giovedì 15 dicembre 2011

Stretta su stipendi e vitalizi dei politici a partire da gennaio scatta il contributivo

Addio alla diaria per gli assenti e via i 3600 euro per i portaborse. Lega e Idv votano contro: si poteva fare di più



ROMA - Cambiano le pensioni per i parlamentari. L’ufficio di presidenza della Camera ha dato il via libera al passaggio al sistema contributivo pro rata per le pensioni di tutti i deputati a partire dal 1 gennaio prossimo, innalzando l’età minima per la pensione dai 50 ai 60 anni. E così anche a Palazzo Madama: passaggio del sistema contributivo pro-rata per le pensioni di tutti i senatori a partire dal 1 gennaio 2012, innalzando l’età minima per la pensione dai 50 ai 60 anni per chi ha più legislature, 65 per chi ha una sola legislatura. Finalmente i «lorsignori», come li chiamava il mitico Fortebraccio, applicano i sacrifici anche a se stessi?

La Lega e l’Italia dei Valori, nel tentativo di lisciare il pelo alla retorica anti-casta, gridano che ci vuole ben altro. Tutti gli altri pensano, e dicono, che è già qualcosa: anzi, molto. Prima, per legge, ai vitalizi non si poteva rinunciare. Ora su proposta di Rosy Bindi è stata inserita nel regolamento una clausola che prevede la possibilità per ogni deputato di concordare un trattamento pensionistico «meno favorevole» per se stesso. Si può anche rifiutare di prendere il vitalizio. Di fatto, ieri, dopo la decisione della Camera, il leghista Stucchi e la dipietrista Mura cominciano a protestare, dicono «si può fare di più», accusano la «casta» (cui loro professionalmente appartengono) di auto-proteggersi ancora una volta, sostengono che i vitalizi vanno aboliti e che il nuovo regime previdenziale deve essere applicato anche a quelli che già sono in pensione.

La Bindi perde la pazienza e dice: «Ah, sì, e allora se proprio volete abolire i vitalizi cominciate rinunciando al vostro. Ora si può». Quelli si sentono offesi (intanto su twitter c’è chi prende in giro la Mura perchè ha scritto «vitalizzi» con due zeta) e gridano alla provocazione: e insomma, ieri è andata così.

Ma quel che conta è che qualcosa s’è fatto. Almeno sui vitalizi. Giovani deputati, come Nunzia Di Girolamo e Francesco Boccia, coppia bipartisan, sintetizzano: «Non andremo mai in pensione». Personaggi come Alessandra Mussolini o Giovanna Melandri, che potevano andarci tra poco, dovranno rinviare. E così tanti altri.

Quelli che hanno fatto una sola legislatura dovranno aspettare i 65 anni. Un qualsiasi deputato cinquantenne con alle spalle tre o quattro legislature, se si dimette entro il 31 dicembre prossimo, ha diritto al vitalizio subito secondo il vecchio regolamento (e si tratta di circa 3500 euro netti per chi ha 15 anni di contribuzione da parlamentare). Non sono pochi a stare in questa condizione, ma ovviamente non si dimetteranno. Se si dimettessero - stiamo facendo un’ipotesi di scuola - il prossimo 2 gennaio, a nuovo regime previdenziale in vigore, non subito ma a 60 prenderanno il vitalizio.

E sugli stipendi? Il presidente Schifani: «Ci adegueremo alla media delle indennità negli altri Paesi europei. Lo faremo con rigore e con equità, ma senza arrenderci alle spinte pericolose e irragionevoli dell’anti-politica».

La questione sarà decisa entro gennaio, come ha detto anche Fini. La soluzione non sarà indolore, e ieri infatti molti deputati erano in preda al panico. Probabilmente l’adeguamento degli stipendi alla media europea significherà che ai deputati verranno tolti i 3.690 euro netti al mese che ora percepiscono per pagare i collaboratori. I quali, come si usa negli altri Paesi e anche all’Europarlamento, saranno direttamente stipendiati, in base a un contratto regolare, dall’istituzione parlamentare e non dai singoli deputati e senatori. I collaboratori parlamentari fra Montecitorio e Palazzo Madama ieri hanno subito esultato: «Evviva l’arrivo, promesso, del modello Ue». Così verrebbe introdotto un metodo trasparente, e si potranno evitare casi come quelli di qualcuno che non si dota di collaboratori ma si tiene i soldi che sarebbero destinati a loro o paga come membri dello staff parenti e amici.

Una sforbiciata è possibile anche sulla diaria, che adesso è di 3.500 euro netti al mese. Una trattenuta sulla diaria per le assenze alle votazioni in aula e commissione è stata decisa ieri al Senato. E si tratta di una misura già in vigore da novembre a Montecitorio, anche per le sedute senza votazione.

Si sta facendo sul serio? Chissà. L’Idv e la Lega, alla Camera, non hanno votato la delibera sui vitalizi. Perchè volevano che il contributivo valesse anche per i vecchi vitalizi (quelli ad esempio che già percepiscono Pecoraro Scanio con quasi novemila euro, Cicciolina e Toni Negri). Inoltre saranno le Camere (quindi lo Stato) a pagare i due terzi dei contributi. Anche per il personale dei due rami del Parlamento saranno in vigore dal primo gennaio (ufficializzazione prevista la prossima settimana, dopo trattativa sindacale) le nuove regole sulle pensioni introdotte dalla manovra. E cioè: passaggio al contributivo e innalzamento dell’età di anzianità e vecchiaia.

Intanto, circola a Montecitorio la lista dei deputati che potevano avere il vitalizio a portata di mano e invece dovranno aspettare a lungo. C’è chi li chiama i «dead vitalizio walking». Si va dalla A di Ale (la Mussolini potrà festeggiare l’assegno nel 2023) alla C di Cosentino (che ora è nei guai per le inchieste ma dovrebbe prendere l’assegno quando spegnerà le sessanta candeline, il 2 gennaio 2019), dalla F di Frattini (2017) alla S di Stucchi. Chi? Il leghista che vorrebbe più durezza anti-casta sulle pensioni e su tutto il resto prenderà l’assegno nel 2029. Oppure, come gli ha consigliato Rosy Bindi, ci rinuncerà?

Mario Ajello

Traffico di droga dalla Spagna a Bari 20 persone arrestate


BARI – La droga, soprattutto hascisc, veniva ordinata dalle coste a sud della Spagna dove arrivava tramite scafisti provenienti dal nord Africa. A far giungere la sostanza stupefacente, nascosta tra la merce a bordo di tir, ci pensava Pasquale Mazzarella, detto 'linuccio ò chiatt', ex contrabbandiere e capo dell’omonimo clan napoletano, da anni latitante nel Paese iberico. Così la droga arrivava prima a Napoli, gestita da Alfonso Mazzarella, cugino di Pasquale, e da un suo sodale, e poi defluiva in Puglia, in particolare sul fiorente mercato di Bari e provincia.


E' l’ingente traffico internazionale di stupefacenti scoperto, dopo tre anni di indagini, dalla Guardia di finanza di Bari, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia. Stamani un’operazione delle Fiamme gialle ha portato all’arresto di 16 persone, una delle quali ai domiciliari, mentre altre quattro, tra cui Pasquale Mazzarella, sono ricercate.

Gli arresti sono stati eseguiti sulla base di un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip del tribunale di Bari Giovanni Anglana e richiesta dai pm Isabella Ginefra e Lorenzo Lerario. I destinatari del provvedimento sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti e di detenzione illegale di armi, nella fattispecie alcune pistole trovate nell’ottobre 2009 in un deposito al quartiere Madonnella di Bari adibito a laboratorio per confezionare la droga. Trenta invece le persone denunciate nel corso delle indagini, che si sono avvalse non solo di intercettazioni telefoniche ma anche dei tradizionali appostamenti e pedinamenti di persone sospette.

In Puglia il referente per i rapporti con il clan Mazzarella era Michele Mallardi, 36 anni, esponente del clan barese Capriati, il quale fungeva da 'broker' del mercato degli stupefacenti. La droga veniva smerciata sia nel centro di Bari, anche nei pressi di locali pubblici, che in quartieri periferici quali Madonnella e San Pasquale, per finire all’hinterland barese nei comuni di Toritto, Bisceglie e Palo del Colle. Ad affiancare Mallardi era soprattutto Domenico Romita, 58 anni, nullatenente per il fisco, che però aveva la disponibilità di due appartamenti al quartiere Madonnella, di quote societarie di una 'srl' a Orta Nova (Foggia), di due auto e di tre ciclomotori, per un valore complessivo di un milione di euro, che i finanzieri hanno posto sotto sequestro.

Quanto sia fiorente il mercato della droga in territorio di Bari è testimoniato dalle cifre fornite oggi in conferenza stampa dal procuratore della Repubblica di Bari, Antonio Laudati, e dal comandante provinciale della Guardia di Finanza, col.Antonio Quintavalle. Solo nel 2011 i militari dell’Arma hanno sequestrato nel Barese due tonnellate e 300 chilogrammi di sostanze stupefacenti. “Se la domanda di droga non diminuisce - ha commentato amaramente Laudati nonostante il successo odierno - le attività di contrasto e di prevenzione saranno sempre più difficili”.

Frode all'UE. operazione «Ghost Chicken» sequestrati beni per 8,5mln di euro

Emesse quattro ordinanze di custodia cautelari e l’accusa è di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, falso e frode fiscale, perpetrati attraverso un articolato e complesso sistema di frode


Quattro ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari, 23 persone denunciate e beni sequestrati per un valore di oltre 8 milioni e mezzo di euro, pari alle risorse pubbliche indebitamente percepite. E' il primo bilancio di una complessa operazione, denominata «Ghost Chicken», del Gruppo tutela finanza pubblica del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Reggio Calabria, sotto il coordinamento della procura della Repubblica di Palmi. L’accusa è di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, falso e frode fiscale, perpetrati attraverso un articolato e complesso sistema di frode che ha portato all’indebita percezione di fondi comunitari e regionali per 8,5 milioni di euro destinati a finanziare l’intera filiera dell’allevamento e della vendita di polli da carne, in realtà mai realizzate.

Il particolare sistema di frode si sarebbe articolato in diverse fasi, a partire dalla costituzione del Partenariato «Pollo da Carne», un organo collegiale, costituito dalle imprese coinvolte nell’attività illecita ed avente finalità di carattere collettivo, tra cui l’accesso ai finanziamenti pubblici destinati allo specifico settore.

Il partenariato ha presentato l'istanza di ammissione ai contributi pubblici, proponendo il P.I.F. (Piano Integrato di Filiera), strumento, in linea generale, ritenuto idoneo dalla Regione ad attuare il Por Calabria. Secondo gli inquirenti, il P.I.F. «pollo da carne» è stato solamente un programma formale, presentato alla Regione per ottenere i contributi comunitari, non trovando la minima realizzazione secondo gli obiettivi e gli scopi in esso espressi.

Le persone arrestate
In manette sono finiti Alessandro Mallamace, 49 anni, rappresentante legale della cooperativa a.r.l. Aulinas e della Avicola sud s.r.l. entrambe con sede a San Ferdinando, nel reggino, e Francesco Suraci di 43, titolare dell’omonima ditta individuale con sede a Vibo Valentia; i fratelli Antonino e Paolo Carriago, di 35 e 31 anni, titolari delle omonime ditte individuali aventi sede a Reggio Calabria, tutte operanti nel settore dell’agricoltura e dell’allevamento di bestiame.

Per tutti l’accusa è di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, falso e frode fiscale, perpetrati attraverso un articolato e complesso sistema di frode promosso, secondo l’accusa, da Mallamace e da Surace, ed attuato grazie al concorso dei fratelli Carriago e di altre 23 persone.

Nell’ordinanza si evidenzia che l’attività del partenariato è stata regolata dal contratto di soccida, avente a oggetto l’allevamento di polli da carne, stipulato da Antonino e Paolo Carriago, Alessandro Mallamace e Francesco Suraci. Ma le indagini hanno rivelato che nessuno dei contraenti ha adempiuto alle proprie obbligazioni, sicchè il contratto di soccida ha solo avuto la funzione di documentare alla Regione la regolare esecuzione delle attività finanziate, in realtà non eseguite.

Lamezia. Fermate due persone per l'omicidio di Giovanni Villella

Giovanni Villella, 31 anni, venne ucciso a colpi di fucile caricato a pallettoni il 4 giugno scorso

La polizia di Stato ha fermato a Lamezia Terme due persone, Angela Giampà, 68 anni, e Massimo Rondinelli, 31, accusate di concorso nell’omicidio del pregiudicato Giovanni Villella, (in foto) 31 anni, ucciso a colpi di fucile caricato a pallettoni il 4 giugno scorso.


Il 21 giugno per lo stesso omicidio la polizia di Lamezia aveva arrestato altre tre persone: Jennifer Pina, 29 anni, moglie della vittima, Giovanni Giampà, 41, ex calciatore professionista della Vigor Lamezia e fratello di Angela, e Michele Dattilo, 66 anni. Secondo le indagini, Giovanni Giampà e Dattilo sarebbero stati gli esecutori materiali dell’omicidio.

Nell’inchiesta sull'omicidio di Villella sono indagate, inoltre, altre due persone, entrambe già detenute, con l’accusa di avere nascosto le armi utilizzate per uccidere Villella. Si tratta dello stesso Michele Dattilo e di Giuseppe Falsia, 38 anni. Secondo quanto è emerso dalle indagini, Villella sarebbe stato ucciso per vendetta perchè avrebbe sottoposto a violenze la moglie, Jennifer Pina, che aveva poi allacciato una relazione con Giovanni Giampà decidendo poi insieme a lui di uccidere il marito.

Angela Giampà e Massimo Rondinelli, fermati stamani dalla polizia, non avrebbero avuto un ruolo attivo nel delitto, ma sono sospettate di complicità in quanto avrebbero spostato alcune armi, su incarico degli assassini, in una zona di campagna.

Castrovillari: inchiesta sulla morte di Bergamini, sentita l'ex fidanzata

Isabella Internò convocata come testimone a Castrovillari nella nuova inchiesta sulla morte del calciatore. L’avvocato della famiglia rivela in tv di aver ricevuto una lettera anonima


Dopo 22 anni Isabella Internò, ex fidanzata del calciatore del Cosenza morto il 18 novembre dell'89, torna a parlare del caso Bergamini. Nei giorni scorsi sarebbe stata sentita di magistrati della procura di Castrovillari e il suo avvocato, Massimo Florita, del foro di Paola, ha spiegato che la donna sarebbe stata ascoltata nella sua veste storica di testimone oculare e non è stato rivelato cosa le abbiano chiesto i magistrati, ma è facile ipotizzare – lo conferma anche il difensore – che la donna abbia ripetuto la versione già fornita durante i due processi per omicidio colposo a carico di Raffaele Pisano, l’autotrasportatore di Rosarno alla guida del camion sotto il quale – hanno stabilito quei processi – il centrocampista ventisettenne si sarebbe “tuffato” con la volontà di suicidarsi.

Nella medesima veste di testimone potrà essere sentito, ha precisato ancora l’avvocato Domenico Malvaso, l’ex camionista che per equivoco era stato ritenuto morto e che ancora vive a Rosarno.

CHI L'HA VISTO
La trasmissione di Rai3 “Chi l’ha visto?” ieri sera, si è nuovamente occupata della vicenda. In studio, oltre alla sorella di Bergamini, Donata, e l’avvocato Eugenio Gallerani, anche il papà di Denis, Domizio, che ha raccontato quell’ultima sera nella casa di Boccaleone d’Argenta, il lunedì precedente al fatto, e quella misteriosa telefonata, ricevuta dal giovane all’ora di cena, che lo face sudare, tanto che il padre gli disse: «se hai caldo togliti il maglione»; e lui: «no papà, non è il maglione; sono altre cose». L’avvocato ferrarese ha invece fatto sapere di aver ricevuto una lettera anonima, nei giorni scorsi, recapitato presso l’ordine forense della città emiliana, ma non ha voluti svelare il contenuto della missiva, poiché probabilmente contiene qualche “ipotesi” o qualche indicazione.

La trasmissione ha ricordato che sono attualmente in corso le indagini scientifiche dei Ris sulla Maserati, e sulle scarpe, l’orologio e una catenina che Denis portava addosso il giorno della morte. Oggetti sui quali sembrano mancare completamenti le prove del trascinamento del corpo a opera del camion come invece hanno raccontato i due testimoni.

La trasmissione ha ancora una volta evidenziato le incoerenze sugli orari degli eventi e sugli spostamenti della Maserati verbalizzati dal brigadiere dei carabinieri Francesco Barbuscio che raccolse le testimonianze della ragazza, del camionista e del barista Mario Infantino dove la testimone andò a telefonare.

Una puntata decisamente orientata alla pista della droga, del traffico internazionale di stupefacenti entro il quale Bergamini poteva essere finito con il ruolo di “corriere”. Un’ipotesi avvalorata dalla testimonianza dell’ex massaggiatore del Cosenza, Giuseppe Maltese, da sempre convinto di questo lato oscuro del calcio cosentino e suggestionata dalla recente condanna a 8 anni per traffico di stupefacenti a carico di Michele Padovano, ex dei Lupi e poi della Juve, che all’epoca esercitava – raccontano in molti – un forte ascendente su Denis.

Soriano, arrestato latitante sfuggito ad un'operazione antidroga a Torino

Era sfuggito ad un'operazione antidroga a Torino e ieri quando ieri i carabinieri lo hanno visto camminare per strada a Soriano, avrebbe tentato di darsi alla fuga


Un uomo di 34 anni, Bruno Cusmano, è stato arrestato dai carabinieri della compagnia di Serra San Bruno, in Calabria. Cusmano, residente nella provincia di Torino, era sfuggito ad un'operazione antidroga, e si era reso latitante rifugiandosi nel vibonese. L’arresto è avvenuto nella serata di ieri nei pressi di Soriano Calabro, e i militari dell’Arma, nel corso di un servizio di controllo del territorio, hanno visto l’uomo camminare a piedi lungo la strada. Alla vista della 'gazzella', il ricercato ha tentato di darsi alla fuga, ma i carabinieri, scesi dall’auto, lo hanno bloccato e arrestato. Secondo quanto si è appreso, il latitante in quella zona avrebbe dei parenti.

Mafia, sequestrati beni a un favoreggiatore del boss Raccuglia

Nel mirino del Tribunale di Palermo un patrimonio di circa 3 milioni e mezzo dell'imprenditore edile Mario Salvatore Tafuri, di Altofonte. Ne fanno parte anche società e immobili



PALERMO. Il Tribunale di Palermo, su proposta del questore di Palermo, ha sequestrato diverse società edili, immobili e altri beni, riconducibili al"imprenditore edile Mario Salvatore Tafuri, nato ad Altofonte (Pa), 49 anni, indiziato mafioso, favoreggiatore del boss Raccuglia.

A fondamento del sequestro dei beni del valore di circa 3 milioni e mezzo, - dice la polizia - oltre alle risultanze degli accertamenti patrimoniali vi sono gli indizi di appartenza all'associazione mafiosa Cosa Nostra, in quanto Tafuri "avrebbe posto in essere, con ruolo ritenuto organizzativo-direttivo, una condotta atta a soddisfare le necessità di Domenico Raccuglia, esponente di vertice dell'associazione, nel periodo della sua latitanza e fino alla cattura avvenuta nel 2009 nel comune di Calatafimi. In particolare, il suo impegno era diretto a veicolare messaggi tra il latitante ed altri esponenti del sodalizio mafioso, nonché tra lo stesso ed i familiari".

Sequestro da 40 milioni per il "Re delle scommesse"

Nel mirino il patrimonio dell'imprenditore catanese Antonio Padovani. Il provvedimento riguarda disponibilità finanziarie e di 15 società con sedi a Roma, Catania, Messina, Napoli, Modena e Massa, tutte operanti nel settore dei giochi e della raccolta di scommesse, oltre a beni immobili e autovetture



CALTANISSETTA. I militari della guardia di finanza del Gico di Caltanissetta e dello Scico di Roma, stanno eseguendo un sequestro patrimoniale beni per un ammontare complessivo di circa 40 milioni di euro nei confronti dell'imprenditore Antonio Padovani.

Il provvedimento, emesso dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale nisseno su proposta della Direzione Distrettuale Antimafia, riguarda disponibilità finanziarie e di 15 società con sedi a Roma, Catania, Messina, Napoli, Modena e Massa, tutte operanti nel settore dei giochi e della raccolta di scommesse, oltre a beni immobili e autovetture.

Antonio Padovani, 59 anni, di Sant'Agata Li Battiati (Catania), imprenditore molto conosciuto che opera nel settore delle scommesse sportive, è ritenuto vicino al clan mafioso Madonia. L'uomo era già stato arrestato nel gennaio del 2009. Anche per questo motivo l'operazione che ha portato al sequestro di 40 milioni di euro é stata denominata in codice "Repetita iuvant".

Il sequestro di beni all' imprenditore Antonio Padovani, e a suoi familiari, riguarda 15 società e decine di sportelli, del settore dei giochi con noleggio di slot machines, gestione di sale da gioco, affidamento di lotterie e raccolta di scommesse anche a distanza. Dietro alcune di queste agenzie - dice la Gdf - formalmente qualificate come associazioni, si celavano vere e proprie bische clandestine dove era possibile giocare illegalmente anche elevate somme di denaro. Sono stati sequestrati disponibilità finanziarie, due ville con piscina del valore di 4 milioni di euro, auto tra cui una Ferrari F335 e oltre 40 conti correnti.

Le indagini, dice la Finanza, hanno accertato che le società e gli esercizi commerciali formalmente intestati a familiari e collaboratori di Padovani sono in realtà nel pieno possesso di quest'ultimo. Padovani è stato coinvolto nell'inchiesta siciliana "Atlantide - Mercurio", con 24 arrestati del clan gelese di Piddu Madonia, nel 2009, e che ha poi portato alla condanna di Padovani a 4 anni di reclusione in primo grado, da parte del Tribunale di Gela, e nell'indagine "Hermes" della Dda di Napoli che coinvolse l'imprenditore Renato Grasso, contiguo, dicono gli investigatori, a clan camorristici ed in particolare ai "Casalesi".

Da Singapore a Palermo con 3,5 chili d'oro in tasca

Fermato all'aeroporto Falcone-Borsellino un cingalese che aveva nascosto preziosi per un valore commerciale di circa 200 mila euro


PALERMO. I militari della guardia di finanza, in servizio presso l'aeroporto "Falcone-Borsellino" di Palermo, hanno scoperto un carico di oro e preziosi provenienti da Singapore, sequestrando oggetti preziosi orientali in oro di elevatissimo pregio (oro 916/1000 pari a 22 carati), per un peso di 3,5 chilogrammi ed un valore commerciale di circa 200 mila euro.

Le Fiamme Gialle hanno inoltre denunciato all'autorità giudiziaria un quarantaquattrenne di origine cingalese, da oltre vent'anni residente a Palermo dove svolge il lavoro di domestico, per contrabbando. Il controllo è scattato a seguito dell'analisi di rischio che la guardia di finanza dell'aeroporto di Palermo svolge sulle liste passeggeri in arrivo e in partenza. Gli investigatori hanno riscontrato che il cingalese, in arrivo a Palermo dall' aeroporto di Singapore, aveva compiuto diversi viaggi nell'ultimo periodo in Paesi asiatici e per questo motivo hanno deciso di sottoporlo a controllo doganale.

L'ingente carico di preziosi, verosimilmente destinato alla commercializzazione clandestina, era nascosto tra souvenir, bigiotteria ed indumenti contenuti nel bagaglio personale. L'ammontare dei diritti di confine evasi dal responsabile, con la mancata dichiarazione in dogana, è pari a 46 mila euro.

Patto tra clan: pizzo a costruttori, 28 arresti

Imprenditore coraggio denuncia il racket


TORRE DEL GRECO - «È questa la storia di una camorra vecchia, dalle radici profonde, difficile da estirpare, incancrenita in metodi abusati, forte di un’asfissiante capacità di controllo. Una camorra che agisce secondo schemi ricorrenti, mostrando lo stesso volto feroce in periferia come al centro della città di Napoli, scegliendo le stesse vittime, lacerandone la psiche in una morsa mefitica e letale».

È questa la premessa del Gip nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere che i carabinieri di Torre del Greco hanno appena notificato a 28 persone appartenenti ai clan camorristici dei “Formicola”, “Mazzarella”, “Altamura”, “Rinaldi” e “Contini”, operanti nella periferia Est e nella zona centrale di Napoli. Gli arrestati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione, detenzione e porto illegale di armi ed elusione alla normativa in materia di prevenzione patrimoniale.

Prosegue il giudice: «Ma è anche la storia di un nuovo mondo che si schiude, pian piano, alla speranza. Di un imprenditore straordinariamente coraggioso che reagisce a un autentico assedio, concentrico, senza apparenti vie di uscita, scegliendo la strada della legalità.».

Nel corso delle indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, i militari dell’Arma hanno delineato il ruolo di rilievo degli affiliati e i collegamenti operativi dei vari clan individuati per impedire tentativi di ingerenza di altri gruppi criminali, scoprendo numerose estorsioni ai danni di imprenditori edili dell’area di Torre del Greco.

Aggiunge ancora il Gip: «Un imprenditore da decenni oppresso dal giogo estorsivo, tirato per la giacca, spremuto come un limone, usato come trofeo da esibire agli avversari. Un imprenditore che non ce la fa più e, alla fine, corre dai carabinieri, collabora, denuncia, ricostruisce lunghe esperienze di vessazioni, si ribella con la forza della dignità e della determinazione di una non più sopportabile disperazione.»

«Un eroe, verrebbe da pensare. Ma ci piace pensare che la sua sia, finalmente, un’opzione di “normalità” in un mondo sfigurato dal crimine e dalla sua capacità di intimidazione, dove è naturale subire e tacere, mentre la ribellione è straordinaria ed eccezionale. La sua testimonianza, imponente per contenuti e ampiezza, è una vera e propria scintilla che si accende in un panorama di ombre e reticenze».

m.cer.

mercoledì 14 dicembre 2011

Operazione Sicania,la Cassazione conferma tre condanne


Sentenza definitiva in Cassazione al processo antimafia cosiddetto “Sicania’’, contro i clan agrigentini tra Sant’Angelo Muxaro, Santa Elisabetta e San Biagio Platani. Francesco Fragapane, 8 anni di reclusione. Giuseppe Antonio Fragapane, 9 anni. E Giuseppe La Porta, 8 anni. Poi, Alfonso Milioto e’ stato condannato a 5 anni per illecita concorrenza aggravata, e sara’ nuovamente processato dalla Corte d’Appello di Palermo



SE APPROVI, PUBBLICA E DIFFONDI QUESTO MESSAGGIO E CHIEDI AD ALTRI DI FARLO!!!!!

LO STATO chiede di aumentare l'età delle pensioni perché in EUROPA tutti lo fanno.

NOI CHIEDIAMO IN CAMBIO:
1. di arrestare tutti i politici ... corrotti , di allontanare dai
pubblici uffici tutti quelli condannati in via definitiva perché in
EUROPA tutti lo fanno, o si dimettono da soli per evitare imbarazzanti
figure.

NOI CHIEDIAMO
2. di dimezzare il numero di parlamentari perché’ in EUROPA nessun
paese ha così tanti politici !!

NOI CHIEDIAMO
3. di diminuire in modo drastico gli stipendi e i privilegi a
parlamentari e senatori, perché in EUROPA nessuno guadagna come loro.

NOI CHIEDIAMO
4. di poter esercitare il “mestiere” di politico al massimo per 2
legislature come in EUROPA tutti fanno !!

NOI CHIEDIAMO
5. di mettere un tetto massimo all’importo delle pensioni erogate dallo
stato (anche retroattive), max. 5.000, 00 euro al mese di chiunque, politici
e non, poiché’ in EUROPA nessuno percepisce 15/20 oppure 37.000,00 euro al
mese di pensione come avviene in ITALIA

NOI CHIEDIAMO
6. di far pagare i medicinali visite specialistiche e cure mediche ai
familiari dei politici poiché’ in EUROPA nessun familiare dei politici ne
usufruisce come avviene invece in ITALIA dove con la scusa dell’immagine
vengono addirittura messi a carico dello stato anche gli interventi di
chirurgia estetica, cure balneo-termali ed elioterapiche dei familiari dei
nostri politici !!

CARI MINISTRI
non ci paragonate alla GERMANIA dove non si pagano le autostrade, i libri di
testo per le scuole sono a carico dello stato sino al 18° anno d’età, il 90
% degli gli asili e nido sono aziendali e gratuiti e non ti chiedono 400/450
euro come gli asili statali italiani !!

IN FRANCIA
le donne possono evitare di andare a lavorare part time per racimolare
qualche soldo indispensabile in famiglia e percepiscono dallo stato un
assegno di 500,00 euro al mese come casalinghe più altri bonus in base al
numero di figli .

IN FRANCIA
non pagano le accise sui carburanti delle campagne di napoleone, noi le
paghiamo ancora per la guerra d’Abissinia!!

NOI CHIEDIAMO A VOI POLITICI
che la smettiate di offendere la nostra intelligenza, il popolo italiano
chiude 1 occhio, a volte 2, un orecchio e pure l’altro ma la corda che state
tirando da troppo tempo si sta’ spezzando.

Chi semina vento, raccoglie …..tempesta !!!

Manovra, governo attenua stretta pensioni, rivede tassa su scudo


Aumento del bollo sul conto corrente per i soggetti diversi da persone fisiche, nuova formulazione della tassa sui capitali condonati con lo scudo fiscale che diventa permanente, garanzia dell'adeguamento all'inflazione per tutte le pensioni pari al triplo del minimo Inps nel 2012, detrazioni sulla prima casa fino a 400 euro per le famiglie con figli a carico e una nuova tassa sul valore degli immobili situati all'estero.

Sono questi gli interventi principali contenuti nell'emendamento alla manovra che il governo ha presentato nelle commissioni Finanze e Bilancio.

Innanzitutto cambia l'articolo 19, che prevede un'imposta su tutte le attività finanziarie e un prelievo sugli oltre 180 miliardi "scudati".

L'emendamento aumenta l'imposta di bollo annuale sui conti correnti di soggetti diversi da persone fisiche a 100 euro da 73,8, con un rincaro quindi di 26,2 euro.

Nel caso di persone fisiche, il bollo resta pari a 34,2 euro ma non è dovuto se il valore medio di giacenza annuo è inferiore ai 5.000 euro.

I capitali scudati, tassati all'1,5% nel testo della manovra uscito da Palazzo Chigi, sono ora soggetti a "un'imposta di bollo speciale annua del 4 per mille", quindi permanente. Non solo: per gli anni 2012 e 2013 l'aliquota è fissata "nella misura del 10 per mille". Gettito atteso 1,461 miliardi sia nel 2012 sia nel 2013 e 561 milioni nel 2014

DETRAZIONE IMU PRIMA CASA FINO A 400 EURO PER FAMIGLIE

Il prelievo sulle attività finanziarie, pari allo 0,1% nel 2012 e allo 0,15% dal 2013, viene esteso alle attività finanziarie detenute all'estero da persone fisiche residenti in Italia. L'imposta ha effetto anche per il 2011.

Probabilmente con l'obiettivo di fare cassa, il governo introduce anche un'imposta sul valore degli immobili situati all'estero, "a decorrere dal 2011" e "a qualsiasi uso destinati".

Il prelievo ammonta allo 0,76% del valore degli immobili, costituito dal costo risultante dall'atto di acquisto o dai contratti e, in mancanza, secondo il valore di mercato rilevabile nel luogo in cui è situato l'immobile".

Cambia l'articolo 13, che introduce l'Imposta municipale sugli immobili, la nuova Ici. La franchigia prevista sulla prima casa, pari a 200 euro, diventa una detrazione e sale di 50 euro per ogni figlio di età fino a 26 anni. Valore massimo 400 euro.

SALVE IN 2012 PENSIONI PARI AL TRIPLO DEL MINIMO INPS

Il governo allenta la stretta sul capitolo previdenziale rivedendo diverse norme contenute nell'articolo 25.

L'adeguamento al 100% dell'inflazione sarà garantito a tutte le pensioni pari al triplo del minimo Inps nel 2012 e al doppio del minimo nel 2013.

La platea di coloro ai quali non si applicherà la riforma voluta dal ministro Elsa Fornero sale a 65.000 da 50.000, salvando i lavoratori di Termini Imerese e Alenia messi in mobilità.

L'emendamento introduce anche altre deroghe alla nuova stretta sui requisiti di accesso alla pensione.

Infatti, i lavoratori del settore privato che maturano un'anzianità contributiva di almeno 35 anni entro fine 2012 e che avrebbero raggiunto, prima della manovra, i requisiti per il trattamento pensionistico entro il 31 dicembre 2012, potranno andare in pensione anticipata una volta compiuti i 64 anni.

Le lavoratrici occupate nel privato potranno "conseguire il trattamento di vecchiaia oltre che, se più favorevole, con un'età anagrafica non inferiore a 64 anni qualora maturino entro il 31 dicembre 2012 un'anzianità contributiva di almeno 20 anni e alla stessa data conseguano un'età anagrafica di almeno 60 anni".

Previsto anche un contributo di solidarietà più pesante sulle pensioni d'oro per la quota eccedente i 200.000 euro, non è chiaro se al 15 o al 25% rispetto al 10 previsto oggi.

RELATORI CHIEDONO TETTO A RETRIBUZIONE MANAGER PUBBLICI

Altre novità arrivano dai nuovi emendamenti dei relatori, Pierpaolo Baretta (Pd) e Maurizio Leo (Pdl).
Una proposta di modifica stabilisce come parametro di riferimento per il trattamento economico dei dirigenti pubblici lo stipendio del primo presidente della Corte di Cassazione.

Nell'applicazione della norma si tiene conto di tutte le somme cumulate da uno stesso manager, se provenienti da uno stesso organismo o da più enti, o se frutto di diversi incarichi.

Inoltre, magistrati ordinari, amministrativi, militari e contabili che svolgono funzioni direttive o dirigenziali, anche se sono fuori ruolo e in aspettativa o lavorano nelle autorità indipendenti, non possono avere più del 25% dell'ammontare complessivo del trattamento economico percepito.

Giuseppe Fonte

 ha contribuito Francesca Piscioneri

Mafia, blitz con 28 arresti

Decapitate le cosche palermitane
Operazione dei carabinieri. Nel mirino boss, gregari ed estortori. Ricostruito l'organigramma dei mandamenti di Porta Nuova e Bagheria
PALERMO. I carabinieri del comando provinciale di Palermo hanno eseguito 28 arresti di boss, gregari ed estortori di Cosa Nostra. Per 22 indagati la Dda del capoluogo ha emesso provvedimenti di fermo per associazione mafiosa finalizzata alle estorsioni, al traffico di droga e alle rapine; per altre sei persone, già detenute per mafia, è stata disposta la custodia cautelare in carcere. L'indagine che ha portato al blitz denominata 'Pedro' ricostruisce l'organigramma dei mandamenti di Porta Nuova e Bagheria.

Dall'inchiesta emergono gli stretti rapporti tra i mafiosi di Porta Nuova e le 'famiglie' palermitane di Pagliarelli, Brancaccio, Noce e Tommaso Natale. Parte dell'indagine riguarda il mandamento di Bagheria: gli investigatori ne hanno individuato i vertici e hanno ricostruito la mappa del racket nella zona, principale attività di guadagno della cosca.

L'operazione si è sviluppata attraverso intercettazioni video e audio di oltre 15 mesi, riscontrate anche dalle dichiarazioni dei pentiti. Ne è venuta fuori una Cosa Nostra particolarmente aggressiva nell'imposizione del pizzo e interessata a mettere le mani sulle attività imprenditoriali. Dall'inchiesta è emerso anche un ritorno della mafia a investire il denaro sporco nel narcotraffico: i boss acquistavano cocaina da vendere sul mercato siciliano attraverso una rete di spacciatori capillarmente controllata. Tra i fermati ci sono gli attuali capi dei mandamenti di Porta Nuova e Bagheria.

La scelta di un provvedimento d'urgenza come il fermo nasce dall'esigenza di bloccare le attività estorsive della cosca ed evitare danneggiamenti e attentati a imprenditori e commercianti. A differenza di quanto accaduto in altre indagini, le vittime del pizzo questa volta avrebbero collaborato con gli investigatori.

Operazione antimafia Pedro: i nomi degli arrestati

PALERMO. Questo l'elenco delle persone arrestate dai carabinieri nell'operazione antimafia Pedro: Calogero Lo Presti, Tommaso Di Giovanni, Antonino Zarcone, Nicolò Milano, Vincenzo Coniglio, Giuseppe Di Marco, Antonino Lo Iacono, Gabriele Buccheri, Maurizio Pecoraro, Daniele Lauria, Agostino Catalano, Rodolfo Allicate, Francesco Paolo Putano, Giuseppe Auteri, Giovanni Giammona, Gaspare Parisi, Ivano Parrino, Francesco Chiarello, Nunzio La Torre, Giovanni Lo Giudice, Domenico Marino, Christian Mancino, Matteo Rovetto, Salvatore Sampino, Giovanni Mannino, Giustino Giuseppe Rizzo, Fabrizio e Giovanni Toscano.

Catania, sequestrati beni a esponente del clan Santapaola

Operazione antimafia. Nel mirino della guardia di finanza un patrimonio da oltre 30 milioni. Ne fanno parte società, beni immobili e auto di lusso

CATANIA. Beni per oltre 30 milioni di euro sono stati sequestrati a Catania a un imprenditore ritenuto legato al clan Santapaola dal Gico della guardia di finanza. Nell'ambito dell'operazione, che vede impegnati oltre 100 militari delle Fiamme gialle, sono state individuate e sequestrate società, beni immobili e auto di lusso.

lunedì 12 dicembre 2011

Estorsioni. Operazione "Sorgente" nel Vibonese, due arresti

Uno dei due arrestati era già sottoposto a custodia cautelare in carcere. La vittima dell'estorsione è il titolare di una impresa di confezionamento di acqua minerale

I Carabinieri di della Stazione di Nicotera (Vv), nell’ambito dell’operazione «Sorgente», hanno arrestato due persone. Si tratta di Antonio Campisi, 23 anni, già noto alle forze dell’ordine e Nicola Vittorio Drommi, 22 annil ritenuti responsabili di tentativo di estorsione in concorso aggravato e continuato e danneggiamenti nei confronti di un imprenditore locale, titolare di una impresa di confezionamento di acqua minerale.


I militari hanno dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Vibo Valentia. I due arrestati sarebbero legati, secondo i carabinieri, da stretti rapporti di parentela a noti esponenti del Clan «Mancuso» di Limbadi. Uno dei due era già sottoposto a custodia cautelare in carcere presso la Casa Circondariale di Vibo Valentia.

Scovate 36mila truffe sulle indennità solo 8 su 100 sono pensionati "veri"

Invalidità, boom a Napoli e provincia



NAPOLI - Nella Provincia di Napoli una pensione su tre è versata a un invalido. In Campania vive infatti mezzo milione di inabili al lavoro, un ottavo di tutti gli invalidi italiani.

Le cifre dell’osservatorio sulle pensioni raccontano una situazione al limite del credibile. Considerando il numero complessivo degli abitanti si nota che undici persone su cento intascano l’assegno di povertà o di inabilità e solo otto su cento prendono una pensione che arriva dai soldi versati con i contributi.

Nella Provincia di Napoli - dove 36mila pensioni d’invalidità (il 20% del totale) sono state revocate per truffa  una pensione su tre, dunque, è versata a un invalido.

Nella sola Campania mezzo milione gli inabili al lavoro: un ottavo di tutta l’Italia. Le cifre dell’Osservatorio sulle pensioni: considerati tutti gli abitanti, 11 persone su cento intascano l’assegno di povertà o di inabilità e solo 8 su cento prendono una pensione che arriva dai soldi versati con i contributi. Perciò, quasi metà dei fondi erogati dall’Inps non serve a pagare pensioni, ma indennità varie.

L’istituto spende 432 milioni al mese per le 504mila pensioni di vecchiaia e 229 milioni di euro per quelle di invalidità. Aggiunti ai 137 milioni distribuiti tra i 277mila coniugi superstiti, si ha un totale di 845 milioni e 625mila euro al mese, quasi 10 miliardi l’anno.

Daniela De Crescenzo

Camorra, sequestro beni per 100 mln euro, inchiesta su Casalesi

NAPOLI (Reuters) - Le forze dell'ordine stanno eseguendo oggi un provvedimento di sequestro di beni per oltre 100 milioni in diverse regioni d'Italia nell'ambito di un'inchiesta della Direzione investigativa antimafia di Napoli.


Lo riferisce la stessa Dia.
Gli investigatori stanno eseguendo 15 diversi decreti di sequestro preventivo legati all'operazione della Dia che lo scorso 6 dicembre ha portato all'arresto di 57 presunti affiliati al clan dei Casalesi e alla richiesta di arresto del parlamentare Nicola Cosentino.

Il 7 dicembre scorso la polizia ha arrestato il superlatitante Michele Zagaria, considerato uno dei capi storici dei Casalesi.

domenica 11 dicembre 2011

Agguato in Calabria, grave un operaio

Ferito di striscio un ragazzino di 14 anni Un uomo armato ha sparato al 59enne fuori da un circolo ricreativo di Lamezia Terme


Un operaio incensurato di 59 anni, Pasquale Saladino, è stato ferito in un agguato oggi pomeriggio a Lamezia Terme. A compiere l'agguato, nel quartiere Capizzaglie, è stata una persona armata di pistola che ha avvicinato Saladino mentre si trovava davanti a un circolo ricreativo. Le condizioni dell'uomo, ricoverato in prognosi riservata nell'ospedale di Lamezia, sono gravi. Ignoto il movente dell'agguato. Sui fatti indagano i carabinieri.


A quanto si apprende, nell'agguato sarebbe rimasto ferito a un piede anche un ragazzino di 14 anni, colpito di striscio da uno dei proiettili. Il giovane è stato medicato in ospedale e le sue condizioni non destano preoccupazione. Restano gravi, invece, le condizioni di Pasquale Saladino, per il quale la prognosi è ancora riservata. Contro l'operaio, secondo quanto è emerso dagli accertamenti dei carabinieri, sono stati sparati, complessivamente, nove colpi, cinque dei quali lo hanno raggiunto alle gambe. Saladino ha perso molto sangue ed ha riportato gravi lesioni.

Torino, falso stupro denunciata ragazza Cancellieri: ingiustificabile raid anti-rom

Due uomini arrestati per l'incendio al campo nomadi la 16enne ora è accusata di simulazione di reato

ROMA - Denunciata per simulazione di reato la ragazza che ha raccontato di aver subito uno stupro, poi risultato falso, e che ha innescato la spirale di violenza che ieri sera ha provocato un raid con un incendio al campo rom. Oggi anche il ministro Cancellier ha espresso il suo sdegno.


Caccia ai responsabili del rogo nel campo rom. Non sarebbero ultrà della Juventus, come si era inizialmente pensato, i due uomini, di 50 e 20 anni, arrestati dai Carabinieri alle Vallette di Torino dopo l'incendio di ieri sera nel campo rom nell'area della cascina Continassa.

Gli investigatori stanno effettuando accertamenti su altre 30 persone che avrebbero preso parte al raid. Gli atti sono stati trasmessi al sostituto procuratore Paolo Toso, che aveva aperto il fascicolo sullo stupro della ragazzina sedicenne, poi risultato inventato.

Si vergognava e voleva nascondere un rapporto sessuale appena consumato con un ragazzo un po' più grande. Per questo la 16enne avrebbe denunciato di essere stata stuprata da due stranieri mentre rientrava a casa. Contro di lei è stato aperto un procedimento per simulazione di reato, di competenza della procura per i minori.

I vicini avevano organizzato la sera di sabato una fiaccolata in solidarietà della ragazza, che era partita in modo pacifico dal luogo dove la ragazza aveva detto di essere stata aggredita mercoledì sera. Circa 500 persone avevano sfilato per le strade, ma quando alcuni si sono diretti verso l'area della cascina Continassa dove si trovano alcune baracche e roulotte di rom. I nomadi presenti erano già stati fatti allontanare. In un attimo la rabbia era esplosa: grida, bastoni, torce e poi le fiamme.

«Non si fa giustizia da soli. E, nel caso dell'assalto al campo rom di Torino, è una ingiustizia fatta da soli. Nulla, neppure la rabbia, l'emarginazione, i pregiudizi, possono giustificare episodi come quello che è successo sabato sera alle Vallette». Così ha commentato il fatto il ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri la spedizione punitiva contro un campo rom avvenuta a Torino.