giovedì 13 giugno 2013

Ricercati 2 calabresi dopo l'arresto di Graziano Mesina

«Erano il contatto tra la primula rossa e la 'ndrangheta»
Secondo gli inquirenti erano due uomini della Locride a rifornire di cocaina la banda dell'ex ergastolano sardo, tornato a fare affari illeciti dopo la grazia ottenuta da Ciampi. Al momento risultano irreperibili, dopo il blitz che ha portato all'arresto di 26 persone accusate di aver costituito un'organizzazione in contatto col clan Morabito-Bruzzaniti

 
 
AFRICO (RC) - Ci sono due calabresi irreperibili. E si tratta degli uomini dai quali iGraziano Mesina, la "primula rossa" sarda del banditismo sardo, procurava, secondo l'accusa, rifornimenti di cocaina per la nuova organizzazione criminale messa su dopo aver ricevuto la grazia dal presidente della Repubblica. 
L'organizzazione criminale sulla quale si è abbattuta due giorni fa l'operazione condotta dai carabinieri di Nuoro era legata a doppio filo con la cosca dei Morabito-Bruzzaniti di Africo, nella Locride. E le due persone per le quali è printo un ordine d'arresto sono ritenute vicine al clan. Si tratta di Domenico Scordo e di Giovanni Morabito. Quando i militari dell'Arma si sono presentati nelle loro abitazioni non li hanno trovati. Non è chiaro se si fossero nascosti o se fossero fuori per affari. In ogni caso, al momento sono ricercati.
Stando a quanto emerso dall’inchiesta, nel gennaio 2010 Giovanni Morabito è sbarcato all’aeroporto di Cagliari dove ad aspettarlo c'era Gino Milia, braccio destro di Mesina, che lo ha accompagnato in diverse località della Sardegna. Scrive inoltre il gip nell’ordinanza di custodia cautelare: «Da un’importante conversazione telefonica tra Milia e Lukay Kastriot (albanese indagato assieme a Mesina e presunti complici, ndr) intercettata pochi giorni dopo emergono gravi indizi che Milia in questa circostanza abbia spostato due chili della droga da restituire ai calabresi».
I contatti tra l'organizzazione del più famoso bandito sardo e la 'ndrina radicata anche nel Milanese erano molto intensi. Nulla però ha ammesso "Grazianeddu" Mesina nel corso dell'interrogatorio di garanzia avvenuto oggi. Ha detto come si chiama, solo le sue generalità, al Gip del Tribunale di Nuoro, ma subito dopo si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti alle accuse, mosse alla sua banda, di traffico di droga, estorsioni, furti, rapine. 
Complessivamente sono 26 gli indagati arrestati lunedì scorso dai carabinieri del Comando provinciale di Nuoro. Gli inquirenti contestano a Mesina il ruolo di capo banda all’interno di una vasta organizzazione che si approvvigionava di eroina, cocaina, hascisc, marijuana e ecstasy in Lombardia e Calabria per poi rivendere i carichi in tutta la Sardegna. Un traffico che durava almeno da cinque anni. Fra le ipotesi investigative anche la possibilità di un progetto di importare droga dalla Bolivia. Ma non solo, secondo le intercettazioni risulta che la banda stava progettando anche alcuni sequestri di persona: nel mirino un imprenditore oristanese, Luigi Russo, ed un altro di cui, però, non sono state rese note le generalità ma di cui son state trovare foto nella casa di Mesina durante la perquisizione. 
Ai sequestri di persona era legata anche la storia criminale di Mesina, che fu graziato dall'ergastolo nel 2004 dal presidente Ciampi. Da allora, ufficialmente, aveva intrapreso l'attività di operatore turistico. Ma la verità, secondo gli inquirenti, era un'altra.

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