venerdì 17 gennaio 2014

Condannati a 30 anni per avere bruciato giovane

Sentenza per l'omicidio Amendola a Lamezia

La Corte d'appello ha emesso la sentenza di secondo grado per le tre persone coinvolte nell'omicidio del ventiquattrenne, che venne trovato carbonizzato. Assolto uno degli imputati, mentre per gli altri due sono state comminate pene a 30 anni di reclusione. Uno dei killer ha confessato tutto


LAMEZIA TERME - Un’assoluzione e due condanne a trenta anni di reclusione. E’ la sentenza emessa dalla Corte d’assise d’appello di Catanzaro nei confronti, rispettivamente, di Aurelio Notarianni (che era stato assolto anche in primo grado) e di Aldo Giampà e Domenico Notarianni (condannati in primo grado all’ergastolo), accusati dell’omicidio di Roberto Amendola, di 24 anni, avvenuto a Lamezia Terme il 23 novembre del 2008. 

Il corpo senza vita di Amendola venne cosparso di benzina dagli assassini e dato alle fiamme insieme alla sua auto, una Y 10, in una stradina tra le campagne. Il giovane fu ucciso perché aveva deciso di mettersi in proprio, facendo il "salto di qualità" e passando dalle rapine alle estorsioni. Il suo omicidio venna "ascoltato" in diretta dai carabinieri perché nell’auto del giovane erano state collocate alcune cimici dopo che il giovane era rimasto coinvolto in un’inchiesta su alcune rapine commesse in città.
 
Nel corso della prima udienza del processo d’appello c'era stato il colpo di scena della confessione di Aldo Notarianni (LEGGI L'ARTICOLO) che, non solo si era assunto la responsabilità dell’uccisione del ventiquattrenne, ma aveva anche chiesto scusa ai familiari della vittima.

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