie di attentati a Partinico. Che arrivano dopo alcuni mesi di silenzio e di trattative in seno ai clan. Perché tante intimidazioni? Per ristabilire un’autorità unica, secondo il procuratore capo di Palermo Francesco Messineo. L’obiettivo sarebbe quello di “dare un segnale chiaro a tutti e di fermare sul nascere qualsiasi riluttanza”. Messineo lo spiega in un articolo pubblicato oggi sul Giornale di Sicilia, firmato da Vincenzo Marannano.

Il mandamento di Partinico non ha niente a che vedere con gli altri: “È come se fosse un territorio autonomo – dice il capo della procura –. Con una sua forma una sua organizzazione, ma soprattutto una grande propensione alla violenza”. E aggiunge: “Persino Matteo Messina Denaro, di cui ultimamente si registrano piani espansionistici, si mantiene alla larga”.