sabato 7 febbraio 2009

OPERAZIONE SICANIA E' FATTI DI CRONACA DEL 2006



OPERAZIONE SICANIA E' FATTI DI CRONACA DEL 2006


Un anno straordinario per i Carabinieri

OPERAZIONE CC 2006

I numeri
28391 pattuglie e perlustrazioni effettuate, 57707 militari impegnati, 90606 persone identificate, 66940 veicoli controllati, 3502 posti di controllo effettuati, 985 pattuglie sul territorio, 299 accertamenti a mezzo etilometro molti dei quali risultati positivi. 370 sono state invece le persone tratte in arresto in flagranza di reat, in esecuzione di misure emesse dall'autorità giudiziaria. Questo è stato il 2006 dei carabinieri tradotto in dati numerici.
Fantasia
Ogni operazione viene «battezzata» dalle forze dell'ordine che la effettuano. Anche il 2006 ha visto i carabinieri dare sfogo alla loro fantasia in tal senso. «Sicania», «Ghost» fantasma in italiano, «Welcome Back», «The Raiders», «Uragano», «Velvet». Denominazioni date con la volontà di colpire l'attenzione della gente, prima di conoscere i contorni di attività investigative ad ampio raggio dove a volte l'intuito, l'esperienza, le capacità sono spesso aiutate proprio dalla fantasia.
Un anno straordinario per i Carabinieri Arrestati i super latitanti Putrone e Di Gati e svelati i retroscena di quattro efferati delitti


Nella foto in alto, seduti da sinistra il maggiore Massimo Cucchini, Anna Maria Palma della Dda e il colonnello Rodolfo Passaro. Conferenza stampa domenicale lo scorso 26 novembre per annunciare l'arresto dell'ex latitante originario di Maurizio Di Gati.
Omicidio di giacomo
Nella notte tra i 30 e il 31 dicembre scorso un commando di giovani entra in una villadi Pietre Cadute e uccide durante una rapina Stefano Di Giacomo. Nove mesi dopo i carabinieri arrestano i 5 giovani presunti autori dell'agghiacciante delitto
Ghost 2006
Uno degli arrestati nell'operazione «Ghost II - Saraceno» esce dalla caserma Biagio Pistone. E' il mattino del 22 giugno, in manette sono appena finite 10 persone in mezza provincia per associazione mafiosa, estorsioni, danneggiamenti tra Favara, Licata e Canicattì
l bilancio di Rodolfo Passaro «Risultati positivi, faremo di più»
Francesco Di Mare Sarà ricordato come l'anno dell'arresto di Maurizio Di Gati, ma non solo per questo. Il 2006 del comando provinciale dell'Arma dei carabinieri va in archivio con una serie di successi investigativi come di rado è accaduto negli ultimi decenni. Ieri mattina il colonnello e comandante provinciale Rodolfo Passaro ha sintetizzato i 12 mesi ormai alle spalle quasi con modestia, esaltando il lavoro dei suoi uomini, ma guardando già al futuro.Il 2006 però è stato l'anno delle manette scattate ai polsi del capo mafia di Racalmuto, con un blitz scattato il 26 novembre scorso nelle campagne di Favara. Secondo alcuni Di Gati si è praticamente consegnato alle forze dell'ordine, scegliendo la strada del pentimento, ma nulla toglie all'incessante attività investigativa condotta dall'Arma in particolare negli ultimi mesi. Con l'ex latitante in cella l'anno alla fine verrà ricordato - oltre che per i 370 arrestati per vari reati e con varie misure cautelari- come quello dei gialli svelati. Quattro sono stati i delitti i cui autori sono stati identificati e arrestati dall'Arma. Si è cominciato il 3 febbraio con le manette scattate ai polsi della favarese Giuseppa Attardo, ritenuta responsabile dell'omicidio del camastrese Francesco Gambacorta, seguito poi in luglio con l'arresto di un'altra persona ritenuta coinvolta nella vicenda a sfondo sentimentale, il favarese Calogero Arnone. Il 3 maggio a finire in carcere un altro favarese, Giuseppe Sgueli arrestato perché ritenuta autore del delitto della moglie Ermira Iucolino. E poi l'epilogo di due storie di ragazzi diversi tra loro, ma accomunati da una fine atroce. Quella dell'aragonese Stefano Di Giacomo, assassinato la notte del 30 dicembre scorso mentre giocava a carte in una villetta a Siculiana con decine di amici e quella del raffadalese Maurizio Giglione trovato cadavere nelle campagne tra Raffadali e Agrigento dopo essere scomparso da casa.Per Di Giacomo i carabinieri hanno arrestato 5 giovani di Porto Empedocle e Realmonte entrati in azione a scopo di rapina, sfociata poi nel delitto del neo laureato in Geologia. Per la fine di Giglione sono stati indicati come presunte responsabili altre cinque persone note alla vittima nell'ambito di una squallida storia di paese.
Meschini
Assassini
Fetenti
Inutili
Accattoni

Non sono ovviamente mancate le operazioni a tappeto con manette a raffica, nel campo della lotta alla mafia e all'associazione a delinquere finalizzata in altri settori. Il 10 maggio l'operazione «Sicania» con 12 persone arrestate nell'ambito della guerra di mafia che sconquassò Sant'Angelo Muxaro negli scorsi decenni; in giugno la «Ghost II - Saraceno» con 10 persone in manette in tutta la provincia per associazione mafiosa tra Licata, Palma di Montechiaro, Campobello di Licata, Canicattì, Ravanusa e Favara; il 4 luglio l'operazione «Welcome Back» in quel di Ribera con 5 persone in carcere per mafia, riconducibili alle famiglia dei Capizzi; il 3 agosto l'operazione «The Raiders», ovvero gli incursori, 8 in tutto specializzati in rapine su scala regionale, ma ammanettati dai carabinieri dopo lunghe indagini.Il 22 settembre scattò il blitz «Uragano» con 33 persone denunciate, spazzando via un sottobosco di truffe e abusi d'ufficio assortiti in tutta la provincia. Il «botto» finale è stata l'operazione Velvet, dall'omonimo locale notturno chiuso dall'Arma con 14 persone arrestate per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e sfruttamento della prostituzione.


Il colonnello Rodolfo Passaro


«E' un bilancio superiore a quello dello scorso anno sia per quantità che soprattutto per qualità».Misurato come sempre, il colonnello dei carabinieri Rodolfo Passaro ieri mattina ha snocciolato le note salienti di questo 2006 che ha visto l'Arma in prima linea nella terra di frontiera agrigentina: «L'arresto di Di Gati è stato un momento di straordinaria importanza, ma è evidente come l'attività dei nostri uomini sia stata incessante su tutto il territorio provinciale. Lotta alla mafia dunque, ma anche contrasto della criminalità cosiddetta comune, notando una crescente collaborazione da parte dei cittadini».In particolare Passaro sottolinea la maggiore «collaborazione con alcuni imprenditori impegnati in molti campo del tessuto sociale ed economico agrigentino e questo fa ben sperare per il futuro. Di certo tanto è stato fatto, ma molto e ancora meglio di deve fare». Il colonnello ha confermato come il 2007 si presenti come l'anno dell'inaugurazione della nuova caserma dei carabinieri a Villaseta. La parte prettamente operativa del comando provinciale attualmente ubicato interamente nella caserma «Pistone» accanto alla Prefettura traslocherà negli ex locali della Procura. «Di certo si trasferiranno molti uffici e importanti settori della nostra attività - ha evidenziato Passaro - ma il cuore pulsante del Comando provinciale rimarrà in questa prestigiosa sede». A chi gli ha chiesto cosa si poteva fare di più, Passaro ha risposto con serenità: «Nella coscienza di tutti c'è la volontà di fare di più, ma il nostro impegno si conferma giorno dopo giorno con ulteriori risultati che certamente arriveranno a garanzia della gente».
F.D.M.

11:42 PM - Thursday 28 December 2006 - Invia un commento




FESTIVAL DEI PENTITI


ADESSO SO KAZZI…….MA KAZZI !!!!!!
BUONE FESTE
Dopo le rivelazioni di due “ PENTITI “ eccellenti…e due scadenti
ora tremano in tanti !!!!! Il collaborante avrebbe già fatto tanti nomi, compresi quelli di politici coinvolti in appalti truccati …..
Di Gati Maurizio , Putrone Luigi , Vaccaro Giuseppe , Mongiovì Pietro ….sono gli antipasti del cenone del Santo Natale,naturalmente a tanti gli sarà indigesto gia affetti da sintomi di miocardia e diarrea.
In attesa di ulteriori sviluppi noi ci prepariamo a festeggiare l’arrivo del Nuovo Anno….



09:11 PM - Tuesday 19 December 2006 - Invia un commento



Poker di Pentiti PM. PALMA - DE ROBBIO



Di Gati Maurizio Putrone Luigi




11:09 AM - Sunday 17 December 2006 - Invia un commento

News MAURIZIO DI GATI si pente
( PM. PALMA - DE ROBBIO )
TELEACRAS NEWS
16 / 12 / 2006 - CRONACA

Anche Di Gati si pente

E’ una notizia ventilata gia’ alcuni giorni addietro. Adesso e’ ufficiale. Cosa nostra agrigentina: altro pentimento eccellente. Collabora con i magistrati della Dda, Maurizio Di Gati.


di Angelo Ruoppolo.Forse sono le stesse ragioni che hanno provocato il pentimento del primo pentito, Pasquale Salemi. Maurizio Di Gati, come ‘’ Maraschino ‘’ di Porto Empedocle, sarebbe stato posato, dopo l’inganno a Giuseppe Falsone di Campobello di Licata ed a Bernardo Provenzano. Forse perche’ Di Gati ha pensato che dopo l’omicidio di due amici suoi, uno a Favara e l’ altro a Sant’Angelo Muxaro, avrebbero tentato di uccidere anche lui. Dal paese, Racalmuto, gli hanno raccontato con paura che giravano dei ‘’ campobellesi ‘’. Forse perche’ poco prima di lui si e’ pentito Ignazio Gagliardo, che per Di Gati e’ stato quasi un fratello, e allora per lui, Di Gati, e’ iniziato l’incubo della cattura e degli ergastoli. Forse perche’ lo ha convinto la moglie, cosi’ come la moglie di Gagliardo. Il giorno dell’arresto, il 26 novembre, la donna di Maurizio Di Gati sarebbe stata infatti nella villa a due piani di contrada Pioppitello, tra Favara e Agrigento. Martedi’ 5 dicembre la signora Di Gati e’ stata prelevata dai carabinieri e allontanata dal Paese della ragione, senza una ragione, poi si e’ capito. Quel giorno hanno arrestato anche i fratelli del boss, Beniamino e Roberto, che poi si e’ impiccato in carcere, forse perche’ vittima della disperazione e dello sconforto. E allora, Pasquale Salemi, Alfonso Falzone, Giulio Albanese, Luigi Putrone, Ignazio Gagliardo e adesso anche Maurizio Di Gati. Anna Maria Palma, Procuratore aggiunto alla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, ascolta l’ex boss. Forse sa’ della scomparsa di Alfonso Delfino, funzionario dell’ Ufficio tecnico del comune di Racalmuto. Di lui non si hanno piu’ notizie dal 29 aprile del 98, due mesi dopo l’attentato incendiario alla sua villa di contrada Noce, a poche centinaia di metri dalla casa di Leonardo Sciascia. Allora aveva 58 anni. A lanciare l’allarme furono la moglie e i due figli, dopo aver ritrovato in campagna soltanto l’automobile di Alfonso Delfino, che si occupo’ anche delle procedure di appalto delle due reti idriche incriminate nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta Appalti liberi. Forse Di Gati sa’ del duplice omicidio di Angelo Carlisi e Calogero Zaffuto, di Grotte, uccisi tra Porto Empedocle e Agrigento la mattina del 21 aprile del 1993. Forse sa’ dell’ omicidio di Antonino Cuffaro, ucciso a Raffadali il 3 maggio del 93. Forse sa’ dell’ omicidio di Carmelo Marziano, di Naro, ucciso lungo la strada verso il paese il 12 gennaio del 1991. Forse sa’ tanto altro ancora e ha 6 mesi di tempo per svuotare il sacco.

OMICIDIO Bruno Giuseppe


Contrada Favarotta luogo dell'esecuzione mafiosa , a sinistra il Dott. Salvatore Lombardo e il Comandante della stazione locale dei C.C Eugenio D'Aragona



SANT’ANGELO MUXARO
Ucciso pastore ritenuto vicino al gruppo Fragapane.


Mafia, è di nuovo guerra


Omicidio di mafia,ieri mattina,nell’Agrigentino. A cadere sotto i colpi di Cosa nostra è stato Giuseppe Bruno, non ancora trentenne,di Sant’Angelo Muxaro. L’omicidio è avvenuto nelle campagne del piccolo paese della provincia di Agrigento. Secondo una prima ricostruzione fatta dagli inquirenti, Bruno sarebbe stato colpito al volto da diversi proiettili. Giuseppe Bruno sarebbe stato vicino alla famiglia mafiosa dei Fragapane.

DI MARE E BROCCIO

Da Di Gati a Falsone la nuova faida mafiosa

Cosa Nostra. Gli ultimi delitti testimoniano che il gruppo capeggiato dal racalmutese sarebbe in grande difficoltà.

Segnali inquirenti, quelli che continuano ad arrivare dal fronte della criminalità organizzata. Segnali che testimoniano il fatto che sarebbe in corso una nuova faida in seno alle “famiglie” di Cosa Nostra nell’ambito delle quali potrebbe essere in atto una sorta di riordino degli assetti. Eravamo rimasti, nell’estate dello scorso anno, al bliz di Santa Margherita Belice che doveva consacrare il racalmutese Maurizio Di Gati, da anni latitante, al vertice provinciale di Cosa Nostra. Ma gli ultimi delitti di mafia preparati in provincia, testimoniano come il gruppo Di Gati in questo periodo sia in gravissima difficoltà. Basti pensare all’eliminazione di Carmelo Milioti, ritenuto elemento di grande spessore e molto vicino al racalmutese. L’ultimo atto,in ordine cronologico,è stato perpretato ieri,con l’eliminazione di Giuseppe Bruno, ritenuto vicino al clan di Salvatore Fragapane, per molti anni indiscusso capomafia della provincia di Agrigento e predecessore di Maurizio Di Gati. Questa situazione di crisi in cui verserebbe il gruppo del racalmutese potrebbe spiegarsi leggendo attentamente le dichiarazioni del collaboratore di giustizia di Caccamo, Nino Giuffrè. Questi rivelò un episodio grottesco ma al contempo assai significativo riguardante proprio Di Gati. Un giorno, Giuseppe Falsone, altro personaggio di grande spicco di Cosa Nostra agrigentina, pure lui latitante, scrisse a Bernardo Provenzano chiedendogli notizie di quel giovane di Racalmuto, Maurizio Di Gati, e se l’ascesa di questi fosse avallata dal capo regionale di Cosa Nostra.
Quest’ultimo cadde dalle nuvole e “bacchettò” Giuffrè che fino a quel momento aveva tenuto Di Gati sotto la sua ala protettiva, lasciando il superboss all’oscuro di tutto.
Ebbene, quell’interessamento si Giuseppe Falsone, ai limiti dell’irritazione, potrebbe costituire la chiave di lettura dell’attuale situazione degli schieramenti in campo. Giuffrè, dopo il pentimento, è passato in disgrazia e con lui tutti buona parte dei suoi amici più stretti e referenti. Di Gati era uno di questi. Gli uomini di Provenzano, invece (Falsone è uno di questi), continuano a gestire il territorio. In alcuni casi, come potrebbe essere quello della provincia di Agrigento,stanno cercando di riacquistare il crontollo della situazione eliminando gli avversari. Se quest’analisi dovesse trovare conferma nelle risultanze investigative, non sarebbe difficile affermare che oggi l’uomo di maggiore spessore e pericolosità di Cosa Nostra nell’Agrigentino sarebbe proprio Giuseppe Falsone di Campobello di Licata.

DARIO BROCCIO



10:25 PM - Saturday 16 December 2006 - Invia un commento
UN PUGNO DI PIDOCCHI LASCIANO
LE TERRE DI KAMICOS

UN PUGNO DI PIDOCCHI LASCIANO LE

TERRE DI KAMICOS




Come scorie radioattive vengono allontanate dalle terre di Kamicos un pugno di Pidocchi appartenenti al PENTITO STRAZZATUS o PUCYS INUTILYS Mongiovì Pietro.
Dopo tre mesi di sofferenza per la popolazione che non vedeva l’ora di liberarsi di certa SPORCIZIA , finalmente è arrivato il momento sperato!!!
Stamane venivano allontanati verso località ignota (la FOGNA unica località idonea per loro).
Una buona parte della popolazione esulta all’allontanamento di questi VERMI e si augura che non ci mettano più piede!!!
Aspettiamo ulteriori sviluppi !!!


Angelo Vaccaro Notte
10:57 PM - Friday 8 December 2006 - Invia un commento
LUIGI PUTRONE SI PENTE ( PM. PALMA - DE ROBBIO )


IL BOSS LUIGI PUTRONE COLLABORA CON I MAGISTRATIInviato da : redazione Giovedì, 05 Ottobre 2006 - 19:39 Il boss Luigi PutroneRASSEGNA STAMPA WEB Mafia - Si pente Putrone, condannato per 13 omicidiAGRIGENTO - Luigi Putrone, condannato con sentenza definitiva all'ergastolo per 13 omicidi tra cui quello del piccolo Giuseppe Di Matteo, da alcuni mesi collabora con i magistrati della Dda di Palermo.Le scorse settimane, come riporta il quotidiano 'La Sicilia', sono scattate le misure di protezione per i familiari del boss di Agrigento. Latitante per un lungo periodo, Putrone, che ha due fratelli attualmente detenuti per mafia, era stato catturato nei mesi scorsi nella Repubblica ceca.La sicilia on line27/09/2006Agrigento, 12:02MAFIA: BOSS AGRIGENTINO PUTRONE COLLABORA CON GIUSTIZIAIl boss agrigentino Luigi Putrone, starebbe collaborando con i magistrati della Dda di Palermo. L'ergastolano di 45 anni, gia' capo della famiglia mafiosa di Porto Empedocle, condannato con sentenza definitiva per 13 omicidi, fra cui quello del piccolo Giuseppe Di Matteo, era stato estradato lo scorso luglio dalle autorita' della Repubblica Ceca e trasferito in Italia dal personale dell'Interpol. In quell'occasione i carabinieri di Agrigento gli notificarono un ordine di custodia cautelare in carcere e due ordini di esecuzione per la carcerazione. L'ordinanza di custodia cautelare era stata emessa il 25 giugno 2002 dalla procura della Repubblica del Tribunale di Palermo per i reati di associazione per delinquere di stampo mafioso ed estorsione. Il primo ordine di esecuzione per la carcerazione risale al 12 settembre 2003 dalla procura generale della Repubblica presso la Corte d'Appello di Palermo con il quale gli veniva inflitto l'ergastolo per i reati di associazione mafiosa e omicidio premeditato in concorso. Il secondo ordine di carcerazione era stato emesso il 13 ottobre 2004 dalla procura generale di Palermo con il quale gli e' stato inflitto un altro ergastolo per associazione mafiosa, 12 omicidi, sequestro di persona a scopo di estorsione. Putrone, reggente negli anni Novanta del clan Messina-Salemi-Albanese, attivo a Porto Empedocle, latitante dal 20 marzo del '98 e ricercato in campo internazionale dal 15 aprile dello stesso anno, era nell'elenco dei trenta latitanti piu' pericolosi predisposto dal ministero dell'Interno. E' stato detenuto nella Repubblica Ceca, presso la citta' di Usti Nad Labem, dall'11 agosto 2005, quando e' stato arrestato con la collaborazione della polizia locale. Era stato individuato grazie alle intercettazioni telefoniche compiute dalla Sicilia. Il capomafia viveva dal 2000 nella citta' al confine della Germania, sotto l'identita' di Umberto Bonfiglio. Prima dell'arresto, era latitante dal marzo del 1998, quando scatto' ad Agrigento la prima operazione antimafia denominata "Akragas". Si ritiene che Putrone sia, fra l'altro, coinvolto nell'uccisione dell'agente di custodia in servizio al carcere agrigentino, Pasquale Di Lorenzo. Ma soprattutto ebbe un ruolo essenziale anche nel sequestro del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio del collaboratore Mario santo Di Matteo. Il capomafia lo tenne in consegna nelle delicatissime fasi iniziali del sequestro, dal dicembre '93 ai primi mesi del '94, prima di affidarlo a Giovanni Brusca.la repubblica edizione online 27 settembre 2006 Palermo L'agrigentino Putrone, condannato già per 13 omicidi, ha deciso di collaborare con lo StatoSi pente un altro dei killer del piccolo Di MatteoAGRIGENTO – Luigi Putrone, condannato con sentenza definitiva all'ergastolo per 13 omicidi tra cui quello del piccolo Giuseppe Di Matteo, da alcuni mesi collabora con i magistrati della Dda di Palermo. Le scorse settimane sono scattate le misure di protezione per i familiari del boss di Agrigento. Il primo atto del pentimento del superkiller agrigentino è stata la revoca il proprio avvocato di fiducia, nominandone un altro che avrebbe già fra i suoi clienti altri collaboratori di giustizia.Luigi Patrone, 45 anni, mafioso di Porto Empedocle, fu arrestato il 12 agosto del 2005 a Usti Nab Laben, nella Repubblica Ceca, ai confini con la Germania.Il boss, latitante dal 1998, era ricercato per associazione mafiosa e una decina di omicidi. Putrone è ritenuto dagli investigatori un esponente di primissimo piano di Cosa Nostra e il suo nome figurava nell'elenco dei trenta superlatitanti italiani diffuso dal Viminale.Secondo gli inquirenti, Putrone, coinvolto in tutte le più eclatanti vicende di mafia dell'Agrigentino, avrebbe assunto per alcuni anni il controllo delle cosche mafiose della provincia, insieme al boss Gerlandino Messina; nel 2003 era stato condannato all'ergastolo dalla Corte d'Appello di Palermo nel cosiddetto Processo Akragas che prendeva il nome dall'operazione alla quale era sfuggito. In quell'occasione, infatti, il boss riuscì ad evitare la condanna fuggendo in modo rocambolesco dalla finestra di un hotel di Agrigento nel quale lavorava. Il capomafia agrigentino sarebbe stato in stretto contatto anche con i corleonesi, come dimostra il suo coinvolgimento nel sequestro del piccolo Giuseppe Di Matteo, poi strangolato e sciolto nell'acido su ordine di Giovanni Brusca. Il figlio del pentito Santino, nelle delicatissime fasi iniziali del sequestro, fu infatti affidato alla cosca di Putrone, dal dicembre '93 ai primi mesi del '94. Luigi Putrone è inoltre accusato di essere il mandate o l'esecutore di 14 omicidi, nei suoi confronti pendono inoltre due ergastoli e una condanna di 18 anni per pizzo e estorsione. Nel 2001, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario fu indicato come uno dei boss emergenti di Cosa nostra. (re.si.)LA GAZZETTA DEL SUD (giovedì 28 settembre 2006)DUE ARRESTI ECCELLENTI, redazione di Lorenzo Baldo

L' ISOLA CHE NON C' E'



L' ISOLA CHE NON C' E'





LUIGI PUTRONE SI PENTE
( PM. PALMA - DE ROBBIO )


IL BOSS LUIGI PUTRONE COLLABORA CON I MAGISTRATIInviato da : redazione Giovedì, 05 Ottobre 2006 - 19:39 Il boss Luigi PutroneRASSEGNA STAMPA WEB Mafia - Si pente Putrone, condannato per 13 omicidiAGRIGENTO - Luigi Putrone, condannato con sentenza definitiva all'ergastolo per 13 omicidi tra cui quello del piccolo Giuseppe Di Matteo, da alcuni mesi collabora con i magistrati della Dda di Palermo.Le scorse settimane, come riporta il quotidiano 'La Sicilia', sono scattate le misure di protezione per i familiari del boss di Agrigento. Latitante per un lungo periodo, Putrone, che ha due fratelli attualmente detenuti per mafia, era stato catturato nei mesi scorsi nella Repubblica ceca.La sicilia on line27/09/2006Agrigento, 12:02MAFIA: BOSS AGRIGENTINO PUTRONE COLLABORA CON GIUSTIZIAIl boss agrigentino Luigi Putrone, starebbe collaborando con i magistrati della Dda di Palermo. L'ergastolano di 45 anni, gia' capo della famiglia mafiosa di Porto Empedocle, condannato con sentenza definitiva per 13 omicidi, fra cui quello del piccolo Giuseppe Di Matteo, era stato estradato lo scorso luglio dalle autorita' della Repubblica Ceca e trasferito in Italia dal personale dell'Interpol. In quell'occasione i carabinieri di Agrigento gli notificarono un ordine di custodia cautelare in carcere e due ordini di esecuzione per la carcerazione. L'ordinanza di custodia cautelare era stata emessa il 25 giugno 2002 dalla procura della Repubblica del Tribunale di Palermo per i reati di associazione per delinquere di stampo mafioso ed estorsione. Il primo ordine di esecuzione per la carcerazione risale al 12 settembre 2003 dalla procura generale della Repubblica presso la Corte d'Appello di Palermo con il quale gli veniva inflitto l'ergastolo per i reati di associazione mafiosa e omicidio premeditato in concorso. Il secondo ordine di carcerazione era stato emesso il 13 ottobre 2004 dalla procura generale di Palermo con il quale gli e' stato inflitto un altro ergastolo per associazione mafiosa, 12 omicidi, sequestro di persona a scopo di estorsione. Putrone, reggente negli anni Novanta del clan Messina-Salemi-Albanese, attivo a Porto Empedocle, latitante dal 20 marzo del '98 e ricercato in campo internazionale dal 15 aprile dello stesso anno, era nell'elenco dei trenta latitanti piu' pericolosi predisposto dal ministero dell'Interno. E' stato detenuto nella Repubblica Ceca, presso la citta' di Usti Nad Labem, dall'11 agosto 2005, quando e' stato arrestato con la collaborazione della polizia locale. Era stato individuato grazie alle intercettazioni telefoniche compiute dalla Sicilia. Il capomafia viveva dal 2000 nella citta' al confine della Germania, sotto l'identita' di Umberto Bonfiglio. Prima dell'arresto, era latitante dal marzo del 1998, quando scatto' ad Agrigento la prima operazione antimafia denominata "Akragas". Si ritiene che Putrone sia, fra l'altro, coinvolto nell'uccisione dell'agente di custodia in servizio al carcere agrigentino, Pasquale Di Lorenzo. Ma soprattutto ebbe un ruolo essenziale anche nel sequestro del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio del collaboratore Mario santo Di Matteo. Il capomafia lo tenne in consegna nelle delicatissime fasi iniziali del sequestro, dal dicembre '93 ai primi mesi del '94, prima di affidarlo a Giovanni Brusca.la repubblica edizione online 27 settembre 2006 Palermo L'agrigentino Putrone, condannato già per 13 omicidi, ha deciso di collaborare con lo StatoSi pente un altro dei killer del piccolo Di MatteoAGRIGENTO – Luigi Putrone, condannato con sentenza definitiva all'ergastolo per 13 omicidi tra cui quello del piccolo Giuseppe Di Matteo, da alcuni mesi collabora con i magistrati della Dda di Palermo. Le scorse settimane sono scattate le misure di protezione per i familiari del boss di Agrigento. Il primo atto del pentimento del superkiller agrigentino è stata la revoca il proprio avvocato di fiducia, nominandone un altro che avrebbe già fra i suoi clienti altri collaboratori di giustizia.Luigi Patrone, 45 anni, mafioso di Porto Empedocle, fu arrestato il 12 agosto del 2005 a Usti Nab Laben, nella Repubblica Ceca, ai confini con la Germania.Il boss, latitante dal 1998, era ricercato per associazione mafiosa e una decina di omicidi. Putrone è ritenuto dagli investigatori un esponente di primissimo piano di Cosa Nostra e il suo nome figurava nell'elenco dei trenta superlatitanti italiani diffuso dal Viminale.Secondo gli inquirenti, Putrone, coinvolto in tutte le più eclatanti vicende di mafia dell'Agrigentino, avrebbe assunto per alcuni anni il controllo delle cosche mafiose della provincia, insieme al boss Gerlandino Messina; nel 2003 era stato condannato all'ergastolo dalla Corte d'Appello di Palermo nel cosiddetto Processo Akragas che prendeva il nome dall'operazione alla quale era sfuggito. In quell'occasione, infatti, il boss riuscì ad evitare la condanna fuggendo in modo rocambolesco dalla finestra di un hotel di Agrigento nel quale lavorava. Il capomafia agrigentino sarebbe stato in stretto contatto anche con i corleonesi, come dimostra il suo coinvolgimento nel sequestro del piccolo Giuseppe Di Matteo, poi strangolato e sciolto nell'acido su ordine di Giovanni Brusca. Il figlio del pentito Santino, nelle delicatissime fasi iniziali del sequestro, fu infatti affidato alla cosca di Putrone, dal dicembre '93 ai primi mesi del '94. Luigi Putrone è inoltre accusato di essere il mandate o l'esecutore di 14 omicidi, nei suoi confronti pendono inoltre due ergastoli e una condanna di 18 anni per pizzo e estorsione. Nel 2001, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario fu indicato come uno dei boss emergenti di Cosa nostra. (re.si.)LA GAZZETTA DEL SUD (giovedì 28 settembre 2006)DUE ARRESTI ECCELLENTI, redazione di Lorenzo BaldoMolto calda l’estate del 2005. Per qualcuno però è stata ancora più dura. A luglio e agosto si sono succedute due catture decisamente eccellenti: il 13 luglio è stato arrestato Joseph Focoso, poco più di un mese dopo, il 12 agosto 2005 è finito in manette Luigi Putrone. Ma andiamo per ordine. A Spiesen-Elsverberg, uno sconosciuto paesino della Germania, viene ammanettato Joseph Focoso, 36 anni, uomo d’onore di Realmonte (AG), pluriomicida condannato all'ergastolo nel processo di mafia denominato Akragas, ritenuto tra gli esecutori dell'omicidio del maresciallo dei carabinieri Giuliano Guazzelli avvenuto nel 1992 per il quale è stato condannato all'ergastolo. Ingrassato fino a 120 Kg, con barba e capelli lunghi, Focoso si è presentato molto diverso dalla foto segnaletica che lo vedeva fra i 30 latitanti più pericolosi d’Italia. Latitante da sei anni, è stato ammanettato di buon mattino, dopo essere stato svegliato dagli agenti della DIA di Agrigento (il ten. col. Alberto Tersigni e il ten. Tino Piscitello coordinati dal col. Luigi Terrazzano), che hanno operato in collaborazione con la polizia federale tedesca “Bka”. Nella riunione decisiva fra il “Bka” e i due ufficiali della DIA è stato deciso di formare due squadre: una sarebbe intervenuta a casa di Filippo Focoso, fratello del killer e l’altra a casa del padre. Il secondo obiettivo è stato quello giusto. A coordinare le indagini, snodatesi con sempre maggiore vigore negli ultimi 3 anni, è stata la Dda di Palermo. L'attività d'indagine è stata seguita dal procuratore aggiunto di Palermo Annamaria Palma e dal sostituto procuratore Ambrogio Cartosio. Joseph Focoso viveva una vita molto appartata con la moglie e i due figli. Per catturarlo gli investigatori si sono avvalsi delle cosiddette indagini tecniche: microspie, intercettazioni e il satellite. La svolta però è arrivata con le indagini tradizionali fatte di appostamenti, pedinamenti e osservazioni. Fino a quando è stata intercettata una telefonata nella quale è stata registrata in sottofondo la voce di uno dei figli che ha fatto capire quanto il padre fosse “vicino”. Dopo poche settimane dall’intercettazione è scattato il blitz. Un mese e un giorno dopo è stata la volta di un altro boss di Cosa Nostra. Nella Repubblica Ceca, a circa settanta chilometri da Praga, precisamente a Usti Nab Laben (una cittadina al confine con la Germania), è stato arrestato Luigi Putrone, uomo d’onore al vertice della famiglia mafiosa di Porte Empedocle (AG). Nel 2001, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario, veniva indicato come uno dei boss "emergenti" di Cosa nostra. Da sette anni era ricercato per associazione mafiosa e omicidio. Putrone aveva contato su un’alleanza solida con i Brusca, di fatto aveva partecipato alla pianificazione del sequestro del piccolo Giuseppe Di Matteo (il figlio del collaboratore di giustizia poi sciolto nell'acido) essendo stato per alcuni mesi il suo carceriere. Condannato all'ergastolo, compariva nella lista dei trenta latitanti italiani più pericolosi. Viveva in una palazzina popolare con una compagna ceca, a quanto pare all'oscuro del suo passato mafioso, con la quale gestiva un supermarket nel centro del paese. I carabinieri d'Agrigento, coadiuvati dalla polizia ceca e dall’Interpol l'hanno bloccato all’uscita da un parcheggio davanti a una pasticceria: non era armato e non ha potuto reagire. L’operazione è stata coordinata dalla Dda di Palermo attraverso il procuratore aggiunto Annamaria Palma e i sostituti Fernando Asaro e Costantino De Robbio in stretto contatto con gli uomini del col. Paolo Edera del Comando Provinciale del CC di Agrigento (cap. Cucchini). Luigi Putrone, 45 anni, era ricercato dal 1998 per associazione mafiosa e omicidio; riuscì ad evitare la condanna all’ergastolo fuggendo in modo rocambolesco dalla finestra dell'hotel di Agrigento nel quale lavorava. Cinque anni dopo fu condannato in contumacia all'ergastolo dalla Corte d'Appello di Palermo nel cosiddetto Processo Akragas. L'ultima condanna, Putrone l'aveva collezionata il 20 maggio dell'anno scorso: 18 anni di reclusione per una serie di estorsioni a commercianti e imprenditori dell'agrigentino. A tradirlo sono state le indagini tecniche che hanno consentito ai Carabinieri di Agrigento di avere un sufficiente grado di certezza sulla presenza del Patrone nella Repubblica Ceca Fin qui la cronaca dei fatti. Abbiamo chiesto alla dott.ssa Palma di analizzare per noi le differenti sfaccettature tra Focoso e Putrone prima e dopo la loro cattura. Come siete arrivati all’arresto di Joseph Focoso e di Luigi Putrone?Sono passati ben sei anni prima che noi riuscissimo a catturarli e in tutto questo periodo non abbiamo mai smesso di ricercarli; la cattura è il frutto di indagini complesse, con momenti difficili che potevano anche fare demoralizzare, ma la costanza e la tenacia delle Forze di Polizia che hanno svolto le indagini, ha condotto alla fine ai risultati speratiQuali sono i prossimi sviluppi dopo la cattura di questi due latitanti?Molte indagini sono ancora coperte da segreto, riscontri e accertamenti sono in fase di svolgimento al fine di verificare se vi siano stati favoreggiatori dei due latitanti. Cominciamo ad approfondire i momenti salienti della cattura di Joseph FocosoPer quanto riguarda Focoso indispensabile, come del resto in tutti i casi in cui si appalesi la necessità del collegamento tra forze di Polizia di Stati diversi, è stata la tempestività con la quale l’Interpol ha consentito l’accreditamento della DIA di Agrigento e Palermo in Germania. Focoso è stato monitorato attraverso una serie di attività tecniche che ne hanno consentito la cattura a seguito perquisizione effettuata proprio nell’abitazione dei genitori. Mentre per Luigi Putrone?Per quanto riguarda Putrone occorre ricordare che alcuni suoi familiari di Porto Empedocle appartengono alla criminalità organizzata: un fratello è stato condannato con sentenza divenuta irrevocabile alla pena dell’ergastolo, un altro fratello (già tratto in arresto per il reato di associazione mafiosa e successivamente rimesso in libertà), è un personaggio sicuramente di spessore di Cosa Nostra. Ancora una volta le intercettazioni, che rimangono lo strumento investigativo principe in tutte le indagini e non soltanto per quelle di criminalità organizzata, ci hanno condotto al latitante. Avuta la certezza della presenza di Putrone in una cittadina della Repubblica Ceca (Usti Nab Laben ndr), anche in questo caso, attraverso la preziosa collaborazione dell’Interpol, i Carabinieri di Agrigento accreditati in quello Stato, hanno indicato alla Polizia Ceca il latitante che è stato catturato. Fra Focoso e Putrone che legame troviamo?Non abbiamo elementi per escludere o confermare che fra i due ricercati durante il periodo della latitanza vi siano stati rapporti di frequentazione o collegamenti anche se è da dire che storicamente Focoso è sempre stato un personaggio vicino a Putrone. Quali sono le difficoltà maggiori che avete avuto per averli catturati all’estero?Nel momento in cui si dovrà ottenere l’estradizione di Putrone e Focoso (e sono in corso questi procedimenti) il giudice ceco e il giudice tedesco dovranno necessariamente applicare le proprie norme procedurali e verificare se siano stati rispettati, nello svolgimento dei processi in Italia che hanno condotto alle condanne definitive, i principi dei Trattati internazionali, quale la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e la salvaguardia della Garanzie Costituzionali, attinenti al giusto processo, primo fra tutti la tutela del diritto di difesa. E’ da evidenziare, con riguardo alla cattura di Focoso, che nel corso di questi sei anni di indagini i rapporti con l’autorità giudiziaria tedesca sono stati costanti e continui, non privi di qualche difficoltà correlata alla differente legislazione. L’autorità giudiziaria tedesca ha concesso le rogatorie soltanto in presenza di elementi inequivoci sulla presenza del latitante nel proprio territorio. Sempre la legislazione tedesca consente le rogatorie subordinandole a problemi di “budget”. In ogni caso devo dare atto dell’eccezionale capacità sia della polizia tedesca sia della polizia ceca che hanno proceduto alle due catture, perché sia in Germania che nella Repubblica Ceca tutte le attività di polizia devono essere svolte dalla Polizia del paese straniero, ovviamente con la collaborazione della Polizia Italiana accreditata per le singole operazioni.A cosa si devono queste latitanze fuori dai confini nazionali?Cominciamo con il dire che Joseph Focoso non aveva funzioni di vertice e non possiamo escludere che Luigi Putrone, attraverso i contatti con i propri familiari, abbia mantenuto i suoi collegamenti con Porto Empedocle. Storicamente in Stati come la Germania, il Belgio e altri, sono residenti interi nuclei agrigentini; le origini di questi insediamenti sono correlate ad antiche emigrazioni di nostri connazionali per ragioni di lavoro. Ovviamente si tratta generalmente di comunità sane alle quali nel tempo possono essersi affiancati nuclei familiari con collegamenti con la criminalità organizzata e che, nel tempo si sono prestati ad accogliere e proteggere chi si sottrae alla giustizia italiana. La storia giudiziaria conferma questa mia affermazione se si considera che negli scorsi anni diversi agrigentini ricercati sono stati catturati proprio in Paesi della Comunità Europea ed anche in Stati d’oltreoceano. Un latitante, ad esempio, è rimasto all’estero finchè è maturato il termine di prescrizione della pena da espiare. Ci sono quindi dei meccanismi che i ricercati ben conoscono che consentono loro di sottrarsi alla giustizia italiana. Vi sono poi degli elementi per ritenere che queste latitanze non sarebbero rese possibili senza l’aiuto di fiancheggiatori e della stessa organizzazione criminalealla quale appartengono; mi riferisco anche agli “aiuti” economici che vengono prestati: sia Focoso che Putrone sono stati adeguatamente assistiti nel corso dei processi celebrati nella loro contumacia con nomine di difensori di fiducia; inoltre generalmente le spese della difesa in Cosa Nostra – lo attestano dati processuali - sono a carico della stessa organizzazione. Potremmo ritenere che quanto appena detto si sia verificato anche in questo caso, soprattutto perché i processi sono stati lunghi e costosi. Quasi sempre i latitanti, durante il periodo in cui si sottraggono alla cattura, sono resi edotti di quanto avviene, sotto il profilo criminale, nei territori di appartenenza; ne è conferma il rinvenimento nell’abitazione in cui si nascondeva il Focoso di numerose copie del Giornale di Sicilia (anche non recenti), con la cronaca di Agrigento, che consentivano il costante aggiornato sugli eventi agrigentini.Possiamo azzardare a parlare di una loro auspicabile collaborazione?La collaborazione, secondo la recente legge, deve rispondere a requisiti molto rigorosi, primo fra tutti l’elemento della novità. Sarebbe auspicabile che intervenga, pertanto, al momento della cattura, quando chi si appresta ad iniziare la collaborazione, è in possesso di dati che consentono di intervenire sul territorio con celerità e speditezza anche con funzioni di prevenzione. Il riferimento a fatti del passato ha certamente una utilità soltanto se riguardi dati non ancora processualmente acquisiti. Soltanto in presenza di elementi che vanno valutati con estremo rigore può essere avviata la procedura per attribuire il programma di protezione ed i benefici che la legge consente.* Procuratore aggiunto DDA Palermo



11:51 PM - Thursday 30 November 2006 - Invia un commento
la verita'io sono stato in sicilia come carabiniere,se chiedete ho sempre fatto tutto cio che mi conpeteva con devozione e sincerita,ma nel momento che l'arma non ritenette che il mio servigio era dispensabile ho avuto tutto il vostro ricambio con la distruzione di una vita e con il vostro dire cosa nostra.se potessi ritornare indietro non rifarei piu quel cammino.per il maggiore massimo cucchini.complimenti per la tua carriera e scusa se ti ho distusturbato ne cercarti,pensavo che un apparenenza era la migliore cosa per una persona ma mi ricredo,io sto vivendo un incubo degli sbagli non miei grazie.
pietro crescente - 11:38 AM - Monday 8 October 2007
Congratulazioni Magg. CucchiniSalve Maggiore, Dalle poche notizie via Internet cerco di segurla quanto più mi è possibile. Le invio un caro saluto e le faccio i miei complimenti per la brillante carriera Raffaele C. 204° Corso "Enea Codotto" - Benevento. (Sett. 1996)
Anonymous - 03:58 PM - Monday 5 November 2007


PER CONTATTARMI












09:50 AM - Wednesday 29 November 2006 - Invia un commento

SICANIA POKER
08:50 PM - Saturday 25 November 2006 - Invia un commento
LUIGI PUTRONE ARRESTATO BOSS LATITANTE DA 7 Anni







Luigi Putrone si era rifugiato in una cittadina della Repubblica CecaCondannato all'ergastolo, era coinvolto nel sequestro del bimbo ucciso nell'acidoArrestato boss latitante da 7 anniFu carceriere del piccolo Di Matteo


PALERMO - Fu il carceriere del piccolo Giuseppe Di Matteo, il figlio del collaboratore di giustizia sciolto nell'acido. Era al vertice della mafia d'Agrigento e di Porte Empedocle. Nel 2001, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario fu indicato come uno dei boss "emergenti" di Cosa nostra. Da sette anni era ricercato per associazione mafiosa e omicidio. Condannato all'ergastolo, compariva nella lista dei trenta latitanti italiani più pericolosi. Ieri è stato arrestato nella Repubblica Ceca. La carriera criminale di Luigi Putrone è terminata in un carcere di Praga. I carabinieri d'Agrigento l'hanno atteso davanti ad un pastificio: non era armato e non ha potuto reagire. Viveva a Usti Nab Laben, una cittadina al confine con la Germania, a circa settanta chilometri dalla capitale ceca. C'era finito per evitare il carcere ma una telefonata ai parenti in Italia l'ha tradito. Viveva in una palazzina popolare con una compagna ceca, a quanto pare, all'oscuro del suo passato mafioso. Appena un mese fa, un altro esponente della famiglia mafiosa di Porte Empedocle, il boss Joseph Focoso, era stato arrestato in Germania, non distante dalla città dove si era rifugiato il latitante siciliano. Per il Procuratore capo di Palermo Piero Grasso, la coincidenza non è casuale: "In Germania ci sono molte colonie di mafiosi ed possibile che in quella terra i latitanti possano godere di protezione". Luigi Putrone, 45 anni, era ricercato dal 1998 per associazione mafiosa e omicidio; riuscì ad evitare la condanna fuggendo in modo rocambolesco dalla finestra dell'hotel di Agrigento nel quale lavorava. Cinque anni dopo fu condannato in contumacia all'ergastolo dalla Corte d'Appello di Palermo nel cosiddetto Processo Akragas. L'ultima condanna, Putrone l'aveva collezionata il 20 maggio dell'anno scorso: 18 anni di reclusione per una serie di estorsioni a commercianti e imprenditori dell'agrigentino.
12 Agosto 2006


08:19 PM - Saturday 25 November 2006 - Invia un commento

L' ISOLA CHE NON C' E'



IL sindaco Tirrito Giuseppe : Il nostro è un paese sereno….
Un’isola felice.


Diamo una risposta all' INTERVISTA dell'EX PRIMO MEMBRO.

1)Come mai non ha dichiarato lutto cittadino?strano forse colui che si auto proclamò primo membro cittadino (a tutti gli effetti) dimentica che a sostenerlo a candidarsi sindaco fu l’impegno principale dei fratelli Angelo , Vincenzo e Salvatore Vaccaro Notte.E dimentica inoltre che nella sua carriera politica prima di essere eletto sindaco, a malapena poteva contare sui circa 60 voti del suo parentato….pertanto il minimo che lui potesse fare come si verifica nelle amministrazioni democratiche e civili dichiarare lutto cittadino, primo perché Salvatore Vaccaro Notte era un suo consigliere nella sua prima candidatura 1993/1998, e poi io Angelo Vaccaro Notte all’epoca dei fatti consigliere comunale all’opposizione(1998/2000 poi mi sono dimesso causa dei fatti criminosi nei confronti della mia famiglia) perché la mia è una famiglia onesta stimata e rispettata che non meritava per nessun motivo questi efferati e barbari “Omicidi”.

2)Riferisce che Sant’Angelo è un paese tranquillo un’isola felice, forse alludeva all’isola Ferdinandea l’isola che non c’è!!!!Ma viveva nel mondo di Peter Pan…!!Risponde che la mafia cerca d’infiltrarsi dove c’è business, che strano, anzi stranissimo….. l’ex consigliere di Alleanza Nazionale Angelo Vaccaro Notte che ha una memoria molto lucida, ricorda molto bene che prima che arrivassero questi imprenditori virtuali con una carriola con la ruota sgonfia, un piccone e una pala…. Forse erano solo questi i mezzi pagati di cui la ditta Vaccaro/Di Raimondo/Iacono erano titolari…..ricordo bene che hanno operato altre ditte efficienti di Favara, Cammarata, San Giovanni Gemini e San Biagio Platani…. strano molto strano, dopo i primi 5 anni dell’amministrazione dell’allora sindaco Tirrito queste ditte non si sa come, ma lascio a voi immaginare sparirono completamente di essere presenti e vincere alcuni appalti o se venivano vinti da queste ditte….strano i lavori venivano effettuati dalla ditta Vaccaro, Di Raimondo e Iacono.
Meno male che non parliamo di infiltrazioni e neanche di corruzione, però tengo a precisare visto l’evolvere dei fatti (motto mio personale…Dio vede e provvede, che il tempo mi darà ragione) ci veniamo a trovare il vice sindaco Giuseppe Vaccaro omonimo e primo cugino di Giuseppe Salvatore Vaccaro presunto mandante degli omicidi dei miei fratelli, il presidente del consiglio Lorenzo Alfano primo cugino del defunto capo mafia Vincenzo Di Raimondo e Antonino Di Raimondo presunti mandanti, posso dedurre che per una forma di rispetto adesso capisco il perché non proclamò il lutto cittadino (per non fare un torto alle famiglie di cosa nostra locali).


3)Riguardo alle agenzie al tempo degli omicidi, mi risulta che le agenzie autorizzate prima era solo una quella di mio fratello Vincenzo, visto che la ditta Capraro (Milioto) se non erro dopo anni di lavoro non in regola regolarizzò la posizione 6/8 mesi dopo dell’apertura dell’agenzia di mio fratello, molto particolari le contraddizioni di questo sindaco, nell’intervista riferisce che le agenzie sono tre….sapete di chi è la terza agenzia? Del primo cugino del sindaco Giuseppe Tirrito e del nipote Sacco Agostino deceduto alcuni mesi fa, e si vocifera morto(impiccato) infarto, anche lui presunto mandante dell’assassinio dei miei fratelli certo che abbiamo un bel mosaico!! Grazie a Dio era un paese sereno e felice….. parla di una fetta di mercato molto scarsa, trenta milioni circa da dividere in tre.. che strano forse lui ha dimenticato che alcuni mesi prima per la dipartita della propria madre, mi risulta che pagò tra i sette/otto milioni per il servizio offertogli dalla ditta Capraro /Milioto, comunque prima dell’evento la ditta Milioto operava con un listino di mercato che oscillava tra i quattro milioni e mezzo ai sette milioni (compresa tangente mortuaria), naturalmente da dividere con alcuni lecchini e altri falegnami….l’agenzia di mio fratello non aveva un listino prezzi così elevato perché noi non pagavamo nessuna tangente mortuaria ma garantivamo un servizio efficiente serio e di qualità…..furono i Milioto a lanciare la sfida che dovevano far fallire mio fratello, e io gli dissi che prima di tutto mio fratello non aveva nessuna cambiale da pagare perché dietro di mio fratello c’ero io che garantivo e che avevo finanziato l’attività commerciale.
Ma visto che lui era conscio e consapevole che i due omicidi portavano dritti all’agenzia di onoranze funebre, strano…molto strano a consigliare al cugino di aprire un’altra agenzia di onoranze funebre, a questo punto nutro il sospetto per non dire certezza che era un bel piano studiato a tavolino.


4)Dal 10 maggio ad oggi il mio cellulare è diventato un centralino, ho ricevuto centinaia di telefonate di amici, conoscenti e parenti che stimavano stimano e mi auguro che stimeranno ancora Angelo Vaccaro Notte e famiglia, per congratularsi dell’operato delle forze dell’ordine, che la giustizia DIVINA e TERRENA alla fine trionfa su tutto.













News IL SINDACO : IL NOSTRO è UN PAESE SERENO





INTERVISTA integrale 8 Febbraio 2000

IL SINDACO: IL NOSTRO è UN PAESE SERENO



Sant’Angelo Muxaro. 8 Febbraio 2000

Oggi pomeriggio ai funerali di Salvatore Vaccaro Notte ci sarà anche il sindaco del paese,Giuseppe Tirrito.
Ma non sarà lutto cittadino.
Perchè?
“Non serve l’ufficialità. Questo delitto è un lutto cittadino nei cuori di tutti noi. Ogni altra iniziativa si presterebbe a strumentalizzazioni”.
Ma si tratterebbe di una persona che ha pagato con la vita per aver contrastato condizionamenti mafiosi…
”Si , ho sentito questa ipotesi. Ma guardi che Sant’Angelo è un paese tranquillo,un’isola felice. La mafia cerca di infiltrarsi laddove c’è business e dove ci sono amministrazioni corrotte ed a S.Angelo non c’è né questo né quello”.
Allora come si possono giustificare due delitti in tre mesi? (dovevano essere tre)
”Nessuno al momento sa dare una spiegazione. Il movente potrebbe essere qualcosa di futile,od invece qualcosa di grosso. Saranno gli inquirenti a dare risposte concrete. Certo,però,se si pensa al business guardando all’attività di pompe funebre che svolgeva Vincenzo Vaccaro Notte io credo che si rischi di sbagliare. Di agenzie infatti ce ne sono ben tre,e con una media in paese di venti morti l’anno si tratterebbe di gestire un affare da trenta milioni da dividere in tre. Troppo poco per giustificare tanta violenza,per un delitto che,comunque,nulla ha a che vedere con la politica”.
Cosa vuol dire?
”Che si è ricordato il fatto che Vaccaro Notte sia stato consigliere comunale da AN. Nei paesi piccoli i partiti non sempre rispecchiano scenari nazionali. Prenda la mia giunta come esempio:è sostenuta da Forza Italia nonostante io sia un diessino”

Alfonso Bugea

08:36 PM - Thursday 23 November 2006 - Invia un commento


I PIDOCCHI SCORTATI
LO STATO CONCEDE UNA SCORTA AI “PIDOCCHI”




I pidocchi hanno paura di altri pidocchi, adesso tremano e tanti altri non riescono a dormire dopo la notizia che alcuni pidocchi appartenenti alla cosca sono disposti a collaborare e a chiarire molti fatti criminosi che si sono verificato nell’hinterland Agrigentino, con precisione a Sant’Angelo Muxaro ,Raffadali Santa Elisabetta e dintorni.
Qualcosa si muove, il mosaico dell’assassinio dei miei fratelli incomincia ad essere molto più chiaro.. non fu solo la cosca dei pidocchi ad essere partecipe, ma anche un altro gruppo di “LARVE” della sottospecie minore ( VERMYS INUTILIS ) avrebbe fatto parte fornendo informazioni sugli spostamenti sia dei miei fratelli che quelli miei, in cambio hanno ricevuto soldi e qualcuno un lavoro, questa è certa sporcizia che ancora oggi circola a Sant’Angelo Muxaro e dintorni.
MORTI DI FAME, PIDOCCHI, STRACCIONI, SACCHINARI… per pochi spiccioli si sono venduti la dignità e l’onestà….un pugno di “CORNUTI” come si dice in gergo paesano… ma come fate a camuffare il vostro vile comportamento, puzzate di fogna, gente come voi va isolata!!!!!
Alcuni familiari di questa “ SPORCIZIA O PENTITI ” prima camminavano armati e in gruppi, adesso con i pannoloni e carta igienica!!!!! Ogni minimo rumore o la presenza di qualche estraneo li spinge urgentemente ad avere contatto con la loro origine, cioè la “FOGNA” accettate un mio consiglio “IMPICCATEVI” !!!!!!!



I miei fratelli non sono” ombre ” hanno un’anima ma soprattutto la mia famiglia ha una grande dignità

Angelo Vaccaro Notte


04:05 PM - Tuesday 21 November 2006 - Invia un commento

" PUCYS INUTILIS "
IL PENTITO FORSE SI è PENTITO

DI FARE IL PENTITO



Da Voxpopoli: Pressioni interne alla disonorabilità della propria sporcizia familiare , mantengono il fiato sospeso la cittadinanza onesta che non vede l’ora di liberarsi di certa FETENZIA !!!!!!!!!!!
Si aspettano ulteriori sviluppi nei prossimi giorni !!!


Angelo Vaccaro Notte
09:03 AM - Tuesday 14 November 2006 - Invia un commento
Commento senza titoloVai avanti Angelo fagli vedere chi a veramente le "PALLE" . Sei forte sono un pugno di PIDOCCHI . Un tuo ammiratore 6 un MITO
Anonymous - 04:22 PM - Wednesday 29 November 2006
SUMMIT tra MAFIOSI GANG CLAN BANDA




SUMMIT tra MAFIOSI
alcuni affiliati della cosca dei pidocchi, prima di essere arrestati.




10:21 PM - Jul. 22, 2008 -

liliumjoker VIDEO MAFIA VIDEO OPERAZIONI ANTIMAFIA BONIFICA DEL TERRITORIO

liliumjoker VIDEO MAFIA VIDEO OPERAZIONI ANTIMAFIA BONIFICA DEL TERRITORIO
liliumjoker
VIDEO MAFIA
VIDEO OPERAZIONI ANTIMAFIA
BONIFICA DEL TERRITORIO


VIDEO MAFIA VIDEO OPERAZIONI
ANTIMAFIA BONIFICA DEL TERRITORIO

( Angelikus )



( Angelo Ruoppolo ) ( Bestiacane )


VIDEO MAFIA ARCHIVIO

"http://www.youtube.com/v/kJPNWpczSiY"
COSCA DEI PIDOCCHI SICANIA I

"http://www.youtube.com/v/ARpdaoVSQpg&rel=1"
OPERAZIONE SICANIA I COSCA DEI PIDOCCHI

"http://www.youtube.com/v/ubKlkHpCJKo&rel=1"
Ruoppolo Teleacras - Operazione Sicania 1

MAFIA VIDEO CLIPS
BOSS-KILLER-PENTITI-LATITANTI
"http://www.youtube.com/v/kMmmRsSdcjY"

VIDEO MAFIA ARCHIVIO I

http://www.youtube.com/v/fH8W9ljvcGc&rel=1"
OPERAZIONE SICANIA 2
OPERAZIONE DOMINO 2
PUTRONE PENTITO
9 OMICIDI ai RAGGI X
L’ARRESTO di PROVENZANO
I NOMADI a SANT’ANGELO MUXARO

VIDEO MAFIA ARCHIVIO II

http://www.youtube.com/v/x0Y_Xk-xXX8&rel=1"
Le ESTORSIONI sui RIFIUTI
Le PEDINE di PROVENZANO
MAFIA a SICULIANA
Il PENTITO GIULIO ALBANESE
PROVENZANO il BLITZ FALLITO 1995
LA MAFIA al CASINO’
GLI OMICIDI dei LADRUNCOLI



VIDEO MAFIA ARCHIVIO III

http://www.youtube.com/v/SaxlhcG9TD8&rel=1"
OPERAZIONE MARNA
MAFIA A SICULIANAL’ARRESTO DI PROVENZANO
MAFIA ED ESTORSIONI A PALERMO
PIERO GRASSO BLOCCA IL PAPELLO



VIDEO MAFIA ARCHIVIO IV

http://www.youtube.com/v/JKLLTfrxjls&rel=1"
BRUCATO 10 ANNI AD AGRIGENTO
PUTRONE PENTITO
SCACCO AL RE RAI 3


VIDEO MAFIA ARCHIVIO V

http://www.youtube.com/v/GMREnZZqmIg&rel=1"
OPERAZIONE CAMALEONTE
IL NUOVO CDA DI COSA NOSTRA
ARRESTO DI MAURIZIO DI GATI


VIDEO MAFIA ARCHIVIO VI


http://www.youtube.com/v/9OZSs7couww&rel=1"
II MAXI PROCESSO ALLA MAFIA 1986
TOTO’ RIINA SI LAMENTA COGLI AMICI
MICHELE GRECO IL “PAPA”DELLA MAFIA SICILIANA
LO STATO CONTRO FALCONE E BORSELLINO DOPO SENTENZA PALERMO
L’ARRESTO DI PROVENZANO
BUSCETTA,PIPPO CALO’ ED ALTRI PENTITI AL MAXI PROCESSO


VIDEO MAFIA PAOLO BORSELLINO
ARCHIVIO VII

http://www.youtube.com/v/mceRPiMgje8&rel=1"
PAOLO BORSELLINO
INTERVISTA A PAOLO BORSELLINO I
PAOLO BORSELLINO PER NON DIMENTICARE
LEZIONE SULLA MAFIA
INTERVISTA A PAOLO BORSELLINO II
BORSELLINO PARLA SU BERLUSCONI PRIMA DI MORIRE
GIOVANNI FALCONE E PAOLO BORSELLINO



VIDEO MAFIA GIOVANNI FALCONE
ARCHIVIO VIII

http://www.youtube.com/v/R-N5njZ56pA&rel=1"
ENZO BIAGI INTERVISTA LA SORELLA DI GIOVANNI FALCONE
GIOVANNI FALCONE I
COSTANZO SHOW – TOTO’ CUFFARO AGGREDISCE GIOVANNI FALCONE
FALCONE E BORSELLINO LA NOSTRA STORIA
GIOVANNI FALCONE II
GIOVANNI FALCONE LA STRAGE DI CAPACI
GIOVANNI FALCONE III


VIDEO MAFIA ARCHIVIO IX

"http://www.youtube.com/v/
MA9uuvDTncQ&rel=1"

OPERAZIONE ALTA MAFIA
MAFIA E APPALTI A TRAPANI
OPERAZIONE SICANIA II
IL NUOVO CDA DI COSA NOSTRA
OPERAZIONE CAMALEONTE
LUVI’ SCAPPA CA CHIOVI (LA FUGA DI PUTRONE)

VIDEO MAFIA ARCHIVIO X

"http://www.youtube.com/v/iPUHZQR_beA&rel=1
MAFIA NEL TRAPANESE


VIDEO MAFIA ARCHIVIO XI

"http://www.youtube.com
/v/CBBujhXGmps&rel=1"
OPERAZIONE GHOST II
OPERAZIONE CAMALEONTE II
OPERAZIONE MATRIOSCA
OPERAZIONE PROGRESSO II
ARRESTO DI JOSEPH FOCOSO
LE ARMI DI 9 OMICIDI


VIDEO MAFIA ARCHIVIO XII

"http://www.youtube.com/v/LDArLIQRXi4&rel=1"
OPERAZIONE CAMALEONTE II
IL NUOVO CDA DI COSA NOSTRA
DI GATI RACCONTA FAVARA
LE ARMI DI 9 OMICIDI
OPERAZIONE BISTROT
LA FUGA DI LUIGI PUTRONE
OPERAZIONE CAMALEONTE I



VIDEO MAFIA ARCHIVIO XIII

"http://www.youtube.com
/v/XOkRp0q2GCo&rel=1"
OMICIDI DI CARO – COSTANZA E I PENTITI
LE ARMI DI 9 OMICIDI
7 IMPUTATI PER 9 OMICIDI
LUIGI PUTRONE SU FORTEZZA
PUTRONE PENTITO
9 OMICIDI AI RAGGI X
LA CDA DI COSA NOSTRA AGRIGENTINA



VIDEO MAFIA ARCHIVIO XIV

http://www.youtube.com/v/Up8WO6eL3Rs&rel=1"
ARRESTO DI LO PICCOLO
MAFIA A SICULIANA
CONDANNATE LE PEDINE DI PROVENZANO
PROVENZANO E IL BLITZ FALLITO DEL 1995
GLI OMICIDI DEI LADRUNCOLI
LIVATINO 17 ANNI DOPO
LATITANTI A RISCHIO DI VITA

04:19 PM - Monday 5 November 2007 - Invia un commento

I PENTITI





Questo è il secondo " PENTITO " della COSCA dei PIDOCCHI , appartiene alla sottospecie " Homo Inutilis "delle LARVE minori " VERMYS INUTILIS " Animale da macello


IL PENTITO " U TUPPAGLIU "





Questo è il primo " PENTITO " della COSCA dei PIDOCCHI , appartiene alla sottospecie " Homo Inutilis " delle LARVE minori " VERMYS INUTILIS " Animale da macello
10:14 AM - Saturday 11 November 2006 - Invia un commento
Commento senza titolociai raggione e una specie di animale da macello, un verme inutile, ti faccio cmq tanti auguri per la tua capacita' e la tua onesta'.Non arrenderti mai vai sempre avanti.ciao da un amico tuo che si trova a l'estero.
Anonymous - 04:11 PM - Sunday 26 November 2006
Commento senza titoloCiao amicone Angelo hai pienamente ragione e ti faccio i miei complimenti x il sito che hai fatto.Le persone x bene come lo erano Enzo e Salvatore rimarranno sempre nei nostri cuori.Stai tranquillo che i veri amici nn li dimenticheranno mai. Spero che state tutti bene bacioni a tutti. Un vero amico che ti segue sempre.
Anonymous - 12:39 AM - Thursday 25 October 2007
GrazieCarissimo amico GRAZIE per i complimenti al sito e per l’affetto dimostrato nei confronti dei miei fratelli. Continua a seguire il sito che ce ne saranno altre di notizie…naturalmente di bonifica del territorio di certa MUNNIZZA. Grazie a Dio famiglia e lavoro tutto procede bene, spero anche a te e mi auguro al più presto di prenderci un caffé come ai vecchi tempi… Cordiali Saluti Angelo
Angelikus - 08:40 PM - Friday 26 October 2007

News IL PENTITO






IL PENTITO

Collaboratore di giustizia Imputato appartenente a organizzazioni criminali che, in cambio di consistenti riduzioni di pena per i reati da loro commessi, collaborano con lo stato al fine di facilitare le attività della magistratura inquirente e della polizia nella ricerca di prove e nell’arresto dei loro complici. Introdotta nella legislazione italiana a partire dal 1980 per combattere il fenomeno del terrorismo, la figura del collaboratore di giustizia (detto anche “PENTITO”) si è inoltre rivelata determinante nella lotta al fenomeno mafioso.


Le origini meschine di questa sporcizia che da decenni mortifica la dignità delle persone oneste e rovina completamente il futuro alle persone per bene è di facile identificazione .

La maggior parte di questi ANIMALI detti anche “Pidocchi ,Vermi , Sacchinari o Sporcizia , Morti di Fame“ è indegna di respirare ossigeno e di vivere in mezzo alla “Società Civile” come la nostra .

Il “ PENTITO + L’INDULTO “

Credo che oggi essere un “Criminale” o aver fatto parte a “Cosa Nostra” o di qualsiasi associazione criminale è diventato un privilegio , tra Pentiti e l’indulto lo stato incoraggia e agevola allo sviluppo “ DELINQUENZIALE “ di certa sporcizia .

Che le leggi Italiane facciano acqua da tutte le parti era chiaro a tutti , ma che adesso si mescoli anche il fango è mortificante per chi ha creduto o crede ancora nelle istituzioni .

Cari Ministri e legislatori :
Dedicatevi alla raccolta di “ Lumache “

Angelo Vaccaro Notte


01:56 AM - Friday 10 November 2006 - Invia un commento
10:26 AM - Saturday 11 November 2006 - Invia un commento
Commento senza titoloL'intera comunità Santagelese è felice che questa FECCIA sia stata arrestata assieme ad altri inutili sogetti. Indegna come dici te di respirare ossigeno , hai ragione bisogna ISOLARLI , perchè certi VERMI vanno schiacciati , spero che la comunità Santangelese prenda le distanze anche dai parenti , il DNA di queste persone è composto di cromosomi sporchi. un amico
Anonymous - 11:04 AM - Wednesday 13 December 2006
SANT'ANGELO MUXARO IL PAESE DEI PULCINELLA








IL PAESE DEI PULCINELLA



C’è un paese dove carnevale per alcuni dura 365 giorni l’anno!!!!! Naturalmente questo paese è Sant’Angelo Muxaro.
In effetti alcuni non hanno bisogno di vestirsi da PULCINELLA perché lo sono già , per non parlare dei PAGLIACCI da circo e alcuni BUFFONI di facile identificazione nella pubblica piazza del paese e all’interno della chiesa Matrice.
Mi è arrivato all’orecchio che dopo la mia visita a Sant’Angelo Muxaro qualche SGUAZZAVERTOLE da strapazzo, in compagnia di qualche ZOCCOLA da tre lire sparlano mettendo in evidenza le origini meschine della loro provenienza .
Vorrei ricordare a qualche ZOCCOLA e a qualche SGUAZZAVERTOLE che proprio oggi sono passati 7 anni dall’ASSASSINIO di mio fratello ENZO….e il tutto o in parte è dovuto alla scelta della fusione sfusa tra sfasati locali e non!!!! Per non parlare di alcuni LECCA COGLIONI da strapazzo e PARASSITI vari molto vicini , ma diciamo anche legati alla COSCA DEI PIDOCCHI!!!
Allora mi chiedo…in cambio di fare commenti e critiche in mia assenza , se avete COGLIONI vi prego di contattarmi…il mio recapito telefonico lo avete già!!! Oppure scrivetemi un e-mail , che vi do ulteriori spiegazioni in riguardo!!!
Mi sembra che quello che io ho detto e ho scritto corrisponde al vero….anzi mi sto anche limitando , ma vi prometto che ve lo dirò in seguito personalmente!!! Mi auguro il più presto possibile!!!
Allora ZOCCOLE da tre lire e TESTE di MINCHIA da strapazzo , non finirò mai di ripetervelo perché lo siete e non potete fallire!!!
Aspetto una vostra risposta .



Angelo Vaccaro Notte
09:40 AM - Tuesday 7 November 2006 - Invia un commento

6 ANNI di RITARDO



Mafia & Complici

6 ANNI di RITARDO

Sant'Angelo Muxaro. Parla Angelo Vaccaro Notte. Parla il testimone di giustizia la cui collaborazione con la magistratura e i carabinieri ha reso possibile arrestare 12 persone coinvolte nell'omicidio dei suoi due fratelli e in loschi traffici in odore di mafia.Dalla località in cui si trova da alcuni anni e dove svolge con successo l'attività di imprenditore, il terzo dei Vaccaro Notte - l'unico maschio sopravvissuto - ha deciso di rompere il silenzio, sottolineando alcuni aspetti della storia svelata l'altro ieri dai militari e dai magistrati della Dda palermitana.«Io non vivo in regime di protezione, sono un uomo libero. Solo quando scendo in Sicilia c'è qualcuno che si occupa della mia sicurezza. E poi non è vero che i miei fratelli hanno aperto l'agenzia di pompe funebri con i soldi accumulati in Germania. Mio fratello Vincenzo - ucciso il 3 novembre del 1999 - l'ho aiutato io nei primi tempi di attività, mentre Salvatore era capo squadra del Corpo Forestale e con l'agenzia non c'entrava nulla. Penso che la retata dell'altra notte sia arrivata con un ritardo di sei anni».E ancora: «Per colpa di una magistratura all'epoca lenta e disattenta questi personaggi che tutti conoscono a Sant'Angelo hanno potuto fare i loro comodi fino al giorno degli arresti. Ringrazio i carabinieri, i dottori Palma e De Robbio per il lavoro svolto con impegno e professionalità, che non hanno reso vano il mio coinvolgimento in prima persona. Ma solo loro». Angelo Vaccaro Notte è un torrente in piena quando racconta dei «consigli» subiti dalla concorrenza dei Milioto a non rubargli i clienti intenti a officiare i funerali, racconta delle intimidazioni subìte anche dopo l'uccisione del primo fratello: «Il secondo a morire dovevo essere io, ma i cani che poi mi uccisero e la Divina Provvidenza hanno evitato che ciò avvenisse. Non è vero che Salvatore andò a dire in piazza dopo 90 giorni chi secondo lui era stato ad ammazzare Vincenzo, perché già all'indomani del primo delitto io avevo indirizzato le indagini sui reali responsabili. Ecco perché le manette potevano scattare sei anni fa, risparmiando la vita a Salvatore, salvando l'integrità della nostra famiglia costretta a cambiare aria».L'uomo che oggi dà lavoro a una trentina di impiegati investendo al Nord non risparmia pesanti apprezzamenti per le persone arrestate tra Sant'Angelo e Santa Elisabetta. «Questa è la sporcizia che ci aveva accerchiato. Scese in campo un esercito contro tre fratelli che lavorano onestamente, in un paese dove le connivenze erano all'ordine del giorno».
Francesco Di Mare
09:36 AM - Tuesday 7 November 2006 -

Blitz antimafia, 34 arresti dei carabinieri

Blitz antimafia, 34 arresti dei carabinieri
Nera - Provincia / Sicilia — 04 Luglio 2008 06:50

Come anticipato oggi in esclusiva dal quotidiano La Sicilia, all'alba di oggi, nella province di Agrigento, Trapani, Palermo e Imperia, i carabinieri del Comando provinciale di Agrigento hanno eseguito 34 ordinanze di custodia cautelare in carcere emessi dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale del capoluogo dell'isola su richiesta della Procura distrettuale antimafia di Palermo. Colpite le cosche mafiose della zona occidentale della provincia agrigentina in ordine ai reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, turbativa d'asta, condizionamento di subappalti e imposizione di manodopera. A essere smantellato praticamente del tutto è stato il clan dei Capizzi, esponenti storici di Cosa nostra nella zona del saccense. Per quanto riguarda la provincia agrigentina, gli arresti sono stati così ripartiti: 7 a Burgio, 7 a Ribera, 6 a Montevago, 5 a Menfi, 2 a Sciacca, 2 a Sambuca di Sicilia, 2 a Santa Margherita Belice e 1 a Lucca Sicula. Il procuratore della Repubblica di Palermo, Francesco Messineo, terrà una conferenza stampa alle 10.30, nella sala conferenze del palazzo di giustizia del capoluogo dell'isola per illustrare i particolari dell'operazione che è stata denominata "Scacco matto".


Camorra, 30 arresti per traffico internazionale droga a Napoli

NAPOLI (Reuters) - E' stata sgominata questa notte un'associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di cocaina e marijuana operante nel Napoletano e controllata dagli scissionisti del clan camorristico Di Lauro.

Lo riferisce una nota del comando provinciale dei carabinieri di Napoli.
I militari hanno arrestato 30 persone, in esecuzione di ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli.
Nel corso delle indagini è emerso che l'organizzazione, operante nell'hinterland nord-occidentale del capoluogo campano, importava cocaina dal Venezuela e dalla Spagna, nascondendola nei bagagli dei suoi corrieri e nelle scocche di auto preparate appositamente da carrozzieri compiacenti.
L'organizzazione era controllata dal gruppo degli scissionisti del clan camorristico dei Di Lauro, al centro della sanguinosa faida di Scampia negli anni scorsi.
Infine, in un'operazione separata la polizia di Caserta ha arrestato due persone ritenute legate al clan dei Casalesi e sfuggite all'arresto il primo luglio scorso, nel corso di un'operazione dei carabinieri di Caserta.

Le indagini a seguito della strage di San Michele nel 2003
Camorra, blitz contro i Casalesi: 32 arresti
In manette anche Raffaele Bidognetti figlio del boss Francesco detto 'Cicciotto' e Mezzanotte, e Paolo Schiavone, nipote di Francesco Schiavone, il temuto Sandocan. L'operazione nelle province di Caserta, Roma, Modena, Arezzo e Firenze.


Caserta, 1 lug. - (Adnkronos/Ign) - Nuovo duro colpo al clan dei Casalesi. Un blitz dei carabinieri del comando provinciale di Caserta nelle province di Caserta, Roma, Modena, Arezzo e Firenze, ha portato all'esecuzione di 32 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettante persone ritenute apparteneti ai gruppi Bidognetti e Tavoletta-Campiello, attivi a Casal di Principe, Villa Literno e Parete.Tra gli arrestati ci sono anche Raffaele Bidognetti figlio del boss Francesco detto 'Cicciotto' e Mezzanotte, e Paolo Schiavone, nipote di Francesco Schiavone, il temuto Sandocan. Mentre Bidognetti, 34 anni, ha ricevuto l'ordinanza di custodia cautelare mentre si trovava rinchiuso in carcere, Schiavone, figlio di Francesco Schiavone (cugino omonimo di Sandocan) detto Cicciariello, si trovava in un appartamento.Oltre a Bidognetti e a Schiavone i carabinieri hanno arrestato altre 30 persone. Gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione mafiosa, omicidio, tentato omicidio, detenzione illegale di armi, traffico di droga, ricettazione e illecita concorrenza. Le ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dal gip presso il Tribunale di Napoli su richiesta dei pm della Direzione distrettuale antimafia da Raffaello Cantone, Catello Maresca e Annamaria Lucchetta.Le indagini hanno avuto inizio verso la fine del 2003 a seguito della strage di San Michele, quando furono uccisi Natale e Rovescio e altre tre persone furono ferite. Ad eseguire quella spedizione di morte furono sicari del clan Tavoletta-Campiello.
Sgominate cosche del Siracusano La polizia ha eseguito 61 ordinanze di custodia cautelare ad Avola, Noto e Pachino. Gli indagati sarebbero complessivamente un centinaio. Nel mirino il clan Trigila, operante nella zona sud della provincia di Siracusa

01.07.2008
La Polizia colpisce le cosche mafiose del siracusano, i Carabinieri il clan dei Casalesi a Caserta
Oltre 90 provvedimenti restrittivi eseguiti dalle Forze dell’ordine in diverse province
Le Forze dell’ordine hanno compiuto, nelle prime ore di questa mattina, due importanti operazioni nei confronti della criminalità organizzata che opera nelle province di Siracusa e di Caserta.
La Polizia di Stato ha eseguito, nella zona sud della provincia di Siracusa, oltre 60 provvedimenti restrittivi nei confronti di personalità anche di spicco delle cosche mafiose locali. L’operazione è stata compiuta a seguito di una lunga e complessa attività investigativa, coordinata dalla Procura distrettuale antimafia di Catania e condotta dal Commissariato di P.S. di Avola. I reati contestati nell’ordinanza di custodia cautelare vanno dall’associazione di tipo mafioso finalizzata alle estorsioni, all’illecita concorrenza mediante violenza o minaccia a danno di imprese, al traffico di sostanze stupefacenti, alla gestione di bische clandestine, fino ad arrivare al sequestro di persona e al tentato omicidio. Per l’esecuzione dell’imponente operazione sono impegnati sul territorio oltre 300 uomini della Polizia di Stato, con l'ausilio di unità cinofile e di elicotteristi. Gli arresti sono stati compiuti anche nelle province di Milano, Macerata, Ancona e Messina.
I Carabinieri hanno compiuto 32 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di persone ritenute appartenenti al clan dei Casalesi. I destinatari dei provvedimenti restrittivi sono gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, omicidio, tentato omicidio, porto e detenzione illegale di armi, traffico di droga, ricettazione e illecita concorrenza. I provvedimenti eseguiti dai carabinieri del Comando provinciale di Caserta riguardano, in particolare, i gruppi criminali Bidognetti e Tavoletta-Campiello operanti nell'Agro Aversano, soprattutto nelle zone comprese tra Casal di Principe, Villa Literno e Parete. Le ordinanze sono state eseguite nelle province di Caserta, Roma, Modena, Arezzo e Firenze.


SIRACUSA - Una vasta operazione antimafia contro i clan che agiscono nelle zone di Avola, Noto e Pachino è scattata la notte scorsa. Agenti della polizia di Stato di Siracusa hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nei confronti di 61 persone, comprese personalità di spicco delle cosche locali.Secondo quanto si è appreso, gli indagati sarebbero complessivamente circa un centinaio, e per alcuni di loro il Gip avrebbe rigettato la richiesta di arresto. Le indagini della squadra mobile della Questura di Siracusa e del commissariato di Avola sono state coordinate dal procuratore aggiunto Ugo Rossi, della Direzione distrettuale antimafia di Catania.Sono 55 le persone arrestate dalla polizia nell'ambito dell'operazione antimafia denominata Nemesi. Alcuni dei provvedimenti restrittivi emessi dal Gip di Catania su richiesta della Dda della Procura etnea sono stati eseguiti anche in Lombardia e nelle Marche a conclusione di indagini avviate dal commissariato di Avola nel novembre del 2004.Agli indagati sono contestati, a vario titolo, i reati di associazione mafiosa finalizzata alle estorsioni, all'illecita concorrenza mediante violenza o minaccia, al traffico di cocaina, hashish e marijuana, alla gestione di bische clandestine, nonchè sequestro di persona, tentato omicidio e porto di pistole, rivoltelle ed esplosivi.Le indagini avrebbero permesso di individuare il ruolo di vertice di alcuni degli arrestati che sarebbero organici al clan mafioso Trigila, che storicamente opera nella zona sud della provincia di Siracusa e che fa parte del più vasto cartello criminale denominato Aparo-Nardo-Trigila, legato a sua volta a Cosa nostra di Catania.L'inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto di Catania, Ugo Rossi, ha permesso di ricostruire le dinamiche criminali degli ultimi 5 anni della cosca e il suo organigramma a tutti i livelli. Nell'operazione Nemesi sono stati impegnati sul territorio oltre 300 uomini della polizia di Stato, con l'apporto di unità cinofile e di elicotteri.


"Cuffaro fece un accordo criminoso" Depositate le motivazioni della sentenza del processo alle talpe alla Dda. Secondo i giudici, l'ex governatore "non è stato un mero e passivo recettore di notizie, ma l'autore consapevole di un accordo con Borzacchelli finalizzato al disvelamento sistematico di notizie segrete su indagini in corso da parte dell'autorità giudiziaria"


PALERMO - "Cuffaro non è stato per nulla un mero e passivo recettore di notizie, ma l'autore consapevole di un accordo criminoso con Borzacchelli (ex sottufficiale dei carabinieri condannato per concussione in un altro processo e coinvolto nella stessa inchiesta n.d.r.) finalizzato al disvelamento sistematico di notizie segrete su indagini in corso da parte dell'autorità giudiziaria ed il beneficiario di un sistema privato di intelligence finalizzato alla tutela ed alla impunità sua e del suo sistema di potere".È uno dei passaggi delle motivazioni della sentenza del cosiddetto processo alle talpe alla Dda, che vedeva imputati, tra gli altri, anche l'ex governatore siciliano Salvatore Cuffaro, depositate ieri dai giudici della III sezione del tribunale di Palermo. L'ex presidente fu condannato a 5 anni per favoreggiamento e rivelazione di notizie riservate. I giudici esclusero, però, l'aggravante dell'avere agevolato Cosa nostra, contestata dai pm.Nella sentenza si fa riferimento esplicito alle fughe di notizie su inchieste in corso di cui Cuffaro fu responsabile come quella, che risale al 2001, relativa alla presenza di microspie a casa del boss Giuseppe Guttadauro. Per i giudici è stata raggiunta la prova della responsabilità dell'ex governatore che apprese della "cimice" proprio da Borzacchelli."Pur di realizzare l'accordo criminoso stretto con Borzacchelli e di tutelare i suoi interessi Cuffaro è stato disposto a fare eleggere al parlamento regionale a tutti i costi (anche creando una lista appositamente a tal fine) un soggetto che non era un 'candidato appetibile', come sostenuto improvvidamente dalla difesa, ma uno squallido ricattatore ed un traditore dell'Arma dei carabinieri e delle istituzioni per brama di potere e di denaro".Lo scrivono i giudici della III sezione del tribunale nelle motivazioni della sentenza del processo alle cosiddette talpe della dda di Palermo in cui era imputato, tra gli altri, l'ex governatore siciliano Salvatore Cuffaro, condannato a 5 anni per favoreggiamento e rivelazione di segreto istruttorio. I giudici fanno riferimento all'ex maresciallo dei carabinieri Antonio Borzacchelli, eletto deputato regionale nel 2001 e condannato nell'ambito della stessa inchiesta che rivelò al governatore informazioni riservate su inchieste di mafia in corso.I giudici ritengono "certo" il passaggio di numerose notizie da Borzacchelli a Cuffaro, tra le quali: quella, del 2001, relativa alle intercettazioni in casa del capomafia di Brancaccio Guttadauro, realizzata nell'interesse dell' ex assessore comunale dell'Udc, "delfino" del governatore, Mimmo Miceli, condannato poi per mafia e abituale frequentatore della csa del boss. Provata, per il collegio, anche la fuga di notizie "sulle indagini in corso a carico di Francesco Campanella (all'epoca amico e collaboratore del Cuffaro), (poi pentito n.d.r.), in relazione ai suoi rapporti con i Mandalà, uomini d'onore della famiglia mafiosa di Villabate"."Estremamente probabile" - secondo il tribunale - la rivelazione delle informazioni sull'iscrizione nel registro degli indagati dei marescialli Ciuro e Riolo, coinvolti e condannati nella stessa inchiesta, che Cuffaro, ha girato "al suo amico Michele Aiello", ex manager della sanità privata condannato nello stesso processo a 14 anni per associazione mafiosa. "Risulta, pertanto, logico, conseguente e conforme alle prove emerse - concludono - ritenere che Cuffaro, avendo stipulato un simile accordo criminoso con Borzacchelli, avesse un personale interesse al raggiungimento di un risultato comune".

Giustizia, via libera Cdm a Lodo Alfano

Lo ha detto nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi lo stesso Guardasigilli, Angelino Alfano, che ha scritto il provvedimento a quattro mani con il deputato Pdl e avvocato del premier, Nicolò Ghedini.
Il ddl si costituisce di un unico articolo in 8 commi e prevede che dalla sua entrata in vigore si sospendano tutti i processi penali in corso, in ogni fase o grado, per capo dello Stato, presidenti di Camera e Senato e presidente del Consiglio.
La sospensione non si applica nel caso di reati "funzionali", ossia commessi dalle quattro cariche nel corso dell'esercizio delle loro funzioni.
"Lo scudo vale per l'intera durata del mandato ed è reiterabile solo in caso di nuova nomina nel corso della legislatura e nella medesima funzione", ha spiegato il ministro, aggiungendo che "la sospensione riguarda anche la prescrizione e non preclude al giudice l'acquisizione di prove non rinviabili".
L'imputato, se vorrà, potrà rinunciare alla tutela, mentre le altre parti coinvolte nel processo sospeso potranno proseguire la loro azione in sede civile, "con termini ridotti alla metà", ha aggiunto.
SEGUITI CON ATTENZIONE RILIEVI CONSULTA 2004
A differenza del Lodo Schifani -- varato nel 2004 durante il precedente governo del Cavaliere e bocciato dalla Consulta perché incostituzionale -- il nuovo lodo stabilisce una durata limitata dello scudo e consente alle parti civili di esser risarcite.
"Crediamo che la nostra iniziativa possa portare un elemento di equilibrio in più per l'ordinato e sereno assetto dei poteri dello Stato", ha commentato il ministro.
"Ci siamo mossi in piena concordanza con la sentenza del 2004, abbiamo fatto un lavoro serio in riferimento ai punti deboli individuati come incostituzionali e abbiamo ribadito i principi positivamente valutati", ha aggiunto, sottolineando che "non è detto che la Corte debba tornare a pronunciarsi sul Lodo se nessuno eccepirà questa volta la sua costituzionalità".
Il Lodo Schifani fu respinto dall'Alta Corte nel 2004 perché violava gli articoli 3 e 24 della Carta sull'uguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge e sul diritto alla tutela dei propri diritti in giudizio.
NESSUN NESSO CON NORMA BLOCCA-PROCESSI
Secondo l'opposizione, il provvedimento costituisce -- insieme alla norma sulla sospensione per un anno dei processi per reati punibili con meno di 10 anni di reclusione, inserita nel decreto sicurezza -- la massiccia offensiva lanciata dal governo Berlusconi sul fronte della giustizia, tesa a salvaguardare il premier attualmente sotto processo a Milano con l'accusa di corruzione giudiziaria.
Un nesso che Alfano nega nettamente. Facendo notare che, in ogni caso, "se Berlusconi viene condannato, non è costretto a dimettersi".
"Non vi è nessun nesso tra il decreto sicurezza e la norma che riguarda questa disposizione", ha tenuto a sottolineare il ministro durante la conferenza stampa. Anzi, il governo spera che sul disegno di legge vi sia larga convergenza in parlamento.
"Il ddl verrà immediatamente sottoposto al Parlamento, immaginiamo che possa avere largo consenso parlamentare per l'austerità del contenuto e per la scrittura che non ha lasciato spazio a eccessi, in un binario di grande sobrietà tecnica", ha detto.
La Camera prenderà in esame il Lodo a partire dal 28 luglio.
YAHOONEWSGLOBALS.messengerData = { sStoryLink: "http://it.notizie.yahoo.com/rtrs/20080627/tts-cdm-via-libera-immunita-ca02f96.html"+'%0A', sStoryHeadline: "Giustizia%2C%20via%20libera%20Cdm%20a%20Lodo%20Alfano"+'%0A', sDefaultMsg: "Per%20saperne%20di%20pi%C3%B9%20c%27%C3%A8%20Yahoo%21%20Notizie"+'%0A' };


VITTIME DELLA MAFIA
liliumjoker




Camorra, confermati gli ergastoli ai Casalesi
Lo ha deciso la prima sezione della Corte d'Assise di Appello di Napoli nell'aula bunker Ticino uno di Poggioreale. Le condanne a vita riguardano in particolare Francesco Schiavone e Francesco Bidognetti


Napoli, 19 giu. (Adnkronos) - Confermato l'ergastolo per i 16 boss del clan dei Casalesi, condannati già in primo grado nel processo 'Spartacus'. La sentenza e' stata emessa dalla prima sezione della Corte di Assise di Appello di Napoli, presieduta da Raimondo Romeres.Al termine di quattro giorni di camera di Consiglio, dunque, i giudici della Prima Corte d'Assise d'Appello di Napoli accolgono le richieste di ergastolo formulate dal pm, chiudendo il maxi processo nell'aula bunker Ticino uno di Poggioreale. Le condanne al carcere a vita riguardano tutti i boss del clan, in primis Francesco Schiavone, detto 'Sandokan', e Francesco Bidognetti, ma anche Antonio Iovane e Pasquale Zagaria, i due latitanti che al momento guidano i Casalesi.Nell'ambito del processo, che riguarda, tra l'altro 16 omicidi commessi tra il gennaio 1998 e l'ottobre 1991, è stato confermato l'ergastolo anche per Giuseppe Caterino, Cipriano D'Alessandro, Enrico Martinelli, Sebastiano Panaro, Giuseppe Russo, Francesco Schiavone, Walter Schiavone, Luigi Venosa, Vincenzo Zagaria e Alfredo Zara, oltre che per i due latitanti Mario Caterino e Raffaele Diana.Soddisfatto il pg Francesco Iacone, che ha sottolineato come le attenuanti generiche siano state concesse solo a chi ha confessato, e soddisfatto si è detto anche Roberto Saviano, l'autore di ' 'Gomorra'', il best seller che ha puntato i riflettori sul sanguinario clan di Casal di Principe, secondo cui si è trattato di una vittoria dello Stato."La conferma delle condanne per i clan camorristici è un fatto importante. Importante per i cittadini di Casal di Principe e di tutta la Campania, importante per quanti in Italia si battono per l'affermazione della giustizia e della legalità, importante per la giustizia che riafferma la sua capacità di essere efficace contro la criminalità", ha affermato il segretario del Pd Walter Veltroni.

Mafia:boss e massoni
insieme per ritardare i processi


PALERMO (Reuters) - Un accordo tra mafia e massoneria per ritardare i processi ai boss: è quanto hanno scoperto i carabinieri di Trapani e Agrigento che questa notte hanno eseguito otto ordinanze di custodia cautelare nei confronti di persone accusate tra l'altro di corruzione in atti giudiziari e concorso esterno in associazione mafiosa.
A darne notizia fonti investigative, che hanno spiegato che fra le persone arrestate ci sono anche un agente della polizia di Stato, un ginecologo di Palermo e un dipendente del ministero della Giustizia impiegato in una cancelleria della Cassazione.
L'operazione, chiamata Hiram, scaturisce da indagini iniziate nel 2006 sulle cosche mafiose di Mazara del Vallo e Castelvetrano, nel Trapanese.
Fonti investigative hanno spiegato che a beneficiare dei ritardi dei processi, oltre che i boss, sarebbe stato anche il ginecologo palermitano, accusato di violenza sessuale.
I provvedimenti, emessi dal gip Roberto Conti su richiesta del capo della procura di Palermo Francesco Messineo, del procuratore aggiunto Roberto Scarpinato e del sostituto procuratore della Dda di Palermo Paolo Guido, sono stati eseguiti dal comando provinciale dei carabinieri di Agrigento e Trapani.
Le accuse sono di concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione in atti giudiziari, peculato, accesso abusivo in sistemi informatici giudiziari e rivelazione di segreti d'ufficio.


Risarcimento alle vittime della mafiaCon la Legge 512/99 lo Stato ha istituito un Fondo speciale per risarcire le vittime dei reati di tipo mafioso.Grazie a questo Fondo, le vittime della mafia, o i loro eredi, o gli enti che si sono costituiti parte civile, possono ottenere il pagamento delle somme liquidate con sentenza a titolo di risarcimento dei danni subiti in conseguenza di reati mafiosi, o a titolo di provvisionale, e per rimborso delle spese di giudizio.Può usufruire del Fondo:• chi ha subito danni in conseguenza di reati di tipo mafioso;• chi ha ottenuto in suo favore, nel relativo giudizio penale o civile, successivamente al 30 settembre 1982, una sentenza (definitiva o non definitiva a seconda dei casi) che ha riconosciuto i danni subiti; equivalgono le sentenze di condanna per reati commessi avvalendosi delle condizioni mafiose o dei reati commessi al fine di agevolare l'attività delle associazioni a delinquere di stampo mafioso;• chi non ha, nei propri confronti, una sentenza definitiva di condanna per uno dei reati di cui all'art. 407 comma 2 lett. a) del codice di procedura penale o una misura di prevenzione applicata ai sensi della legge n. 575/1965 (disposizioni contro la mafia), né i relativi procedimenti in corso.

L'associazione è di tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte commettono reati avvalendosi della forza di intimidazione, della condizione di assoggettamento e di omertà, al fine di acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri, ovvero al fine di impedire ad ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sé o ad altri in occasione di consultazioni elettorali.Per qualsiasi chiarimento, telefonare al
Numero Verde800 191 000
Attivo dalle 9.00 alle 19.00, dal lunedì al venerdì.

SANT'ANGELO MUXARO
IL PAESE DELLE MERAVIGLIE
Clicca qui:
http://www.youtube.com/watch?v=ZeghnMHHYrY

Dopo alcuni anni di letargo “ il risveglio “.
Ho appreso dai giornali che a Sant’Angelo Muxaro per le prossime elezioni comunali è stata presentata una lista per il futuro candidato a sindaco Giuseppe Tirrito “libertà e democrazia”.
Se non erro dovrebbe trattarsi di quell’ex sindaco che si auto proclamò primo membro cittadino…..che belle parole…ma dove le ha trovate?? LIBERTA’ E DEMOCRAZIA…ma lei non è quel sindaco pardon ex primo membro cittadino Giuseppe Tirrito che dopo gli omicidi dei mie fratelli rilasciò un’intervista che era da ricovero ospedaliero ???
Dove riferiva che Sant’Angelo Muxaro era un paese tranquillo, un’isola felice e che non c’erano amministrazioni corrotte e la mafia non esisteva. Invece la fogna o feccia o mafia o cosca dei pidocchi brulicava pubblicamente, ma la sua miopia affermava che il paese era sereno..... malgrado tutte le cazzate che ha detto a destra e a manca ha ancora il coraggio di candidarsi??? è vergognoso, da nausea non è possibile che i cittadini Santangelesi diano credito ad una persona Ignobile Bugiarda e Fasulla .
Come farà adesso visto che alcuni componenti della “Cosca dei Pidocchi “ sono morti ….altri si trovano in galera , ne sono rimasti pochi in libertà (forse) ma non saranno in grado di poterlo eleggere.
Quale sarà il suo “Delirio” le solite promesse fasulle e virtuali , strade stradelle e metri cubi di bitume…oppure qualche promozione per i dipendenti comunali…o ancora incrementare le cooperative …..o forse minacce e ricatti???
Bisogna avere una bella faccia...... per ricandidarsi, io credo che l’ha perduta, mi spiace per gli amici e conoscenti che appoggiano questa lista ….cambiate “Il Primo Membro”…solo allora forse potete avere delle chances ……
ascoltate il mio consiglio o diversamente ritiratevi dalla lista , per potere garantire ai Santangelesi libertà e democrazia ,non sostenete questo “Membro” non votatelo mandatelo alla ricerca di fuchi ....(ma non saffuchi) .....per cortesia il paese aveva trovato un sereno equilibrio dopo la bonifica della “Cosca dei Pidocchi” e il trasferimento dell'ex primo membro in un'altra città .
Libertà e democrazia non è un prodotto Cinese e per tanto non può essere contraffatto.
NON VOTATELO




Mafia: si pente Sardino, il "postino" del boss Falsone
di Calogero Giuffrida

Avrebbe cominciato a collaborare con la giustizia Giuseppe Sardino, 44 anni, ex consigliere comunale di Naro, arrestato l'8 aprile scorso su richiesta dalla Dda di Palermo dagli agenti della Squadra mobile di Agrigento nell'operazione "Mercurio".Sardino, accusato di aver favorito la latitanza del capo attuale di Cosa Nostra agrigentina, Giuseppe Falsone, ospitandolo anche in alcuni casolari di campagna e facendo da "postino" per i "pizzini" scritti dal boss, starebbe da qualche settimana cominciando a collaborare con la giustizia. Dopo le sue rivelazioni sarebbero stati scoperti anche dei covi in cui Falsone avrebbe trascorso recentemente alcuni periodi di latitanza. Sono state già eseguite numerose perquisizioni e materiale ritenuto molto importante dagli investigatori sarebbe stato posto sotto sequestro. Dopo i riscontri alle prime dichiarazioni, per i familiari di Sardino sarebbe già scattato il piano di protezione.L'arresto di Sardino era scaturito dal più ampio quadro delle ricerche del supelatitante Falsone. Insieme a Sardino, nella stessa operazione, erano stati arrestati per favoreggiamento anche l'avvocatessa Gaetana Maniscalchi, di 37 anni, ex presidente del Consiglio comunale di Naro rimessa poi in libertà dal tribunale del riesame, il pensionato Carmelo Vellini, 74 anni, di Naro, e Giuseppe Costanza, 72 anni, di Favara.Sono già otto i collaboratori di giustizia che con le loro rivelazioni stanno facendo tremare i clan dell'Agrigentino: Maurizio e Beniamino Di Gati, Pasquale Salemi, Alfonso Falzone, Giulio Albanese, Luigi Putrone, Ignazio Gagliardo e Giuseppe Vaccaro.



SICUREZZA: MANGANELLI, STOP ALL'INDULTO QUOTIDIANO


di Anna Laura BussaROMA - Il capo della Polizia Antonio Manganelli lancia l'allarme: ''In Italia c'e' un indulto quotidiano''. Tutti parlano e ''nessuno fa''. La certezza della pena non esiste e la situazione ''e' davvero vergognosa''. Chiamato dall'opposizione in Senato per spiegare meglio come stanno le cose sul fronte sicurezza, visto che c'e' da esaminare il decreto del governo, Manganelli spiega che in teoria le norme, cosi' come sono state concepite, potrebbero anche andare bene, ma ci sono ancora lacune e applicarle nella realta' e' tutta un'altra cosa. Si possono adottare tutte le misure del mondo, e' in sintesi il pensiero del capo della Polizia, ma se poi non si avverte piu' la certezza della pena, tutto diventa inutile e si ''vanificano'' gli sforzi di polizia e magistratura. Lui, precisa, non vuol giocare ''a fare il giurista'', ma visto che e' stato chiamato a dire la sua, non esita a denunciare che i Cpt sono troppo pochi (''da gennaio su 10.500 immigrati solo 2.400 hanno trovato posto'') e che il periodo di 60 giorni di permanenza in questi Centri, attualmente previsti dall'ordinamento, e' davvero insufficiente per scoprire le vere generalita' del clandestino e per sbrigare tutte le pratiche necessarie all'espulsione. Risultato di cio' e' ''noi forze di polizia che diciamo che l'immigrazione clandestina va contrastata con un certo rigore - afferma Manganelli - rinunciamo gia' in partenza a qualsiasi possibilita' di contrastarla''. La mancanza piu' grande, pero', a suo avviso, e' che non si possa ri-arrestare il clandestino gia' espulso che ritorna in Italia. E' vero, precisa, che alcune norme possono anche andare, come quella, criticatissima dall'opposizione, di prevedere il carcere e la confisca della casa per chi affitta ad uno straniero ''irregolare'', ma sono molte le cose da rivedere: con le organizzazioni benefiche che concedono spazi a questi irregolari, ad esempio, come la mettiamo? E' sempre vero poi che il 30% dei reati comuni e' commesso dai clandestini (che diventa 60-70% nel Nord Est), ma e' anche vero, insiste Manganelli, che il problema non sono gli sbarchi, piuttosto chi entra con il visto turistico in Italia e poi ci resta, nonostante sia scaduto il permesso di soggiorno. Quello che si dovrebbe fare, suggerisce il capo della Polizia, e' puntare tutto sugli accordi bilaterali tra l'Italia e i Paesi di provenienza dei clandestini che devono fare la loro parte. E poi andrebbero abolite norme come quella che prevede che ci sia anche l'assenso del detenuto per fargli scontare la condanna nella sua terra d'origine ('negli Usa non e' cosi''). Il Pdl esulta e sostiene, come fa Isabella Bertolini, che di fatto Manganelli difende il decreto del governo. Ma soddisfatto e' anche Walter Veltroni, che si associa all'allarme sulla certezza della pena, mentre punta il dito contro le ronde notturne sostenute, invece, da buona parte della maggioranza. Il presidente della commissione Giustizia del Senato Filippo Berselli fa sua la denuncia del capo della Polizia, ma sottolinea come sia necessario rimettere mano alla legge Gozzini, se si vuole far tornare a credere nella certezza della pena. ''Speriamo che dopo l'audizione di Manganelli'', osserva il capogruppo della Lega alla Camera Roberto Cota, i politici la smettano di parlare di insicurezza solo percepita e di problemi sopravvalutati dell'immigrazione clandestina e sostengano invece i provvedimenti del governo. Di parere opposto il senatore del Pd Felice Casson, secondo il quale invece il capo della Polizia con le sue critiche avrebbe ''demolito il decreto''. ''Ma io - avverte - sono d'accordo con lui perche' molte delle misure previste sono vuote, delle semplici norme manifesto''.


Alfano spiega al Csm la strategia antimafia del governo


Seduta straordinaria del plenum del Consiglio superiore della magistratura, oggi alle 15.30 a Palazzo Marescialli, per ricevere il guardasigilli Angelino Alfano e conoscere le linee guida del suo programma in materia di politica della giustizia.Alfano illustrerà i suoi progetti: dalla riforma del sistema giudiziario alla lotta alla mafia in nome di Falcone: "Salendo le scale del ministero della Giustizia il giorno del mio insediamento, - ha detto Alfano - ho visto il monumento a Giovanni Falcone e ho capito che il ricordo del 23 maggio del 1992 e le emozioni provate allora avrebbero rappresentato il binario della mia attività antimafia”. Il guardasigilli agrigentino sembra avere le idee chiare su come colpire i mafiosi: "I primi passi sono già stati fatti in Consiglio dei ministri e altri ne faremo ancora per combattere i boss. Abbiamo inserito - ha spiegato Alfano commentando il pacchetto sicurezza varato dal governo - misure di prevenzione tra quelle di competenza della direzione nazionale antimafia e una serie di interventi che riguardano l'efficacia delle confische, perché passa troppo tempo tra la confisca e l'utilizzo del bene mafioso. Passa ai prefetti la competenza di decidere sui beni confiscati per renderli subito fruibili e colmare l'insopportabile intervallo che finora c'è stato tra la confisca e l'effettivo reale riutilizzo del bene. Si blocca la trafila dei prestanome, le misure di prevenzione patrimoniali si potranno applicare indipendentemente da quelle personali. Questo è un sistema di regole, operative nel giro di ore, di straordinaria efficacia e d'impatto immediato nella lotta alla mafia”.E' sulla riforma della giustizia e sulla separazione delle carriere tra giudici e pm che si attendono novità dal guardasigilli: "Sono per un rafforzamento della distinzione delle funzioni nella magistratura, come avviene in tutti i paesi europei. Ma di questo, e di un'altra serie di questioni importanti, parlerò con i magistrati”, ha anticipato il ministro annunciando intanto la riforma del processo civile. "Occorre avviare una stagione di riforme organiche nel nostro paese a cominciare da quella della giustizia civile. Non è possibile avere tempi così lunghi nel processo civile dove una causa viene conclusa dopo dieci anni e un recupero credito dopo decine di mesi. Occorre rivedere questo sistema”, ha spiegato Alfano, parlando ai magistrati della Anm riuniti a Palermo, il 23 maggio scorso, in ricordo di Giovanni Falcone a sedici anni dalla strage di Capaci.

27/05/2008

MAFIA NEWS NOTIZIE


Mafia, processo "Domino 2": otto ergastoli

I giudici della corte d'assise di Agrigento hanno inflitto otto ergastoli ed oltre 30 anni di reclusione a 12 imputati, assolvendone uno. Si tratta del troncone ordinario del processo scaturito dall'inchiesta "Domino" condotta dalla Squadra mobile di Agrigento che nel dicembre 2006 fece luce su 10 omicidi avvenuti negli anni Novanta fra Racalmuto, Grotte ed Aragona. L'accusa era sostenuta dai pm della Dda di Palermo, Fernando Asaro e Gianfranco Scarfò. Il carcere a vita è stato deciso per Salvatore Fragapane di Santa Elisabetta, ex capo provincia di Cosa Nostra; per i fratelli Diego ed Ignazio Agrò di Racalmuto, per Giovanni Acquilina di Grotte, per Calogero Castronovo di Agrigento, per Nicolò Cino di Racalmuto, per Giuseppe Fanara di Santa Elisabetta e per Giuseppe Sferrazza di Racalmuto. Assolto il boss Salvatore Di Ganci, originario di Polizzi Generosa, ma residente a Sciacca, per il quale era stato chiesto l'ergastolo. Condannati Diego Salvatore Pitruzzella di Racalmuto a 16 anni e il latitante Gerlandino Messina di Porto Empedocle, a 14 anni, ritenuto il numero due di Cosa nostra agrigentina, e a due anni e 6 mesi Gioacchino Emanuele di Racalmuto. Gli imputati condannati dalla corte d'assise, sono stati ritenuti colpevoli anche del danno all'immagine provocato alla provincia di Agrigento. Un danno che dovrà essere quantificato davanti al giudice civile. Nel processo si erano costituiti parte civile la Regione, la Provincia regionale, i Comuni di Grotte e Racalmuto e alcuni familiari delle vittime. "È un forte segnale della tutela della legalità e della giustizia quello che viene dalla Corte d'Assise di Agrigento - ha commentato il presidente della provincia regionale Eugenio D'Orsi - il risarcimento ottenuto è il simbolo di una svolta, un ulteriore tassello per quel progressivo isolamento della criminalità da parte di cittadini, degli imprenditori e delle istituzioni".
10:21 - Jan. 17, 2009 -

CAMORRA: ARRESTATO
IL BOSS DEI CASALESI GIUSEPPE SETOLA

NAPOLI (Reuters) - I carabinieri hanno arrestato oggi in una clinica a Mignano Pontelungo, nel Casertano, il super latitante Giuseppe Setola, considerato esponente di spicco del clan camorristico dei Casalesi, sfuggito due giorni fa alla cattura attraverso un passaggio sotterraneo nella sua abitazione, che conduceva alle fogne.

Lo hanno riferito fonti investigative della Direzione distrettuale antimafia, aggiungendo che il presunto boss si era ferito durante la fuga attraverso i cunicoli, e si era dovuto far ricoverare nella clinica in cui è stato catturato.
Le fonti aggiungono che le forze dell'ordine da questa mattina hanno passato al setaccio gran parte del Casertano, sequestrando alla famiglia di Setola beni per un valore di 10 milioni di euro.

Napoli, 14 gen.- (Adnkronos) - A quanto apprende l'ADNKRONOS, le forze dell'ordine avrebbero arrestato pochi minuti fa il boss Giuseppe Setola a Mignano Montelungo, ai confini tra la provincia di Caserta e di Frosinone. Il boss era sfuggito due giorni fa, scappando attraverso le fogne, ad un blitz dei carabinieri.Proprio questa mattina, beni per 10 milioni sono stati sequestrati al clan Setola, attivo nel casertano. I militari della Guardia di Finanza di Marcianise, su disposizione della Direzione distrettuale Antimafia di Napoli, hanno sequestrato alla cosca capeggiata dal latitante arrestato pochi minuti fa a Mignano Montelungo appartamenti, conti correnti bancari e auto. Setola viene considerato legato al clan Bidognetti uno dei capi camorra della cosca dei Casalesi.Sempre a quanto apprende l'ADNKRONOS, il boss Giuseppe Setola, dopo due giorni di fuga, è caduto nella trappola tesa dalle forze dell'ordine che gli avevano fatto letteralmente terra bruciata. Una volta individuato a Mignano Montelungo, luogo di una storica battaglia della seconda guerra mondiale, il boss è stato arrestato in un'operazione congiunta senza spari dai militari dell'operazione 'Strade sicure', polizia e carabinieri.Con lui sono state arrestate altre 3 o 4 persone che ne proteggevano la latitanza. Secondo quanto si è appreso dagli inquirenti, il presunto autore della strage di Castelvolturno si nascondeva in un'abitazione distante pochi metri da una casa di cura presso la quale si recava per curarsi delle ferite procuratesi durante la fuga dalle fogne di Trentola Ducenta. Nell'abitazione dove è stato arrestato c'erano armi, munizioni e molto denaro. Il coordinatore della Direzione distrettuale antimafia Franco Roberti ha detto all'ADNKRONOS: "E' stata una grande operazione di intelligence e di polizia giudiziaria". All'arrivo delle forze dell'ordine Setola e i suoi guardaspalle hanno tentato la fuga attraverso i tetti ma sono stati bloccati e ammanettati. Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, esprime "grandissima soddisfazione" per l'arresto del latitante e afferma: "Si tratta di un colpo durissimo inferto alla Camorra. Desidero ringraziare di cuore la magistratura e tutte le forze dell'ordine che hanno lavorato per il conseguimento di questo importantissimo risultato". Il segretario del Pd Walter Veltroni ha telefonato questo pomeriggio al Comandante Generale dei Carabinieri Gianfrancesco Siatzu "per esprimere a titolo personale e a nome di tutto il partito i complimenti più sentiti per l'arresto del boss della camorra Giuseppe Setola".


di Alfonso Pirozzi e Patrizia SessaCASERTA - Il cerchio, alla fine, si e' stretto. E cosi' la fuga del superlatitante Giuseppe Setola e' finita. Il boss dei Casalesi e' stato arrestato in un piccolo comune, Mignano Montelungo: ha tentato la fuga, sui tetti. Poi, quando si e' reso conto che non c'era proprio piu' nulla da fare si e' arreso. Ha alzato le mani e ai carabinieri ha detto: ''Avete vinto voi''. Finisce cosi' la latitanza di Setola, boss che ha ucciso piu' e piu' volte, che ha terrorizzato il Casertano. Due giorni fa, per un soffio, sfuggi' alla cattura: lo fece attraverso condotti fognari, poco prima che i carabinieri potessero arrestarlo. La fuga, dunque, ancora una volta, fino ad oggi, in un'abitazione a due piani, vicino a una clinica privata. Non era solo, c'erano due guardaspalle e due insospettabili, un'infermiera e un analista.
Proprio oggi erano stati sequestrati beni - per un valore di 10 milioni di euro - riconducibili a lui e alla sua famiglia. Nel sequestro anche due case date in affitto a militari Usa. Poi, poco dopo le ore 15, il blitz e il colpo portato a segno dai carabinieri del comando provinciale di Caserta. La guerra contro i Casalesi ''non e' ancora finita'', dice il procuratore di Napoli, Giovandomenico Lepore. La guerra contro la camorra ''continua''. Ma di certo oggi, come ha sottolineato il capo della Dda di Napoli, Franco Roberti, ''e' stato un grande momento per lo Stato, la cattura di Setola l'avevamo promessa e la promessa l'abbiamo mantenuta''. Tante le soddisfazioni espresse per la cattura del boss. Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ha parlato di un ''colpo durissimo inferto alla camorra'', e di successo ha parlato anche il presidente del Senato, Renato Schifani, un successo che ''segna un ulteriore e fondamentale passo avanti nella lotta ad una delle organizzazioni criminali piu' pericolose''. Congratulazioni, ai carabinieri, sono arrivate anche dal leader del Pd Veltroni e dal capo della polizia, Antonio Manganelli, cosi' come il ministro della Difesa, Ignazio la Russa, in una telefonata al comandante generale dell'Arma, Gianfrancesco Siazzu, ha definito i carabinieri ''esemplari'' e il Guardasigilli, Angelino Alfano, ha parlato di ''uno straordinario successo per tutti, forze dell'ordine, magistratura e cittadini''. Sono diciotto gli omicidi imputati a Setola, dal maggio scorso. Il fiato sul collo lo sentiva. Nell'abitazione di Mignano Montelungo era scalzo, il boss tra i piu' pericolosi d'Italia, e cosi' e' fuggito. Con lui c'erano due uomini, arrestati, molto probabilmente guardaspalle e che sarebbero fuggiti con lui anche due giorni fa, a Trentola Ducenta. Sono Paolo Gargiulo, di Aversa, 23 anni: secondo quanto si e' appreso, l'uomo e' cugino di Nicola Gargiulo, detto 'Capitone', del clan Bidognetti. In manette anche un italo-americano, John Peram Loran, di Pozzuoli (Napoli). Anche loro erano armati ma non hanno opposto resistenza e non hanno tentato la fuga quando i carabinieri sono arrivati nell'abitazione. C'erano, poi, due 'insospettabili', anche loro arrestati: un'infermiera, Luciana Comparelli, e un analista Riccardo Iovine, cugino di primo grado di Antonio Iovine. La donna, proprietaria dell'abitazione, lavorava nella casa di cura 'Villa Floria', proprio vicino al covo di Setola. Secondo quanto si e' appreso, la donna, Luciana Comparelli, era amante di Riccardo Iovine, l'altro 'insospettabile' che era in casa con Setola. L'uomo e' un analista, lavora in un ospedale di Caserta. Ha un legame di parentela che 'pesa': quello con Antonio Iovine, l'altro superlatitante della camorra, in fuga da oltre dieci anni insieme con Michele Zagaria. Setola, nell'abitazione dove si rifugiava, aveva con se' tanti medicinali, una busta, e poi armi, due pistole ed un fucile a pompa. E molti soldi, 200 mila euro. Il tutto in una borsa di quelle comunemente utilizzate per andare in palestra. Quando e' stato arrestato Giuseppe Setola con i carabinieri si e' lamentato per l'arresto della moglie. Ha da poco compiuto 38 anni, il boss. E' nato il 5 novembre 1970 a Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta. Era latitante - considerato uno fra i 30 di 'massima pericolosita'' - dall'aprile 2008 quando era fuggito dagli arresti domiciliari che gli erano stati concessi in una clinica oculistica di Pavia per una presunta grave malattia agli occhi. Fino a quel momento era accusato di associazione per delinquere di tipo mafioso e omicidio. Durante la latitanza, pero', Setola avrebbe collezionato una nuova impressionante serie di reati. Fra l'altro e' accusato anche di essere stato l' ideatore ed anche uno degli esecutori materiali della strage di sei immigrati ghanesi, uccisi in un agguato a Castel Volturno il 18 settembre scorso. ''Giuseppe Setola non e' un pazzo, non e' uno stragista fanatico, non uccide in nome di Allah ma in nome degli affari'', ha detto il capo della Dda, Roberti. Ora c'e' da prendere gli altri latitanti dei Casalesi, a cominciare da Iovine e Zagaria. Ora, ribadisce Lepore, la guerra contro la camorra continua.
09:28 - Jan. 14, 2009 -

Arrestato Riina jr in casa a corleone



CORLEONE (PALERMO) - I carabinieri del Ros hanno arrestato Giuseppe Salvatore Riina eseguendo così l'ordine di carcerazione emesso in seguito alla condanna resa definitiva dalla Cassazione. Il rampollo di Totò Riina deve ancora scontare dieci mesi di carcere. La pena che gli era stata inflitta dalla Corte d'appello di Palermo era di otto anni e dieci mesi per associazione mafiosa. I carabinieri sono arrivati poco prima delle ore 23 nella casa in cui vive la famiglia Riina e hanno trovato Giuseppe Salvatore e la madre Ninetta Bagarella. Al giovane i militari hanno notificato il provvedimento e subito dopo è stato fatto salire su un'auto e portato via da Corleone.RIINA JR PER LA PRIMA VOLTA IN CELLA NEL 2002Il figlio di Totò Riina, Giuseppe Salvatore, 28 anni, arrestato ieri sera dai carabinieri, era finito in cella per la prima volta nel giugno 2002 perché accusato di associazione mafiosa ed estorsione. La Corte d'appello di Palermo gli aveva inflitto una pena a otto anni e dieci mesi. Adesso deve scontare una pena residua di tre anni e un mese. Nel febbraio 2008 la corte di Cassazione aveva disposto la scarcerazione del rampollo di casa Riina, per scadenza dei termini. Il giovane era allora detenuto a Sulmona e sottoposto al 41 bis. Da allora era tornato in libertà a Corleone. Ieri sera la Cassazione ha confermato la condanna, e per Riina jr è stato emesso un ordine di carcerazione per scontare il residuo di pena.