Quattro sotto accusa per traffico di rifiuti illeciti, nel mirino
la centrale elettrica dell'azienda alimentare a Pavia
MILANO
È stato arrestato, su richiesta della Dda di Milano, Angelo Dario Scotti, vice presidente del Cda di Riso Scotti Energia e ad di Riso Scotti Spa, nell’ambito dell’inchiesta su un traffico illecito di rifiuti. è E' da questa mattina agli arresti domiciliari.
La Guardia forestale e la Dia, su ordine della procura di Milano, hanno dato il via questa mattina a un blitz che ha fatto scattare le manette ai polsi anche a tre funzionari del Gse (Gestore servizi energetici), la società pubblica che ha il compito di gestire gli incentivi per la produzione di elettricità da fonti rinnovabili.
Al centro dello scandalo, la centrale elettrica della Scotti a Pavia, dove secondo l'accusa al posto delle biomasse venivano bruciati rifiuti di vario tipo, alcuni dei quali classificati come pericolosi. L'operazione di oggi è la seconda tranche di un'indagine partita nell'autunno scorso, che già aveva coinvolto dirigenti e amministratori della Scotti e titolari dei laboratori di analisi a Pavia.
Nell'operazione che ha portato all'arresto di Angelo Scotti, amministratore delegato di Riso Scotti, e di altre persone le accuse a vario titolo sono traffico di rifiuti, frode a ente pubblico e in pubbliche forniture, corruzione. Quattro persone sono ai domiciliari, una sola in carcere.
Nell’ambito dell’inchiesta sono stati sequestrati denaro e beni per 17 milioni di euro per ordine del Tribunale di Milano. La somma, corrisponderebbe al valore dei profitti derivanti dall’attività illecita. Secondo quanto emerso dall’inchiesta, nell’impianto di coincenerimento Riso Scotti Energia, autorizzato per l’impiego di lolle di riso e biomasse, venivano bruciati anche rifiuti pericolosi. In questo modo veniva ceduto al gestore servizi di energia di Roma una quantità di energia che veniva pagata ad un prezzo superiore a quello di mercato perchè falsamente qualificata come derivante da rinnovabili, ma che in realtà era frutto di rifiuti ’non pulitì.
Tangenti sarebbero state pagate secondo l'accusa da parte di alcuni responsabili di Riso Scotti Energia verso funzionari del Gestore pubblico dei Servizi Elettrici di Roma. La Riso Scotti Energia, infatti, stando alle indagini, avrebbe continuato a percepire gli incentivi economici pubblici per il suo impianto inceneritore di Pavia, sequestrato lo scorso novembre perchè smaltiva illecitamente rifiuti pericolosi. Gli incentivi erano stati sospesi dopo una verifica ispettiva e la Riso Scotti avrebbe dovuto restituire 7 milioni di euro. Secondo l’accusa, però, la «pratica-contenzioso» tra G.S.E. e Riso Scotti energia sarebbe stata «sbloccata positivamente», con il mantenimento degli incentivi economici, grazie all’intervento di Franco Centili (ora in carcere, prima funzionario del G.S.E. e poi, dopo il pensionamento, consulente esterno del Gestore pubblico.
A supporto delle indagini ci sono le intercettazioni e gli interrogatori di Giorgio Radice e Giorgio Francescone, rispettivamente presidente del CDA e direttore tecnico di Riso Scotti Energia, indagati. Francescone avrebbe confermato il pagamento di tangenti a Centili, aggiungendo che le ’mazzettè sarebbero state ’copertè con il pagamento di una fattura a favore di una società ’off shorè per una consulenza in materia energetica. Per monetizzare la somma, il commercialista di fiducia del Gruppo Scotti, Nicola Farina, ai domiciliari, avrebbe individuato una società statunitense a cui commissionare la falsa consulenza, per un corrispettivo di circa 140 mila euro.
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