giovedì 22 dicembre 2011

Viveva tra ville, Porches e yacht ma era sconosciuto al fisco

Mediatore finanziario ,milanese arrestato dopo 8 anni nel lusso

Milano
Una vita nel lusso che durava da almeno 8 anni. Villa con piscina in Sicilia, un appartamento (ma in affitto a 50.000 euro l'anno) nel centro di Milano, due Porsche, una moto Harley Davidson del valore di 18 mila euro. A disposizione anche uno yacht modello Ferretti 72, con annesso personale di bordo. Tutto intestato a società compiacenti. Oltre a viaggi all'estero, vestiti firmati e una vita familiare abbastanza vivace. Un benestante a tutti gli effetti ma non per il fisco, al quale era completamente sconosciuto: mai versato un euro di tasse e di imposte.
E' stato scoperto grazie a qualche suo banale errore (ma gli inquirenti preferiscono non rivelare quale), ma soprattutto a conclusione di un capillare e insistente lavoro delle Fiamme Gialle, un quarantaquattrenne che da anni esercitava abusivamente l'attività di mediatore finanziario. Era stato cancellato da tempo dall'albo dalla Banca d'Italia. L'uomo, Umberto Ruta, è stato arrestato mentre si dirigeva verso la Svizzera, dove ufficialmente avrebbe una residenza a Lugano. Forse aveva capito che la sua vita 'fortunatà era finita e stava cercando di scappare. Oppure semplicemente partiva per uno dei suoi tanti giri.

«Le indagini sono ancora in corso - dicono gli inquirenti - il personaggio potrebbe riservare molte sorprese». Di sicuro non è stato facile individuarlo, incrociando i suoi movimenti, la sua disponibilità finanziaria su conti correnti aperti con nomi fasulli, le sue residenze fittizie, la sua inesistenza fiscale. A lui la Guardia di Finanza è arrivata indagando sul fallimento della Distrel Spa, una società di Bellusco (Monza).

Ruta si era adoperato nella preliminare attività di acquisizione della società e dei prestanome da inserire ai vertici societari, mettendo a disposizione, grazie alla conoscenza di grossi manager di istituti di credito nazionali, i flussi finanziari per far fronte al pagamento delle prime tranche di denaro necessarie per l'acquisto. Il suo nome, però, non compariva mai nelle compagini societarie. Esercitava abusivamente l'attività di mediatore finanziario/creditizio, intrecciando rapporti commerciali con numerosi imprenditori, anche di aziende di rilevanti dimensioni, dai quali riceveva ingenti importi di denaro che apparentemente venivano investite nel mercato dell'energia rinnovabile ma, di fatto, venivano esportate all'estero mediante sofisticate e complesse operazione bancarie.

A conclusione di ogni affare emetteva regolari fatture, dichiarando la sede della società senza però procedere alla dichiarazione e al versamento dell'Iva e delle imposte sui redditi. Un'evasione quantificabile in diversi milioni di euro, quelli che gli consentivano una vita sproporzionata, come l'hanno definita le Fiamme Gialle, fino a quando non è stato stanato.

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