giovedì 19 luglio 2012

Agguato nei pressi di Sellia Marina In gravi condizioni un forestale

Si trova in gravi condizioni a seguito di tre colpi di arma da fuoco esplosi nei suoi confronti mentre stava transitando sulla strada compresa tra Zagarise e Magisano. Secondo i carabinieri sarebbe stato trasportato sul posto dopo essere stato colpito in altro luogo

SELLIA MARINA (CZ) - Un operaio forestale di 50 anni, Michele Mustara, è stato gravemente ferito da tre colpi di arma da fuoco esplosi da ignoti. Il corpo dell’uomo è stato rinvenuto in località Piccoli sulla strada provinciale che collega Zagarise e Magisano, a margine della stessa arteria stradale. Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri della compagnia di Sellia Marina, l’uomo potrebbe essere stato trasportato e scaricato nella zona dove è stato ritrovato. Le sue condizioni sono critiche ed è stato trasportato all’ospedale di Catanzaro, dove i medici hanno riscontrato tre colpi di arma da fuoco che lo hanno attinto in parti diverse del corpo. Secondo i militari dell’arma il soggetto è già noto alle forze dell’ordine per piccoli reati, ma al momento non è possibile determinare una precisa pista investigativa.

Scandalo al cimitero: loculi svuotati, cappelle rivendute. Tre indagati


 
NAPOLI - Sono accusati di aver svuotato una decina di loculi all'interno di una cappella gentilizia nel cimitero di Poggioreale, di aver fatto sparire le salme dei defunti, componenti di uno stesso nucleo familiare, e di aver poi rivenduto a privati, e in violazione delle norme in materia, il manufatto per 245mila euro, benché nell'atto di compravendita risultasse una cifra pari a soli 40mila euro.

E ieri hanno ricevuto la notifica di un provvedimento cautelare firmato dal gip Roberto D'Auria che ha disposto per i tre indagati la misura dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria una volta al giorno.

Si tratta di Alberto Patruno, ex presidente della seconda Municipalità (Avvocata, Montecalvario, Mercato, Pendino) e prima ancora al vertice della Municipalità Vomero-Arenella, di Vincenzo Tammaro, impresario funebre e Gennaro Reparato, imprenditore di edilizia cimiteriale. Le indagini, svolte dalla polizia giudiziaria della Guardia di Finanza e coordinate dalla Procura diretta da Giovanni Colangelo, nascono da una costola dell'inchiesta, battezzata "Estremo soggiorno", che nel novembre scorso consentì di svelare il sistema truffaldino che ruotava attorno alla compravendite di antiche cappelle gentilizie del cimitero di Poggioreale.

In quell'occasione vi furono numerosi sequestri e perquisizioni. Finì sotto sequestro anche la cappella gentilizia da cui, secondo i recenti sviluppi investigativi, sarebbero state fatte sparire le salme di dieci defunti, tutti appartenenti a una stessa famiglia. Di queste due risultavano trasferite in un cimitero nella provincia di Viterbo ma non se ne ha traccia, quattro sarebbero state spostate dalla cappella gentilizia nel giugno scorso e fino al novembre successivo non si sa dove siano state custodite, altre quattro, infine, risultano ancora introvabili e si sospetta che sarà impossibile rinvenirle. Distruzione, soppressione, sottrazione e occultamento di cadaveri sono le accuse alla base dei provvedimenti cautelari.

Gli inquirenti indagano anche su un'ipotesi di falsità materiale e ideologica e hanno disposto perquisizioni in abitazioni, uffici comunali e sedi legali di alcune arciconfraternite. Nel corso delle indagini, svolte anche con il ricorso alle intercettazioni telefoniche, è emerso che per evitare il sequestro della cappella, già oggetto di sequestro preventivo, gli indagati hanno presentato al tribunale del Riesame una copia di registri comunali alterati, dichiarazioni e documenti falsi, appositamente realizzati per sostenere la legittima sistemazione dei resti mortali già presenti nella cappella, traendo in inganno - secondo la ricostruzione accusatoria - l'autorità giudiziaria che difatti dispose la restituzione del bene.

Per riscontrare le tesi difensive degli indagati, i finanzieri hanno proceduto anche all'apertura di un loculo che risultava vuoto sin dal 1968, diversamente da quanto aveva sostenuto, dinanzi al Riesame, uno degli indagati, indicando in quel loculo il luogo di sepoltura di tre dei dieci defunti di cui non si trovano i resti. La falsificazione della documentazione sarebbe stata agevolata dalla possibilità, per alcuni degli indagati, di muoversi agevolmente negli uffici comunali del cimitero di Poggioreale e alla connivenza e alla collaborazione di alcuni dipendenti comunali. Si indaga, dunque, anche sulle possibili connivenze. E poi bisognerà quantificare il danno patrimoniale subìto dal Comune di Napoli.

 di Viviana Lanza

martedì 17 luglio 2012

Napoli, danno erariale a casse Comune, sequestrati beni ad assessore


NAPOLI (Reuters) - In un'indagine per danno erariale alle casse del Comune di Napoli, per una serie di affitti di immobili pagati pur senza essere utilizzati, la Guardia di Finanza ha sequestrato beni per 6 milioni di euro all'attuale assessore al Bilancio e ad altri ex amministratori.
Lo riferisce una fonte della Finanza.

La chiusura delle indagini ha portato la procura regionale della Corte dei conti della Campania a contestare, per condotta gravemente negligente, un danno erariale complessivo di 5 milioni e 850.000 euro, ha detto la fonte.
Le contestazioni sono indirizzate all'attuale assessore al bilancio del comune di Napoli, Riccardo Realfonso - già assessore al bilancio nella giunta di Rosa Russo Iervolino - a otto ex assessori e a 11 ex dirigenti comunali.

Alle stesse persone è stato anche notificato il sequestro conservativo di 17 immobili e 15 conti correnti, ha riferito la fonte.
L'indagine era partita per chiarire le circostanze dell'affitto di un immobile adibito a sede di circoscrizione comunale e non utilizzato dal 2006. Il Comune di Napoli ha comunque continuato a pagare il canone di locazione senza trarne alcuna utilità, e l'immobile, incustodito, ha subito diverse occupazioni abusive che hanno causato ingenti danni, con i conseguenti costi di risanamento a carico delle casse comunali.
A oggi l'immobile non è stato restituito.
Con l'estensione delle indagini, dice la fonte, sono state scoperte situazioni simili che riguardano altri cinque edifici.

Arrestati 4 medici: certificavano diagnosi false per evitare il carcere ai boss Forastefano e Arena

Sei persone sono finite in carcere, tra loro camici bianchi che firmavano perizie nelle quali si riportavano patologie incompatibili con la detenzione. L'operazione è stata condotta dai carabinieri del Ros. Il gip di Catanzaro contesta anche l'aggravante delle finalità mafiose

RILASCIAVANO certificati medici con false diagnosi di patologie neuropsichiatriche per evitare il carcere agli affiliati delle cosche di 'ndrangheta Forastefano e Arena. Sei persone, fra cui quattro camici bianchi sono finiti in manette con le accuse di corruzione in atti giudiziari, falsa perizia, false attestazioni in atti destinati all’autorità giudiziaria, abuso d’ufficio, procurata inosservanza di pena ed istigazione alla corruzione, aggravati dalle finalità mafiose. I medici coinvolti sono: Gabriele Quattrone, Massimiliano Cardamone, Franco Antonio Ruffolo, e Luigi Arturo Ambrosio. Alcuni di loro sono in servizio alla casa di cura Villa Verde di Donnici, nel Cosentino, da cui è scaturito il nome dell'operazione: «Villa Verde», appunto.
L’operazione è condotta dai carabinieri del Ros e del comando provinciale di Cosenza, che hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Catanzaro, nei confronti dei 6 indagati.
Al centro dell’indagine, i rapporti di complicità tra alcuni medici e le cosche Forastefano di Cassano Ionio ed Arena di Isola Capo Rizzuto, finalizzati ad evitare il carcere agli affiliati. Accertato, in particolare, il rilascio di certificazioni sanitarie inerenti a false patologie neuropsichiatriche, incompatibili con il regime detentivo.
Il provvedimento è stato notificato anche a due mogli di esponenti di spicco del clan Forastefano: Caterina Rizzo, di 43 anni, sposata con Antonio Forastefano, già capo dell’omonima cosca e attuale collaboratore di giustizia, e Patrizia Sibarelli (30 anni), moglie di Pasquale Forastefano, esponente di rilievo dell’omonima cosca

 IL RUOLO DEL PRIMARIO - C'è anche Gabriele Quattrone, di 63 anni, neuropsichiatra, primario di neurologia del policlinico “Madonna della Consolazione" di Reggio Calabria, tra i medici arrestati. Il medico era già indagato, insieme ad altri sanitari, nella stessa inchiesta dal maggio dello scorso anno, quando la Dda di Catanzaro dispose una serie di perquisizioni in studi e cliniche tra le quali Villa Verde di Donnici Inferiore che ha dato il nome all’operazione di oggi. Proseguendo nelle indagini, avviate nel 2010 e dirette dal procuratore della Repubblica di Catanzaro, Vincenzo Lombardo, dall’aggiunto Giuseppe Borrelli e dal pm Vincenzo Luberto, sarebbero emersi nuovi elementi che hanno indotto i magistrati a chiedere al gip l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere eseguita oggi. Le intercettazioni, gli accertamenti documentali e l’analisi di materiale informatico sequestrato nelle perquisizioni del 12 maggio 2011, hanno trovato conferma anche nelle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia.

Maxi-evasione fiscale da 95 milioni con fatture false acquistate nel Vicentino



SALERNO - Un' evasione fiscale per 95 milioni di euro è stata scoperta dalla guardia di finanza nell'ambito di un'inchiesta per l'utilizzo di false fatture, che vede coinvolte varie imprese edili del Vallo di Diano nel Salernitano operanti nel nord-est.

L'indagine ha consentito di individuare un imprenditore originario di Padula, Salerno,, che operava nel territorio di Camisano Vicentino, le cui aziende, nonostante il notevole giro di affari, risultavano sistematicamente in perdita dal 2005 e, per questo in una posizione creditoria nei confronti dell'erario, attraverso l'utilizzo di false fatture.

Le successive indagini svolte dalle fiamme gialle hanno confermato che un imprenditore vicentino, dietro il pagamento di un congruo corrispettivo, aveva ceduto ad altri imprenditori, tra cui il collega originario del salernitano, interi bollettari di fatture «in bianco» recanti l'intestazione ed il timbro della propria azienda. I documenti venivano poi compilati dagli utilizzatori nella parte riguardante le fittizie prestazioni di servizio ricevute e gli importi corrisposti, comprensivi di Iva, a seconda delle necessità di ciascuna azienda di «aggiustare» ad hoc la propria dichiarazione fiscale.

La guardia di finanza ha accertato che l'imprenditore di Padula - titolare di quattro società di capitali e di una ditta individuale, tutte operanti nel settore edile - avrebbe indebitamente dedotto costi fittizi per 65 milioni di euro, Iva relativa per 13,6 milioni di euro ed Iva dovuta per 13,3 milioni di euro, evadendo inoltre 3,5 milioni di euro di imposta regionale sulle attività produttive (IRAP), mediante l'utilizzo delle false fatture dell'azienda vicentina e riguardante lavori edilizi mai effettuati.

L'impresa infatti non è risultata disporre di attrezzature tecniche necessarie, nè la manodopera necessaria per giustificare volumi d'affari di svariate decine di milioni d'euro per gli anni d'imposta finiti sotto la lente d'ingrandimento delle fiamme gialle. L'imprenditore campano è stato segnalato alla procura della Repubblica presso il tribunale di Sala Consilina per dichiarazione fraudolenta attraverso l' uso di fatture per operazioni inesistenti, dichiarazione infedele ed indebita compensazione delle imposte.

È finita nei guai anche la moglie, una 37enne sudamericana, che avrebbe acquistato degli immobili senza disporre di un reddito adeguato.

Gli accertamenti, infatti, hanno riguardato l'acquisto di un appartamento ed annesso box auto a Camisano Vicentino nel 2006, attraverso la sottoscrizione di un mutuo per 230 mila euro, nonchè di un'ulteriore abitazione nel comune di Padula acquistata per 40 mila euro dalla suocera.

Le indagini hanno consentito di accertare che la donna aveva sottoscritto il mutuo ipotecario in forza di due fittizi contratti di lavoro stipulati con le società del marito e che l'imprenditore, con cadenza mensile, le trasferiva fondi dai conti intestati alle società per il pagamento delle rate di mutuo. Nel mirino degli investigatori anche un secondo immobile che sorge nel territorio di Padula. I beni sono finiti sotto sequestro. L'imprenditore dovrà rispondere anche del reato di trasferimento fraudolento di valori, la moglie di riciclaggio.

«O paghi o ti bruciamo la casa»

Così a Tortonadue calabresi hanno estorto un milione di euro

Scoperto un giro di usura e taglieggiamenti in provincia di Alessandria: tre le persone arrestate, due sono fratelli originari di Cittanova. Sono stati filmati mentre una delle vittime li supplicava perché non era più in grado di versare denaro. Solo dopo gli arresti è arrivata la collaborazione degli imprenditori locali



TORTONA (AL) - La Guardia di finanza di Tortona, in provincia di Alessandria, ha scoperto un giro di estorsioni ed usura per un almeno milione di euro: concessionari d’auto, immobiliaristi, agricoltori e commercianti per anni sono stati costretti a suon di minacce a pagare somme cash e interessi fino al 120 per cento l’anno. Tre gli arresti: due fratelli originari di Cittanova, nel Reggino, ma residenti da tempo nella provincia di Alessandria sono stati Incastrati dalle telecamere delle Fiamme gialle mentre intascavano 2500 da un imprenditore locale («o paghi o ti bruciamo la casa»).
Nel video, l’imprenditore supplica i suoi aguzzini di non richiedere più denaro, non essendo più in grado di far fronte alla continua pretesa di soldi. Tutto questo, sotto gravissime minacce legate alla perdita immediata del lavoro o a percosse. Nell’operazione, ribattezzata «Cerbero», è sono state denunciate altre dieci persone coinvolte a vario titolo. Violenze ed intimidazioni andavano avanti in alcuni casi dal 2005: le vittime erano costrette a versare ripetutamente – anche con intervalli di 15 giorni - denaro contante o a restituire soldi avuti in prestito con interessi minimi del 30 per cento. Le indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Torino, hanno svelato anche in questo territorio, attraverso giorni di appostamento, intercettazioni ambientali e filmati, un pericolosissimo sistema nascosto in cui sono rimasti intrappolati in tanti.
Gli imprenditori però, aiutati dai finanzieri, hanno alla fine avuto il coraggio di raccontare le prevaricazioni subite. «Nessuno – spiegano gli investigatori – aveva denunciato per paura di ritorsioni; è stata la notizia dell’arresto e la sicurezza che da quel momento in poi non si sarebbe più presentato nessuno a pretendere dei soldi, a convincere gli imprenditori a raccontare tutto».

Scoperta a Cefalù banda rapinatori, 9 arresti

Tra i raid anche assalto a un'anziana ridotta in fin di vita. Si sarebbero avvalsi da un'estetista come fonte di informazione per svaligiare ville e appartamenti. Il gruppo era composto da elementi di Castelbuono, Altavilla Milicia, Bompietro e di Randazzo

CEFALU'. Scoperta a Cefalù una banda che, utilizzando un'estetista come preziosa fonte di informazione, svaligiava ville e appartamenti. A volte i rapinatori facevano ricorso a metodi violenti come nel caso di un assalto a un'anziana donna ridotta in fin di vita sul pianerottolo di casa. Nove le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip di Termini Imerese, Angela Lo Piparo. Sei sono finiti in carcere, altri tre agli arresti domiciliari.
Nel corso dell'operazione "Moonlight", in preparazione da qualche mese, sono stati sequestrati molti oggetti preziosi e perfino armi. Da tempo i componenti della banda erano stati individuati e tenuti sotto osservazione con intercettazioni telefoniche.
Il gruppo era composto da elementi di Castelbuono, Altavilla Milicia, Bompietro e di Randazzo (Catania). La figura centrale della banda era costituita dal titolare di un negozio di ricambi per moto di Castelbuono. La sua compagna, che svolge la professione di estetista, con il suo lavoro "porta a porta" raccoglieva e passava agli altri componenti della banda notizie sulle abitudini dei padroni delle case prese di mira.
Era lei, secondo le indagini condotte dagli uomini del commissario Manfredi Borsellino, a fare da "apripista" ai rapinatori. In uno dei raid la banda era riuscita a rubare un arsenale di fucili regolarmente detenuti. Le armi erano state nascoste e sono state ora recuperate. I preziosi trafugati venivano poi fusi e smerciati con la complicità del titolare di un negozio di "compro oro" di Petralia Sottana.

Normali prodotti venduti come Dop, in manette il "re della mozzarella"

Arrestati i vertici dell'azienda Mandara, ritenuti vicini al clan
dei Casalesi. Sotto sequestro il patrimonio da 100 milioni
Decine di agenti della Dia e del Noe dei carabinieri di Napoli hanno eseguito numerose misure cautelari nei confronti del gruppo caseario Mandara, marchio notissimo in ambito nazionale e internazionale per la produzione e commercializzazione della mozzarella "Dop", i cui vertici aziendali sarebbero ritenuti vicini alla cosca dei «La Torre», contigua al clan dei Casalesi.

I provvedimenti che hanno portato all'operazione "Bufalo" sono stati richiesti dalla Direzione Distrettuale Antimafia partenopea ed emessi dal gip del locale Tribunale. Il titolare, Giuseppe Mandara, è stato arrestato con altri suoi collaboratori e l'intero patrimonio aziendale, stimato in oltre 100 milioni di euro, è stato sottoposto a sequestro. Le imputazioni sono di associazione per delinquere di stampo camorristico e reati in tema di tutela della salute pubblica.

Normali provoloni erano venduti come «provoloni del Monaco», un formaggio Dop particolarmente pregiato realizzato in qualità limitata nel periodo primaverile ed estivo, con latte di alta qualità e attraverso un particolare disciplinare. Il gruppo esporta in Italia e all'estero circa duecento quintali di mozzarella di bufala al giorno, che giunge anche negli Usa, Giappone, Russia e Nuova Zelanda.

La Dia, invece, si è occupata della collusione con ambienti delle criminalità organizzata casertana. Sigilli anche al punto vendita adiacente allo stabilimento di Mondragone dell'azienda, ma i provvedimenti non riguardano i negozi in franchising sparsi su tutto il territorio nazionale.

lunedì 16 luglio 2012

Attentato di Brindisi Parato: Vantaggiato non faceva bombe da solo


BRINDISI – “Vantaggiato non faceva le bombe da solo”: la strada è indicata con fermezza agli investigatori da Cosimo Parato, l’imprenditore che nel 2008 scampò ad un attentato che lo ridusse in fin di vita e che è stato confessato da Giovanni Vantaggiato, il 68enne commerciante di carburanti di Copertino (Lecce), reo-confesso dell’attentato avvenuto il 19 maggio scorso dinanzi all’istituto professionale 'Morvillo Falconè di Brindisi nel quale ha perso la vita la studentessa sedicenne Melissa Bassi e rimasero ferite altre cinque ragazze.

Parato è stato ascoltato venerdì scorso dal pm di Brindisi Milto De Nozza, alla presenza del suo legale, l’avv.Raffaele Missere, e avrebbe fornito indicazioni chiare – con nome e cognome – su un presunto complice di Vantaggiato nella realizzazione delle bombe. Di qualcuno, cioè, che sarebbe a conoscenza delle ossessioni di Vantaggiato e del suo spasmodico desiderio di vendetta.

Ma al confezionamento di quali 'bombè si riferisce Parato? Anche quella che ha provocato la strage a Brindisi? “Cosimo Parato – specifica il suo legale – ha fornito agli inquirenti dettagli importanti anche sull'esistenza di un presunto complice di Vantaggiato, ma si è riferito esclusivamente alle vicende che lo hanno riguardato in prima persona e non all’attentato di Brindisi”.

Parato, durante il suo colloquio con il pm, avrebbe poi parlato dei propri rapporti d’affari con l’azienda di proprietà della famiglia Vantaggiato che – a suo dire – avrebbero avuto anche legami, nell’ambito delle forniture di carburante, con Mesagne, la città di Melissa e delle altre studentesse ferite. Quanto alla presunta truffa da 343 mila euro da lui commessa e che secondo Vantaggiato sarebbe uno dei moventi della strage di Brindisi, Parato si è detto estraneo a qualsiasi ipotesi fraudolenta.

Parato – secondo le accuse mosse dal killer di Brindisi – avrebbe pagato Vantaggiato con assegni scoperti per una serie di forniture di gasolio. E per vendicarsi il 24 febbraio del 2008 – secondo quanto confessato dallo stesso Vantaggiato – l'imprenditore di Copertino avrebbe messo una bomba nel cestino della bicicletta che Parato stava per inforcare: Vantaggiato premette sul pulsante che azionava a distanza la bomba da lui fabbricata facendola esplodere.

Parato venne ridotto in fin di vita e riuscì in parte a rimettersi solo dopo diversi mesi di coma. Per questo episodio lo scorso 5 luglio Vantaggiato è stato raggiunto in carcere – dove si trova per rispondere dell’ipotesi del reato di strage – da una nuova ordinanza di custodia cautelare con l’accusa di tentativo di omicidio.

La truffa che Vantaggiato dichiara di aver subito da Parato - secondo quanto egli stesso ha confessato – è uno dei moventi dell’attentato di Brindisi ed è quindi chiaro, per gli investigatori, che le due vicende sono strettamente legate. E, secondo Parato, qualcuno – di cui sembra abbia fornito precise indicazioni – aiutava Vantaggiato “a fare le bombe”. Qualcuno, dal suo punto di vista, è a conoscenza di tutto.

Nell’ordinanza di arresto di Vantaggiato per l’attentato di Brindisi le ipotesi di reato sono quelle di strage aggravata dalla finalità terroristica e possesso, detenzione ed esplosione di ordigno micidiale in concorso. Gli investigatori, quindi, hanno ipotizzato sin dal primo momento l’esistenza di un presunto complice. Su questa pista gli inquirenti stanno lavorando senza sosta perchè vogliono chiudere il cerchio su una vicenda che ha stravolto per sempre tantissime vite.

Come quella sicuramente del fratello maggiore di Giovanni Vantaggiato, Giuseppe, docente di matematica in pensione, di 74 anni, cardiopatico, morto oggi su una spiaggia di Sant'Isidoro, una delle marine di Nardò (Lecce), dopo essere stato colto da malore.

O come le vite degli studenti e dei docenti della scuola Morvillo Falcone, ieri pomeriggio divenuta di nuovo bersaglio di folli: persone non ancora identificate, infatti, hanno lanciato sassi contro l’istituto scolastico, rompendo tre finestre. Forse solo un gesto vandalico compiuto da ragazzi: un gesto però che riapre ferite molto profonde.

Usura: undici a giudizio fra Agrigento, Enna e Caltanissetta

A finire nella morsa degli strozzini sarebbero stati tre imprenditori di Canicattì, ma tra le vittime ci sono anche commercianti, artigiani dell'Agrigentino, i quali avrebbero raccontato che per i prestiti di poche migliaia di euro, sarebbero stati costretti a pagare tassi di interesse oscillanti tra il 10 e il 90 per cento


AGRIGENTO. Undici presunti usurai sono stati rinviati a giudizio. Lo ha deciso il gup del tribunale di Agrigento, Valerio D'Andria, che ha fissato al 10 ottobre l'inizio del processo. Gli imputati sono: Giuseppe Lo Brutto, 40 anni; Angelo Gloria, 49 anni; Antonio Maira, 61 anni; Giuseppe Zucchetto, 39 anni; Calogero Liuzzi, 32 anni; Ivan Sciabbarrasi, 35 anni; Giuseppe Maira, 58 anni; Antonio Gianluca Canicattì, 28 anni; tutti di Canicattì, ed Angelo Valletta, 58 anni, di Enna e Giuseppe Liuzzi, 30 anni, di San Cataldo (Cl). L'indagine dei carabinieri, coordinati dal Pm Luca Sciarretta, dall'aggiunto Ignazio Fonzo e dal procuratore capo Renato Di Natale, ha permesso di accertare che il giro di usura toccava tassi d'interesse fino a raggiungere il 750 per cento. A finire nella morsa degli strozzini sarebbero stati tre imprenditori di Canicattì, ma tra le vittime ci sono anche commercianti, artigiani dell'Agrigentino, i quali avrebbero raccontato che per i prestiti di poche migliaia di euro, sarebbero stati costretti a pagare tassi di interesse oscillanti tra il 10 e il 90 per cento.

Estate: cinque morti sulle spiagge italiane


Nella giornata di ieri sono state registrate 5 morti per malore sulle spiagge della penisola. Il primo caso si è verificato ad Alba Adriatica, in provincia di Teramo, dove un turista è annegato a pochi metri di distanza dalla riva, inutili i tentativi di alcuni bagnanti di rianimarlo.

Anche la signora romana di 64 anni, in vacanza a Capalbio, in Toscana, ha accusato un malore mentre si trovava in acqua per nuotare insieme a un'amica: anche per lei inutili i tentativi di salvarle la vita. Salvatore Refano di 31 anni è morto nelle acque del mare di Ragusa dopo essersi allontanato dal gruppo di amici per andare a fare il bagno. Quando, dopo qualche ora, non l'hanno visto tornare, sono andati a cercarlo trovando il suo corpo senza vita in una spiaggia poco distante.

Le ultime due vittime di ieri hanno perso la vita in due diverse spiagge della Puglia. Un 81enne, Raimondo Cesaria, è caduto in acqua da una scogliera, probabilmente a seguito di un colpo di calore, mentre una donna di 70 anni è stata trovata morta a Torre Canne di Fasano in un tratto di spiaggia libera. L'autopsia chiarirà se il decesso sia avvenuto in acqua oppure se sia stata colta da un malore mentre si trovava sul bagnasciuga.

Marta Lock

Pisa: studentessa stuprata durante una rapina



Una studentessa è stata stuprata all'interno dell'appartamento nel quale vive, a Pisa, da un uomo che, intorno alle 5 del mattino di venerdì, si era introdotto nella sua casa per compiere una rapina. La ragazza, di cui non sono state rese note le generalità per proteggere la sua privacy, subito dopo lo stupro ha avvisato le forze dell'ordine, sconvolta da quanto accaduto.

L'appartamento nel quale vive la ragazza, si trova in una zona residenziale della città toscana, e, secondo la sua testimonianza, dopo aver compiuto la violenza sessuale l'uomo è fuggito prendendo con sé soldi e oggetti preziosi. La ragazza avrebbe fornito un identikit abbastanza dettagliato dell'aggressore, permettendo agli uomini della Squadra mobile di avviare le ricerche e mettersi sulle sue tracce.

Nell'arco degli ultimi dieci anni le violenze sessuali in Italia sono quasi raddoppiate, passando dalle 4,3 del 2001 alle 8 ogni 100mila abitanti nel 2010, facendo registrare un totale di 4.800 casi l'anno su tutto il territorio italiano. Non più tardi di ieri pomeriggio la Questura di Milano aveva annunciato l'arresto di uno stupratore seriale di origine egiziana, di giorno elettricista, di notte violentatore a caccia di vittime in sella alla propria bicilcletta, al quale sarebbero stati attribuiti 11 stupri avvenuti negli ultimi 4 mesi. L'individuazione della zona nella quale agiva il violentatore e il suo dna trovato su una delle sue vittime che si era sottoposta al kit antistupro alla clinica Mangiagalli, hanno contribuito a inchiodarlo. Il questore di Milano, nel corso della conferenza stampa relativa all'arresto dell'egiziano, ha fatto un appello a tutte le vittime di violenza sessuale, di denunciare sempre, per dare l'opportunità alle forze dell'ordine di lavorare per arrestare gli aguzzini e salvare altre probabili vittime.

Marta Lock

Milano: blitz delle Fiamme Gialle nelle vie dello shopping


Il blitz della Guardia di Finanza nelle vie dello shopping di Milano ha avuto luogo ieri pomeriggio, con lo scopo di controllare gli esercizi commerciali, per garantire ai cittadini un corretto comportamento dei negozianti nel periodo dei saldi, e di impedire la vendita di prodotti contraffatti. I controlli non hanno risparmiato né le zone periferiche né i mercati rionali; nell'occhio del mirino soprattutto le vie con un'alta concentrazione di negozi: Navigli e il quartiere Ticinese, Corso XXII Marzo, viale Papiniano, via Paolo Sarpi, corso Buenos Aires, corso Vittorio Emanuele.

Le Fiamme Gialle hanno rilevato che un negozio su tre non emette scontrini, e ha verbalizzato una sessantina di multe per mancata emissione di documento fiscale di vendita, più o meno al 30% dei negozianti controllati. Al mercato ortofrutticolo invece, uno dei più grandi d'Italia, sono state confiscate 300 casse di frutta a un rivenditore sprovvisto di autorizzazione. La frutta sequestrata è stata donata a un'associazione benefica.

Il blitz in via Paolo Sarpi, la Chinatown cittadina, ha portato alla scoperta e alla conseguente confisca di ben 3.500 prodotti elettronici contraffatti. E' la seconda maxioperazione che la Guardia di Finanza mette a segno nella città meneghina, la prima, avvenuta il 29 gennaio, aveva permesso di eseguire controlli a tappeto su tutti i locali della movida.

Marta Lock

‘Ndrangheta: arrestato pericoloso latitante


E' stato arrestato ieri sera Domenico Polimeni, 69 anni, inserito nella lista dei latitanti più pericolosi e ricercato dal 1998. L'uomo, ritenuto essere un elemento di spicco del clan Polimeni-Mazzagatti, attivo a Oppido Mamertina, in provincia di Reggio Calabria, era stato condannato per omicidio e associazione mafiosa.

Le indagini per rintracciare il pericolo latitante erano in corso già da molto tempo, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria, e i carabinieri sorvegliavano le mosse di tutti i componenti della famiglia di Polimeni. Ieri sera una delle due figlie del ricercato ha lasciato Oppido per dirigersi verso Paola, e i militari l'hanno seguita. Arrivata nel paese è entrata in un appartamento, nel quale, poco dopo, i carabinieri, dopo essersi accertati della presenza del latitante al suo interno, hanno fatto irruzione sorprendendo Polimeni con la moglie e l'altra figlia.

Nell'appartamento i carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale di Reggio Calabria insieme a quelli della compagnia di Sellia Marina, hanno trovato anche due pistole non regolarmente denunciate. Polimeni ha aggiunto quindi alla sua condanna anche l'accusa di detenzione illegale di armi, come anche sua moglie, mentre le due figlie sono state denunciate per procurata inosservanza del provvedimento di cattura del pericoloso latitante.

Marta Lock

Il prete di Fano arrestato per pedofilia: Non mi rendevo conto


"Ho sbagliato, ho sbagliato... non mi sono reso conto..." - Sono le parole colpevoli don Giangiacomo Ruggeri, parroco della Chiesa di Santa Maria in Orciano, portavoce del vescovo di Fano, arrestato ieri per abusi sessuali su una ragazzina di 13 anni. Il parroco raggiunto dagli agenti che hanno eseguito l'ordinanza di custodia cautelare non ha opposto nessuna resistenza forse consapevole del fatto commesso.

Il fermo è avvenuto dopo la testimonianza resa da Marco Mandolini, titolare dei 'Bagni Torrette' di Fano, il quale ha deciso di rivolgersi alla polizia dopo aver visto il sacerdote e la vittima in spiaggia ed aver assistito alle effusioni, baci e palpeggiamenti: "Sono un padre di famiglia anche io - ha dichiarato l'uomo sconvolto dalle attenzioni che il parroco stava rivolgendo alla ragazzina solo tredicenne - , non potevo lasciar passare sotto silenzio atteggiamenti come quelli di don Giangiacomo Ruggeri, non certo consoni al suo ruolo".

La polizia prima di intervenire nei confronti dell'uomo ha fatto vari appostamenti per verificare l'effettività del fatto: don Ruggeri è adesso sospeso da ogni ministero pastorale e sarà sottoposto ad una perizia per capire il suo grado di maturità psicologica. E' previsto per la giornata di lunedì il suo interrogatorio e intanto proseguono le indagini volte ad assicurarsi che questo fatto non si fosse già presentato in passato nei confronti di altre vittime.

Irene Fini

Rimini: cadavere di donna sgozzata ritrovato in spiaggia

Corpo ritrovato sulla spiaggia - Il macabro ritrovamento è avvenuto solo poche ore fa: il cadavere di una giovane ragazza è stato trovato da un uomo sulla spiaggia nel riminese. L’uomo, un villeggiante, mentre passeggiava ad una ventina di metri dalla battigia, all’altezza del bagno 62 della spiaggia di Torre Pedrera, sulla riviera riminese, ha ritrovato il corpo di una giovane donna, presumibilmente di nazionalità straniera.

La vittima - La donna, che dovrebbe non essere italiana, dovrebbe avere tra i 25 e i 35 anni di età. Le prime indiscrezioni sull’aspetto della donna, sono trapelate dagli inquirenti, e serviranno per diramare un identikit della donna, che non aveva documenti con sé. La ragazza era seminuda, senza slip addosso, ma con solo il reggiseno. Aveva un percing al labbro e i capelli scalati asimmetricamente.

Il ritrovamento del cadavere - Il turista ha avvistato il corpo galleggiare a pochi metri dalla riva, vicino alla scogliera frangiflutti. La donna, a una prima ispezione cadaverica, presentava una ferita al collo, ma non abbastanza profonda da risultare mortale. Il cadavere recuperato perdeva molto sangue dalla bocca: un particolare che rende meno probabile la morte per annegamento.

L’arrivo delle forze dell’ordine sul posto - Sul posto sono intervenuti i Carabinieri e la Polizia Scientifica per i rilievi di rito. Al momento gli inquirenti non escludono alcuna ipotesi, anche quella del malore causato da un eccessivo uso di droga. Le forze dell'ordine stanno compiendo accertamenti anche in alberghi e pensioni, per verificare se la ragazza aveva preso alloggio nella zona. Quel tratto di spiaggia è molto tranquillo e frequentato in genere da famiglie con i bambini, sarà dunque difficile trovare qualcuno che magari conoscesse la ragazza. L'autopsia sul cadavere della donna sarà effettuato già oggi per far luce sulle cause del suo decesso.

Maria Rosa Tamborrino

venerdì 13 luglio 2012

Omicidio di Trapani, il gip convalida il fermo per l'amante del marito

Giovanna Purpura, accusata di concorso in omicidio premeditato con l'aggravante della crudeltà. La donna avrebbe aiutato il suo amante, Salvatore Savalli, ad uccidere la moglie di questi, Maria Anastasi, incinta di 9 mesi
 
TRAPANI. Il gip di Trapani, Antonio Cavasino, ha convalidato oggi pomeriggio il fermo nei confronti di Giovanna Purpura, accusata di concorso in omicidio premeditato con l'aggravante della crudeltà. La donna avrebbe aiutato il suo amante, Salvatore Savalli, ad uccidere la moglie di questi: Maria Anastasi, assassinata mercoledì scorso nelle campagne di Trapani. Disposta, così come chiesto dalla Procura, anche la custodia cautelare in carcere.

Mafia, sequestro da 7 milioni ai fratelli Sfraga

Sono entrambi imprenditori del settore ortofrutticolo di Petrosino. Considerati legati ai boss Riina e Provenzano, insieme ad esponenti del clan camorristico dei casalesi, sono stati coinvolti in un'indagine sul monopolio mafioso del trasporto dei prodotti ortofrutticoli nei mercati

PALERMO. La Direzione investigativa antimafia (Dia) ha confiscato nel trapanese un patrimonio di oltre 7 milioni di euro ai fratelli Antonio e Massimo Sfraga, imprenditori del settore ortofrutticolo di Petrosino.
Ai due fratelli è stata applicata anche la misura di prevenzione della sorveglianza speciale. Gli Sfraga, legati ai boss Riina e Provenzano, insieme ad esponenti del clan camorristico dei casalesi, sono stati coinvolti in un'indagine sul monopolio mafioso del trasporto dei prodotti ortofrutticoli nei mercati di Catania, Gela, Sicilia occidentale e Fondi (Latina).
Tra i beni confiscati dalla Dia immobili, appezzamenti di terreno, ditte, autocarri, auto e disponibilità finanziarie presso istituti di credito.

giovedì 12 luglio 2012

Fondi pubblici per corsi mai avviati De Tomaso, arrestato Rossignolo

Operazione delle Fiamme Gialle altre due persone in manette
Parte dei fondi finivano nelle tasche di dirigenti della società
 
torino
Tre dirigenti della De Tomaso, storica casa automobilistica torinese, sono stati arrestati dalla Guardia di Finanza di Torino per una maxi truffa da 7,5 milioni di euro ai danni dello Stato. Tra di loro c'è anche Gian Mario Rossignolo, titolare dell'azienda.

L'imprenditore è stato posto ai domiciliari nella sua villa a Vignale Monferrato, per aver superato i 70 anni di età. Il fermo è avvenuto nel corso di un’operazione scattata all’alba in Piemonte, Lombardia e Toscana, nella quale sono impegnati oltre 50 uomini delle Fiamme Gialle. Secondo gli inquirenti, la De Tomaso, dichiarata fallita nei giorni scorsi dal Tribunale di Livorno, avrebbe percepito ingenti finanziamenti pubblici per corsi di formazione mai avviati. Per accedere ai contributi utilizzava una milionaria fidejussione falsa. Parte dei fondi sarebbero, invece, finiti nelle tasche di dirigenti della società. Oltre a Rossignolo sono stati arrestati un dirigente della De Tomaso, bloccato dai finanzieri all’alba a Livorno, e un mediatore creditizio, che opera nel Bergamasco.

Quest’ultimo è coinvolto nell’inchiesta per aver fornito una polizza - poi risultata falsa, secondo l’accusa - richiesta dalle procedure per l’erogazione dei fondi per i corsi di formazione. Nell’operazione la Guardia di Finanza ha effettuato anche otto perquisizioni in Piemonte, Toscana e Lombardia. La De Tomaso, marca automobilistica fondata a Modena nel 1959 dall'argentino Alejandro De Tomaso, dal 2009 era in mano all'imprenditore piemontese Gian Mario Rossignolo, ex manager del Gruppo Fiat, che avrebbe dovuto riportarla ai fasti di un tempo ma non ha avuto molta fortuna. Il Tribunale di Livorno e di Torino la scorsa settimana ne hanno decretato il fallimento, dopo mesi di incertezze economiche e pseudo acquirenti paventati e mai venuti alla luce.

daniela lanni (agb)

"Gli ufo possono arrivare sulla Terra"

Pubblicati documenti d'archivio in cui il ministero della Difesa si occupava della questione alieni. La vicenda avrebbe interessato anche l'ex premier Tony Blair

 
torino
Gli alieni potrebbero visitare la Terra per "turismo", per "studiare le tecniche militari" o per "ragioni scientifiche". Lo rivela una serie di documenti del ministero della Difesa britannico, tenuti segreti per anni e oggi pubblicati dagli Archivi Nazionali.

A quanto si legge nei documenti, durante un briefing del 1995, un ufficiale ministeriale avrebbe trattato apertamente la questione Ufo, sottolineando l'importanza di tener conto dei numerosi avvistamenti. Secondo l'uomo, di cui non si dice il nome, il numero crescente di avvistamenti alieni sarebbe un buon motivo per credere alla loro esistenza. Inoltre, «ci sono buone ragioni per pensare che ciò che viene raccontato sia solo la punta dell'iceberg -si legge nei file- poichè è probabile che molti testimoni non denuncino quanto visto per vergogna».

Inoltre, lo sconosciuto avrebbe fatto notare che «i veicoli degli extraterrestri sono molto avanzati tecnologicamente», invitando il ministero a cercare contatti con gli alieni per «conoscere più profondamente tali tecnologie».

La questione Ufo, poi, è stata discussa dal governo inglese in numerose altre occasioni. Secondo quanto riporta il Telegraph, infatti, anche Tony Blair avrebbe richiesto direttamente al ministero informazioni sulla questione aliena. In particolare, l'allora primo ministro, si sarebbe interessato alla faccenda quando, nel 1998, una sua legge rese obbligatoria la pubblicazione della documentazione sul tema. Sebbene l'"ufologo" allora in forze al ministero britannico avesse risposto a Blair che «non era in corso alcuna ricerca ufficiale sul caso», le 6.700 pagine da oggi visionabili pubblicamente lo smentiscono.

Tra le varie curiosità che si possono leggere nei documenti, risalta un annuncio per "il lavoro più strano della Whitehall": l'amministrazione ha ricercato per un certo periodo un addetto agli Ufo, che documentasse tutti gli avvistamenti riportati sul web. Nel 1979, poi, un impiegato del ministero, intervenendo in un briefing sulla questione, si sarebbe domandato apertamente «perchè mai gli alieni dovrebbero essere interessati a un pianeta così insignificante come la Terra».

Intanto, il più interessato alla questione sembra essere Tony Blair, che, pentito del Freedom of Information Act -la legge da lui fortemente voluta e che ha portato alla pubblicazione di questi file- l'avrebbe definita il suo peggiore errore.